Ansia

Sara

Da circa cinque anni vivo un blocco che sta peggiorando sempre di più. Faccio un’enorme fatica a iniziare qualsiasi attività, soprattutto lo studio. Anche quando desidero davvero fare una cosa, mi sento come paralizzata e finisco per rimandare continuamente, spesso passando ore al telefono. Questo problema ormai riguarda anche altri aspetti della mia vita: faccio fatica a fare le faccende di casa, preferisco restare in casa piuttosto che uscire e non riesco più nemmeno a iniziare una dieta, cosa che prima facevo senza particolari difficoltà. Negli ultimi anni ho perso interesse anche per cose che prima erano importanti per me, come prendermi cura del mio aspetto, dei vestiti e del mio benessere. Mi sento spesso di valere poco e faccio molta fatica ad avere un ritmo sonno-veglia regolare. Quando si avvicinano gli esami la situazione peggiora molto: provo un’ansia fortissima, piango spesso, ho un nodo alla gola, mal di pancia, diarrea e una paura così intensa da bloccarmi completamente. Continuo a pensare: “Tanto non ho studiato, quindi non vado nemmeno all’esame”, e questo circolo si ripete da anni. Vorrei capire che cosa mi sta succedendo, perché sento che non si tratta solo di stress per gli esami e non riesco più a uscirne.

21 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Sara, grazie per aver condiviso le tue difficoltà. 

Posso solo immaginare come ti senti in questo momento dopo 5 anni in cui i tuoi sintomi si fanno sentire. 

Mi dispiace tantissimo leggere che pensi di valere poco e che le cose per te importanti ora sembrano non avere nessun significato. Sono pensieri ed emozioni che hanno davvero bisogno di essere ascoltati e interpretati nel modo giusto e meritano spazio. 

Quello che stai vivendo merita una risposta che ti faccia sentire vista davvero, non giudicata. Il modo in cui racconti questi anni parla di una fatica profonda, che non nasce da mancanza di volontà: è come se qualcosa dentro di te si fosse lentamente irrigidito, fino a toglierti la possibilità di muoverti verso ciò che desideri. 

Non è un fallimento personale. È una forma di sofferenza che si è accumulata, giorno dopo giorno, finché ha iniziato a toccare ogni area della tua vita: lo studio, la cura di te, la casa, il sonno, il rapporto con il tuo valore. E quando arriva il momento degli esami, questa tensione esplode, perché diventa il punto in cui si concentra tutta la paura di non farcela, di non essere abbastanza, di essere una delusione.

È comprensibile che il tuo corpo reagisca così e, anche se può sembrare assurdo, sta cercando di proteggerti da qualcosa che percepisce troppo grande.

Se vuoi sono disponibile per un primo colloquio così che possa darti una restituzione più strutturata e che non si esaurisca in poche righe. 

Ti mando un saluto e resto a disposizione. 

Dott.ssa Glenda Frassi 

Dott.ssa Glenda Frassi

Dott.ssa Glenda Frassi

Cremona

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Salve Sara,

da ciò che racconta, il suo disagio sembra andare oltre la normale ansia legata agli esami. Le difficoltà che descrive coinvolgono diversi aspetti della sua vita e sono presenti da tempo, per cui meritano di essere approfondite con un professionista.

Senza una valutazione non è possibile fare una diagnosi, ma è possibile che si sia instaurato un circolo in cui ansia, procrastinazione, perdita di motivazione e senso di inefficacia si alimentano reciprocamente, rendendo sempre più difficile trovare l’energia per iniziare le attività quotidiane.

Le consiglierei di non affrontare tutto questo da sola. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa sta mantenendo questo blocco e a ritrovare gradualmente strumenti più efficaci per gestire lo studio e il suo benessere.

Se lo desidera, resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo, così da approfondire insieme la situazione e valutare il percorso più adatto alle sue esigenze.

