Ansia sociale?

Sabrina

Salve, mi chiamo Sabrina e non so come ben definire il mio problema. Sono iscritta a scienze della formazione, sono al terzo anno ma sono rimasta molto indietro con gli esami, indietro nel senso che non sono riuscita a passarne neanche uno, quelli che ho provato sono andati male tutti. Il mio "blocco" parte già da quando inizio a studiare, non riesco a concentrarmi pienamente perché il mio pensiero fisso è il dovermi poi confrontare con i professori faccia a faccia. Durante l'esame ho paura di dire una cosa sbagliata, di esprimermi male, di non riuscire a ricordare le cose studiate. Lo so, può sembrare una normale ansia, ma io la percepisco come qualcosa di ancora più invalidante, inizio a sudare, aumentano le palpitazioni, fino a non riuscire a dire più mezza parola e bloccarmi completamente e fare letteralmente scena muta. Fortunatamente quei pochi esami che ho dato sono stati con professori comprensivi che mi hanno rimandata e comunque hanno capito il mio stato, non facendomelo pesare. Però ho notato che questa cosa mi accade con tutto, dal dover uscire per comprare qualcosa, al dover prendere l'autobus, ho "paura" del giudizio, di sbagliare, non so cosa mi aspetta e quindi già parto con la paura. Poi magari quel che devo fare lo faccio e un po’ mi calmo. Però con gli esami e con l'università non riesco proprio a farmela passare, mi piace il corso, mi piacciono le materie, mi piace quello che studio. Ma veramente mi sento un'idiota che in due anni non è riuscita a passare mezzo esame e che adesso è troppo indietro. Se poi a tutto ciò aggiungiamo il senso di colpa verso tutti nel non riuscire a fare niente, le palpitazioni, il peso sul petto e la sudorazione eccessiva che aumentano e che percepisco ogni giorno. Per tutto. Giorni fa ho dovuto pensare, ripensare e immaginarmi un'ipotetica situazione solo per andare a lezione e non sentirmi in difetto, sotto esame e in ansia. Ieri ho dovuto pensarci più volte solo per andare al supermercato, quali strade fare, dove attraversare in modo da non dover far fermare le macchine, oppure non dover passare davanti a determinati posti, perché mi sento sotto esame costantemente. Vorrei anche iniziare un percorso psicologico, ma ho come la sensazione che io non abbia problemi e soprattutto secondo il mio cervello non devo farlo nel mio stesso paese perché ci conosciamo tutti e così si scoprirebbero le mie problematiche. Non so cosa fare, parlarne con i miei non serve a molto perché non capiscono fino in fondo, stessa cosa i miei fratelli. Non so a chi rivolgermi. Sto scrivendo qui solo perché è un forum e so che nessuno mi conosce.

15 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Sabrina,

Da quello che racconti emerge una sofferenza che non ha nulla a che fare con l’essere “pigra”, “indietro” o “non abbastanza”. Quello che descrivi è un insieme di segnali molto chiari: l’ansia che ti blocca, la paura del giudizio, il panico che sale quando devi affrontare situazioni quotidiane, il bisogno di prevedere ogni dettaglio per sentirti al sicuro, la scena muta agli esami, il peso sul petto, la sudorazione, le palpitazioni. Non è carattere, non è timidezza, non è mancanza di volontà. È una forma di ansia che ti sta togliendo spazio, energia e libertà.

Il fatto che tu riesca a studiare, che ti piacciano le materie, che tu abbia voglia di farcela, dimostra che il problema non è la tua capacità. È il modo in cui il tuo corpo e la tua mente reagiscono quando ti senti esposta. L’esame diventa un giudizio su di te, non sulle tue conoscenze. L’uscire di casa diventa un terreno pieno di rischi. Ogni gesto quotidiano si trasforma in una prova da superare. E quando si vive così, è normale sentirsi stanchi, in colpa, “indietro”. Ma non è colpa tua: è l’ansia che ti sta guidando, non tu.

