Distacco figlia undicenne dopo separazione decisa da me

Alessia

Salve, sono una donna di 46 anni, da fine agosto separata di fatto dal mio ex marito e con una bambina/ragazza di 11 anni. La separazione è un po’ anomala, decisa da me dopo anni di insoddisfazione, di matrimonio scritto ma in realtà di vita passata da sola ad occuparmi di tutto. Lo spintone per prendere questa decisione è stato l’incontro con il mio attuale compagno.

Purtroppo ad aggravare la situazione c’erano questioni relative alla casa in cui vivevamo, di proprietà della mia ex suocera, che non mi hanno consentito di rimanere lì con la bambina (non sto qui a spiegare di più perché non è questo il fulcro). Sono stata gentilmente invitata ad andare via ma, vivendo con un altro uomo (non avevo soldi per potermi permettere un alloggio da sola), non potevo prelevare mia figlia e portarla con me, con il dolore nel cuore.

Il problema è questo: la bambina dovrebbe stare con me nei modi e nei tempi che stiamo decidendo con gli avvocati, ma spesso e volentieri accampa scuse, mal di pancia, impegni pur di non venire. Spesso viene con me a casa (il mio compagno, dopo una prima parentesi in cui si era palesato, ha deciso di non farsi mai trovare) e decide di andare via prima; stessa cosa ha fatto a casa del nonno in questo periodo di feste, costringendomi a rientrare.

Prima facevamo tutto insieme, lei era sempre con me, il padre non usciva mai con noi. Ora lei è manipolata dal papà, che le ha messo in testa che la causa dell’accaduto è il mio compagno, senza prendersi le responsabilità di una sua assenza da tutti i punti di vista (da anni non mi sfiorava); quindi lei va in protezione e la casa dove vivo è vista come il male. Ovviamente non vuole venire a dormire.

Ho il dolore nel cuore, non dormo più, mi sento rifiutata da lei anche se lei continua a dirmi che ci vediamo. A lei probabilmente basta questo. Va in protezione del padre, vede le ingiustizie solo quando riguardano lui, io invece posso tranquillamente prendere e portare a casa qualsiasi dolore. A volte perdo la pazienza perché le parlo, le spiego e non capisce e io soffro.

Su consiglio di tutti ora sto cercando di non forzarla, anche se gli accordi per vederla magari sono altri, perché otterrei l’effetto contrario. Ma come si può sopravvivere al dolore? Quando potrò passare del tempo tranquillo con lei, compreso di notte, visto che dall’altra parte c’è rabbia e nessuna collaborazione? E per di più nessun dialogo?

Lei avrebbe bisogno di un sostegno psicologico (anche se lei dice di no) e lui non collabora con me per far sì che questo avvenga, perché dice che con lui balla e canta. Fondamentalmente per lei, rimanendo in quella casa, non è cambiato nulla: mi vede in tempi differenti e il posto dove si trova è lo stesso. Venendo da me si sveglia dal sonno a cui il padre la sta abituando, concedendo anche molte libertà e molti vizi. Meglio il paese dei balocchi che situazioni in cui si fanno spesso discorsi seri.

Io le dico che ci sono sempre, che il momento è difficile e che tutti stiamo soffrendo, soprattutto che lei in me troverà sempre un porto sicuro. Come devo fare per farla avvicinare di nuovo a me e farle capire che io non l’ho abbandonata? Le ho detto che se lei vuole bene a me e al padre deve capire che la persona che è accanto a me è quella che ora mi fa stare bene e che un domani magari l’avrà anche il papà.

Sto andando in terapia ma al momento non ho avuto grossi consigli in tal senso. Spero di trovarne qui.