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

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Buonpomeriggio Sara

Traspaiono dalle sue parole la fatica e la sofferenza che questi vissuti portano con sè. Da ciò che racconta effettivamente sembra che questo malessere sia più generico, che legato ai soli esami e allo studio, quindi meriterebbe un'attenzione particolare ed un approfondimento. 

Qualora volesse affrontare il problema con l'aiuto di un professionista e cercare di capire cosa succede può contattarmi.

Le auguro un buon proseguimento di giornata

Dott.ssa Valeria Manni

Dott.ssa Valeria Manni

Roma

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Buongiorno Sara,

Non sei pigra, né incapace o priva di volontà, la "paralisi" che senti, unita alla perdita di interesse per te stessa, al ritiro sociale e ai sintomi fisici intensi (nodo alla gola, disturbi gastrointestinali), non è una semplice gestione sbagliata del tempo. L'ansia che provi per gli esami è così insopportabile che il tuo cervello, per "proteggerti" dal dolore, ti spinge a evitare il compito. L'evitamento placa l'ansia nell'immediato (ti senti sollevata se non vai all'esame), ma aumenta il senso di colpa e il fallimento il giorno dopo, rendendo la barriera per ricominciare ancora più alta. La perdita di interesse per le attività che prima ti davano piacere, la trascuratezza del proprio aspetto e il senso di poco valore personale sono segnali classici di uno stato depressivo. La "paralisi" non è mancanza di voglia, ma una vera e propria riduzione delle energie psichiche.  Spesso chi è molto esigente con sé stesso preferisce non fare affatto piuttosto che correre il rischio di non fare "perfettamente".

Quando viviamo un dolore emotivo cronico (come quello che provi per gli esami), la nostra mente utilizza gran parte delle energie disponibili per gestire quell'ansia. Non restano "risorse" per le azioni quotidiane. Passare ore al telefono è probabilmente la tua strategia di anestesia: cerchi un modo per "spegnere" il senso di colpa e l'ansia che ti opprimono, ma finisci per alimentare il senso di inefficacia. Non cercare di risolvere tutto insieme; la mole di cambiamenti necessari sembra impossibile perché sei esausta. Non pensare a "studiare per l'esame". Pensa solo a: "Mi siedo alla scrivania per 5 minuti". Se dopo 5 minuti vuoi smettere, smetti. L'obiettivo è riabituare il cervello all'idea che l'attività non è una minaccia mortale. Quando ti dici "tanto non ho studiato, non vado", ti stai infliggendo una punizione. Sostituisci questo pensiero con: "Oggi sto male, ho bisogno di supporto, non di giudizio".La tua situazione dura da cinque anni e non si risolverà da sola con uno sforzo di volontà. Hai bisogno di una mano esterna per smantellare questo meccanismo. Non è una colpa, è una necessità.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Ciao Sara,

da quello che descrivi sembra esserci una sofferenza che va oltre il semplice stress legato agli esami. Il blocco nell’iniziare le attività, la perdita di interesse, la difficoltà nella cura di te stessa, l’isolamento e i vissuti di scarso valore possono indicare un periodo di importante difficoltà emotiva, che merita di essere approfondito.

Sarebbe utile confrontarti con un professionista per comprendere meglio cosa sta accadendo e individuare un percorso adeguato. Nel frattempo, prova a non interpretare il blocco come mancanza di volontà: spesso queste difficoltà sono il segnale di un disagio che necessita di ascolto e supporto.

Resto a disposizione

Un caro saluto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gent.ma Sara, 

Innanzitutto mi spiace molto che stia vivendo questa situazione. Credo che scriverne sia stato il primo modo di prendersi cura di lei, e che sia utile valutare l'avvio di un percorso di psicoterapia per un cambiamento stabile nel tempo. Se lo ritiene utile sono a disposizione. 