Il fatto che tu riesca comunque a fare alcune cose, anche se con fatica, non significa che il problema sia piccolo. Significa che stai lottando da sola da troppo tempo. E nessuno dovrebbe farlo da sola. La paura di rivolgerti a un professionista è comprensibile, soprattutto se vivi in un paese piccolo dove “ci si conosce tutti”. Ma questo non significa che tu non abbia bisogno di aiuto, né che non lo meriti. Significa solo che hai bisogno di uno spazio sicuro, protetto, dove poter parlare senza sentirti osservata.

Quello che stai vivendo non è qualcosa che “passa da solo”. Ma è qualcosa che può migliorare tantissimo se inizi un percorso con qualcuno che sappia accogliere la tua ansia senza giudicarla e senza giudicarti. Non devi avere già le parole giuste, né sapere da dove cominciare: basta iniziare. E non devi farlo nel tuo paese se questo ti mette a disagio: puoi scegliere un professionista in un’altra città, online, o in un contesto dove ti senti più libera.

Tu non sei un’idiota, non sei in ritardo, non sei sbagliata. Sei una ragazza che sta affrontando da sola un peso enorme, e che merita di essere sostenuta. Il fatto che tu abbia scritto qui è già un passo importante: significa che una parte di te vuole stare meglio, vuole riprendere in mano la sua vita, vuole smettere di sentirsi sotto esame ogni minuto.

Un caro Saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica, del Lavoro

Risorse Umane, Organizzazioni

Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Salve Sabrina,

Quello che percepisce è effettivamente angosciante. Sembra una forma di ansia sociale da quel che descrivi ma chiaramente andrebbe approfondito meglio con un professionista. La paura del giudizio è comprensibile e tipico di questa forma di ansia. Eppure, nonostante le sue paure è comunque riuscita ad affrontare le situazioni, qualche esame è riuscita a darlo per esempio. Se il pensiero di andare da uno psicologo nella sua zona la vincola, ha valutato la possibilità di andare fuori zona o provare online?

Parlarne è già un primo passo. Avanti col prossimo. In bocca al lupo.

Dott. Alessandro Frazzetta 

 

Dott. Alessandro Frazzetta

Dott. Alessandro Frazzetta

Catania

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Carə Sabrina, quella che Lei descrive è una condizione di ansia generalizzata che si specifica nei vari contesti (esami, paura del giudizio passando in determinati posti).

Lei l’ha definita “ansia sociale” e questo porre l’accento sul sociale mi fa comprendere forse un po’ più di Lei, penso, come ha già detto, che un percorso con unə psicologə possa davvero aiutarti e magari insieme potremmo trovare un modo di vivere più adeguato insieme.

Io resto a disposizione anche per cominciare un percorso insieme, dicendoLe che in moltə vivono questa condizione, specie al momento degli esami e se ne può uscire solo affrontando ciò che non si vede (il passato, il contorno di vita e altro, anche ciò che può sembrare irrilevante).

Anna Maria Castiglia

 

Dott.ssa Anna Maria Castiglia

Dott.ssa Anna Maria Castiglia

Siracusa

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Ciao Sabrina, da come descrivi la situazione non si tratta di “essere incapace”, ma di un’ansia molto intensa, probabilmente legata al giudizio e all’esposizione, che sta diventando generalizzata. I sintomi fisici che racconti (palpitazioni, sudorazione, blocco) sono tipici dell’ansia forte, non di mancanza di capacità.

La cosa importante: non sei bloccata per sempre, ed è affrontabile con un supporto adeguato.

Un percorso psicologico sarebbe davvero indicato. Capisco la paura di essere riconosciuta, ma oggi puoi valutare opzioni come terapia online.

