Traumi psicologici

Le conseguenze del trauma nella vita di ogni giorno

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LE CONSEGUENZE DEL TRAUMA NELLA VITA DI OGNI GIORNO

Che cos'è un trauma? Quali sono le sue conseguenze nella vita quotidiana? La vita di ogni giorno ci mette alla prova con esperienze traumatiche, maltrattamenti, abusi, incidenti, violenze fisiche e psicologiche, oppressioni e coercizioni reiterate, cioè ripetute nel tempo, torture.

Questi traumi non sempre vengono vissuti da tutti nello stesso modo da tutti e inoltre può succedere che avvenga contemporaneamente la capacità di resilience, o il fatto più semplicemente di far fronte in modo da resistere e combattere con risorse ed esperienze positive personali questi eventi o fenomeni che disturbano la nostra vita minacciando il nostro equilibrio mentale, il nostro benessere e la nostra salute in generale.
Alcune persone possono aver vissuto traumi in momenti dell'infanzia che causano dimensioni esistenziali regressive e sintomatiche che solo un percorso di psicoanalisi o psicoterapia può aiutare, facendo emergere il vissuto patogeno, ovvero l'evento che farà da base per strutture psicopatologiche sia di carattere nevrotico che psicotico, se non strutture autistiche.

Con la “talking cure”, cioè la cura della parola con le associazioni libere, lasciando l'inconscio fluire liberamente, si permette al paziente di far rivivere le emozioni fino a quel momento inconsce e congelate associate al trauma. Si parla di congelamento delle emozioni, perchè viene determinato dalla paura che provoca successivamente la chiusura interiore creata dopo aver vissuto la violenza del trauma. La violenza, il suo potere sulla psiche del soggetto non permetterà il normale divenire delle future emozioni legate a quell'evento o a eventi simili che verranno rimossi dal soggetto.

Detto questo, bisogna sottolineare il carattere prettamente soggettivo e originale di percepire e, quindi, elaborare i vissuti traumatici, grazie anche al modo in cui la persona ha fatto ed elaborato le primissime esperienze di vita, come sono stati i suoi primi legami, l'attaccamento alle figure di accudimento. E' infatti importante come sia nella realtà che interiormente, abbiamo vissuto il rapporto con i legami primordiali fondamentali, che noi costruiamo il nostro “fantasma originario”, ovvero le “fantasie” degli eventi legati dalla rappresentazione personale di questi, con i genitori per esempio, che vengono rappresentati non in modo esclusivamente reale ma, grazie alla realtà psichica, creata sulla base sul nostro modo di dare un senso all'accadere psichico cioè all'esperienza mentale.
Il significato che noi diamo a questo “fantasma”, o creazione pura dell'inconscio è il segno di ciò che nell'inconscio è stato elaborato, ”segnato”, da emozioni, sentimenti che gli altri hanno contribuito a definire come succede con il trauma.
Il trauma è annientamento del simbolico, puro odio che il soggetto ha subito nella violenza, ricostruito dalla propria mente. La persona che ha vissuto una o più esperienze traumatiche tende ad elaborare difese, o meccanismi di difesa dell'Io, per evitare il contatto con quell'esperienza, almeno a livello di memoria. Così i traumi si possono dimenticare con la rimozione o distanziarli emotivamente con la dissociazione.


Un po' di neuroscienze

Nel disturbo post-traumatico da stress (PTSD) il soggetto vive più stati di percezione alterata in cui si allontana dal ricordo dell'evento stressante traumatico per esempio facendo atti mancati ( segnale dell'inconscio, è come fare qualcosa e letteralmente rimuoverlo dalla sua memoria), stare a guardare fissando nel vuoto, isolarsi, distaccarsi dalla realtà per permettersi di viverla senza considerare gli eventi traumatici che creano tanto stress, stressogeni. La mente che ha una sua plasticità cioè resilience anche ad un livello neuronale, nelle aree cerebrali emette una serie di risposte nelle reti neuronali con il rilascio di neurotrasmettitori quali l'adrenalina e la noradrenalina che sono prodotte in seguito all'emozione della paura.

