Lontananza dai figli per lavoro

Marco

Buon pomeriggio avrei bisogno di un consiglio. Ho due figli di 9 e 6 anni, in questo periodo sarò fuori per lavoro circa 6 mesi , secondo voi è meglio tornare più di una volta nell'arco dei sei mesi per un periodo breve di 6/7 giorni o una volta sola per un periodo più prolungato di 15/18 giorni? Grazie.

6 risposte degli esperti per questa domanda

Buon pomeriggio,
mi verrebbe da chiederle quale sia il reale quesito. Pura organizzazione come lei stesso ha scritto (e qui mi verrebbe da dire che sarebbe utile sia per lei che per la sua famiglia, discuterne con sua moglie/compagna) o una questione più educativa/affettiva (che sento più "a pelle") che mi porterebbe a chiederle cosa la preoccupa. IL fare la cosa giusta o quello che è giusto per i suoi bambini? Ha provato a coinvolgerli in questa scelta? A dirgli che "il papà li vorrebbe vedere sempre ma deve scegliere?".
Coinvolgere i bambini li aiuta ad accettare l'assenza anche più prolungata, è sicuramente faticoso emotivamente ma è utile a fargli gestire la lontananza che non è totale assenza.

Spero di esserle stata d'aiuto.
Cordiali saluti
dott.sa Ruggieri

Buon pomeriggio,
La ringrazio per aver condiviso il suo dubbio. È comprensibile chiedersi quale modalità possa essere più serena per i suoi figli durante un periodo di assenza prolungata. Ritorni brevi e frequenti possono aiutare a mantenere un contatto regolare e rassicurante, mentre un unico periodo più lungo consente di vivere momenti di vicinanza più concentrati. L’importante è che i bambini possano sentire la sua presenza e il suo affetto anche quando non è fisicamente con loro. Alcuni esempi concreti per mantenere il legame a distanza possono essere: telefonate o videochiamate quotidiane, messaggi o piccoli video di saluto, attività condivise a distanza come leggere insieme una storia o guardare lo stesso cartone, oppure preparare sorprese o lettere da aprire nei momenti di lontananza. Questi gesti aiutano i bambini a sentirsi vicini e sostenuti.
La saluto cordialmente.

Dott.ssa Rosella Floris

Dott.ssa Rosella Floris

Cagliari

La Dott.ssa Rosella Floris offre supporto psicologico anche online

Buon pomeriggio,

Per rispondere adeguatamente a questa domanda bisognerebbe conoscere meglio il vostro sistema familiare e soprattutto, in questo caso, i bisogni e i desideri di ognuno degli interessati. Cosa risulta più conveniente e auspicabile per lei? Cosa risulta più conveniente e auspicabile per chi resterà a prendersi cura dei bambini? E inoltre: è pensabile che venga chiesto il parere dei bambini stessi? Non essendo loro poi così piccoli, può essere importante coinvolgerli chiedendo il loro parere, chiedendo e aiutandoli a esprimere cosa sentono rispetto a quanto sta per avvenire e preparandoli sia ai momenti di distanza che a quelli di presenza.

Buon pomeriggio,
capisco bene il suo dubbio: quando ci sono i figli, ogni scelta legata all’assenza pesa emotivamente.

In generale, a 6 e 9 anni i bambini stanno meglio quando sentono che il genitore torna spesso, anche se per poco. I rientri più frequenti, pur brevi, aiutano a mantenere una continuità affettiva e rendono l’assenza meno lunga e meno “definitiva” nella loro percezione. Un unico rientro lungo può essere molto intenso, ma l’attesa iniziale e il distacco finale rischiano di essere più faticosi.

Naturalmente conta molto anche come si vive la distanza: contatti regolari, prevedibili, e un interesse autentico per la loro quotidianità fanno davvero la differenza.

In sintesi, se può scegliere, meglio più rientri brevi, sostenuti da una presenza emotiva costante. Questo tende a essere più rassicurante, soprattutto per il più piccolo. Rimango a disposizione, un saluto.

 Gloria Simoni

Gloria Simoni

Pistoia

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Gentile,

la domanda che pone è molto comprensibile, perché dietro non c’è solo un’organizzazione pratica, ma il desiderio di restare emotivamente presente per i suoi figli anche a distanza.

Con bambini di 6 e 9 anni, in genere la continuità conta più dell’eccezionalità. Rivederla più volte, anche per periodi brevi, aiuta a mantenere un senso di presenza, di “filo che non si spezza”, e rende l’assenza meno netta. Sapere che il genitore torna, anche se per pochi giorni, spesso è più rassicurante che aspettare a lungo un unico rientro.

Detto questo, non esiste una scelta giusta in assoluto. Dipende anche:

- da come i suoi figli vivono le separazioni,

- da quanto i distacchi ripetuti li agitano o, al contrario, li aiutano,

- da come lei stesso riesce a stare emotivamente nei saluti e nei nuovi distacchi.

Può essere utile chiedersi: per loro è più difficile aspettare tanto o salutarmi più volte?
A volte sono proprio i bambini, con i loro segnali, a far capire quale ritmo reggono meglio.

In ogni caso, qualunque scelta farà, ciò che farà davvero la differenza sarà la qualità del contatto: spiegare, rassicurare, mantenere piccoli rituali anche a distanza (una chiamata fissa, un messaggio vocale, un racconto della giornata). Questo aiuta molto più della durata in sé.

Sta già mostrando attenzione e sensibilità nel porsi il problema, e questo è un buon punto di partenza.

Un cordiale saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

Il Dott. Vincenzo Capretto offre supporto psicologico anche online

Credo che per avere abitudini e contatto sia meglio fare lo sforzo del "poco e spesso" ovvero poco ma spesso. Poco e di Qualità è il motto che si sono inventati tanti genitori che non hanno voglia di fare fatica perchè è molto faticoso farsi vedere spesso essendo lontani.