 Daniela Sasso

Daniela Sasso

Lecce

Daniela Sasso offre supporto psicologico anche online

Ciao Sabrina,

quello che descrivi non è affatto “stupido” né qualcosa da minimizzare. Anzi, si sente chiaramente quanto questa difficoltà stia incidendo sulla tua vita, sullo studio e anche sulle cose più quotidiane. Non è solo ansia “normale”: è un’ansia intensa che ti blocca, ti fa anticipare continuamente il giudizio degli altri e ti porta a evitare o vivere con grande fatica situazioni che per te sono importanti. Il fatto che tu riesca a studiare ma poi ti blocchi completamente davanti ai professori, fino alla scena muta, insieme ai sintomi fisici che racconti (palpitazioni, sudorazione, senso di oppressione), è qualcosa di molto tipico dell’ansia sociale quando diventa più invalidante. E anche il fatto che tu inizi a “preparare mentalmente” ogni situazione, come andare a lezione o al supermercato, per evitare errori o giudizi, va nella stessa direzione: è come se fossi costantemente sotto esame, anche quando non lo sei davvero. Questa cosa però è importante dirlo chiaramente: non definisce chi sei e non significa che tu non sia capace. Il fatto che tu sia arrivata al terzo anno, che ti piacciano le materie e che tu abbia il desiderio di andare avanti dice molto di te. È l’ansia che si mette in mezzo, non una mancanza di valore o di intelligenza. Capisco anche la tua resistenza rispetto al percorso psicologico, soprattutto per la paura di essere riconosciuta o giudicata. È un timore molto comune in contesti piccoli dove “ci si conosce tutti”. Ma oggi esistono diverse alternative: puoi rivolgerti a professionisti in altre città oppure anche online, mantenendo la privacy che per te è così importante in questo momento. E no, non è vero che “non hai problemi”: quello che stai vivendo merita assolutamente uno spazio di ascolto e un aiuto concreto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio su questi aspetti: lavorare sull’ansia anticipatoria, sul timore del giudizio, sui blocchi durante le prestazioni e anche sul modo in cui percepisci te stessa. Non è qualcosa che devi risolvere da sola, né qualcosa che passa semplicemente “abituandoti”. Nel frattempo, può esserti utile iniziare a osservare un piccolo dettaglio: quando immagini queste situazioni, qual è la cosa peggiore che temi possa succedere? E quanto è realistico che accada davvero, rispetto a quanto ti fa sentire in pericolo? Iniziare a distinguere tra “sensazione” e “realtà” è un primo passo per ridurre la forza dell’ansia. Hai fatto una cosa importante scrivendo qui, anche se in forma anonima. È già un primo movimento verso l’esterno. Da qui si può costruire qualcosa di diverso, passo dopo passo. Se vuoi, possiamo anche ragionare insieme su come affrontare concretamente il prossimo esame o su come iniziare un percorso nel modo più sicuro possibile per te.

Un abbraccio 

Dott.ssa Fioldisa

Ricevo online 

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

La Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo offre supporto psicologico anche online

Cara Sabrina,
da quello che racconti non sembra una semplice ansia, ma qualcosa di più strutturato che sta influenzando sia l’università che la vita quotidiana. Il blocco agli esami, la paura del giudizio e i sintomi fisici che descrivi sono molto comuni in situazioni di ansia sociale.
Non è una questione di capacità: il fatto che tu non riesca a sostenere gli esami non significa che non sei in grado, ma che l’ansia prende il sopravvento proprio nei momenti di valutazione.
Il fatto che questa paura si presenti anche in situazioni quotidiane (uscire, prendere l’autobus, andare al supermercato) indica che il tuo livello di attivazione è molto alto e costante, e questo alla lunga diventa faticoso.
Capisco il dubbio sul percorso psicologico, ma il punto non è “avere o no un problema”, quanto il disagio che stai vivendo. E da quello che scrivi, merita attenzione. Se l’idea di farlo nel tuo paese ti mette a disagio, potresti valutare anche un supporto online.
Non devi affrontare tutto questo da sola.

Dott.ssa Maria Grazia La Delfa-Psicologa.

Dott.ssa Maria Grazia La Delfa

Dott.ssa Maria Grazia La Delfa

Catania

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Buongiorno Sabrina, quello che descrive merita attenzione e un adeguato supporto. Sembra emerga dai vissuti un'ansia intensa fino al blocco, con caratteristiche simili agli attacchi di panico.