Cordiali saluti, 

Silvia Stanga

Cara Sara,
quello che descrivi è molto faticoso, e il fatto che tu riesca a raccontarlo con tanta lucidità è già un primo passo importante. Da una prospettiva cognitivo-comportamentale, ciò che stai vivendo non è semplicemente “pigrizia” o mancanza di volontà, ma sembra piuttosto un circolo vizioso in cui pensieri, emozioni e comportamenti si alimentano a vicenda.
Provo a spiegarti meglio.
Quando ti avvicini allo studio o a un esame, emergono pensieri come: “Non ho studiato abbastanza”, “Non ce la farò”, “Non ha senso provarci”. Questi pensieri attivano un’ansia molto intensa (il nodo alla gola, il mal di pancia, la diarrea), che il tuo corpo percepisce come un segnale di pericolo. A quel punto, per ridurre questo disagio, metti in atto un comportamento comprensibile ma controproducente: eviti (rimandi, non vai all’esame, ti rifugi nel telefono, resti a casa).
Nel breve periodo l’evitamento ti fa sentire meglio, ma nel lungo periodo rafforza il problema, perché conferma l’idea di non farcela e rende sempre più difficile iniziare. Questo meccanismo può estendersi ad altri ambiti (casa, cura personale, dieta), portando anche a una perdita di motivazione e interesse.
Non è raro che, nel tempo, a questo si aggiungano pensieri su di sé come “valgo poco”, che abbassano ulteriormente l’energia e la fiducia.
La buona notizia è che questo circolo può essere modificato, lavorando gradualmente su più livelli:. Se vuoi approfondire questo aspetto io lavoro anche online il resto a disposizione dottt.ssa  Claudia Mosneago 

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Buongiorno Sara, la situazione che sta descrivendo sembra delineare una quadro di sofferenza piuttosto pervasiva. Il fatto che alcune attività prima svolte con piacere ora rappresentino un ostacolo dimostra come le risorse personali in questo momento siano "disattivate" a fronte di un disagio significativo, che si ripercuote anche sui comportamenti e chiaramente sulla qualità della vita. Tuttavia, la richiesta presente oggi nel suo messaggio e il desiderio di capire di più di ciò che le sta accendendo sembra essere un primo passo verso la cura di sé e verso la ricerca di una condizione di vita migliore. Per tentare di comprendere cosa sta accadendo, ciò che questo malessere rappresenta, ma anche come poter migliorare la propria condizione sarebbe necessario raccogliere maggiori informazioni, anche attraverso l'inizio di un percorso di terapia. Se desiderasse svolgere una prima chiamata conoscitiva mi contatti telefonicamente. Cordialmente, dott.ssa Giulia Mandonico. 

Dott.ssa Giulia Mandonico

Dott.ssa Giulia Mandonico

Cremona

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Buongiorno, questa è una tipica dinamica autosabotante di chi si convince di essere vittima di se stesso, alimentando la differenza dissonante tra ciò che desidera in teoria e ciò che poi realizza nei fatti. Al di là che serve l'aiuto psicoterapico poiché c'è un problema di insicurezza, autosvalutazione e conseguenza ansia e frustrazione esistenziale, le consiglio vivamente di leggere un mio libro dal simpatico titolo che la rappresenta: "Faccio di tutto per stare peggio"! Nel testo tratto infatti tali problematiche. Una psicotrappola ad esempio è quella di aspettarsi che arrivi la "voglia matta" di mettersi a studiare o di fare altro ritenuto utile, che ovviamente in queste condizioni non arriva, mentre se ci si impone di attivarsi, tollerando benevolmente lo sforzo e la poca concentrazione, ma insistendo e incrementando di 30 minuti alla volta il tempo dedicato allo studio, man mano si entra nel ritmo! In estrema sintesi, le cose vanno fatte al di là che non si è motivati, compresa la cura di se, le uscite e tutto il resto, tipo robottino. Man mano poi arriverà anche il piacere di farle ed il ritmo giusto per lo studio. Consiglio inoltre di "imporsi" all'inizio anche di svolgere attività fisica, partendo anche dalla passeggiata veloce di soli 10 minuti ed incrementando di 2 minuti ogni giorno. Consiglio infine di evitare assolutamente per 3-4 settimane di chiedersi "come sto"? e di non monitorare lo stato della mente: si viva le giornate 'attivamente' senza fare valutazioni di merito su come sta e vedrà che fra 3 settimane starà meglio! quindi approfondisca leggendo il mio libro e chieda aiuto psicoterapico. Buona fortuna. Dott. Gaetano Tizza  

