Stalking

La violenza sulle donne: si può uscire!

25 Novembre 2011

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L’eccessiva attenzione data ai fatti di violenza, può farci pensare che il fenomeno si stia ampliando rispetto al passato, ma questo dato non è misurabile con precisione, dato che è sempre stato un evento sommerso, di cui tuttora le vittime hanno difficoltà a parlare.

Per poter capire meglio la violenza sulle donne occorre distinguere forme di violenza:

a) violenza fisica, che può andare dalla minaccia di essere colpita fisicamente fino ad arrivare ad un tentativo di omicidio;

b) violenza sessuale, che riguarda le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà, atti sessuali di diverso tipo;

c) violenza psicologica, che è caratterizzata da denigrazioni, controllo del comportamento della vittima, strategie di isolamento, intimidazioni, e limitazioni economiche.

Chi usa violenza alle donne, nella maggioranza dei casi ha o ha avuto una relazione con lei: il marito, il fidanzato, il convivente, l'ex partner.
Il contesto in cui solitamente avvengono la maggior parte dei soprusi sono di solito le mura domestiche, a questo fenomeno in passato si dava poca importanza, poiché lo si considerava una delle diverse modalità di espressione del conflitto coniugale.
Ma anche l’ambiente lavorativo col tempo è diventato un luogo dove la tendenza prevaricatrice maschile ha potuto trovare terreno fertile, avvantaggiato anche da una tendenza individualistica e poco solidale.
Questi fenomeni, pur interessando la maggior parte delle donne, hanno un minor risalto, rispetto ad altri altrettanto gravi, come aggressioni sessuali fatte da sconosciuti in contesti non protetti, a causa di un pregiudizio culturale di cui la donna è sempre stata vittima.

Per capire meglio il fenomeno è importante sapere e capire come reagisce una donna che ha subito un comportamento violento.
Raramente la donna denuncia la violenza subita, i motivi sono diversi, paura, senso di colpa, tendenza a negazione dell’accaduto, volontà di proteggere l’aggressore etc..
Nel suo intimo la donna soffre in seguito agli atti violenti con perdita di fiducia e autostima, sensazione di impotenza, disturbi del sonno, ansia, depressione, difficoltà di concentrazione, dolori ricorrenti in diversi parti del corpo, difficoltà nella gestione della famiglia, idee di suicidio o autolesionismo.
Spesso il corpo diventa l’espressione del malessere, essendo stato il mezzo attraverso cui la violenza è stata scaricata, si sviluppo la tendenza a non curarlo, a flagellarlo, a ingrassare e dimagrire in eccesso così da non essere più desiderabili e allontanare l’altro. Questi sono solo alcuni dei sintomi del malessere che porta con se chi subisce violenza, di qualunque tipo essa sia.

Un momento molto difficile è quella della richiesta d’aiuto, perché l’esperienza vissuta diventa pervasiva e non permette di vedere una via d’uscita. Parlarne con l’altro riporta alla luce un dolore molto profondo che si è cercato disperatamente di negare.
In questi casi è molto importante una buona rete sociale, basta una sola persona a cui affidarsi affinché possa fungere da ponte e aiutare a instaurare un contatto con le istituzioni. Le vie sono diverse: c’è quella legale per realizzare il proprio senso di giustizia se si vuole ottenere un riscatto per il malessere subito; e c’è quella psicologica, per questo i centri antiviolenza per le donne, sono altamente preparati, ma anche un buon percorso psicoterapeutico, da un esperto competente rispetto alla problematica trattata possono essere in grado di dare la forza per far uscire la donna dall’incubo e riportarla alla luce.

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