L'aspetto favorevole è che si tratta di una condizione trattabile, non è necessario continuare a viverla da sola e in questo modo. Un supporto psicologico online può aiutarla a lavorare sui blocchi, sul timore del giudizio, sulla gestione di sintomi fisici.

Comprensibile la difficoltà a rivolgersi ad un professionista nel suo contesto, perciò il supporto online rappresenta una opportunità serena di lavorarci in uno spazio riservato e sicuro. Se lo desidera può contattarmi per un primo colloquio conoscitivo senza impegno. Le auguro il meglio. 

Dott.ssa Ursula Fortunato

 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online

Cara Sabrina,

mi dispiace molto per ciò che sta vivendo, che risulta essere invalidante per il normale svolgimento della sua vita, riguardando non più solo l'università, ma molteplici aree di quotidianità.

La sguardo delle persone sembra per lei rappresentare un pericolo, in quanto si sente in difetto, sente di non essere una persona degna di valore.

In questo momento mi sembra importante che lei possa iniziare un percorso di supporto psicologico, cosi che possa iniziare a lavora sul senso di autoefficacia e comprendere meglio quali sono le ragioni per cui lo sguardo degli altri è così spaventante, chi è davvero che non vuole deludere.

Mi piacerebbe esplorare questa cose con lei, e ritengo che iniziare con un supporto psicologico online potrebbe aiutarla a superare questo scoglio. 

Resto a disposizione se volesse contattarmi,

Cordialmente,

dott.ssa Elisa Scaramella,

psicologa clinica ad orientamento sistemico-relazionale,

diponibile anche online.

 Cara Sabrina, 

quello che descrivi, non sembra affatto “solo un po’ di ansia”, ma qualcosa di più profondo che ti sta limitando sia nello studio che nella vita quotidiana. La paura del giudizio, il continuo anticipare le situazioni, i sintomi fisici così intensi fino al blocco totale durante gli esami… sono segnali molto chiari di un’ansia che ha preso molto spazio.

Non c’è nulla di “idiota” in quello che ti sta succedendo. Quando l’ansia arriva a questi livelli, non è una questione di volontà o capacità. Il tuo cervello sta cercando di proteggerti, ma lo fa in modo eccessivo, facendoti sentire costantemente sotto esame. Il fatto che, nonostante tutto, riesci comunque a fare alcune cose e poi a calmarti un po’, è importante: significa che non sei incapace, ma che sei dentro un meccanismo di paura anticipata che si attiva troppo presto e troppo forte.

Anche quello che succede agli esami è comprensibile: l’orale espone molto al giudizio, e per chi vive questa paura può diventare paralizzante. Il blocco non è perché non sai le cose, ma perché l’ansia prende il sopravvento. A questo si aggiunge il modo in cui ti parli, molto duro e giudicante, che finisce per aumentare ancora di più la pressione.

Il desiderio di iniziare un percorso psicologico è un segnale importante, anche se subito dopo arriva il dubbio di “non avere davvero un problema” o la paura che gli altri possano scoprirlo. Sono pensieri molto comuni, ma il fatto che tu stia così male ogni giorno è già un motivo più che valido per chiedere aiuto. E non sei obbligata a farlo nel tuo paese: esistono percorsi online o professionisti fuori dal tuo contesto, dove la riservatezza è garantita.

Un abbraccio,

dott.ssa Maria Rosa Biondo 

L'ansia sociale è quella voce che ti dice che tutti ti stanno giudicando o che dirai la cosa sbagliata. Ma puoi riprenderti i tuoi spazi. Ecco alcune strategie pratiche che dovresti adottare:

  1. Sposta il focus all'esterno: Quando sei con gli altri, tendi a monitorare ogni tuo gesto. Sforzati di ascoltare davvero cosa dicono gli altri o osserva l'ambiente. Meno guardi te stesso, meno ansia provi.
  2. La scala delle sfide: Non devi andare a una festa da 100 persone subito. Inizia con un caffè con un conoscente o un saluto al vicino. Piccoli successi costruiscono la fiducia.
  3. Metti in dubbio il "Lettore del pensiero": Tu pensi di sapere cosa pensano gli altri ("Penserà che sono noioso"), ma è solo una tua proiezione. Ricorda: le persone sono molto più benevole, distratte di quanto immagini.
  4. Accetta il rossore o il tremolio: Più combatti i sintomi fisici, più aumentano. Di' a te stessa: "Ok, sono agitata, è normale". L'ansia è come un'onda: se non la contrasti, passa più in fretta.