Dott. Gaetano Tizza

Dott. Gaetano Tizza

Ragusa

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Cara Sara,

quello che descrivi non è semplice ansia da esame.
È qualcosa che nel tempo si è trasformato in un blocco profondo, che tocca la tua motivazione, il tuo ritmo quotidiano, il modo in cui ti percepisci. Quando dici che da cinque anni fai fatica a iniziare qualsiasi cosa, che rimandi, che ti senti paralizzata anche davanti a ciò che desideri davvero, stai raccontando una mente che non riesce più a mettersi in moto. Non è pigrizia, non è mancanza di volontà. È un sistema emotivo che si è stancato e che oggi reagisce con chiusura.

La perdita di interesse per ciò che prima ti faceva stare bene, la difficoltà a prenderti cura di te, il sentirti di valere poco, il sonno irregolare, il bisogno di rifugiarti nel telefono per ore… sono segnali che parlano di un malessere più ampio. Non è solo lo studio a bloccarti: è la sensazione di non riuscire più a stare dentro la tua vita con continuità. E quando arrivano gli esami, tutto questo si amplifica. Il nodo alla gola, il mal di pancia, la diarrea, il pianto, la paura che ti paralizza… sono reazioni corporee molto forti, che non nascono dal fatto che “non hai studiato”, ma dal fatto che il tuo corpo vive l’esame come una minaccia.

Il circolo che descrivi — non studio, mi sento in colpa, mi spavento, rimando, non vado all’esame — non è un difetto caratteriale. È un meccanismo che si è consolidato negli anni e che oggi ti tiene ferma. E la cosa più importante è che tu lo hai visto: senti che non si tratta solo di stress, che c’è qualcosa di più profondo che chiede attenzione.

Quello che ti sta succedendo merita uno spazio vero, un luogo dove poterlo dire senza sentirti sbagliata. Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a capire da dove nasce questo blocco, perché si è radicato così tanto, come si intreccia con la tua autostima e con il modo in cui vivi le responsabilità. Non è un percorso che devi affrontare da sola. Non è una battaglia da vincere con la forza di volontà. È qualcosa che si scioglie quando viene ascoltato, non quando viene combattuto.

Sara, non sei fragile. Sei stanca di lottare contro te stessa. E il fatto che tu abbia scritto, che tu abbia messo in parole questo peso, è già un primo passo fuori dal blocco. Da qui si può ripartire, con calma, con cura, con un aiuto che ti accompagni davvero.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Il problema di cui parli presenta più elementi: la difficoltà a iniziare le attività anche quando hai il desiderio di farle, la tendenza a rimandare, la perdita di interesse per ciò che prima ti faceva stare bene, la sensazione di valere poco, disturbi del sonno e un'ansia intensa che, in prossimità degli esami, si manifesta anche con sintomi fisici importanti. Inizialmente si è manifestata con un solo sintomo magari generato dall’ ansia, ma poi, con il passare del tempo, il tuo malessere si è esteso anche ad altri ambiti, estendendosi con un effetto “a macchia d’olio”. Tutto questo può creare un CIRCOLO VIZIOSO”: più hai difficoltà, più ti senti bloccata e questo fa aumentare il senso di colpa, la paura di non farcela e la sfiducia in te stessa.

Il blocco è un modo in cui la mente cerca di proteggersi da emozioni molto difficili, come la paura del fallimento, del giudizio o di non essere all'altezza. Evitare l'esame o rifugiarsi nel telefono può dare un sollievo momentaneo, ma nel tempo mantiene e rafforza il problema.

