Buongiorno Andrea, quello che racconta è molto comprensibile e, soprattutto, carico di dolore. Si sente quanto questo cambiamento nel rapporto con suo figlio la faccia soffrire e quanto la lasci con un senso di esclusione e di impotenza. È importante dirle una cosa con chiarezza: i vissuti che descrive non sono “paranoie”. Quando un genitore avverte una distanza emotiva dal proprio figlio, soprattutto se prima il legame era molto stretto, è naturale interrogarsi, cercare spiegazioni, anche dolorose. Questo non significa che le conclusioni a cui arriva siano per forza corrette, ma il sentimento che prova merita ascolto e rispetto.
Il periodo che descrive coincide con due passaggi molto delicati. Il primo è stato il suo ricovero. Per un bambino piccolo, anche un’assenza relativamente breve può essere vissuta come una frattura importante, soprattutto se improvvisa e legata alla paura di perdere il genitore. A quell’età, i bambini non hanno ancora gli strumenti per dare un significato realistico a ciò che accade: spesso reagiscono adattandosi, spostando l’attaccamento su chi in quel momento è più presente e rassicurante. Questo non cancella il legame con lei, ma può averne modificato l’espressione.
Il secondo passaggio è l’adolescenza. A 16 anni è molto frequente che i ragazzi mostrino rabbia, opposizione, toni accesi, soprattutto verso la figura paterna. Non perché il padre abbia sbagliato qualcosa, ma perché rappresenta spesso il limite, la regola, il confronto. In molte famiglie si crea una dinamica in cui il ragazzo si appoggia maggiormente alla madre e si scontra con il padre, e questo può essere estremamente doloroso per chi lo vive dall’interno.
Capisco anche il suo pensiero rispetto a sua moglie. Quando ci si sente messi da parte, è facile immaginare che qualcuno abbia “parlato contro di noi”. Tuttavia, prima di attribuire intenzioni o colpe, potrebbe essere utile fermarsi su un altro punto: la sensazione di non sentirsi sostenuto come padre, né da suo figlio né dalla sua compagna. Questo isolamento rischia di amplificare il dolore e la rabbia.
Forse oggi il nodo non è tanto capire cosa sia successo dieci anni fa, ma chiedersi come poter ricostruire uno spazio suo nella relazione con suo figlio, tenendo conto di chi è lui adesso. Non attraverso il confronto diretto o l’autorità, che spesso in adolescenza peggiorano lo scontro, ma provando a creare piccoli momenti di contatto non conflittuali, anche minimi, in cui non si senta giudicato o corretto, ma semplicemente visto.
Allo stesso tempo, sarebbe importante che anche il rapporto con sua moglie trovasse uno spazio di dialogo più autentico, magari con l’aiuto di un professionista. Sentirsi sminuito o non creduto nei propri vissuti è una ferita che pesa molto e che, se trascurata, rischia di irrigidire ulteriormente i rapporti familiari.
Il fatto che lei stia cercando una risposta e mettendo in parole quello che prova è già un segnale di grande responsabilità affettiva. Non è troppo tardi per rimettere in movimento qualcosa, ma è importante che lei non resti solo con questo peso.
Un saluto