Ricorda: Non devi essere "brillante" per essere accettata. Basta essere te stessa.

Ciao  Sabrina, 

tutte le emozioni in natura hanno un ruolo nel migliorare il nostro adattamento all'ambiente.

Anche l'ansia o anticipazione, tra le emozioni più fastidiose, può presentarsi in una forma funzionale, che migliora la nostra concentrazione e le nostre prestazioni in vista di qualcosa che genera uno stato di attivazione; a volte invece lo stato di ansia può essere tale da bloccarci ed impedirci di ottimizzare al meglio il nostro stato di attivazione. Imparare a gestire emozioni come l'ansia ci aiuta a farne un buon uso, e questo lo si può imparare in un percorso psicologico/psicoterapico. Rivolgersi ad un professionista non vuoldire necessariamente avere problemi ma semplicemente conoscersi meglio e vivere con più consapevolezza; farlo prima che una situazione disfunzionale diventi cronica può fare la differenza ed è questo il feedback che sento di darti.

Ciao Sabrina. Innanzitutto, respira. Mi è arrivato forte e chiaro il peso che porti sul petto e voglio dirti una cosa subito, senza giri di parole: non sei un'idiota e non sei "sbagliata".

Quello che descrivi ha un nome e una struttura precisa, e per quanto ti sembri un labirinto senza uscita, è una situazione su cui si può lavorare con successo. Quello che stai vivendo è un corto circuito tra la tua grande sensibilità e il desiderio di controllo. Paradossalmente, proprio perché tieni molto al tuo percorso e sei una persona attenta, la paura di fallire o di essere giudicata è diventata un gigante che ti sovrasta.

Il fatto che tu ti senta "sotto esame" anche per attraversare la strada o andare al supermercato ci dice che la tua ansia ha generalizzato: il mondo esterno è diventato un palcoscenico dove ti senti l'unica attrice senza copione, osservata da mille spettatori severi.

Ecco alcuni punti fermi da cui partire:

Non sei sola: Moltissimi studenti vivono blocchi simili. Il fatto che i professori siano stati comprensivi conferma che la tua sofferenza è visibile e reale, non è una tua invenzione.

Sei stata coraggiosa: Scrivere qui, ammettere il problema e cercare un confronto è il primo vero passo per rompere il guscio.

La soluzione esiste: La psicoterapia (anche a distanza, se ti preoccupa il giudizio e la possibilità di essere conosciuta) è lo strumento d'elezione per queste situazioni. Esistono molti centri e professionisti che lavorano online, garantendo totale anonimato e privacy.

Un piccolo esercizio strategico: "La Mezz'ora del Peggio"

Nella logica della Terapia Breve Strategica, spesso per vincere una paura dobbiamo imparare a guardarla in faccia invece di scappare. Più cerchi di non avere ansia, più l'ansia aumenta. Per questo, ti propongo una piccola sfida da fare ogni giorno.

Ritagliati uno spazio: Ogni giorno, alla stessa ora (ad esempio alle 18:00), chiuditi in una stanza dove nessuno possa disturbarti. Imposta una sveglia dopo 15 minuti.

Calati nel peggio: In quei 15 minuti, devi sforzarti volontariamente di pensare a tutte le tue paure peggiori. Immagina di essere all'esame e fare scena muta, immagina di sbagliare strada, immagina che tutti ti giudichino. Lascia che il sudore arrivi, che il cuore batta forte. Cerca di stare proprio lì, nel mezzo della tempesta.

Lo stop: Appena suona la sveglia, fermati immediatamente. Lavati il viso, cambia stanza e torna alle tue attività.

Perché farlo?

