Attaccamento alla mamma morboso

Andrea

Buonasera sono un papa di un ragazzo di 16 anni quando era piccolo fino ai 6/7 anni era molto attaccato a me mi cercava giocava era attaccatissimo a me. Poi purtroppo mi sono dovuto operare e sono mancato 10 giorni al ritorno ho iniziato a vedere un cambiamento nei miei confronti ha iniziato a coccolare di più la mamma e tutto quello che dico io è sbagliato adesso da adolescente ancora peggio mi si rivolge con toni molto accesi!! e la mamma lo difende, mia moglie dice che io ho le paranoie ma le assicuro che è palese non vorrei che quando sono andato in ospedale mia moglie le abbia detto cose contro di me. Grazie per l'attenzione aspetto una sua risposta Andrea

10 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Andrea, vorrei chiedere se  il bambino sapeva che lei era in ospedale per subire un'operazione? E vi siete potuti vedere (anche se immagino non in presenza) magari in video chiamata per rassicurarlo e per spiegargli cosa stava succedendo? Se non fosse così, suo figlio potrebbe aver pensato di essere stato abbandonato dal suo papà. In ogni caso ora che è più grande sarebbe importante parlarvi riguardo questa situazione che si è creata chiedendogli cosa lo fa sentire così arrabbiato nei suoi confronti e spiegandogli anche come si sente lei a fronte di questo cambiamento di atteggiamento. C'è da mettere in conto che ora è anche nel pieno dell'adolescenza e un confronto che non diventi uno scontro può essere difficile da ottenere, ma io ci proverei.

Inoltre mi chiedo come mai pensa che sua moglie abbia detto al ragazzo cose contro di lei durante il suo ricovero in ospedale? 

Spero di aver risposto alle sue domande e se ha bisogno non esiti a contattarmi.

D.ssa F. Lamanna

 

Dott.ssa Francesca Lamanna

Dott.ssa Francesca Lamanna

Roma

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Buongiorno Andrea, quello che racconta è molto comprensibile e, soprattutto, carico di dolore. Si sente quanto questo cambiamento nel rapporto con suo figlio la faccia soffrire e quanto la lasci con un senso di esclusione e di impotenza. È importante dirle una cosa con chiarezza: i vissuti che descrive non sono “paranoie”. Quando un genitore avverte una distanza emotiva dal proprio figlio, soprattutto se prima il legame era molto stretto, è naturale interrogarsi, cercare spiegazioni, anche dolorose. Questo non significa che le conclusioni a cui arriva siano per forza corrette, ma il sentimento che prova merita ascolto e rispetto.
Il periodo che descrive coincide con due passaggi molto delicati. Il primo è stato il suo ricovero. Per un bambino piccolo, anche un’assenza relativamente breve può essere vissuta come una frattura importante, soprattutto se improvvisa e legata alla paura di perdere il genitore. A quell’età, i bambini non hanno ancora gli strumenti per dare un significato realistico a ciò che accade: spesso reagiscono adattandosi, spostando l’attaccamento su chi in quel momento è più presente e rassicurante. Questo non cancella il legame con lei, ma può averne modificato l’espressione.
Il secondo passaggio è l’adolescenza. A 16 anni è molto frequente che i ragazzi mostrino rabbia, opposizione, toni accesi, soprattutto verso la figura paterna. Non perché il padre abbia sbagliato qualcosa, ma perché rappresenta spesso il limite, la regola, il confronto. In molte famiglie si crea una dinamica in cui il ragazzo si appoggia maggiormente alla madre e si scontra con il padre, e questo può essere estremamente doloroso per chi lo vive dall’interno.
Capisco anche il suo pensiero rispetto a sua moglie. Quando ci si sente messi da parte, è facile immaginare che qualcuno abbia “parlato contro di noi”. Tuttavia, prima di attribuire intenzioni o colpe, potrebbe essere utile fermarsi su un altro punto: la sensazione di non sentirsi sostenuto come padre, né da suo figlio né dalla sua compagna. Questo isolamento rischia di amplificare il dolore e la rabbia.

