Mia figlia non mi considera, perché?

Marzia

Salve a tutti, intanto grazie per l'attenzione. Mi chiamo Marzia e vivo in Toscana. Sono molti anni che seguo questo vostro blog, vi seguo sempre con molto interesse anche perché i temi discussi sono spesso legati alla vita quotidiana di ognuno di noi, per cui è sempre interessante leggervi. Il mio problema se vogliamo chiamarlo così, è la sofferenza che sto provando da circa due anni, ma in maniera molto più potente da circa 4 mesi, con mia figlia che ha 21 anni. Abbiamo un trascorso non bellissimo, Racconto in brevissimo, mi sono separata 12 anni fa, il matrimonio è durato 12 anni. Aveva un'altra relazione che durava da un bel po', e ho deciso di chiudere nonostante la richiesta di lui di riprovarci. La "lotta" alla separazione dura 5 anni, finalmente ci separiamo, smette di fare il padre, sparisce totalmente, nonostante il giudice alla sentenza finale di separazione avendo un po' capito il personaggio, scrive le disposizioni riguardo il suo ruolo di padre, che ovviamente non verranno mai seguite. Sparisce, liquidando per sempre la figlia con una mail a me indirizzata. Scopriamo senza volerlo dopo anni, precisamente 4, che all'ora, e attualmente sta con una compagna di cui non è a conoscenza ad oggi, della nostra esistenza soprattutto dell'esistenza di nostra figlia, con il "benestare" della famiglia di lui, cioè zii, nonna, cugini ecc.. di mi figlia. Con mia figlia il rapporto è stato sempre perfetto, siamo sempre state in sintonia su tutto, sempre una per l'altra, con il massimo rispetto reciproco, un bel dialogo, insomma orgogliosa della figlia che ho, lei altrettanto di me nonostante i momenti no, alle volte ci siamo scontrare come giusto che sia, ma sempre molto unite. Ultimamente mi trovo spesso a piangere, perché fino ai 18/19 anni riconoscevo mia figlia nei suoi modi, anche quelli introversi, oggi non più. È come se io non esistessi, in casa resta anche ore chiusa in camera senza interessarsi minimamente a me. Ha cominciato un lavoro 4 mesi fa, e già lì avevo notato un cambiamento, ma non dicevo nulla per non ferirla, però era molto evidente lo stacco da me, ero completamente trasparente ai suoi occhi. Un conto è crescere, diventare indipendente, cercare la sua strada, ma avere sempre un punto fermo, la famiglia, un conto è dimenticarsi di avere una madre. Conosce un ragazzo lì, si mettono insieme, completamente rapita da lui, che ci sta, sono giovani belli, è bello sapere che dopo tanto tempo in cui pensava di essere sfigata, che nessuno la volesse, che tutti si fidanzavano tranne lei,..adesso sia felice, ma è peggiorato ancora di più il nostro rapporto. È come se stando con lui avesse messo tutta la nostra vita da parte e io non sia più importante per lei. Sì è attaccata morbosamente a questo ragazzo come se avesse vissuto sempre senza un genitore accanto, come se con lui avesse finalmente ritrovato il senso alla sua vita. E io passo le giornate a piangere, chiedendomi perché questo scarto, perché sta succedendo proprio a me, per lei posso stare male, avere la febbre, non chiamarla, non scriverle per ore, che a lei non interessa. Impassibile. Quindi scatta il litigio, perché mi fa star male tutto questo, e restiamo molto senza parlare pur stando sotto lo stesso tetto Sono molto delusa, stanca, e mi ritrovo ad "invidiare" in bene naturalmente, alcune mamme con le proprie figlie quando giro per strada, cosa che prima, uno - due anni fa, era il contrario, eravamo noi a essere ammirate per il rapporto rispettoso e unito tra noi. Mi fa male l'anima, mi accusa perfino di non volerla vedere felice. Marzia. Grazie mille per il tempo a me dedicato

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve Marzia, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.

Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL