Separazione

Mi sto separando con bimbo di 1 anno

Jessica

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Buonasera scrivo perché mi sto separando, ho un bimbo di appena un anno, e già da 6 mesi che il rapporto va male con il marito. Sono avvilita, mai avrei pensato che ciò potesse accadere, abbiamo passato l'anno di gravidanza bellissimo e avere un bimbo era il nostro desiderio. Dal lockdown di marzo scorso mio marito ha iniziato ad essere aggressivo nei miei confronti e a contraddirmi su tutte le cose che riguardavano il bimbo. Premetto che da mesi soffro di una tendinite alle braccia e questo mi ha portato a chiedere il suo aiuto per la gestione del bimbo. Per l'aggressivita ho scritto a sua madre che dalla Calabria é salita in veneto, ed in 20 giorni qui , a giugno, ha partecipato a buttare all'aria il matrimonio, solo difendendo suo figlio, e vedendo di me solo i lati negativi, potenziando la cattiveria nei miei confronti. Dall'aggressività ho deciso di andare da un avvocato per la separazione, per tutelare me e il bimbo. Nei mesi successivi sono intervenuti 2 volte i carabinieri a casa perché lui urlava e perdeva l'autocontrollo. L'ho denunciato 1 mese fa. Una situazione per me surreale, sono un'insegnante, ho 30 anni di mutuo per la casa, e soprattutto sono una neomamma e mai avrei voluto ciò. Ho una grandissima delusione, non credo di avermi meritato tutto questo, non credo che l'amore con mio marito fosse finito, non capisco cosa gli sia successo, forse ha problemi psicologici, forse non é portato per la famiglia, e sicuramente é succube della madre. Anche se aggredita, ho cercato di parlargli con calma, ma aveva solo tanta rabbia, come ora. Avrei voluto un chiarimento da lui, ma non riesce ad essere civile e questa cosa me la porto avanti perché non capisco cosa sia successo. Vorrei una risposta, almeno mi calmerei. Puo avere una donna? Non lo so. Ora sono sola, a vivere in una casa dove non sono mai stata bene perché non vado d'accordo con i vicini, preoccupata per il lavoro perché sono una precaria e a crescere questo piccolo bimbo che meritava tutt'altro. Sono preoccupata perché non mi rifarò facilmente una vita sociale, e non so se potrò avere le energie per affrontare tutto cio. Tutto ciò infatti mi sembra un incubo, non dormo la notte dai pensieri, ne sto risentendo di salute, mai avrei voluto questo.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve giovane mamma e signora, la prima cosa che le consiglio di fare è mettersi in “sicurezza” insieme al proprio figlio, sicurezza dalle reazioni aggressive del proprio partner. Per questo si rivolga ad un avvocato penalista contattando un centro antiviolenza del proprio territorio.


All’interno del centro antiviolenza troverà anche un sostegno psicologico e sociale per affrontare personalmente gli episodi traumatici che sta vivendo per riprendere con dignità, energia e motivazione il ruolo di madre, le relazioni sociali e la propria professionalità.


Inoltre per quanto riguardo le motivazioni, le origini, dei comportamenti aggressivi improvvisi del partner possono essere molteplici e varie sia a livello individuale che sociali nonché riguardo ai vissuti riportati dalla sua famiglia di origine.


Cordiali saluti


Dott.ssa Maria Zampiron

La sua situazione è complessa e prendere una decisione non è facile. Lei si trova in una matassa ingrovigliata e c'è bisogno di trovarne il bandolo, possibilmente senza prendere decisioni azzardate. Non dice nulla sul desiderio di paternità di suo marito, della condizione economica e esistenziale di lui , della rete familiare su cui lei potrebbe appoggiarsi. Provi a proporre a suo marito un trattamento di coppia o di coppia genitoriale per trovare un terapeuta che possa aiutare lei o entrambi a trovare il bandolo della matassa.

Gentilissima Jessica,


purtroppo alcuni uomini - o eterni bambini - vanno in crisi ("si scompensano") al momento di dover perdere il loro ruolo di eterni figli per indossare i panni dei padri. Forse potrebbe essere il caso di suo marito; e proprio in quest'ottica potrebbe essere letto il tentativo di richiamare a sé la propria madre, capace di farlo sentire ancora "figlio". Purtroppo, se così fosse, è difficile pensare che ques'uomo possa avere uno sviluppo positivo, anche perché solitamente la violenza chiama altra violenza e statisticamente è probabile che diventi sempre più grave. Se desidera un appoggio nell'affrontare il salutare percorso divorzile che ha già giustamente iniziato, si senta libera di consultarmi (io ricevo ad Albignasego). Le porgo nel frattempo e in ogni caso i miei più cordiali in bocca al lupo per questa situazione.