Forse oggi il nodo non è tanto capire cosa sia successo dieci anni fa, ma chiedersi come poter ricostruire uno spazio suo nella relazione con suo figlio, tenendo conto di chi è lui adesso. Non attraverso il confronto diretto o l’autorità, che spesso in adolescenza peggiorano lo scontro, ma provando a creare piccoli momenti di contatto non conflittuali, anche minimi, in cui non si senta giudicato o corretto, ma semplicemente visto.

Allo stesso tempo, sarebbe importante che anche il rapporto con sua moglie trovasse uno spazio di dialogo più autentico, magari con l’aiuto di un professionista. Sentirsi sminuito o non creduto nei propri vissuti è una ferita che pesa molto e che, se trascurata, rischia di irrigidire ulteriormente i rapporti familiari.

Il fatto che lei stia cercando una risposta e mettendo in parole quello che prova è già un segnale di grande responsabilità affettiva. Non è troppo tardi per rimettere in movimento qualcosa, ma è importante che lei non resti solo con questo peso.

Un saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buongiorno Andrea,
È comprensibile che lei colleghi il cambiamento a quel periodo di assenza per l’operazione: per un bambino, anche un’assenza breve può essere vissuta come un evento emotivamente intenso. Detto questo, in molti casi ciò che descrive può avere più di una spiegazione e non necessariamente implica che sua moglie abbia parlato contro di lei (perché dovrebbe?). Durante la crescita, soprattutto in adolescenza, è frequente che i ragazzi “spostino” alleanze, si appoggino di più a un genitore e mettano maggiormente in discussione l’altro: non è raro che emerga anche un tono più acceso, specie se in famiglia si è creato un circolo in cui lei si sente svalutato.

Quello che mi sembra importante, più che cercare un colpevole, è provare a capire che cosa sta comunicando suo figlio con questo modo di porsi: rabbia? bisogno di autonomia? paura di perderla? bisogno di sentirsi “forte” davanti alla mamma? Spesso, dietro l’aggressività adolescenziale, c’è una fragilità che non riesce a essere espressa in modo diretto.

Vista l’intensità che descrive (toni molto accesi e sensazione di essere costantemente “nel torto”), potrebbe essere davvero utile un percorso individuale oppure di consultazione familiare o genitoriale, anche breve: a volte bastano pochi incontri per leggere le dinamiche, abbassare la conflittualità e recuperare un dialogo più rispettoso.  

Cerca di pensare ad esempio: quando sono iniziati i toni accesi? ci sono stati cambiamenti a scuola, amicizie, episodi particolari? com’è il rapporto tra voi con sua moglie in questo periodo?; e valutare insieme quale intervento sia più adatto.

Resto a disposizione e le auguro di riuscire, passo dopo passo, a ricostruire un clima più sereno in casa.      

D. Charbel.

Dott. Charbel Farah

Dott. Charbel Farah

Roma

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Salve Andrea, chiaramente la descrizione degli eventi è molto sintetizzata ma comprendo il dispiacere nel percepire questo distacco da parte di suo figlio. Intanto la prima domanda che mi viene da chiederle è: " com'è il rapporto con sua moglie?", perchè da come descrive le dinamiche familiari mi sembra ci sia qualcosa che non va, visto che pensa che in quei dieci giorni in cui ha subìto l'intervento sua moglie abbia detto a suo figlio delle cose contro di lei. Del resto sono passati c.ca dieci anni da allora...Adesso suo figlio è in un periodo particolare del suo ciclo di vita, in cerca di una propria individuazione e in una fase di ribellione, ma ha bisogno del modello genitoriale maschile per poter crescere e maturare, quindi sarebbe il caso che lei recuperasse un buon rapporto con suo figlio. Ha pensato di fare qualche incontro di terapia familiare? Magari un professionista  può aiutarvi a far chiarezza rispetto alle vostre dinamiche relazionali e recuperare un rapporto più sereno e rispettoso.

Spero di esserle stata di aiuto. In caso ci possiamo vedere per una consulenza.