L'adrenalina è implicata nella preparazione dell'organismo alla strategia di "attacco o fuga".Molti studi hanno dimostrato che i pazienti affetti da PTSD ( disturbo post-traumatico da stress) cronico presentano un’elevata attivazione del sistema nervoso vegetativo e dello stato di allerta. Una massiccia secrezione di noradrenalina al momento del trauma determina il consolidamento dei ricordi traumatici. L’esposizione allo stress di un grave trauma, dunque, accompagnata da un aumentato rilascio di noradrenalina, potrebbe sensibilizzare l’individuo, generando una sorta di reattività amplificata nei confronti di stimoli successivi. Fenomeni intrusivi, invece, come i flashbacks e gli incubi nei pazienti affetti da PTSD potrebbero essere correlati con la noradrenalina.
La serotonina è regolata in conseguenza allo stato prolungato di stress che provoca insonnia, aggressività e una difficoltà nell'affettività. Svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito. Anche se non si conoscono le precise conseguenze della disregolazione serotoninergica, molti studi indicano la sua implicazione in alcuni sintomi riscontrati nel PTSD, quali le esplosioni di aggressività, l’ipervigilanza, l’impulsività e i ricordi intrusivi.
Le endorfine rilasciate nel meccanismo difensivo della dissociazione, cioè negazione dell'evento e distacco emotivo, permettono all'organismo di negare la realtà e di non ricordare le situazioni di forte stress emotivo, determinando così l'incapacità di apprendere dall'esperienza, di riflettere sull'accaduto, di dimenticare e “congelare” (o “freezing”, l'analgesia indotta da stress)le emozioni, e il contenuto del o dei fenomeni traumatici. Le risposte di irrigidimento e stordimento così come le reazioni dissociative in risposta al trauma, potrebbero svolgere la funzione di permettere all’organismo di non “esperire consciamente” o di non ricordare situazioni di stress, determinando così l’incapacità di apprendere dall’esperienza.Le endorfine sono oppioidi prodotti nel SNC (affini a morfina e oppio) che vengono rilasciate in particolari condizioni di fatica fisica e stress e durante una forte emozione. Durante la risposta allo stress, inibiscono il dolore e riducono il panico.

Caso clinico

Lucy è una mia paziente che aveva terminato il suo percorso tempo fa...è stata tra le mie prime pazienti. Quando Lucy terminò la cura lo fece senza congedarsi. Poco tempo prima diceva che sembrava aver ritrovato un equilibrio con sé stessa e con il marito.
Pensavo comunque che ci fosse un buon transfert, probabilmente un mio pensiero clinico oltre che un' intuizione. Così è che Lucy circa un mese fa mi telefona, una domenica pomeriggio, angosciata, confusa, con la richiesta urgente di venire in studio per riprendere le sedute di psicoterapia.

Le capita questo...Sente di essere vittima di stalking ed è per questo che mi chiede anche una relazione da presentare in futuro nel momento in cui le indagini su di lei e sul suo vicino saranno concluse. Tutto il periodo è vissuto con forte disagio psichico, ansia, incubi e la sensazione di terrore, il senso del tempo trasformato e fissato al momento del trauma e il pensiero costante di non essere libera a casa sua e di avere la sua immagine civile rovinata.
Ma veniamo al trauma... Lucy dice di aver esposto denuncia quando il suo vicino americano una mattina di quasi un anno fa, alle otto di mattina sta per far irruzione con una mazza da baseball nel suo appartamento a Meda. E' arrabbiato, deve dormire, l'aggredisce e insulta in americano pretendendo “rispetto”, visto che la notte lavora... lei, come “difesa” lo minaccia con un ombrello, brandendolo in aria, ma il marito la scansa e così la trattiene nell'agito. Ma l'aggressione provoca sul suo stalker una ferita alla mano che verrà medicata all'ospedale e che verrà denunciata alle Autorità giudiziarie.
E' qui Lucy scompensa verbamente,cioè mi ripete parole come per descrivere un evento traumatico come incredula, negando la sua responsabilità, soffrendo molto per l'accaduto, anche per il suo trauma mai metabolizzato e associando il nuovo evento...L'americano, al suo gesto, risponde con un ghigno, mi racconta....Lucy incomincia ad avere terrore e fa “teorie” sulla stranezza del suo vicino, il suo incubo.

Da quando ha incominciato la terapia, tuttavia, la sua angoscia e il disurbo di dissociazione e la depressione si allentano e poco alla volta si placano.
A questo punto della psicoterapia Lucy mi porta un sogno, lei è con il marito su di un'imbarcazione fragile, che rischia di farla annegare, c'è tempesta , la piccola imbarcazione è quasi sommersa dalle onde, fa quasi a picco, lei si sente perduta, l' angoscia si fa più massiccia e mentre sta andando tutto in tragedia c'è il marito Marco che la salva, le tende la mano e la salva approndando su di una spiaggia in solitudine e stanchi. Il sogno è chiaro se si capisce che l'agito nella realtà di Lucy viene bloccato dal marito che la protegge dal suo istinto di distruzione, determinato della pulsione di morte direbbe Freud, la sua rabbia che si riversa in chi la minaccia e che le fa generare violenza. Il marito la salva e lei si sente sollevata, ma ancora sono tutti e due insieme ma soli davanti al loro terrore.
Lucy è teatrale nel raccontare la scena, lei fa la doppiatrice nella vita quotidiana. Proprio per questioni di lavoro ha conosciuto un po' di anni fa il suo vicino, che suonava in un gruppo musicale in cui lei era vocalist. Il periodo era esattamente quando decide di venire in psicoterapia da me.
Le era scomparsa la voce, è depressa, non la chiama più nessuno per lavorare, ha una crisi matrimoniale.
Anche lei così è stata denunciata per aggressione fisica, cosa non accaduta al suo dire, ed e è per questo che tiene al suo riscatto morale e ad una vita non occupata da questioni così invadenti su di un piano psicologico,intime alla sua vita di casa, che le piace tanto e in cui si sentiva protetta e libera, ma ora non più.

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