Mio fratello mi odia e crea conflitti in famiglia e sul lavoro?

Maria

Buongiorno, sono una donna di 30 anni, sono stata lontana da casa per studio e lavoro da diversi anni, e tra emergenza covid e precarietà varie, terminati gli studi, ho deciso di tornare a casa. Quasi subito ho cominciato a lavorare con i miei familiari, in quanto loro necessitavano di aiuto in attività e io avevo modo di acquisire nuove competenze pratiche. Negli ultimi periodi, però, mi sono accorta di non aver imparato molto e non appena sollevavo una qualsiasi osservazione riguardo il mio ruolo si creava una discussione e da qui un litigio. Parallelamente a questo, notavo che mio fratello mi "metteva in guardia" anche sui comportamenti di un nostro collega, parlandone male e dicendo che la mia crescita professionale è ostacolata da lui che non vuole che io cresca. Con questo mi ha portata ad affrontare una discussione con il collega, creando piccoli malumori, ma nonostante ciò ho avuto modo di chiarire e il rapporto con lui sembra essere migliorato e di conseguenza do meno retta a ciò che dice mio fratello su di lui. Ho notato che fa lo stesso anche tra altri colleghi, innescando non so quali altre discussioni. Di recente però, ho scoperto che mio fratello fa lo stesso "gioco" con mio padre, parlando male di me in mia assenza, dicendo a mio padre che io non posso più vivere in casa con miei genitori perchè li influenzo negativamente, inventando discussioni su cose che sa bene dare fastidio, convincendolo sul mio essere "poco utile" e alimentando lo scontro tra me e mio padre, tant'è che mio padre stenta a parlarmi. Mio fratello ha sempre avuto un buon modo di approcciarsi con miei genitori, soprattutto con mio padre, soprattutto grazie all'aspetto lavorativo e sa bene come "convincerlo", e in effetti molte volte è lui stesso a dirmi che sa come prenderlo e come convincerlo sulle cose. Sta di fatto che ad oggi mi ritrovo ad essere io quella "sbagliata" ai loro occhi, con un padre che non mi parla e mi considera una persona da evitare; un fratello che non perde occasione di creare discussioni contro di me in mia presenza e di continuarle in mia assenza, ricamandoci sopra fatti e parole mai dette. Altre volte parla male di mio padre con me cercando, a quanto pare, di farmi arrabbiare con lui e alimentare ulteriori discussioni tra noi due. A questo punto mi chiedo, è normale che un fratello si comporti in questo modo nei confronti di familiari? Come può avere così tanta influenza sulle persone da convincerle che io sia il problema? Come potrei disincastrarmi da questa "trappola"? non so più come comportarmi e inizio a pensare che forse sono davvero io il problema

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice

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Roma

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Buongiorno,

Tra le sue righe mi ha particolarmente colpita una domanda a cui lei stessa pare avere la chiave per rispondere: "Come può avere così tanta influenza sulle persone da convincerle che io sia il problema?"  E poco dopo lei stessa scrive: "inizio a pensare che forse sono davvero io il problema". Potrebbe darsi sia qui uno dei nodi principali: il fatto che sia lei ad essere convinta di "non aver imparato molto" "di essere il problema" di dover competere col collega, col fratello, col ruolo, forse per dimostrare qualcosa? Per l'approvazione paterna? Risalta inoltre il ruolo materno proprio perché non menzionato.  Sia chiaro sono solo congetture avrei senza dubbio bisogno del suo aiuto per venire a capo della questione insieme. Le posso dire che non è mai una persona "il problema", nè il collega, nè lei, nè suo fratello, nè suo padre, il problema sono le dinamiche relazionali piuttosto e gli incastri o "i giochi" come lei scrive che si vengono a creare. 

Le suggerirei di condividere il suo sentire il vivere in famiglia e la sua forza nel volerne venire a capo. Le suggerirei di rendere partecipe la sua famiglia, potrebbe scoprire risorse incredibili e accorgersi che lei stessa è una preziosa risorsa, quindi una terapia familiare.

Dott.ssa Chiara Piccolo

Dott.ssa Chiara Piccolo

Messina

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