D.ssa Laura Cenni

Dott.ssa Laura Cenni

Dott.ssa Laura Cenni

Roma

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Buongiorno Andrea,
grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Da come descrive la situazione, più che parlare di “attaccamento morboso”, può essere utile osservare come l’evento dell’ospedalizzazione abbia modificato le rappresentazioni emotive e relazionali all’interno del sistema familiare. In PNL terapeutica lavoriamo molto su questo aspetto: non è tanto l’evento in sé a determinare le conseguenze, ma il significato che viene attribuito all’evento, spesso in modo implicito e non verbale.
L’assenza improvvisa di un genitore, soprattutto in età precoce, può aver creato nel bambino una riorganizzazione delle sue mappe interne di sicurezza. Questo non implica colpe, né intenzioni consapevoli da parte di nessuno. I bambini e gli adolescenti tendono ad avvicinarsi a chi, in quel momento, percepiscono come maggiormente disponibile sul piano emotivo. In adolescenza, inoltre, i toni accesi e l’opposizione verso una figura genitoriale sono frequenti e non indicano necessariamente un rifiuto affettivo.
Un punto importante è distinguere ciò che lei osserva (i comportamenti) dalle interpretazioni che spontaneamente la mente costruisce per dare senso a quei comportamenti. Più che concentrarsi su cosa possa essere stato detto o fatto in passato, può essere utile chiedersi:
che tipo di relazione desidero costruire oggi con mio figlio e quali stati emotivi posso portare io per facilitarla?
Spesso, cambiando il proprio stato interno e il proprio modo di comunicare, il sistema familiare inizia a riorganizzarsi spontaneamente.
Vista la complessità della situazione e il coinvolgimento emotivo, un percorso di supporto genitoriale o familiare può aiutare a rinegoziare i ruoli, migliorare l’alleanza genitoriale e favorire una comunicazione più funzionale con suo figlio, senza cercare colpevoli ma nuove strategie.
Resto a disposizione 
A presto

Dott.ssa Graziana Viterbo

Dott.ssa Graziana Viterbo

Bari

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Gentile Andrea,

si sente quanto questa situazione la faccia soffrire. Perdere il legame che aveva con suo figlio, soprattutto dopo averlo vissuto come così forte nei primi anni, può far nascere dolore, rabbia e anche molti dubbi su di sé e sugli altri.

È importante però fare un po’ di ordine. Il cambiamento che descrive non è raro nell’adolescenza: i ragazzi riorganizzano le alleanze affettive, mettono in discussione l’autorità, alzano i toni, spesso prendono di mira proprio il genitore con cui sentono più conflitto o da cui cercano di differenziarsi. Questo non significa che l’amore sia sparito, ma che la relazione sta cambiando forma.

Il ricovero che lei ha vissuto quando suo figlio era piccolo può aver lasciato una traccia emotiva, ma non è detto che ci sia stato qualcuno che gli abbia “messo contro” qualcosa. A volte i bambini reagiscono alle assenze importanti cercando più sicurezza nell’altro genitore, e quella dinamica può poi rimanere come abitudine relazionale, senza che nessuno l’abbia voluta o costruita apposta.

Capisco anche la sua fatica nel sentirsi svalutato e non sostenuto da sua moglie. Quando un genitore si sente messo da parte e l’altro minimizza, il senso di solitudine aumenta molto. Qui forse il punto non è capire chi ha ragione, ma riconoscere che lei sta vivendo un dolore reale, che merita ascolto.

Più che indagare il passato, potrebbe essere utile chiedersi:
come posso provare a rientrare in relazione con mio figlio oggi, senza scontrarmi sul piano dell’autorità o del giudizio?

A volte piccoli cambiamenti nel modo di porsi – meno confronto diretto, più presenza calma, meno spiegazioni e più ascolto – possono aprire spiragli inattesi. Se sente che la situazione la sta logorando, anche uno spazio di confronto per lei, come padre e come uomo, potrebbe aiutarla a ritrovare un equilibrio e una posizione più solida nella relazione.

