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In contatto senza toccarci: scenari relazionali da covid-19

03 Maggio 2020

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Gli scenari imposti dalla diffusione del codiv-19 stanno modificando il nostro modo di stare con gli altri, al fine di evitare i contagi e prevenire il diffondersi del virus.

Un aspetto cruciale di questa epidemia è mantenere una giusta distanza, di sicurezza, in modo da evitare i contatti ravvicinati per impedire il contagio.

Contagio rimanda al verbo latino tangere, cioè toccare, e si riferisce appunto all’entrare in contatto. Siamo invitati infatti ad attenzionare con maggiore cura l’igiene delle mani sia per gli oggetti che per le parti sensibili del nostro corpo che tocchiamo: occhi, naso, bocca. In modo da tenerci il più lontano possibile dal virus.

Sulla distanza con gli altri hanno scritto in tanti: filosofi e psicologi prima e teorici della comunicazione poi.

La nostra vita di tutti i giorni si svolge, anzi si svolgeva, (il passato è già d'obbligo) secondo oscillazioni di vicinanza e distanza: per strada, all’ufficio postale, al mercato, al lavoro, in famiglia, con i conoscenti, amici, partner, affetti. Le persone che incontravamo davano tonalità e disposizioni interne regolabili tra formalismi e intimità sulla base del tipo di relazioni e delle situazioni quotidiane. Nei rapporti con l’altro siamo continuamente alla costante ricerca di moderate distanze reciproche, che vadano bene per entrambi.

L’epidemia che si sta diffondendo, mette a dura prova il sistema sanitario, economico e sociale del nostro pianeta. Ci siamo ritrovati ad affrontare realtà a cui non eravamo preparati, dalle sfumature estreme e restrittive. Che influenza ha sulle relazioni con gli altri e con noi stessi?

Schopenhauer ne propone il dilemma attraverso l’immagine di un gruppo di porcospini che, avvicinandosi per scaldarsi, finiscono col farsi del male.

“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripete quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. (Arthur Schopenhauer)

In questo celebre brano è possibile intravedere i continui aggiustamenti di incomprensioni, delusioni, rimpianti, ostilità, malumori, nelle relazioni della propria vita: lavoro, famiglia, amicizie, amore.

Il dialogo e il confronto aperto, nonché l’empatia e la sensibilità nel cogliere gli aspetti non verbali della comunicazione, aprono alla possibilità di sintonizzarsi sulle risonanze emotive di ciò che viene espresso attraverso gli stati d’animo e le emozioni in gioco.

A volte una eccessiva vicinanza fisica produce inevitabilmente dei conflitti e un conseguente desiderio di allontanarsi. Viceversa, capita a volte, che la distanza geografica, produca un fiorente sentire interno fatto di nostalgia e desiderio.

Passiamo la vita, come i porcospini di Schopenhauer, muovendoci verso gli altri e ritornando verso sé, con inevitabili urti e ferite, allontanandoci e ritrovandoci.

L’incontro in alcuni casi si fa scontro, e in altri, viceversa, il fastidio di un urto si trasforma in occasione di dialogo accogliente e grato.

Ciascuno è esposto e acuminato allo stesso tempo. Le ferite sono spesso reciproche. Si è a volte portati a minimizzare i propri aculei e ingigantire quelli degli altri, giustificando sè stessi e giudicando l'interlocutore. Stare vicini implica anche questo rischio, a maggior ragione in questi giorni di quarantena.

L’isolamento dal resto del mondo, d'altra parte, acuisce una distanza abissale dagli altri che non possiamo incontrare fisicamente fuori di casa, con un conseguente rinnovato stupore per tutto ciò che domestico: dal ritrovato piacere di passare più tempo insieme in famiglia, alla riscoperta delle tante cose che si possono fare e aggiustare a casa, in questo caso anche per chi vive da solo.

Si fanno strada dentro di sé nuove consapevolezze frutto di riflessioni e dialoghi interiori. Improvvisamente abbiamo tanto tempo per pensare e per pensarci. Quante cose avevamo da dirci, quanti ricordi di ritrovare, vecchie foto, appunti lasciati in soffitta o nelle segrete della mente invasa dai mille pensieri della routine che ci investiva fino a poche settimane fa.

Idee, emozioni, paure, speranze si incontrano e si scontrano dentro di sé, come i porcospini di Schopenhuer, cercando nuovi equilibri che aprano orizzonti di serenità, attraverso silenzi e parole per raccontarsi e reinventarsi, per proiettarsi in un futuro che sarà inevitabilmente diverso.

Improvvisamente abbiamo più tempo per la creatività e il desiderio, progetti e propositi accantonati, ma soprattutto per sentire dentro di sé coloro che non possiamo incontrare di persona.