Più passa il tempo e più la situazione si cristallizza, poiché sono già passati 5 anni il consiglio è quello di interrompere questo circolo vizioso che si è creato. Chiedere aiuto a uno psicologo o a uno psicoterapeuta potrebbe aiutarti a comprendere l'origine di questo blocco, capire quali fattori lo mantengono e costruire insieme strategie concrete per uscirne. 

Con il giusto supporto è possibile interrompere questo circolo vizioso e recuperare gradualmente motivazione, fiducia e serenità.

 

 

Dott.ssa Cristina Branca

Dott.ssa Cristina Branca

Roma

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Salve Sara,

Quello che descrivi è molto faticoso, e si sente chiaramente quanto tu stia lottando da tempo. La sensazione di “blocco”, la difficoltà ad iniziare anche cose che desideri, il rimandare, la perdita di interesse e l’ansia intensa legata agli esami non sono segnali di pigrizia o mancanza di volontà, ma indicano che qualcosa a livello emotivo e psicologico sta chiedendo attenzione.

Il quadro che racconti può essere legato a una combinazione di fattori, tra cui:

  • una possibile componente ansiosa importante, soprattutto in relazione alla prestazione
  • aspetti di umore deflesso e perdita di motivazione
  • un meccanismo di evitamento: più l’ansia cresce, più eviti, e più eviti più l’ansia si rinforza

Questo circolo è molto comune, ma quando dura anni come nel tuo caso tende a diventare sempre più automatico e invalidante. È importante dirlo chiaramente: non è qualcosa da cui “uscire con la forza di volontà”, ma qualcosa che va compreso e affrontato con strumenti adeguati. Ti suggerisco tre cose che puoi provare a fare:

1. Ridurre il compito, non evitarlo.
Invece di dirti “devo studiare”, prova a impostare obiettivi molto piccoli e specifici, ad esempio:

  • aprire il libro e leggere 2 pagine
  • studiare per 10 minuti con un timer
    L’obiettivo non è fare tanto, ma rompere il blocco iniziale.

2. Strutturare il tempo in modo semplice.
Il tempo “vuoto” aumenta la paralisi. Può aiutarti creare una routine minima:

  • sveglia e orario di sonno il più possibile regolari
  • 2–3 momenti fissi nella giornata dedicati a piccole attività
  • pause programmate (anche per usare il telefono, ma in modo limitato e consapevole)

3. Lavorare sull’ansia da esame in modo graduale.
Evitare l’esame riduce l’ansia nel breve termine, ma la mantiene nel lungo. Puoi iniziare con piccoli passi:

  • simulare lo studio senza pressione
  • avvicinarti all’idea dell’esame senza obbligo di sostenerlo subito
  • osservare i pensieri automatici (“tanto non ho studiato”) senza considerarli verità assolute

Inoltre, ti suggerisco un percorso di sostegno psicologico in quanto ciò che descrivi è assolutamente affrontabile all’interno di un percorso psicologico. Un lavoro terapeutico può aiutarti a:

  • comprendere l’origine del blocco e dei meccanismi di evitamento
  • imparare strategie pratiche per gestire l’ansia e l’attivazione emotiva
  • ricostruire gradualmente motivazione, autostima e senso di efficacia
  • ristabilire un rapporto più equilibrato con lo studio e con te stessa

Quello che stai vivendo non è “solo stress” ma  è una difficoltà strutturata che merita ascolto e supporto. Il fatto che tu riesca a descriverla così chiaramente è già un primo passo importante. Ti incoraggio a non restare sola in questo ma chiedere un aiuto professionale può fare una reale differenza, non solo per affrontare gli esami, ma per ritrovare una sensazione di movimento, direzione e fiducia nelle tue capacità.
Con il giusto sostegno, questo blocco può essere compreso e progressivamente superato.