Un caro saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

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Gentile Andrea, dalle sua parole traspare tutto il suo dolore nel non riuscire più a trovare un contatto con suo figlio e riconosco quanto questo possa dispiacere e disorientare. Non posso tuttavia fare alcuna ipotesi in assenza di una conoscenza più accurata della situazione, dato che dal momento del suo allontanamento a oggi sono passati quasi 10 anni; mi sento tuttavia di scartare l'ipotesi che sia avvenuto, illo tempore, qualche tipo di "manipolazione" o di rivelazione, da parte della mamma, che possa aver fatto cambiare il comportamento di suo figlio in modo così drastico e soprattutto così continuativo per tutti questi anni. Un ragazzo adolescente ha una capacità critica e può farsi un'idea della situazione a sé stante... senza contare che - tipicamente - a quell'età gli adolescenti sono tendenzialmente oppositivi, perché ribellarsi gli permette di differenziarsi dai genitori e di trovare la propria identità.

Questa circostanza potrebbe rappresentare, viceversa, un'occasione per Lei, per esplorare il suo vissuto rispetto al comportamento del ragazzo, ovvero rispetto al tema del rifiuto; e a partire da una rinnovata consapevolezza ricostruire con lui un rapporto nuovo, più maturo e più "sano". 

Se lo desidera, possiamo parlarne.

Letizia Ciancio

Gentile Andrea,
la ringrazio per aver condiviso la sua preoccupazione.

È comprensibile che il cambiamento nel rapporto con suo figlio la faccia stare male, soprattutto considerando il legame molto stretto che avevate quando era più piccolo. Allo stesso tempo, è difficile pensare che un’assenza di dieci giorni, per quanto significativa, possa da sola spiegare una trasformazione così profonda e duratura nel suo atteggiamento.

Crescere, attraversare l’adolescenza e muoversi tra le dinamiche familiari può portare i ragazzi a riorientare le loro alleanze affettive e a esprimere il disagio anche con toni accesi, spesso rivolti in modo particolare al padre. Questo non indica necessariamente che qualcuno abbia parlato contro di lei, quanto piuttosto che suo figlio stia cercando un proprio spazio e un proprio modo di rapportarsi alle figure genitoriali.

Forse oggi la questione più importante non è capire cosa sia successo allora, ma come poter ricostruire una comunicazione più serena nel presente, evitando di sentirsi contrapposti o sminuiti nel proprio ruolo. Un aiuto professionale potrebbe offrire uno spazio protetto per comprendere meglio queste dinamiche e trovare nuove modalità di dialogo.

Un cordiale saluto

Dott. Aura Paraschivescu

Dott. Aura Paraschivescu

Caserta

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Buonasera Andrea, 

non è facile rispondere alla sua domanda avendo pochi elementi a disposizione. Ad esempio sarebbe utile capire il rapporto che ha con sua moglie. Quando un genitore si allontana a volte i figli se non sono stati adeguatamente preparati possono reagire male. Suo figlio potrebbe essersi sentito abbandonato, a 6 anni magari per proteggerlo non gli è stato detto che lei era in ospedale. Ora non so se questo risponda alla sua domanda. Ma credo che il quesito più importante sia: come gestisco oggi il rapporto con mio figlio? È importante che in questa fase voi come genitori siate allineati e mi sembra dal suo racconto che la complicità sia tra madre-figlio, mentre lei forse si sente escluso. Su questo può valutare se fare un percorso individuale o di sostegno genitoriale che coinvolga anche sua moglie. 

Dott.ssa Rosa Leccese

Dott.ssa Rosa Leccese

Roma

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Gent.le A,

Non so se sia utile accusare sua moglie. Provi a costruire nel qui et ora il rapporto con suo figlio, dialoghi con lui, cercate di approfondire il vostro rapporto, chieda a suo figlio di cosa sia arrabbiato. L'adolescenza non è un tempo facile. Probabilmente è arrabbiato di qualcosa con lei e parlando con suo figlio potrà aiutarlo ad esprimere ciò che prova. Il suo rapporto con suo figlio dipende da lei. Ed inoltre cerchi di essere anche un bravo marito. Un figlio desidera sempre che la propria mamma sia amata dal proprio padre.

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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