Violenza sui bambini

Ho subito violenze in parte fisiche ma soprattutto emotive da mio padre

Natan

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Non so a quale categoria appartenga la mia domanda ma provo qui. Da piccolo ho subito violenze in parte fisiche ma soprattutto emotive da mio padre. Ho sempre sentito la responsabilità di proteggere mia sorella più piccola e mia madre. Non ho mai avuto una figura di riferimento maschile. Ora a quasi 32 anni mi ritrovo ad aver tentato il suicidio che per poco non è riuscito, giusto un paio di settimane fa. Sento il bisogno disperato di una figura maschile che a volte prende sfumature romantiche, che però finiscono solo per farmi stare peggio perché non voglio una relazione omosessuale e allo stesso tempo non sano le mie vere ferite, non risolvo le vere cause del mio male. Vedo le donne come esseri indifesi e da proteggere e non sopporto vedere un uomo con una donna, percepisco questo rapporto come una violenza e mi ritrovo estraniato da tutti, almeno così mi sento, nonostante sia una persona socievole. Non riesco a smettere di pensare al suicidio e non so a chi rivolgermi. Sto provando un po' di tutto, almeno su internet per adesso. Non mi trovo in Italia e non posso vedere uno psicologo qui. Sono volontario in un paese povero. Ringrazio per qualsiasi informazione

11 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro Natan,

si capisce che ha sofferto molto nella sua esistenza e forse è anche per questo che è volontario in un paese povero. Sta ancora cercando un padre, ma ha quasi 32 anni, età adulta in cui dovrebbe sentirsi più autonomo. Le violenze fisiche di suo padre hanno provocato anche una difficoltà nell'identificazione sessuale: è romantico con gli uomini, ma non vuole essere omosessuale e non riesce ad accettare un rapporto uomo-donna. Si domandi: che cosa significa per lei essere uomo? Forse essere violento, come lo è stato suo padre con lei. Avere storie omosessuali, in questa fase, può significare per lei cercare di capire gli uomini ( e quindi anche sè stesso) probabilmente per smentire il suo sentire profondo e inconscio (che gli uomini sono violenti).  In realtà lei non ha nulla a che fare con la violenza di suo padre: l'ha solo subìta. Rivendichi con sè stesso le differenze da suo padre e anche di poterlo giudicare per il suo comportamento e non si punisca con i tentati suicidi.

Carissimo Natan,

dato il gesto estremo, e la complessa problematica relazionale che l'affligge, le consiglio di cercare uno psicoterapeuta non appena rientra in Italia, possibilmente maschio in modo da elaborare i sui vissuti nei confronti della figura maschile.

Un sentito saluto.

Buongiorno Natan,

posso provare a immaginare la sofferenza che ha dentro. Purtroppo le violenze fisiche ed emotive lasciano delle ferite talvolta incolmabili, soprattutto se chi le procura è un genitore.

I bambini che subiscono violenze crescono con problematiche a livello affettivo ed emotivo. Nei casi più gravi sviluppano problemi psicopatologici, stati dissociativi per fuggire a realtà angoscianti e soprattutto sviluppano molte difese nella costruzione dei confini personali. Adesso non so se è il caso suo, ma mi sembra di capire che ciò che le sta più a cuore, oltre che rimarginare le ferite procurate da quegli anni di terrore, sia accettare pian piano l’idea di una figura di riferimento maschile.

Io le consiglio di fare un lavoro su se stesso, non necessariamente con uno psicologo, se non può farlo. Magari può provare con la meditazione, con percorsi di gruppo incentrati sulle emozioni, oppure cercando persone che hanno subìto la sua stessa situazione. L’importante è che questo lavoro sia focalizzato sul “riconoscersi” come persona e come corpo, perché mi sembra che lei sia cresciuto sentendosi invisibile e alimentando la tendenza ad annullarsi e auto-boicottarsi.

Riconoscendosi come persona, potrà poi lavorare sull’accettazione di un’eventuale omosessualità.

Le dico un’altra cosa. Molto spesso i bambini abusati, maschi, tendono a prediligere un amore omosessuale. Può essere una conseguenza dell’abuso, per questo le suggerisco di affrontare la ferita principale.

In ultimo, mi sembra che lei abbia già fatto un primo passo, chiedere un aiuto.

Immagino che lei si senta in un vortice di sofferenza senza uscita, ma io le consiglio di continuare questa sfida: trovare la serenità a piccoli passi.

Tutto dopo farà il suo corso naturale.

 Spero di esserle stata di aiuto.

Salve Natan, 

la tua descrizione è molto puntuale e precisa,  ti invito a cercare un professionista che possa aiutarti nella riscoperta dei tuoi valori a partire dall'elaborazione delle ferite.

Se tornassi in Italia mi rendo disponibile, ricevo a Fano principalmente, ma il martedi sono in un ambulatorio al centro di Pesaro.

In attesa ti saluto 

Caro Natan,

chi subisce gravi violenze può finire per fare lo stesso su di sé e quindi tentare il suicidio come purtroppo ha fatto lei.

Gli elementi che fornisce sono in effetti troppo pochi per farsi un'idea della diagnosi, che comunque potrebbe rientrare a prima vista nello spettro borderline per il tentativo di suicidio, l'identità un po' disorganizzata, il forte senso di solitudine, la presenza di violenze nell'infanzia.

Comunque, a prescindere dalla diagnosi, sono contento che lei stia cercando una soluzione e penso anche di potergliene proporre una visto che effettuo sedute anche via Skype. Di solito richiedo comunque di effettuare qualche seduta di persona, soprattutto in un caso come il suo, dove è presente un rischio suicidario, ma possiamo provare.