11 risposte degli esperti per questa domanda

Signora buongiorno, sarò molto breve nella risposta poiché conoscono bene queste situazioni purtroppo piuttosto diffuse. Se la figlia per ora non si trova molto a suo agio quando é con Lei le cause possono essere diverse quindi ci vuole tempo per poterle capire ed affrontare in modo adeguato.. Per prima cosa direi che non é neanche un anno che Lei vive separata ed ha fatto subito conoscere il nuovo compagno alla ragazza, senza darle sufficiente tempo di metabolizzare/elaborare la separazione dei genitori che ha sempre un effetto molto doloroso sui figli!! Quindi concordo con chi Le consiglia di non insistere per ora lasciando aperta la Sua disponibilità a vederla in qualsiasi momento!! Ci vuole tanto tempo per i ragazzi a comprendere le conflittuali e contorte dinamiche emotivo/affettive specialmente quelle degli adulti.  Signora deve pazientare e visto che é già in psicoterapia si affidi al/alla psicologo/a  e vedrà che insieme troverete la giusta strada per una affettuosa e serena relazione genitore-figlia. La saluto cordialmente-

Evitando qualunque tipo di schieramento già abbondantemente gestito da professionisti che gestiscono questa separazione/divorzio ricordi che il fulcro della questione è il minore, in uno stato di attuale sofferenza a tale situazione. Glissiamo giudizi morali ed economici e ricordi che il minore è sempre legato al genitore, anche il peggiore. Abbia pazienza, perché questo distacco è momentaneo e contestuale e prima o poi finirà...

Gentile Signora, forse serve del tempo per poter interiorizzare la consapevolezza su cui si erge il rapporto con Sua figlia. Utile praticare gruppi esperienziali e regolazione emotiva, al fine di acquisire le giuste modalità di comunicazione. Mi rendo disponibile. Un abbraccio.

Dott.ssa Sara Sciabordi 

Dott.ssa Sara Sciabordi

Dott.ssa Sara Sciabordi

Roma

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Gentile donna di46 anni,

Anche sua figlia ha bisogno di essere aiutata per accettare la vostra separazione. La separazione del genitori è un forte trauma per i figli w vanno aiutati. Cerchi di ascoltarla attentamente rispetto ai suoi bisogni, al bisogni di sua figlia e se accettasse anche l'aiuto da una psicoterapeuta, sarebbe ottimo..

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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Buonasera, immagino che la collega o il collega da cui va in terapia abbia già proposto una terapia familiare o un incontro col suo ex marito per avere dei rapporti quantomeno civili.

Riguardo il rapporto con sua figlia il primo passo è quello di uscire dalle dinamiche di colpevolizzazione "fa così a causa del padre" e assumersi le proprie responsabilità. Sua figlia ha il diritto di essere in collera con lei e va rispettata nelle sue emozioni. Sta a noi adulti comprendere, smettere di incolpare gli altri o noi stessi e iniziare ad assumerci le proprie responsabilità. Solo così sua figlia tornerà ad avere un rapporto sincero con lei.
In bocca al lupo 

Cara Alessia
quello che stai vivendo è un dolore reale e profondo, e non ha nulla a che fare con l’essere una “madre che sbaglia”: tua figlia sta reagendo a una frattura importante cercando sicurezza dove il cambiamento è minore. A 11 anni non ha gli strumenti emotivi per tenere insieme la complessità degli adulti, né per reggere il conflitto di lealtà; per questo si rifugia nella casa “di prima” e, in modo difensivo, prende la posizione del genitore che percepisce come più fragile o più arrabbiato. Per proteggersi sceglie la soluzione che le costa meno angoscia, cioè restare dove tutto sembra uguale a prima e dove non deve sentire il conflitto, la perdita, il cambiamento. Non è un rifiuto di te come madre, ma una strategia di sopravvivenza emotiva.
È molto importante però una cosa: non puoi forzarla a capire, né convincerla con spiegazioni razionali. Più cerchi di spiegare, più lei si sente tirata da una parte, e più si irrigidisce. Il messaggio che funziona non è “capiscimi”, ma “non ti chiedo di scegliere”. Continuare a esserci in modo prevedibile, caldo e non rivendicativo anche se per ora solo di giorno, anche se poco è ciò che nel tempo ricostruisce il legame. La notte, il dormire insieme, la serenità verranno dopo: ora lei ha bisogno di sentire che la relazione con te non è a rischio, anche se lei si allontana.
Un punto cruciale riguarda te: stai portando un carico emotivo enorme e stai chiedendo a tua figlia, senza volerlo, di alleviare il tuo dolore. Questo la mette in difficoltà. Il lavoro più urgente è che tu possa avere uno spazio (terapeutico e personale) dove reggere il tuo senso di rifiuto, la rabbia e l’ingiustizia, senza riversarli su di lei. Sul piano pratico, il sostegno psicologico per tua figlia sarebbe molto utile, ma non può essere imposto: spesso è più efficace partire da una consulenza genitoriale per te, che indirettamente aiuta anche lei.
Non puoi controllare cosa fa il padre, né cosa pensa tua figlia oggi. Puoi però controllare una cosa fondamentale: rimanere una base sicura, senza competere, senza spiegarti troppo, senza sminuire l’altro genitore e .... divertiti! Fate qualcosa di bello e divertente insieme, (andate al cinema, dipingete, fate una passeggiata a cavallo o qualsiasi cosa possa essere fattibile e divertente per entrambe) create nuovi ricordi insieme facendo esperienze che possano farvi entrare in una nuova sintonia che riguarda voi, non la separazione, non suo padre, se il discorso esce da lei ben venga sennò pensa a stare bene. I figli tornano dove non devono difendere nessuno e non devono fare da adulti. Questo richiede tempo, ma il legame non è perso. È in pausa difensiva.
Con affetto
Dott.ssa Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Bergamo

