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Le persone anziane sono in forte e costante aumento in Italia, sia in numero assoluto, sia come percentuale sulla popolazione totale, con una tendenza destinata ad accentuarsi nei prossimi anni. Di pari passo con l’avanzare dell’età cronologica si assiste alla comparsa del così detto invecchiamento cerebrale.

L’invecchiamento cerebrale, infatti, rappresenta una tappa ineluttabile della vita di ogni individuo poiché, anche se l’età di esordio può variare, tutti ne sono coinvolti. L'invecchiamento cerebrale è un processo di alterazione quantitativa e/o di deficit qualitativo delle cellule nervose del cervello, che è causa di decadimento cognitivo. Le ricerche sull’invecchiamento hanno avuto una notevole accelerazione negli ultimi anni anche grazie al notevole arricchimento delle neuroscienze. I dati degli ultimi anni hanno messo in evidenza due aspetti che riguardano il cervello che interessano gli studi sull’invecchiamento:

 

  • la plasticità cerebrale, ossia la capacità del sistema nervoso di modellarsi e rimodellarsi continuamente, in relazione agli stimoli che riceve;
     
  • la compensazione che si verifica quando il cervello, in risposta ad un danno, può reclutate aree distinte del cervello, prima inattive, o che svolgono funzioni diverse per compensare o vicariare alcune abilità cognitive deficitarie. 
     

Fino a una quindicina di anni fa, era opinione comune che questo sorprendente potere di organizzazione del sistema nervoso e del cervello, in particolare, fosse presente unicamente in determinati momenti dello sviluppo e che sparisse in età adulta. Questa convinzione, ovviamente, comportava scelte educative e riabilitative precise, legate all’idea che l’apprendimento fosse possibile solo in età evolutiva e che, in caso di danno neurologico insorto dopo questa, ci fosse veramente poco da fare, se non limitarsi a cercare qualche forma di compenso funzionale a deficit comunque irreversibili.

Oggi, un’ampia varietà di studi sulla ristrutturazione della risposta neuronale in diverse modalità, condotti su alcune specie di mammiferi, tra cui l’uomo, ha mostrato che la corteccia riorganizza le sue connessioni locali e le sue risposte in conseguenza ad alterazioni periferiche o centrali degli input o a modificazioni del comportamento.

Oggi le evidenze a favore dell’esistenza di questi processi  che si verificano anche in presenza di lesione cerebrale sono numerose. In modo particolare dati recenti hanno evidenziato come interventi di stimolazione cognitiva di gruppo in soggetti affetti da demenza migliorino sia le funzioni cognitive che la qualità di vita dei pazienti (Spector, 2003).

Affinché i processi di riorganizzazione corticale abbiano luogo, l'ambiente deve fornire una specifica stimolazione volta a compensare i deficit.

La ginnastica mentale è un programma di potenziamento cognitivo che si fonda proprio sui principi della plasticità e della compensazione cerebrale.

Oggetto della ginnastica mentale è creare questa stimolazione con un approccio olistico che risponda ai bisogni cognitivi, emotivi e motivazionali del paziente.

Lo scopo della ginnastica cerebrale è di migliorare l'adattamento funzionale del paziente e favorire il benessere del soggetto nonostante la presenza di invecchiamento cerebrale o di un eventuale danno cerebrale subito, per favorire una maggiore autonomia ed integrazione psicosociale dell'individuo.

 

 

Sono consigliate:

  • attività individuale o di gruppo mirate alla stimolazione delle funzione cognitive residue;
  • valutazione neuropsicologica volta ad individuare i deficit presenti effettuata con l’utilizzo di strumenti testistici standardizzati;
  • stimolazione specifica di un processo cognitivo leso;
  • stimolazione e riadattamento funzionale di moduli cognitivi preservati, o abilità residue, e superamento degli effetti inibitori.
  • sviluppo di nuove abilità, coinvolgendo differenti processi cognitivi, per svolgere una determinata funzione;
  • valutazione neuropsicologica per verificare il potenziamento cognitivo.

 

Attraverso la somministrazione di un ciclo di esercizi mirati è quindi possibile stimolare e potenziare le proprie funzionalità cognitive quali, in modo particolare: le capacità visuospaziali, l’attenzione, il linguaggio e la memoria (immediata e differita).

 

 

 

 

 

Bibliografia
 

Buonimano DV e Merzenich MM, Cortical plasticità: from synapses to maps. Ann Rev Neurosi, 21, 149-86 p.150, 1998.
Cristini C., Rizzi R., Zago s., La vecchiaia fra salute e malattia, ed. Pendragon, 2005.
Mazzucchi A La riabilitazione neuropsicologica premesse teoriche e applicazioni cliniche, ed. Masson, 1999.
Powell T. e Malia K, Trainig di riabilitazione cognitiva, esercizi di memoria, di pensiero e funzioni esecutive dopo una lesione cerebrale, ed. Erickson, 2009.
Spector A, Thorgrimsen L, Woods B, Royan L, Butterwoth M e Orrel M, Efficacy o fan evidence based cognitive stimulation therapy programme for people with dementia, British Journal of Psychiatry 2003, 183, 248-254.
 

 

 

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