Università

Virginia

Mi mancano pochissimi esami alla fine, ma il solo pensiero di andare in università e dare esami mi provoca ansia. Io quando sono lontana da quell’ambiente mi sento serena e con un peso in meno sul cuore. Non vorrei deludere i miei genitori a così poco dalla fine, ma io non mi sento serena pensando a quell’ambiente, finisco sempre per avere crisi di pianto e so che quando la lascio in stand by “ignorandola” mi sento molto meglio e più leggera. Come posso fare?

18 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Virginia,

sento che le aspettative dei suoi genitori hanno un’importanza molto forte su di lei. 

Soprattutto ora, che è così vicina al traguardo.

Avverto che ha bisogno di fare chiarezza e comprendere perchè allontanarsi dall’università le faccia invece sentire il cuore così libero.

Rispetto alla sua domanda su cosa poter fare, la inviterei a farsi accompagnare da un professionista in questo momento così delicato, ma anche così illuminante per il suo divenire.

Per aspera ad astra!

 

Dott.ssa Federica Altizio

Dott.ssa Federica Altizio

Barletta-Andria-Trani

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Ciao Virginia,
essere così vicina alla fine e sentirti bloccata può essere molto frustrante. Più che concentrarti sulla scelta di andare avanti o fermarti, credo sia importante capire che significato ha assunto oggi l'università per te e perché proprio quel contesto genera una sofferenza così intensa.

Se senti che da sola è difficile, sarò felice di aiutarti a fare un po' di chiarezza e trovare insieme un modo per affrontare questo momento.

Un caro saluto, Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Cara Virginia,

quello che descrivi è un’esperienza comune tra chi è vicino alla laurea: a un passo dal traguardo, l’ansia può diventare così intensa da rendere l’università un luogo da evitare. La sensazione di leggerezza che provi quando la metti da parte è comprensibile, ma spesso si tratta di un sollievo temporaneo che, col tempo, rischia di rendere il ritorno ancora più difficile.
In questi casi, l’ansia non riguarda solo gli esami, ma anche il peso delle aspettative e il timore di deludere gli altri.

È possibile affrontare questo momento in modo diverso, imparando a gestire l’ansia senza combatterla e a ritrovare una motivazione più autentica, legata a te stessa e non solo al timore di deludere i tuoi genitori. Attraverso un lavoro di consapevolezza è possibile abbassare la pressione e vedere l’università non più come un ostacolo insormontabile, ma come un passaggio da completare. 
Se senti che questo peso è diventato troppo difficile da gestire da sola, un percorso mirato può aiutarti a sbloccare la situazione e a concludere questo capitolo con maggiore serenità.

Un caro saluto.

Dott.ssa Claudia Andò

Dott.ssa Claudia Andò

Milano

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Cara Virginia,

Quello che stai provando è un segnale molto chiaro che il tuo sistema nervoso ha associato l'ambiente universitario a uno stato di pericolo costante. Quando dici che "fuori" ti senti serena e "dentro" il peso si fa insopportabile, non stai cercando scuse: stai vivendo una risposta fisiologica di protezione. La tua mente ha imparato che, per salvaguardare la tua integrità emotiva, l'unica strategia efficace è l'evitamento. Il conflitto che vivi, tra il desiderio di libertà e il timore di deludere i tuoi genitori, è il vero motore della tua ansia. Sei arrivata a pochissimi esami dalla fine. Questo significa che hai già dimostrato capacità e costanza notevoli. Il fatto che ora tu sia paralizzata non invalida i tuoi successi passati, ma ti dice solo che il modo in cui hai affrontato il percorso finora non è più sostenibile per la tua salute mentale attuale. Non devi per forza finire in modo lineare o veloce come hai fatto fino a ieri. A volte, quando manca poco, la pressione del "vedere la fine" diventa un ostacolo insormontabile. Hai paura di deluderli, ma ti sei mai chiesta: "Cosa vorrebbero davvero i miei genitori per me?". Spesso, la paura di deludere è una proiezione nostra. Molti genitori, se vedessero la figlia in crisi profonda, con crisi di pianto costanti, preferirebbero mille volte una figlia serena (anche se con una laurea in ritardo) piuttosto che una figlia laureata ma emotivamente distrutta. Se l'ambiente universitario è ciò che ti scatena l'ansia, cerca di "smontarlo".  È davvero necessario andare in università? Puoi studiare a casa o in biblioteca lontano dal campus? Puoi preparare gli esami da privatista senza frequentare?  Se il pensiero dell'esame ti blocca, non pensare all'esame. Pensa solo a: "Oggi leggo 5 pagine". Se l'ansia sale, fermati. Non stai "ignorando" l'università, ti stai dando il permesso di avvicinarti ad essa con passi che non ti facciano soffocare. A 45 anni, 30 anni o 20 anni, la laurea rimane un pezzo di carta. La tua serenità è invece la base su cui costruirai tutta la tua vita futura. Se continui a spingerti oltre il limite, rischi di arrivare al traguardo con un esaurimento che ti impedirà di goderti qualsiasi successo successivo. Sei solo una persona che ha esaurito le energie in un contesto che non ti nutre più. Prova a trattarti con la stessa gentilezza che useresti con la tua migliore amica se fosse nella tua stessa situazione.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Virginia,