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Gentile,

dal modo in cui scrive si sente un dolore molto profondo, fatto non solo della separazione, ma soprattutto della sensazione di essere diventata “perdibile” agli occhi di sua figlia. Questo è uno dei vissuti più duri per un genitore, e non va minimizzato.

Quello che sta accadendo a sua figlia, però, va letto prima di tutto dalla sua età e dalla situazione che ha vissuto. A 11 anni non si hanno ancora gli strumenti per tenere insieme più verità: il dolore della separazione, la rabbia verso il cambiamento, il bisogno di proteggere il genitore che percepisce come più fragile o più minacciato. In questi casi i bambini non “scelgono” davvero, ma si rifugiano dove sentono meno conflitto interno. Non perché l’altro genitore valga meno, ma perché fa più male.

Il suo rifiuto di venire da lei, il mal di pancia, la voglia di tornare indietro prima, non parlano di disamore. Parlano di un conflitto di lealtà molto forte: volerle bene e allo stesso tempo sentire che farlo significa tradire il padre o mettere in discussione l’equilibrio che lì, almeno in apparenza, è rimasto uguale. È una posizione emotivamente troppo pesante per una bambina.

Lei chiede come sopravvivere a questo dolore. La risposta, per quanto difficile, è che questo è un tempo da attraversare, non da risolvere subito. Forzarla ora, anche se legittimata da accordi o diritti, rischierebbe di fissare ancora di più l’idea che stare con lei significhi “stare male”. Sta facendo bene, anche se le costa moltissimo, a non insistere.

La domanda “quando potrò passare del tempo sereno con lei, anche di notte?” non ha una data, ma ha una condizione: quando sua figlia sentirà che può volerle bene senza dover scegliere, senza dover proteggere qualcuno, senza dover essere forte al posto degli adulti. Questo non si ottiene spiegando, convincendo o difendendosi, ma restando una presenza affidabile, coerente, non rivendicativa.

Lei sta già facendo qualcosa di molto importante quando le dice che ci sarà sempre e che non l’ha abbandonata. Forse, in questo momento, più che parlare del suo compagno o chiedere comprensione, è utile continuare a trasmettere un messaggio semplice e costante:
“puoi venire quando te la senti, io resto qui”.

Rispetto al sostegno psicologico: è vero, sua figlia potrebbe trarne beneficio. Ma senza una minima collaborazione dall’altro genitore, rischia di diventare un altro campo di battaglia. Intanto, il fatto che lei stessa sia in terapia è fondamentale. Non tanto per “aggiustare” la situazione, ma per non restare sola con questo dolore e per trovare il modo di reggere senza spezzarsi o reagire con rabbia quando la sofferenza diventa insopportabile.

Non si giudichi per i momenti in cui perde la pazienza: sono il segno di quanto ama sua figlia, non di quanto stia sbagliando. Ma continui a lavorare, anche in terapia, su come proteggere sé stessa mentre aspetta che questo legame possa riavvicinarsi.