Sembra un paradosso, ma se tu "evochi" il fantasma volontariamente, esso perde il potere di apparire quando vuole lui. Imparando a frequentare la tua paura in un tempo limitato e protetto, inizierai a sentire che non sei più vittima dell'ansia, ma che puoi in qualche modo "maneggiarla".

Un consiglio pratico per l'università

Dato che studi Scienze della Formazione, sai bene che l'apprendimento ha i suoi tempi. Non guardare ai due anni passati come tempo perso, ma come tempo in cui hai accumulato una sfida che ora sei pronta ad affrontare.

Cosa fare ora:

Cerca un supporto psicologico online: Esistono piattaforme certificate che ti permettono di parlare con terapeuti fuori dalla tua zona. Questo annullerà la tua paura di "essere scoperta" in paese. Se vuoi anche un presenza sarebbe possibile, poiché non tutti, purtroppo avendo studio a Catania sono di Catania 😉

Non studiare per l'esame, studia per te: Prova a leggere i testi non come "materiale da ripetere", ma come strumenti che userai nel tuo futuro lavoro. Sposta il focus dal giudizio del professore all'utilità di ciò che impari.

Sabrina, il peso sul petto può sparire. Non devi fare tutto subito: oggi hai fatto il primo passo scrivendo qui. Domani prova l'esercizio della "Mezz'ora del peggio". Un piccolo pezzetto alla volta, riprenderai in mano il tuo spazio nel mondo. Se vorrai io ci sono sia un presenza in studio a Catania che onine. Un caro saluto. Dottoressa Giusi Vicino 

Dott.ssa Giusi Vicino

Dott.ssa Giusi Vicino

Catania

La Dott.ssa Giusi Vicino offre supporto psicologico anche online

Ciao Sabrina. Ti accolgo in questo spazio con molta delicatezza. Leggendo le tue parole, la prima cosa che sento è il peso enorme che porti sul petto, un peso fatto di giudizio, di sguardi immaginati e di un corpo che "urla" per proteggerti da un mondo che percepisci come un tribunale permanente. Come psicologa della Gestalt, non guardo a te come a qualcuno che "è sbagliato" o "non ha voglia", ma guardo a come il tuo Sé sta cercando di sopravvivere in un ambiente che senti minaccioso. Per far emergere una Figura (dare un esame, fare la spesa, prendere l'autobus) serve uno Sfondo che ci sostenga. Il tuo sfondo, in questo momento, è "collassato". Non senti terra sotto i piedi. Ogni volta che provi a protenderti verso l'esterno, il tuo Sé percepisce un pericolo catastrofico: il giudizio dell'altro.

Le palpitazioni, la sudorazione e il blocco (la "scena muta") non sono segni di incapacità, ma sono una forma estrema di protezione. Il tuo corpo ti sta dicendo: "Fermati, non esporti, perché se sbagli verrai distrutta dallo sguardo dell'altro". È una difesa creativa che un tempo, forse, ti è servita, ma che oggi è diventata una prigione. Tu descrivi bene come la tua vita sia diventata una continua pianificazione (quali strade fare, dove attraversare). Questa è una perdita di spontaneità. Invece di "abitare" il mondo, tu lo "studi" per evitare l'impatto con l'altro. Il fatto che tu ti senta sotto esame anche al supermercato ci dice che il problema non è l'università in sé, ma la funzione-Io del tuo Sé che fa fatica a discriminare tra un esame reale e una camminata in strada. Per te, ogni sguardo è un voto, e ogni voto può essere un fallimento.

È molto significativo che tu senta il bisogno di aiuto ma che, allo stesso tempo, tu debba proteggerti anche dal terapeuta (andando fuori paese per non essere riconosciuta). Questo conferma quanto sia profonda la tua paura del giudizio: persino il luogo della cura diventa un luogo "sotto esame".Esistono molti terapeuti che lavorano online o in città limitrofe: questo potrebbe aiutarti a sentire che il tuo "segreto" è al sicuro, permettendoti di rilassare quella vigilanza costante.

