Schizofrenia

Il mio ragazzo è schizofrenico

Federica

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Salve a tutti, vi scrivo per una situazione delicata. Ho 21 anni e da circa un anno e mezzo ho una relazione con un ragazzo di due anni più grande. Viviamo in città diverse, essendo però le nostre regioni confinanti ci vediamo molto spesso e per lunghi periodi abbiamo una vera e propria convivenza in casa dei suoi genitori o dei miei essendo entrambi studenti. Il mio ragazzo è schizofrenico e la situazione mi logora. Sono anni che sta male per lunghi periodi, chiudendosi in casa per mesi (mio cugino è uno dei suoi più cari amici per questo ho avuto molte informazioni) e tutti hanno sempre sottovalutato il problema credendo fosse solo un ragazzo particolare. Lui studia psicologia, ma per via del suo disturbo ha perso due anni, dato che la materia che studia gli provoca non pochi stati di ansia e confusione. Anche suo padre è terapeuta, ma non sembra minimamente comprendere la gravità della situazione. All'inizio della nostra relazione non era in un periodo critico, poi passati i mesi è venuta fuori con tutta la sua potenza. Per mesi ha voluto vedere solo me, rifiutandosi di vedere i suoi amici non reputandosi all'altezza, parlava da solo, aveva repentini cambi di umore, momenti in cui diceva frasi senza senso, i suoi discorsi erano sconnessi ed incomprensibili, crisi di pianto, giornate intere in cui fissava l'orizzonte e non voleva parlare. Era anche diventato quasi anoressico e le uniche volte che riuscivo a farlo uscire con i suoi amici stava in silenzio e beveva parecchio. Ha provato per un periodo a tornare a vivere da solo nella città in cui studia, ma dopo pochi giorni sono stata contattata dai suoi coinquilini che allarmati dai suoi comportamenti mi hanno chiesto di portalo via. Dopo svariati episodi gravi ho parlato con i suoi genitori e si sono convinti a portarlo da uno specialista. Ha iniziato a prendere ariprazolo e ad andare in terapia sia da psicologo che da psichiatra. Inoltre suo padre è partito per un lavoro in Africa e da quel momento la situazione è nettamente migliorata. Quest estate era allegro, spensierato, ha dato svariati esami con il mio aiuto e ha ricominciato ad avere una vita sociale. Inoltre a settembre ha trovato un lavoro da affiancare allo studio che lo rendeva felice. Poi un mese fa buio di nuovo. In concomitanza con il ritorno del padre (con cui ha un rapporto difficile essendo una persona molto invadente) ha iniziato ad avere di nuovo le sue crisi. Non riesce a studiare, (aveva smesso i farmaci a fine estate con l'autorizzazione chiaramente) parla da solo, dice cose senza senso logico, ha crisi di ansia, è convinto che i vicini lo ascoltino, non vuole uscire di casa e se è in gruppo si chiude in un mutismo completo, sembrando completamente dissociato. Da una settimana sotto consiglio dello psichiatra ha ricominciato il farmaco una volta al giorno, ma da che si rifiutava di farne uso ora ogni volta che ha una crisi pretende di prenderlo. Inoltre inventa ogni scusa possibile per non vedere lo psicologo da quando durante una seduta hanno parlato per la prima volta del padre. Non crede di essere capace di andare al lavoro poiché crede che la sua presenza danneggi gli altri e per lo stesso motivo ha ansie continue sul diventare psicologo. Io sono disperata perché ho gia vissuto sei mesi di inferno lo scorso anno, mesi in cui passavo ore a calmare le sue ansie e a smontare le sue teorie deliranti. Proprio ora che sembrava sereno il buio improvvisamente, è praticamente impossibile avere una conversazione con lui perché risponde solo con frasi prive di logica, ogni mattina non so se il suo umore ci permetterà di avere una giornata normale, anche solo di fare una passeggiata o vedere un amico. Si rifiuta perfino di entrare dentro al supermercato per timore di rovinare la vita alle persone che incontra. Inoltre il padre non fa altro che accrescere i suoi stati angoscianti, con un atteggiamento possessivo e asfissiante in cui cerca di psicanalizzarlo in ogni momento. Cosa posso fare per aiutarlo a stare meglio? Grazie mille a tutti.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Federica,


mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, posso comprendere quanto sia difficile e doloroso. Lei sta facendo molto, ascoltandolo, rimanendogli vicina, riconoscendo la sua sofferenza. E' fondamentale però in queste situazioni riconoscere fino a che punto possiamo arrivare, senza superare i giusti confini. Capisco che non sia affatto facile, per questo è proprio importante prendersi cura anche di se stessa, magari attraverso un percorso psicoterapeutico con il quale esplorare i suoi vissuti e trovare modi nuovi per stare vicina e aiutare il suo compagno.



