Bambino che non parla all asilo

Giusy

Buongiorno, Vorrei un confronto, la maestra mi ha detto che mio figlio di 4 anni non comunica verbalmente né con le maestre né con i compagni, parla solo se strettamente necessario per i bisogni primari e basta. Anche con i bambini tende a stare con quelli che parlano pochissimo e si comprendono a gesti. A casa al contrario parla tanto, quando gli ho chiesto del motivo perché non parla all asilo la risposta è stata che ha paura. Ho cercato di spiegare che non deve averla, ma ho notato anche anche se si trova al parco ha paura a stare con gli altri bambini e preferisce stare da solo a giocare o con noi genitori/famigliari. La maestra consiglia di fare visita dal pedagogista, c è un modo per aiutarlo prima di portarlo? Grazie

9 risposte degli esperti per questa domanda

Salve... forse il bambino ha fatto esperienze negative con qualche sconosciuto... che nella prima fase di rapporti sociale lo sconosciuto può essere anche un parente ... io le consiglio di portarlo dallo psicologo dello sviluppo o dallo psicologo dell'educazione che le possono somministrare dei test e da lì si può capire dove ha imparato ad avere paura nelle relazioni sociali fuori dal cerchio famigliare

Gentile signora probabilmente suo figlio, presenta una sintomatologia di ansia relazionale coi pari.

Sarebbe meglio che fosse visto da una psicologa infantile, più che una pedagogista. 
Saluti 

dott.ssa Di Caro Flavia 

Buongiorno, sarebbe necessario avere maggiori informazioni per poterle dare una risposta. Se vuole possiamo fissare un incontro per parlarne.

Guerra GC

Buongiorno. Prima di capire come aiutarlo sarebbe meglio capire l'origine di questa difficoltà. Come specialista in prima battuta sceglierei il neuropsichiatra infantile piuttosto che un pedagogista. Nel caso sarà lo o la specialista ad indirizzarla verso l'intervento più adatto se ve ne fosse bisogno. Può rivolgersi nel pubblico alla UONPIA della sua zona. 

Gentile Giusy,

È molto comprensibile che tu sia preoccupata: quando un bambino parla normalmente a casa ma si blocca all’asilo o nei contesti sociali, spesso non è un problema di linguaggio ma di paura, timidezza intensa o una forma di ansia che lo porta a chiudersi. Il fatto che lui ti abbia detto chiaramente “ho paura” è un segnale importante: non è opposizione, non è capriccio, è un’emozione che in quel contesto lo sovrasta e lo porta a proteggersi smettendo di parlare.

Molti bambini di questa età funzionano così: a casa sono sciolti, vivaci, comunicativi, mentre fuori si irrigidiscono, osservano molto, scelgono compagni tranquilli o che parlano poco, evitano gruppi numerosi e preferiscono stare con i genitori. Non significa che ci sia qualcosa di “rotto”, ma che il suo sistema emotivo ha bisogno di sicurezza prima di aprirsi. La maestra ha fatto bene a suggerire un confronto con un pedagogista: non è un allarme, è un modo per intervenire presto e con delicatezza.

Nel frattempo puoi aiutarlo in piccoli modi molto concreti: non dirgli che “non deve avere paura”, perché rischia di sentirsi sbagliato; meglio riconoscere ciò che prova e rassicurarlo che insieme troverete un modo per farlo stare meglio. Evita di chiedergli ogni giorno se ha parlato, perché aumenta la pressione. A casa potete giocare a “fare la scuola” con pupazzi o personaggi, così lui può esprimere ciò che vive in modo indiretto. Al parco privilegia incontri con un solo bambino alla volta, non gruppi grandi. E chiedi alle maestre di coinvolgerlo in attività non verbali, senza aspettarsi che parli subito.

Un professionista potrà aiutarvi a capire se si tratta di timidezza marcata, ansia sociale o mutismo selettivo, e soprattutto come accompagnarlo senza forzarlo. Se vuoi, posso aiutarti a capire quali segnali osservare nei prossimi giorni per capire meglio come si muove la sua paura.

Un abbraccio 

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica - del Lavoro

Organizzazioni - Risorse Umane

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Perugia

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Buongiorno Giusy,
talvolta capita che alcuni contesti sociali possano creare un sentimenti di paura in alcuni bambini, magari più sensibili di altri su determinati aspetti relazionali.
Credo sia sicuramente importante far sentire suo figlio accolto e compreso. come genitore sicuramente è importante spiegare che "non deve avere paura" o che non ne ha motivo, sperando che questo possa far capire al bambino che è al sicuro in realtà.
Tuttavia quello che con i bambini funziona maggiormente in assoluto è quando il genitore si pone in una condizione di ascolto, curioso, caldo emotivamente, senza la fretta di dover risolvere tutto e subito, sempre "validante" di quello che è il sentire del proprio figlio.. nel senso, è comprensibile che lui abbia paura in quella situazione, perchè evidentemente "sente" a livello corporeo, di pelle, che lì non è del tutto al sicuro, ha creato alcuni significati rispetto a quel luogo che non lo fanno sentire al sicuro.
Questo può succedere per molti motivi diversi, da una interazione singola a cui il bambino ha dato un certo significato perchè si è sentito in un certo modo, alla modalità di interazione reiterata da parte di un adulto o un compagno. questi sono solamente alcuni esempi.
Credo sia importante contattare un Centro della sua zona in modo tale da confrontarsi con diverse figure professionali, in quanto a 4 anni il bambino è ancora piccolino ma può affacciarsi a diversi percorsi, sia di neuropsicomotricità, o di psicologia dell'età evolutiva. riguardo l'aspetto pedagogico non sono del tutto sicura che in questo specifico caso che descrive sia l'opzione più "adatta", ma sarebbe interessante rivolgersi ad un Centro in cui ci siano anche pedagogisti oltre che psicologi e neuropsicomotricisti in modo tale da scegliere il percorso migliore di comune accordo.
Buon proseguimento,