Un carissimo saluto,

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Roma

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Gentile Sara,

dagli aspetti che descrive sembra che la sua ansia si sia generalizzata dilagando in vari contesti della sua vita. La questione di rimandare le cose o procastinazione continua, è una conseguenza di questo stato derivato dall'ansia che blocca le iniziative per paura di sbagliare. A quest'ultimo aspetto può collegarsi anche una personalità con elevato perfezionismo, che impedisce di fare le cose se non si è iper-preparati o "perfetti", caratteristiche che spesso equivalgono ad evitare totalmente le prove o gli impegni per i quali non ci sentiamo "a cento". 

Tutti questi aspetti possono essere efficacemente affrontati e superati con un supporto professionale adeguato.

 

Cordiali saluti,

Dott. Diego Guarneri

Psicologo in Soresina (CR)

Ti ringrazio di cuore per la fiducia e per il coraggio con cui hai condiviso questa parte così intima e dolorosa del tuo vissuto.

Leggere le tue parole fa emergere chiaramente quanto questo senso di paralisi stia diventando una gabbia pesante, che sottrae spazio non solo allo studio, ma al piacere di vivere e alla cura di te stessa.

Quando l'ansia e il senso di colpa diventano i compagni costanti di ogni giornata, è del tutto naturale sentirsi sopraffatti e perdere la bussola. È importante che tu sappia che quanto stai descrivendo (questa fatica, il blocco, le risposte psicosomatiche) non è una questione di volontà o di mancanza di impegno, ma un segnale che il tuo sistema, da troppo tempo, sta lavorando in una condizione di emergenza che non è più in grado di sostenere da solo.

La tua situazione richiede un ascolto che sia esclusivamente rivolto a te, in un setting di riservatezza totale dove si possa iniziare a decodificare questi segnali in un modo più approfondito.

È il primo passo necessario per passare dall'evitamento alla possibilità di riprendere in mano, con lentezza e con tutta la delicatezza che meriti, il filo della tua vita.

Dott.ssa Micol Loppo

Dott.ssa Micol Loppo

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Salve,
da ciò che racconta emerge una sofferenza che sembra accompagnarla da diverso tempo e che, progressivamente, ha iniziato a coinvolgere molte aree della sua vita, non solo lo studio. Il fatto che lei descriva un senso di blocco anche di fronte ad attività che desidererebbe svolgere, la perdita di interesse per aspetti che prima erano importanti, la difficoltà a mantenere una routine e l'intensa ansia che precede gli esami sono tutti elementi che meritano attenzione e non andrebbero ridotti a una semplice mancanza di volontà o a un periodo di stress.

Spesso, quando si vive una situazione come quella che descrive, può instaurarsi un circolo vizioso: più ci si sente bloccati, più aumentano il senso di inadeguatezza, l'ansia e la tendenza a rimandare, rendendo sempre più difficile interrompere questo meccanismo. Questo, però, non significa che non sia possibile comprenderlo e modificarlo.

Le suggerirei di concedersi la possibilità di approfondire ciò che sta vivendo con un professionista. Un percorso psicologico può offrire uno spazio protetto in cui esplorare le cause di questo blocco, comprenderne il significato e individuare modalità più efficaci per affrontarlo, senza giudizio e rispettando i suoi tempi.

Aver riconosciuto che questa situazione dura da anni e aver deciso di parlarne rappresenta già un passo importante. Si prenda il suo spazio: merita di capire cosa sta succedendo e di ricevere il supporto adeguato.

Le auguro di trovare presto il percorso più adatto a lei.