Se mi vuole contattare mi può scrivere o telefonarmi. A quel punto possiamo concordare un appuntamento telefonico su Skype anche solo per valutare la possibilità di iniziare una psicoterapia.

A presto

Buongiorno Natan,

Lei ha assolutamente bisogno di superare i suoi traumi infantili che stanno condizionando pesantemente la sua vita.

Veda se riesce a trovare, lì dove si trova un terapeuta che utilizzi l'EMDR, che è una tecnica validissima per l'elaborazione dei traumi.

Mi faccia sapere

Ti suggerisco di andare subito da uno psichiatra. Non da uno psicologo, ma da un psichiatra. Ce ne sono tanti ovunque . Poi quando avrai intrapreso una buona terapia farmacologica , trovi anche un bravo psicoterapeuta. Vedrai che risolverai il tuo disagio.

Gent. Natan, ritengo necessario consigliarti di chiedere aiuto ad un professionista che ti possa supportare in quel difficile processo che è l'elaborazione di una storia di vita difficile quale è quella a cui tu hai accennato.

La psicoterapia è una strada volta all'aumento di consapevolezza e all'integrazione di ciò che il nostro cervello non è stato in grado di elaborare, forse perché all'epoca in cui si sono svolti i fatti era necessario sopravvivere, magari attraverso l'utilizzo di meccanismi difensivi che oggi tuttavia comportano dei limiti, come ad esempio la capacità di creare e mantenere relazioni di vicinanza affettiva in cui potersi affidare e di cui potersi fidare.

Anche se attualmente sei in un Paese straniero lontano dall'Italia oggi ci sono diversi professionisti che offrono consulenze on line. Qualora ti possa interessare e tu lo ritenga opportuno ti indico il link al mio sito personale in cui c'é una parte dedicata alle consulenze on line per persone di lingua italiana che per motivi logistici non hanno possibilità di accedere alle cure vis a vis tradizionali:

valeriorubino.com/consulenza-psicologica-on-line/

Ti consiglio comunque di valutare l'opportunità di un sostegno medico-psichiatrico locale.

Se desideri approfondire le mie indicazioni o pormi ulteriori domande puoi contattarmi direttamente al mio indirizzo email.

Un caro saluto.

Questo è il posto giusto per la Sua domanda, in quanto vi operano sanitari con diverse competenze. Non posso fare diagnosi dal Suo racconto ma riconosco l’urgenza di un supporto specialistico. Il trauma viene generalmente trattato da esperto che ha una specifica formazione nel trattamento mediante EMDR o ipnosi. Vedo l’urgenza per la solitudine in cui vive certi suoi pensieri. Le consiglio di consultare uno specialista in psicoterapia, preferibilmente medico che puo valutare altri aspetti. Spero che tra i tanti consigli, legga e ascolti il mio. Si rivolga, secondo le Sue possibilità, a un professionista privato o alla Asl, eventualmente di un paese vicino dove non la conoscano, così si puo sentire piu protetto dalla riservatezza che, da parte del professionista è sicura, ma Lei potrebbe sentirsi piu libero di consultarlo. Molti auguri

Buongiorno! credo sinceramente che lei debba assolutamente rivolgersi ad uno psicologo non puo' da solo superare i suoi dolori anche se non e' in italia provi a cercare qualche professionista! il dolore e i disagi che porta dentro sono importanti e non da sottovalutare visto il rischio che ha gia' corso!saluti

Caro Natan,

la tua richiesta di aiuto e il tuo grido di dolore e rabbia sono per me davvero toccanti e commoventi. Mi colpisce molto la lucidità con cui riesci comunque ad affrontare un argomento così doloroso come le violenze subite da tuo padre, la figura più, nella mente e nelle speranze di un bambnino come tu eri all'epoca, dovrebbe invece difenderci con la sua forza, esserci d'esempio e insegnarci cose sul mondo. Tu domostri di avere una chiara percezione che queste cose ti sono mancate e di quali sono state le conseguenze sul piano identitario, relazionale, interiore. Dimostri quindi a mio avviso una grande forza e tante risorse interiori con le quali potresti, a mio avviso, affrontare in terapia questi nuclei dolorosi del tuo passato. Ma la tua richiesta d'aiuto, veicolata anche dal tentativo di suicidio, è chiara e indica che senti un bisogno urgente di fare qualcosa a questo riguardo. Nel paese in cui ti trovi sei impossibilitato anche a rivolgerti ad un medico che possa magari, in attesa di iniziare un percorso terapeutico, prescriverti un farmaco per alleviare almeno un po' la tensione interna che senti e darti un primo aiuto? Per quanto tempo resterai lontano dall'Italia?

Il mio primo suggerimento sarebbe questo, seguito da un rinforzo della consapevolezza della tua forza e delle risorse che possiedi e che possono aiutarti a "tenere botta" un altro po' in attesa di tornare in Italia e prenderti cura di te stesso. In tal senso voglio sinceramente dirti "bravo" per il permesso di cura di te stesso che ti stai dando. Ti lascio con una riflessione: è una cosa molto bella che tu, anche consapevole di alcuni dei motivi che ti spingono ad essere altruista, ti dedichi all'aiuto degli altri, con la difesa delle donne, con il volontariato. Rivedi in queste persone il bambino indifeso e bisognoso di aiuto che tu sei stato, ma proprio per questo ti rendo più esplicita la necessità di prenderti cura anche di te stesso, di quella parte di te sofferente e ferita: non è troppo tardi e se sentissi più forte la tensione e la sofferenza, per favore non esitare a lasciare quel che stai facendo, prenderti cura degli altri, per prenderti cura di te.

Resto a disposizione in caso tu lo volessi.

Un caro saluto, 

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