Aspetti cognitivi nella psicopatologia della schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo psichiatrico che tocca circa l'1% della popolazione mondiale. Le prime definizioni di schizofrenia trovano le loro origini con Freud e la psicoanalisi nel '900 : " La schizofrenia è una psicosi caratterizzata da un ritiro degli invesimenti libidici da mondo esterno sul proprio io', ma a dare il nome di schizofrenia a questo disturbo psichiatrico fu Bleuler che con il termine schizofrenia designava una "scissione della componente emotiva, percettiva e del pensiero". Winnicot si soffermo sull "interrruzione del senso del sé" che accade nelle persone con schizofrenia, ovvero nella loro incapacità di creare un filo conduttore della proprio esistenza che andasse ad integrare presente, passato e futoro. 

Tutti questi fenomeni descritti da psicologi del '900 trovano la loro traduzione nel concetto di metacognizione tipico dei moderni studi neuroscientifici sulla schizofrenia: la metacognizione comprende 4 aree: la capacità di rappresentare i propri stati mentali e quelli altrui, la teoria della mente, la capacità di crare un senso di sé stabile nel mondo e le funzioni esecutivi. Si tratta di deficit cognitivi che rappresentano il fulcro della malattia della schizofrenia. In efffetti, la schizofrenia tra i tanti deficit, ovvero funzioni che risultano manchevoli a seguito dell'insorgenza di questo disturbo psichiatrico, trova: il linguaggio, la velocità di elaborazione delle informazioni, la memoria di lavoro e il controllo attentivo, le funzioni esecutive, l'attenzione stessa e la cognizione sociale. Si tratta di deficit cognitivi che trovano i loro corrispettivi in aree del cervello diverse ma strettamente interconnesse in quanto il cervello stesso funziona attraverso dei ciurcuiti responsabili del corretto funzionamento del linguaggio, quali l'area di Broca e di Werniche unite dal fascicolo arcutato per la comprension e produzione del linguaggio. 

Nel seguente articolo non ho intenzione di soffermarmi sulle aree del cervello e sui deficit cognitivi tipici della schizofrenia, quanto più sulle moderne terapie per la cura dei pazienti schizofrenici. La schizofrenia spesso è un disturbo che spinge il paziente che ne soffre all'ospedalizzione, in quanto gli ospedali psichiatrici rappresentano sia un tenativo di cura rispetto alla malattia, quanto una difesa rispetto al mondo esterno che risulta invivibile. Negli ospedali è necessaria la somministrazione di farmaci come la clozapina per il contenimento dei sintomi più acuti della schizofrenia, ovvero le allucinazioni uditive e visive e i deliri stessi tipici della malattia. 

Beck, che è considerato il padre della terapia cognitivo comportamentale, riuscì ad adattare quest'ultima alla schizofrenia stessa negli anni 60 del '900. La terapia cognitivo comportamentale si avvele di alcune tecniche come il dialogo socratico, una buon allenza terapeutica e disconferma di visioni distorte del soggetto stesso. Nel caso della schizofrenia è necessario che un buon terapeuta riesca ad adattarsi al grado di capacità intelelttive e linguistiche del paziente stesso, in modo tale da riuscire a farsi comprendere da una persona le cui abilità cognitive sono alterete a seguito della malattia stessa. 

Anche la mindfulness è stata utilizzata per il trattamento dei sintomi tipici della schizofrenia quali allucinaizoni e deliri, in quanto si pensa che attraverso l'accettazione di queste voci e dei deliri stessi, e quindi tramite una consapevolezza che si viene a costruire con il tempo grazie a un buon terapeuta, in maniera automanica e quindi senza cercare risultati, i sintomi positivi e negativi tipici della schizofrenia, andrebbero a diminuire. 

La terapia metacognitiva si è focalizzata su alcuni bias cognitivi, errori di pensiero che carattrizzato il disturbo psichiatrico della schizofrenia. Si tratta di bias che lavorando a catena non farebbero altro che mantenere vivi i sintomi tipici della schizofrenia, quali il jumping to conclusions, l'attributional bias, il metamemory bias e l'evidence bias. Si tratta di errori di pensiero, la cui individuazione da parte del terapeuta e modifica attraverso le teniche di decondizionamento delle terapia metacognitiva, porterebbero a una scomparse dei sintomi tipici della schizofrenia. 

Infine, come sappiamo è stato ritenuto difficile l'applicazione della psicoanalisi, la prima tencnica terapeutica nata con Freud, in quanto la psiconalisi stessa comporta l'uso del transfert per la cura dei sintomi dei pazienti e la schizofrenia è caratterizzata da una perdità dell'intersoggettività, motivo per il quale è impossibile il manifestarsi del transfert.

commenta questa pubblicazione

Sii il primo a commentare questo articolo...

Clicca qui per inserire un commento