Dott.ssa Maria Teresa Manno

Dott.ssa Maria Teresa Manno

Cremona

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Gentile Sara, 

da quando esattamente è iniziato questo blocco? Potrebbe corrispondere come tempistiche con qualche evento particolare nella tua vita anche apparentemente irrilevante? Con cambiamenti, decisioni, scelte, perdite, interruzioni? Come si pone rispetto al tuo percorso di studi? Te lo chiedo perché, come scrivi, la fatica riguarda in particolar modo gli studi e la situazione peggiora molto in prossimità degli esami. Ti confermo che non è solo stress per gli esami. Potrebbe avere a che fare con la scelta dell'università, con un'ansia da prestazione e tendenza al perfezionismo, come della paura di affrontare il mondo del lavoro se tu fossi a fine percorso. Mancano un po' di elementi per poterti dare una risposta precisa, ma ti consiglierei di riflettere sulle domande che ti ho posto, potrebbero aiutarti a fare chiarezza.

dottoressa Roberta Daminelli 

 

Dott.ssa Roberta Daminelli

Dott.ssa Roberta Daminelli

Bergamo

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Ciao Sara

Il fatto che il blocco si presenti anche nelle attività quotidiane, come prenderti cura di te, uscire di casa o svolgere le faccende domestiche, suggerisce che non si tratti soltanto di ansia da prestazione. È importante comprendere quando tutto questo è iniziato e se, circa cinque anni fa, sia accaduto qualcosa di significativo nella tua vita che possa aver contribuito a questo cambiamento.

Anche i sintomi fisici che descrivi prima degli esami – il nodo alla gola, il mal di pancia, la diarrea, il pianto e il pensiero di rinunciare ancora prima di provarci – mostrano quanto l'ansia abbia assunto un'intensità tale da bloccarti completamente. Evitare l'esame, nell'immediato, riduce la paura, ma nel lungo periodo rafforza il circolo vizioso: più eviti, più aumenta la convinzione di non farcela e più difficile diventa riprendere fiducia.

Più che chiederti "perché non riesco a studiare?", potrebbe essere utile domandarti: "Che cosa succede dentro di me quando provo a iniziare?" Quali emozioni, quali pensieri e quali paure si attivano? Spesso è proprio lì che si trova la chiave per comprendere il blocco.

Ti incoraggio a rivolgerti a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Non perché ci sia necessariamente una diagnosi precisa dietro quello che stai vivendo, ma perché una sofferenza che dura da cinque anni e che sta limitando lo studio, la cura di te stessa, la vita sociale e il tuo benessere merita uno spazio di ascolto e di cura. Chiedere aiuto non significa essere deboli: significa riconoscere che qualcosa sta ostacolando la tua vita e decidere di affrontarlo con il supporto adeguato.

Il fatto che tu abbia scritto questo messaggio è già un passo importante. Significa che una parte di te non si è arresa e sta cercando di capire cosa le sta accadendo. Ed è proprio da quella parte che può iniziare un percorso di cambiamento.

A cura della Dott.ssa Lucie Gjoka

Resto a disposizione per qualsiasi necessità.

Gentile Sara,

ho letto con particolare attenzione il tuo scritto. Per prima cosa devi sapere che il passo forse più importante l’hai già fatto mettendoti in contatto con dei professionisti.

Hai indicato diversi e significativi elementi della tua situazione personale, elementi che qualsiasi psicologo saprebbe interpretare e procedere a confermare in un percorso psicoterapeutico.

Dici bene quando osservi che non si tratta più semplicemente di performance negli esami. Si intravvedono nel tuo racconto tutti gli elementi per un lavoro su due livelli: il primo, orientato a dare sollievo immediato operando sul sintomo ansioso e, secondo livello, un lavoro più graduale, condotto in un tempo medio-lungo e in grado di snidare i grovigli dell’anima che soffre e chiede: sono quei grovigli che producono i sintomi che tu hai perfettamente individuato. Si potrebbe dire che la parte più vera e profonda di te sta bussando da tempo a diverse porte per farsi ascoltare: ha cose importanti da dire e quando tu le avrai “guardate in faccia” all’interno di un percorso tutelato e professionale sarai certamente più consapevole, forte, rinnovata; sarai in sostanza “in sella alla vita”.

