Cosa fare con in figlio adolescente senza veri amici?

Mariarosaria

Buonasera, ho un figlio unico di 14 anni che non accetta il male, anzi tende a giustificare ciò che gli fanno i suoi falsi amici. Lo chiamano solo se sono da soli o se vogliono qualcosa, ma non lo includono nelle uscite serali, soprattutto ultimamente. Lui è molto buono e soffre molto la solitudine. Come posso aiutarlo? Esistono associazioni di volontariato per adolescenti? Anche nello sport non è riuscito a farsi amici. Sono molto angosciata.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Mariarosaria, 

Comprendo profondamente l’angoscia che provi per tuo figlio. Sta attraversando una fase della vita in cui socialmente ci si aspetta che un adolescente abbia un gruppo di amici con cui uscire, condividere esperienze e costruire legami significativi e duraturi. Tu, osservandolo dalla tua prospettiva adulta, cogli con chiarezza la distanza tra ciò che tuo figlio sta vivendo concretamente e ciò che sarebbe ideale vivesse. Questo può generare un forte senso di preoccupazione.

Molti ragazzi della sua età tendono a riunirsi in gruppo, per esplorare se stessi e il mondo attraverso le relazioni. Allo stesso tempo, è importante comprendere che la capacità di costruire legami autentici non è immediata e non é vissuta da tutti allo stesso modo, é soggettiva e matura gradualmente. In adolescenza, spesso le relazioni sono più fluide, talvolta superficiali, e non sempre rispecchiano il bisogno profondo di connessione autentica che noi adulti proviamo. Inoltre, la superficialità dei legami ed il senso di solitudine sono sentimenti che si provano a tutte le età. È importante accettarle e riconoscere che siano delle sfumature della nostra più ampia e ricca esperienza umana.

In questo momento, il tuo ruolo è prezioso: puoi offrire a tuo figlio uno spazio sicuro in cui possa aprirsi e parlare con te di ciò che prova, di come lo faccia sentire davvero frequentare questo tipo di amicizie. Potete creare dei momenti di dialogo sincero, autentico, in cui confrontarvi sul tema della solitudine e dei legami, con calma, affetto e comprensione reciproca. Potete cercare insieme nuove soluzioni da sperimentare, scegliere nuovi contesti da esplorare, con fiducia, apertura e curiosità. Non per risolvere rapidamente un problema che genera angoscia, ma per favorire una crescita più consapevole, mettersi alla prova e fare esperienza, attraverso successi e inevitabili momenti di difficoltà.

Accompagnarlo in questo percorso, con pazienza e presenza, può aiutarlo a costruire nel tempo relazioni più solide e un senso di sé più sicuro.

Un caro saluto,

Dott.ssa Giorgia Salvucci

Buongiorno,

è assolutamente comprensibile sentirsi angosciata nel vedere un figlio soffrire in questo modo. Le dinamiche adolescenziali sono spesso complesse e i ragazzi più sensibili faticano maggiormente a trovare il proprio spazio nel gruppo. Il fatto che suo figlio sia buono e tenda a giustificare chi lo tratta male può certamente essere espressione di una grande empatia, ma anche del bisogno di essere accettato o di una fragilità nell’autostima.

Concretamente potrebbe aiutarlo, innanzitutto provando a parlare con lui in modo aperto e non giudicante, validando il suo dolore, ma aiutandolo gradualmente a distinguere tra comprensione dell’altro e accettazione di comportamenti scorretti.

Poi magari cercando di rafforzare la sua autostima, valorizzando ciò che sa fare, ciò che gli piace e anche i piccoli successi quotidiani.

Inoltre direi di offrire occasioni nuove e protette di socializzazione, come ad esempio laboratori teatrali o musicali, corsi creativi, sport di squadra, scoutismo, dove il clima è spesso più inclusivo e cooperativo, o associazioni di volontariato per adolescenti, quest'ultimo potrebbe rappresentare un contesto positivo, in cui sentirsi utili, riconosciuti e incontrare coetanei con valori e sensibilità simili.

Se la sofferenza dovesse persistere o aumentare, potrebbe essere utile valutare un supporto psicologico per suo figlio, che lo aiuti a rafforzare l’immagine di sé e a sviluppare strumenti più efficaci per tutelarsi nelle relazioni.

Resto a disposizione,

Dott. Marco Di Bartolomeo 

Psicologo e Psicoterapeuta

Dott. Marco Di Bartolomeo

Dott. Marco Di Bartolomeo

Salerno

Il Dott. Marco Di Bartolomeo offre supporto psicologico anche online

Cara Maria Rosaria, capisco la situazione e la sofferenza che ne deriva; tutti in adolescenza abbiamo vissuto questi momenti di mancata accettazione o rifiuto da parte dei nostri coetanei. Questa considerazione, a mio parere, ci porta già a riflettere ed a considerare che prima di capire cosa possiamo fare, dobbiamo soffermarci su cosa sarebbe meglio non fare. In primis, eviterei di guardare il ragazzo cercando di capire se in lui c’è qualcosa che non va. I ragazzi avvertono questi pensieri da parte dei genitori, ne soffrono e li fanno propri. Del resto, nel caso di suo figlio, il comportamento errato è quello dei suoi (non) amici piuttosto che il suo. Cosa significa che è troppo buono con gli amici? Se vuole loro del bene è chiaro che sarà buono; se pensa che non gli sono abbastanza amici perché in lui c’è qualcosa che non va, allora potrebbe sentirsi in dovere di fare qualcosa per rimediare. Pertanto, a mio parere, prima di trovare delle soluzioni (nuove compagnie, volontariato, ecc.), occorre far sentire al sicuro il ragazzo, confermandogli che non c’è niente in lui che non va e valutando, se necessario, un percorso psicologico che possa aiutarlo a rinforzare la propria autostima. Lei, nel frattempo, provi a guardare suo figlio con ammirazione, perché la merita. Spero di esserle stato utile.