Dott.ssa Crivaro Nicole

Buongiorno Giusy, capisco la preoccupazione che può nascere quando una maestra ci restituisce un’immagine così diversa da quella che vediamo a casa. È destabilizzante sentire che il proprio bambino, che tra le mura domestiche parla, racconta, fa domande, fuori invece si chiude e quasi non usa le parole.
Parto da una cosa importante: il fatto che a casa parli tanto è un segnale molto positivo. Significa che il linguaggio c’è, che le competenze comunicative ci sono. Quello che cambia non è la capacità, ma il contesto emotivo.
Quando suo figlio dice che ha paura, sta dando un’informazione preziosa. A quattro anni la parola “paura” può significare tante cose: timore di sbagliare, di essere osservato, di non sentirsi sicuro, di non sapere cosa aspettarsi dagli altri bambini, oppure semplicemente sentirsi sopraffatto in un ambiente più grande e rumoroso.
Alcuni bambini hanno un temperamento più cauto. Hanno bisogno di più tempo per sentirsi al sicuro fuori dalla “base protetta” che è la famiglia. Non è una colpa e non è qualcosa che si risolve dicendo “non devi avere paura”. La paura non si spegne con una spiegazione logica; si scioglie quando il bambino sente che può affrontare la situazione a piccoli passi, senza pressione.

Ci sono alcune cose che potete fare già da ora:

Validare la sua emozione.
Invece di rassicurarlo dicendo che non deve avere paura, può dirgli:
“Capisco che all’asilo ti senti un po’ spaventato. Dev’essere difficile.”
Quando un bambino si sente capito, l’emozione perde intensità.

Non forzarlo a parlare.
Se percepisce aspettativa o pressione (“Devi parlare con la maestra”, “Perché non parli?”), l’ansia può aumentare. Meglio trasmettergli l’idea che può prendersi il suo tempo.

Allenamento graduale alle situazioni sociali.
Piuttosto che il parco affollato, può essere utile organizzare incontri con un solo bambino, in un ambiente tranquillo, magari a casa vostra. Le relazioni uno-a-uno sono più gestibili.

Gioco simbolico sulla paura.
Attraverso pupazzi o storie inventate: “C’era un coniglietto che a scuola non parlava…” I bambini spesso raccontano di sé in modo indiretto.

Riti di sicurezza.
Un piccolo oggetto nel taschino, un saluto speciale al mattino, una frase “segreta” tra voi due. Piccole ancore aiutano a sentirsi meno soli.

È importante anche osservare una cosa: il fatto che tenda a stare con bambini che parlano poco e comunicano a gesti suggerisce che cerca ambienti dove non si sente esposto. Non è isolamento totale, è una modalità di protezione.
Rispetto al consiglio della maestra: non lo legga come un allarme, ma come una possibilità di avere uno sguardo in più. Un pedagogista (o uno psicologo dell’età evolutiva) non è “l’ultimo passo”, è uno spazio di confronto che può aiutarvi a capire meglio cosa sta succedendo e come accompagnarlo nel modo più sereno possibile.
La cosa fondamentale è questa: se a casa è sereno, affettuoso, comunicativo, se il linguaggio è presente, non stiamo parlando di un bambino che “non sa” parlare. Stiamo parlando di un bambino che in alcuni contesti si sente insicuro.
E l’insicurezza, a quattro anni, è qualcosa che si può lavorare con calma, pazienza e senza etichette.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buongiorno signora,

quello che sta raccontando sembra mutismo selettivo, che è un disturbo d'ansia che si presenta nei bambini. E' fondamentale in questo momento non forzare il bambino a parlare, non sgridarlo e non forzarlo a parlare nelle situazioni pubbliche. E' molto importante che si possano creare delle situazioni in cui il bambino dialoga serenamente, permettergli di sperimentarsi in contesti sicuri. 

Un percorso pedagogico può essere utile per voi genitori, così da avere strategie educative per gestire questo disturbo complesso, mentre per il bambino è importante una presa in carico psicologica, così che si possa lavorare su quest'ansia, comprenderne i fattori e risolverlo. 

Resto a disposizione,

Cordialmente,

dott.ssa Elisa Scaramella

Gentile mamma, sarebbe utile sapere se si tratta per il suo bambino del primo anno di scuola materna, in tal caso sarebbe probabilmente utile un inserimento graduale.

Oppure se sia cambiata la maestra d'asilo e il bambino  potrebbe avere qualche difficoltà con la nuova insegnante, o ancora se si senta escluso da un bambino con cui andava d accordo in particolare l'anno prima .

Consiglio di parlare con le maestre per saperne di piu parlando con le maestre d'asilo

Dott.ssa Paola Federici, Psicologa Psicoterspeuta