Quindi, fatti forza definitivamente: comincia il tuo percorso e non porti l’ulteriore problema di fermarti, pensando che sia inutile o troppo impegnativo o altro ancora. Ogni passo che farai dopo il primo che hai già compiuto, sarà già la prova che ti stai costruendo e cercando quegli aiuti che nella vita forse ti sono mancati fino ad ora.

Sono certo che prenderai in considerazione quanto ti ho scritto in modo molto sintetico ma attenzione: passa con sicurezza e fiducia dalla presente fase “interlocutoria” alla scelta di una persona in grado di seguirti con forza, competenza e dedizione professionali nei prossimi anni.

Dott. Giovanni Lauro Sacchetti (Cremona)

Dott. Giovanni Lauro Sacchetti

Dott. Giovanni Lauro Sacchetti

Cremona

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Gentile utente,

dal suo racconto emerge una sofferenza che va ben oltre la normale ansia legata agli esami. Le difficoltà che descrive – il blocco nell'iniziare le attività, la procrastinazione, la perdita di interesse per ciò che prima le dava soddisfazione, la riduzione delle energie, la bassa autostima, l'alterazione del sonno e l'intensa ansia con sintomi fisici – meritano di essere accolte e approfondite con attenzione.

È comprensibile pensare che tutto dipenda dagli esami, ma è possibile che l'ansia accademica sia solo una parte di un quadro più ampio. Quando il disagio persiste da anni e coinvolge diversi ambiti della vita, è importante non ridurlo a una semplice mancanza di volontà o di motivazione. Quello che sta vivendo non è un fallimento personale.

Senza una valutazione clinica non è possibile stabilire quale sia l'origine di questi sintomi, ma il fatto che il problema si sia progressivamente esteso ad altri aspetti della quotidianità suggerisce l'utilità di un approfondimento psicologico.

Un percorso con uno psicologo può aiutarla a comprendere i meccanismi che alimentano questo circolo vizioso, a lavorare sui pensieri che la portano a sentirsi bloccata e a recuperare, gradualmente, un senso di efficacia e di fiducia nelle proprie capacità.

Il fatto che lei abbia riconosciuto il problema e abbia deciso di parlarne è già un primo passo importante. Le suggerisco di non aspettare che la situazione peggiori ulteriormente: chiedere aiuto non significa arrendersi, ma iniziare a prendersi cura di sé. Con un supporto adeguato è possibile comprendere ciò che sta accadendo e ritrovare, passo dopo passo, il proprio equilibrio.

Ciao Sara, grazie per il racconto così dettagliato. Quello che descrivi va oltre l'ansia da esame: la difficoltà a iniziare le attività in più ambiti (studio, casa, cura di sé, uscire), la perdita di interesse per cose che prima contavano, il sentirti di valere poco, l'irregolarità del sonno, e la durata di cinque anni con un peggioramento progressivo sono elementi che insieme indicano qualcosa di più ampio di un blocco legato al singolo esame. Il pensiero "tanto non ho studiato, quindi non vado nemmeno" è un tipico meccanismo di evitamento: allevia l'ansia nell'immediato, ma la mantiene nel tempo, alimentando il circolo che descrivi. Vista la durata e l'estensione a più aspetti della tua vita, ti consiglio vivamente una valutazione diretta con un professionista, che possa guardare più da vicino cosa c'è alla base, perchè non è qualcosa che conviene affrontare da sola o aspettare che passi. Se vuoi, sono a disposizione per un primo colloquio.

Salve Sara

Dal suo racconto emerge tutta la sofferenza e la ringrazio per averla condivisa qui. 

Essendo un vissuto di evitamento che va avanti da tempo non si tratta solo di ansia per l'esame .

Io La inviterei a rivolgersi ad un professionista in questo momento delicato. Io sono a disposizione per accompagnarla in un percorso privo di alcun giudizio pensato per lei, in cui possa sentirsi in primis ascoltata, vista e affrontare insieme il tutto .

Un abbraccio 

Dott.ssa Maria Alpino 

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

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