Dott. Andrea Napolitano

Buongiorno, 


solitamente un figlio in una coppia va a "mettere in crisi" quelle che sono le certezze del momento e il ruolo di genitori è un ruolo solitamente nuovo e mai sperimentato, che richiede di "rinegoziore" le vostre posizioni. 


vi consiglio un percorso di coppia, sopratutto come genitori per poter comprendere quale è il vostro progetto con vostro figlio, nel lungo periodo e le consiglio un percorso di sostegno per poter affrontare al meglio il momento e la difficoltà del momento 


resto a disposizione per chiarimenti


Dott.ssa Marchetto Christina 

Buongiorno Jessica,


dalla Sua lettera si percepisce tutto il dolore e anche l'incredulità per ciò che Le sta accadendo.


Nonostante i tempi abbreviati, una separazione non è mai indolore, dietro si nasconde un dolore multiplo fatto di disillusione, rabbia, perdita, solitudine, desiderio di vendetta.


Spesso l’idea della perdita, del fallimento prendono il sopravvento sulle possibilità di pensare al cambiamento, il futuro può apparire vuoto, la domanda da parte di chi subisce la separazione, ma anche di chi la promuove è racchiusa semplicemente in un avverbio: “perché”, che costringe ad una revisione della propria storia coniugale, di quel “patto sacro” che in qualche modo è stato rotto. Immancabilmente si vede tutto nero, tutto brutto, niente del precedente rapporto viene salvato, tutto è visto solo come “inferno”.


In molte situazioni, accade che il conflitto coniugale, doloroso ed insostenibile si trasforma in una vera e propria guerra, in cui c’è sempre un vincitore ed un perdente. Diceva Ghandi: “Laddove c’è un perdente la guerra non è mai finita?” ed è purtroppo in questa contesto che si inserisce la logica perversa delle separazioni estenuanti. Una soluzione alternativa a quella della forza dei conflitti familiari, è data dalla mediazione familiare (introdotta con la legge Paniz), che garantisce ai coniugi-genitori un sostegno per affrontare il fallimento di quel progetto comune che un tempo avevano condiviso. Mediare vuole dire evitare conflitti eccessivi, assicurare un futuro il più possibile sereno ai bambini, vuol dire prendere consapevolezza, uscire dalla morsa del perché, superare il senso di colpa e anche prendere accordi precisi sulla gestione per evitare “sorprese”, con particolare riguardo per i figli, perchè anche se non si è più coniugi si è genitori per sempre!.


La Mediazione Familiare è un intervento ancora poco conosciuto,di sostegno alla famiglia, in situazione di crisi, di conflitto, con volontà di separazione e/o divorzio.


Il percorso è guidato da un professionista (anche psicologa nel mio caso), che come terzo neutrale, aiuta la coppia/i genitori nel processo di riorganizzazione delle relazioni familiari, tenendo in considerazione i bisogni di ogni membro della famiglia, con particolare riguardo per i figli. Nei primi incontri, solo nei primi 3 c'è uno sguardo sul passato, per rispondere alla domanda perche? Che è quella domanda che Lei si sta ponendo, e che da quanto scrive “come un tarlo sta scavando dentro”.


Poi la coppia è accompagnata a discutere ed a trovare gli accordi, secondo l’ottica vincentevincente, dove nessuno dei due vince ai danni dell’altro, per:


✦ la modalità di comunicazione dell’evento separativo ai figli;


✦ l’affidamento dei figli e la continuità/responsabilità genitoriale;


✦ l’analisi dei bisogni di genitori e figli;


✦ il calendario delle visite dei genitori;


✦ aspetti economici e patrimoniali (la divisione delle proprietà comuni, l’assegno di mantenimento, gli alimenti, ecc.).



Il percorso si struttura in una serie di incontri, individuali e di coppia (concordati nel numero e nella scadenza con la famiglia stessa). In caso di separazione o divorzio gli incontri possono essere da uno ad un massimo di 12, il fine è quello di redigere, attraverso un percorso di negoziazioni a tappe, un documento d’accordo con i coniugi, che presenteranno poi ai propri avvocati o in alternativa al legale che collabora con il mio studio, e infine al giudice per la necessaria ratifica ufficiale… nella consapevolezza del non essere più coppia e, allo stesso tempo, rimanere per sempre genitori.


Potrebbe provare a vedere se nella Sua zona viene effettuata la Mediazione nei distretti (mi sembra ci sia qualcosa verso  Camin) oppure in alternativa se vuole può contattarmi privatamente.


La saluto cordialmente.


dr. Germi Sabrina 

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