Sua figlia non l’ha cancellata. Si è solo rifugiata dove, oggi, sente meno tempesta. Il suo compito, ora, non è convincerla, ma restare un porto che non scompare, anche quando non viene scelto subito.

Un caro saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

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Cara Alessia, 

la sensazione di rifiuto da parte di tua figlia, l’insonnia, l’impotenza, sono reazioni comuni quando una separazione comporta cambi di casa e tensioni tra i genitori. In questa fase, però, è importante leggere i suoi “no” non come mancanza d’amore, ma come strategia di protezione: a 11 anni molti ragazzi reagiscono così quando sentono instabilità o conflitto di lealtà (“se sto con mamma tradisco papà”).

In concreto, quello che puoi fare:

  1. Non forzare, ma essere costante.
    Meglio incontri brevi e regolari (anche 1 ora) che lunghe permanenze piene di tensione. L’obiettivo ora è ricostruire sicurezza, non “convincerla”.

  2. Riduci le spiegazioni e aumenta il contenimento.
    Quando lei è in difesa, i ragionamenti non entrano. Funziona di più dire poche frasi sempre uguali: “Capisco che per te è difficile. Non devi scegliere tra me e papà. Io ci sono e faremo un passo alla volta.”

  1. Casa tua deve diventare un posto prevedibile e leggero.
    All’inizio attività semplici (passeggiata, gelato, film breve), zero “discorsi seri”. La serenità è la cura principale. Poi gradualmente: cena → sera → routine pre-nanna → una notte.

  2. Evita lo scontro con il padre davanti a lei.
    Anche se senti manipolazione, parlare male dell’altro genitore aumenta la sua chiusura. Con il papà usa comunicazioni brevi e neutre, solo organizzative (meglio scritte).

  3. Supporto psicologico: si può iniziare da te.
    Se lei dice “non mi serve” e il padre ostacola, puoi fare consulenza genitoriale con uno psicologo dell’età evolutiva: è già un intervento efficace per aiutarla indirettamente. Quando sarà meno in difesa, accetterà più facilmente anche un colloquio suo.

Sul dolore tuo: non devi sopportarlo da sola. In terapia chiedi esplicitamente strumenti pratici per: gestione dell’ansia, comunicazione con tua figlia e strategie nei rifiuti. Se l’insonnia è forte e persistente, valuta anche un supporto medico temporaneo se vuoi, però accompagnato da psicoterapia. 

Il punto chiave è questo: tua figlia non sta scegliendo “contro di te”, sta cercando di non soffrire, di trovare un suo equilibrio in una situazione familiare difficile. Con coerenza, calma e gradualità, si otterranno risultati. Ci vuole tanta pazienza e tanto amore. 

Charbel. 

 

Dott. Charbel Farah

Dott. Charbel Farah

Roma

Il Dott. Charbel Farah offre supporto psicologico anche online

Salve... è una questione abbastanza complicata le consiglio di farsi aiutare se vuole trovare un equilibrio nel rapporto con la figlia e con il padre della figlia il matrimonio finisce ma genitori si rimane per sempre ...

Gentile Alessia, certamente è un periodo difficile e la situazione è molto dolorosa, allontanarsi dalla figlia e vedere il suo distacco. Sì, meglio non forzarla ma lei può sempre esprimere il suo desiderio di stare insieme a lei,  senza parlare di colpe o degli altri soggetti coinvolti. Punti solo sul vostro dialogo e rapporto, cerchi cose da fare insieme fuori casa, condivida gli interessi di sua figlia. Sua figlia ha bisogno di tempo per capire come adattarsi ai cambiamenti, oltre a quelli  che da adolescente sta vivendo. Ricordi che una madre non è sostituibile, che ha sempre una grande funzione protettiva e consolatoria, e che un abbraccio fa sempre bene anche quando sembra poco gradito. Le auguro forza e pazienza. 

Salve, sarebbe molto utile per lei incontrare uno psicologo insieme a sua figlia. Spesso emergono difficoltà nei ragazzi che sono difficili da interpretare da soli. Non esistono comportamenti standard da attuare con i ragazzi, per questo è sicuramente più positivo incontrarvi insieme, proprio per capire di più cosa è meglio per entrambe.