Gentile Mariarosaria,
Comprendo profondamente l’angoscia che provi per tuo figlio. Sta attraversando una fase della vita in cui socialmente ci si aspetta che un adolescente abbia un gruppo di amici con cui uscire, condividere esperienze e costruire legami significativi e duraturi. Tu, osservandolo dalla tua prospettiva adulta, cogli con chiarezza la distanza tra ciò che tuo figlio sta vivendo concretamente e ciò che sarebbe ideale vivesse. Questo può generare un forte senso di preoccupazione.
Molti ragazzi della sua età tendono a riunirsi in gruppo, per esplorare se stessi e il mondo attraverso le relazioni. Allo stesso tempo, è importante comprendere che la capacità di costruire legami autentici non è immediata e non é vissuta da tutti allo stesso modo, é soggettiva e matura gradualmente. In adolescenza, spesso le relazioni sono più fluide, talvolta superficiali, e non sempre rispecchiano il bisogno profondo di connessione autentica che noi adulti proviamo. Inoltre, la superficialità dei legami ed il senso di solitudine sono sentimenti che si provano a tutte le età. È importante accettarle e riconoscere che siano delle sfumature della nostra più ampia e ricca esperienza umana.
In questo momento, il tuo ruolo è prezioso: puoi offrire a tuo figlio uno spazio sicuro in cui possa aprirsi e parlare con te di ciò che prova, di come lo faccia sentire davvero frequentare questo tipo di amicizie. Potete creare dei momenti di dialogo sincero, autentico, in cui confrontarvi sul tema della solitudine e dei legami, con calma, affetto e comprensione reciproca. Potete cercare insieme nuove soluzioni da sperimentare, scegliere nuovi contesti da esplorare, con fiducia, apertura e curiosità. Non per risolvere rapidamente un problema che genera angoscia, ma per favorire una crescita più consapevole, mettersi alla prova e fare esperienza, attraverso successi e inevitabili momenti di difficoltà.
Accompagnarlo in questo percorso, con pazienza e presenza, può aiutarlo a costruire nel tempo relazioni più solide e un senso di sé più sicuro.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Salvucci