Resto a disposizione


Cordialmente


Dott.ssa Martina Patruno


Psicologa Clinica e dell'età evolutiva, Psicoterapeuta EMDR 1° livello, Analista Transazionale Certificato, Esperta in Psicologia Investigativa, Psicologia Forense e Psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale

Cara Federica, 


Grazie per la tua mail così precisa nella narrazione della tua esperienza sentimentale e famigliare. 


Io non so rispondere a tutte le questioni che poni. Sono Personali. Serie. Impegnative. 


Posso solo chiederti se hai mai pensato di sentire bisogno o desiderio di un sostegno psicologico, o forse un lavoro psicologico solo per te. Per chiarire 'a che punto sei, per te'.


Potrebbe alleggerire tutto questo peso che porti forse troppo sola?


Pensaci.


Un saluto cordiale e prenditi cura di te.


Simona Rocco. Roma. 

Una situazione così compromessa a livello psichiatrico andrebbe seguita da un Centro di Salute Mentale. Non perché il pubblico sia meglio del privato, è anche sempre più in crisi di questi tempi, ma perché dispone di una quantità di risorse superiore che, se usate bene da utenti ben informati e che non si fanno confondere da operatori incapaci e scorretti, hanno un'efficacia superiore rispetto al pubblico. Perché se ho capito questo ragazzo è seguito a livello privato e i i CSM hanno una pessima nomea, a volte meritata. Aldilà dello studio di Psicologia, che sconsiglio almeno in Italia, visto che è un ambito di frustrazioni e persone problematiche, presso un CSM (se indirizzato e ben informato) potrebbe far attivare dei percorsi di riabilitazione combinata. Certo, mi spiace che le abbia voluto caricarsi un ruolo di sofferenza come la fidanzata che cerca di salvarlo, immagino che abbia già scartato l'opzione di lasciarlo almeno per il bene di lei...

Salve Federica, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Già standogli accanto, lei sta facendo molto. È un percorso difficile e complesso che la metterà a dura prova. Cerchi di ritagliarsi uno spazio d'ascolto per elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato.


Resto a disposizione, anche online.


Cordialmente, dott FDL 

Salve Federica, 


non può fare nulla di più di quello che già ha fatto. Suggerire il percorso psichiatrico e psicoterapico è stata un'ottima idea, lei ha dato lì una mano davvero preziosa, ha riconosciuto la sofferenza del suo ragazzo. Certo è che però non è lei responsabile del fatto che lui lo segua oppure no. A volte ci facciamo carico di situazioni che sono al di là della nostra portata per motivazioni molto intime, di cui è difficile prendere consapevolezza da soli. Perché riconoscere la sofferenza dell'altro è senz'altro meno complicato di riconoscere e farsi carico della propria. Parlarne a un terapeuta può aiutare a fare chiarezza.


Un caro saluto, 


Dr.ssa Veronica Rinaldo 

Buongiorno,


Questo è un caso molto delicato, tu puoi fare molto poco perché la soluzione ottimale sarebbe definire per lui un percorso che sia dualistico tra psicoterapeuta e psichiatra per poter definire un percorso tagliato su di lui che lo aiuti a stabilizzare la sua condizione, devi però, a mio parere, lavorare anche sul carico che questa condizione porta a te!!!


Spero di esserti stata utile


Dottoressa Verusca Gorello

Gentile Federica,


non deve essere facile vivere quello che state vivendo. Osservo però già dalle prime righe quanto siate maturi per la vostra giovane età, la grande "bravura" che avete nel dialogare tra di voi e quanto apertura ma anche voglia di rinascita c'è nella vostra vita.


Mi sembra di capire il suo fidanzato stia male soprattutto quando in famiglia è presente il padre. Aspetto importante quindi da osservare nella terapia che sta facendo individualmente per capire cosa accade dentro di lui. Si sente giudicato? Vengono dette frasi, magari senza volerlo, che lo fanno star male? Non è detto che questo implichi non voler bene o aspetti negativi. Alcune volte seppure si è presenti in famiglia, si dialoga e ci si vuole bene possono incorrere anche altre motivazioni o sensazioni anche inconsciamente.


Lei cosa potrebbe fare? Lei sta già facendo tanto. Lo ascolta, cercate insieme di trovare una soluzione, gli sta vicino, ecc. potrebbe valutare magari anche lei un percorso di supporto psicologico per essere ascoltata e aiutata nei momenti maggiormente faticosi e pesanti a livello di vita ed emotivi.


Cosa era accaduto invece quando il compagno si è trasferito dai coinquilini?


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino e online

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