"Sentire" per evitare che l'isolamento fisico diventi isolamento emotivo. Sentire per entrare maggiormente in connessione con gli altri e con il proprio sé: ovvero l'universo simbolico che ci portiamo dentro rappresentabile nella coscienza.

Mentre ci distanzia fisicamente, questo virus, potrebbe avvicinarci emozionalmente facendo cadere i muri dentro di sé.

Siamo più esposti emotivamente e ci stiamo riscoprendo fragili e maggiormente sensibili, e per questo più solidali nella speranza di farcela tutti insieme e nella responsabilità di evitare di essere veicolo di contagio.

C’è infatti maggiore preoccupazione per i propri cari, ma anche per chi non conosciamo personalmente. Siamo globalmente addolorati per le notizie di sofferenza, dolore e morte, che mai prima d’ora avevano toccato il nostro paese così da vicino.

C’è maggiore necessità di capire e capirsi, di maneggiare meglio le proprie emozioni, di regolare i propri umori per attraversare i propri pensieri e potenziare quelle abilità che hanno superare tante difficoltà all’uomo di tutti i tempi: la capacità di simbolizzare il reale per dare senso e creare significati, che poi altro non è che una forma di poesia.

Entrando maggiormente in contatto con sé stessi, è possibile tollerare più facilmente l'assenza fisica di qualcuno, sentendone la presenza dentro di sé, nel proprio mondo interno. Vissuti di vicinanza e distanza, sentimenti di presenza e assenza, si possono combinare dentro di sé per dar vita a nuove alchimie terapeutiche. Farmaco è sinonimo di veleno d'altronde, dipende dalla posologia. Anche nelle relazioni con gli altri, ciascuno deve trovare la misura più appropriata, più giusta e bilanciata, come dovrebbe pure accadere tra le parole e i silenzi, il detto e il non detto, il pensare e il sentire.

In queste settimane si respira maggiore desiderio di sentire gli altri, di raggiungere qualcuno al telefono, di interessarsi per sentirsi in un modo meno distratto e sbrigativo delle altre volte. Maggiore desiderio di stare in contatto con gli altri e con sé stessi in un modo che non conoscevamo prima, anche o nonostante la distanza fisica, rimandando in contatto senza toccarsi: con il pensiero e con il cuore.

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In questo tempo di chiusura verso il mondo esterno, ci si apre all'interno, ci si scopre. Tutto si ferma all'esterno ma tutto si muove all'interno. E si parla. Si dialoga con sé stessi. Ci si accoglie. Si sperimentano nuove creazioni, nuovi simboli. Grazie dottore! Grazie per tutto!

Serena

08 Aprile 2020

Complimenti e grazie per il tempo che ci dedichi con questo spazio

Giuseppe

08 Aprile 2020

Egregio dottore, nel leggere questo Suo scritto, mi sono sentita più leggera e incoraggiata, sapendo che qualcuno ci dedica del tempo proprio per il nostro benessere psico fisico. Grazie. Ottimo articolo

PIERA MILANO

09 Aprile 2020

"Idee, emozioni, paure, speranze si incontrano e si scontrano dentro di sé, come i porcospini di Schopenhuer, cercando nuovi equilibri che aprano orizzonti di serenità"
Questa è la grande sfida che ciascuno, a modo proprio, si trova ad affrontare. Grazie per gli stimoli di riflessione

Alessandra Genovese

09 Aprile 2020

Egregio dottore,ho letto con interesse il suo articolo. Molto bello! Mi sono sentita più incoraggiata sapendo che qualcuno esperto come lei ci dedichi uno spazio che fa'molto bene alla mente in questo momento. Grazie

Cristina da Milano

09 Aprile 2020

Parole che portano speranza.grazie

Caterina

09 Aprile 2020

Grazie per le sue parole..sono da incoraggiamento!

Emilio

10 Aprile 2020

Questo articolo è molto bello, mi piacerebbe che se ne parlasse più spesso. Ci sentiremo meglio supportati...

Maria di Milano

10 Aprile 2020

Grazie per questo bell'articolo, scritto molto bene.
da leggere e da rileggere

Anna

16 Aprile 2020

Davvero bello! Una lettura che mi ha trasmesso serenità in queste giornate assurde. Grazie

Giovanna Garretto

16 Aprile 2020

Articolo interessante e scorrevole.
Calzante il rimando alla metafora dei porcospini di Schopenhauer.

Antonietta

17 Aprile 2020

Un buon articolo, ricco di spunti di riflessioni, stimoli a trovare le risorse dentro se stessi, commenorativo di giorni che ci stanno insegnando tante cose.
Grazie

Rosaria

21 Aprile 2020

Profondamente vero

Antonella

03 Maggio 2020

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