Sabrina, vorrei che provassi a guardare alla tua situazione non con gli occhi della "colpa" (che appesantisce il petto), ma con quelli della compassione per la tua fatica.

  1.  Quando senti il cuore accelerare, non colpevolizzarti. Prova a dire a te stessa: "Il mio corpo sente un pericolo e sta cercando di proteggermi". Senti i piedi sul pavimento, tocca qualcosa di solido. Cerca un appoggio fisico reale.

  2. Non pensare ai tre anni di esami persi (questo è uno sfondo troppo pesante). Pensa solo al prossimo minuto. Oggi l'obiettivo non è l'esame, ma magari è solo stare seduta in una caffetteria per 5 minuti senza scappare. Piccoli passi.

  3.  Hai bisogno di un luogo dove non essere valutata. Esistono molti terapeuti che lavorano online o in città limitrofe: questo potrebbe aiutarti a sentire che il tuo "segreto" è al sicuro, permettendoti di rilassare quella vigilanza costante.

Sabrina, non sei "indietro" nella vita. Sei ferma in un punto della tua danza perché il terreno ti sembra scivoloso. Non serve correre, serve solo qualcuno che ti tenga la mano mentre impari di nuovo a sentire che il suolo sotto di te può reggere il tuo peso.

Ricordati: un passo per volta

Un caro saluto,

dott.ssa Rossana Vitello

Salve Sabrina,

grazie per aver condiviso tutto questo con così tanta sincerità e posso ben immaginare quanto non è stato facile per te decidere di farlo. Si percepisce chiaramente quanto tu stia soffrendo e quanto impegno ci sia, nonostante tutto, nel cercare di andare avanti. Quello che descrivi non è affatto banalmente “ansia normale”, e soprattutto non è segno che tu sia incapace o “idiota”, come dici. Al contrario, il fatto che tu sia arrivata al terzo anno, che ti piacciano le materie e che continui a provarci, racconta di una persona motivata che però si trova a fronteggiare un livello di ansia molto intenso e pervasivo. I sintomi che descrivi come palpitazioni, sudorazione, blocco, paura del giudizio, anticipazione continua delle situazioni sono coerenti con un quadro di ansia sociale e ansia da prestazione, che nel tempo sembra essersi esteso anche ad altri ambiti della tua vita quotidiana.
E quel “blocco” durante gli esami, fino alla scena muta, non è mancanza di studio o intelligenza ma è una risposta del tuo corpo e della tua mente che vanno in sovraccarico. È importante che tu sappia:
- non è una tua colpa e non sei l’unica a vivere qualcosa del genere

- è una condizione che si può comprendere e trattare efficacemente

Se ti domandi perché ti succede sappi che probabilmente dentro di te si è attivato un meccanismo molto rigido legato a:

  • paura del giudizio
  • timore di sbagliare
  • bisogno di controllo
  • iper-attenzione a come appari agli altri

Questo porta il tuo cervello a “vedere pericolo” anche dove non c’è (esame, autobus, supermercato), e il corpo reagisce come se fosse davvero in una situazione di minaccia.  Hai scritto una cosa molto importante: “Vorrei iniziare un percorso psicologico, ma ho la sensazione che io non abbia problemi…”

Sabrina, quello che descrivi è già un motivo più che valido per chiedere supporto. Non serve “stare peggio” per farlo. E anche questa tua paura: "Non voglio farlo nel mio paese perché si scoprirebbe…” è molto comprensibile e succede a tantissime persone ma sappi in primis che gli psicologi sono vincolati al segreto professionale e poi puoi scegliere un professionista in un’altra zona o anche online, così da sentirti più protetta. Sappi che un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti su più livelli:

1. Comprendere cosa ti succede davvero. Dare un senso ai tuoi sintomi riduce già una parte dell’ansia.

2. Lavorare sui pensieri automatici. Ad esempio:

  • “Mi giudicheranno”
  • “Dirò qualcosa di sbagliato”
  • “Farò una figuraccia”

Imparerai a riconoscerli e ridimensionarli.

3. Gestire i sintomi fisici attraverso acquisizione di tecniche pratiche per:

  • ridurre palpitazioni
  • gestire il respiro
  • evitare il blocco

4. Esporsi gradualmente alle situazioni. Non buttandoti subito negli esami, ma costruendo piccoli passi progressivi per recuperare sicurezza.

5. Ricostruire la fiducia in te stessa perché il problema non è la tua capacità, ma la percezione che hai di te in quelle situazioni.

Mi sento anche in dovere di dirti una cosa importante sugli esami ovvero il fatto che tu non sia riuscita a superarne finora non significa che non ne sarai capace. Significa che finora hai affrontato tutto questo senza gli strumenti giusti. Con il supporto adeguato, molte persone nella tua situazione riescono a:

  • sbloccare gli esami
  • tornare a studiare con più serenità
  • recuperare il percorso

Sappi che non devi risolvere tutto subito ma un passo alla volta secondo i tuoi tempi.  Puoi iniziare da qualcosa di molto semplice:

  • informarti su uno psicologo (anche online)
  • prendere un primo appuntamento conoscitivo spesso molti colleghi come me offrono la prima consulenza gratuita  
  • senza obbligo, senza pressione

Solo questo sarebbe già un enorme passo. Sappi Sabrina, non sei “indietro” come persona. Sei una persona che sta affrontando qualcosa di difficile senza ancora avere gli strumenti giusti. E il fatto che tu abbia scritto, che tu abbia dato un nome a quello che provi, è già un segnale importante: una parte di te vuole stare meglio. Quella parte merita ascolto.

Un carissimo saluto

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Roma

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Gentile Sabrina,
prima di tutto grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo: non dev'esser stato semplice esporsi e comprendo che questa situazione la preoccupa molto.
Da ciò che racconta, sembra che lei debba confrontarsi costantemente con un’ansia molto intensa, che non riguarda solo l’università ma diverse situazioni quotidiane, tuttavia, mentre in alcune situazioni riesce comunque a trovare delle strategie che le permettono di affrontare ciò che la spaventa, nel contesto universitario questa ansia sembra “esplodere”, fino a farla sentire come paralizzata, rendendole difficile anche esprimersi come vorrebbe.
Comprendo quanto questo possa farla sentire frustrata e in colpa, sia perché le piace quello che studia, sia perchè si sente in difetto. È importante però che non veda nella difficoltà che sta vivendo un fallimento personale: quando l’ansia raggiunge livelli intensi può accadere che interferisca con le proprie risorse, è qualcosa di profondamente umano, non c'è colpa in questo.
Inoltre, dal suo racconto emerge anche un aspetto molto importante: nonostante la paura, continua a esporsi e a provare ad affrontare le situazioni che la spaventano. Questo è un elemento preziosissimo, anche se in questo momento può sembrarle insufficiente.
Riguardo la possibilità di intraprendere un percorso psicologico comprendo i suoi dubbi: spesso si pensa di dover “avere un problema abbastanza grave” per poter chiedere aiuto, ma in realtà un supporto psicologico può essere una preziosa risorsa quando ci si trova ad attraversare un momento di difficoltà e magari ci si sente bloccati o sopraffatti. Il fatto che stia concretamente considerando la possibilità di intraprendere un percorso è un passaggio importante e positivo. Magari potrebbe provare a esplorare questa possibilità fissando un primo colloquio conoscitivo con un professionista che le ispira fiducia e poi decidere se iniziare.
Per quanto riguarda la preoccupazione sulla privacy, è assolutamente legittima tuttavia è importante sapere che il percorso con uno psicologo è tutelato dal segreto professionale; inoltre esistono modalità, come i colloqui online, da prendere in considerazione, se reputa che possono aiutarla a sentirsi più a suo agio.
Vivere un momento come questo può far sentire soli, ma non è sola in quello che sta vivendo e non è qualcosa che deve affrontare da sola. Con il giusto supporto è possibile lavorare su queste difficoltà e ritrovare serenità e benessere. 
Le faccio i più sinceri auguri.

Dott.ssa Emanuela Pistone

Dott.ssa Emanuela Pistone

Catania

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