mi dispiace molto per la situazione che stai attraversando: da quanto scrivi mi sembra di comprendere che il percorso universitario ti stia costando molta fatica e sofferenza, una difficoltà che va al di là della paura del singolo esame, a tal punto da farti mettere in discussione la tua capacità di portarlo a termine. La paura di poter deludere i tuoi genitori non aiuta, anzi, aumenta ancora di più il carico emotivo, mettendoti in una posizione molto difficile: da una parte il desiderio di stare bene, dall'altra il peso delle aspettative e dell'obiettivo ormai vicino.

Il sollievo che provi quando "metti in pausa" il problema è un'esperienza comune in molte situazioni di ansia. Tuttavia, ciò che ci fa stare meglio nell'immediato non sempre ci aiuta a risolvere la difficoltà nel lungo periodo: talvolta l'evitamento rischia di mantenere o addirittura rafforzare la paura legata a una determinata situazione.

Problematiche di questo genere sono molto frequenti nei percorsi universitari e spesso la chiave sta proprio nel comprendere meglio che cosa alimenta e mantiene questa difficoltà, per individuare la giusta strategia per affrontarla.

Proprio perché il disagio che descrivi appare significativo e sta incidendo sul tuo benessere emotivo, sarebbe riduttivo e poco utile fornirti indicazioni in questo spazio, dove non è possibile procedere ad una attenta analisi, che questo problema merita.

Il consiglio è dunque quello di rivolgerti ad un professionista, che possa accompagnarti ad approfondire e affrontare la tua sofferenza: questo tipo di problematiche viene generalmente superato con successo attraverso un percorso psicologico o psicoterapeutico.

Ti auguro di trovare presto uno spazio in cui ascoltare e comprendere ciò che stai vivendo, così da poter prendere decisioni più serene e consapevoli per te.

 

Dott.ssa Alice Alghisi

Dott.ssa Alice Alghisi

Brescia

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Salve Virginia,

L'ansia che riporta, il timore di deludere i suoi genitori ed anche il dubbio su cosa fare sono temi che meriterebbero approfondimento. Probabilmente gli ultimi esami, che rappresentano la fine di un percorso attivano qualcosa che varrebbe la pena esplorare.

 

Se vuole iniziare un percorso, non esiti a contattarmi. Sul mio profilo è visibile il mio numero di telefono.

Cordiali saluti

Dott.ssa Valeria Manni

Dott.ssa Valeria Manni

Roma

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Ciao Virginia ti ringrazio per il racconto. Mi dispiace tu possa vivere così questo momento. Vorrei consigliarti di iniziare un percorso come ascolto di come tu ti senta. Attraverso diverse modalità è possibile superare l’ansia, analizzarla e trovare le soluzioni. Grazie ancora.

Dott.ssa Marialma Immacolata Neglia

Dott.ssa Marialma Immacolata Neglia

Bari

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Carissima/o, spero tutto bene. Ti ringrazio di aver condiviso con noi questo momento difficile per te.

Quello che descrivi è molto comprensibile: sembra che si sia creato un circolo in cui il pensiero dell’università attiva ansia forte, e evitarla ti fa sentire subito meglio, ma, allo stesso tempo, mantiene la difficoltà nel lungo periodo.

Non significa che non sei capace o che non vuoi finire, ma che in questo momento quell’ambiente è associato a emozioni troppo intense. Il fatto che tu stia male e abbia queste reazioni è già un segnale importante da ascoltare.

Potrebbe esserti davvero utile farti accompagnare da un/una psicoterapeuta: in un percorso cognitivo-comportamentale potresti lavorare sia sui pensieri che ti generano ansia, sia su strategie pratiche per affrontare gradualmente gli esami senza sentirti sopraffatta.

Chiedere aiuto ora, soprattutto visto che sei quasi alla fine, può aiutarti a raggiungere l’obiettivo in modo più sereno. Se vuoi, resto a disposizione per un percorso mirato. Io lavoro con gli studenti che attraversano momenti difficili oppure devono affrontare l'intolleranza all'incertezza.

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Quello che descrivi è una situazione che molte persone vivono quando l'ansia si associa a un contesto specifico. Il fatto che tu ti senta meglio quando ti allontani dall'università non significa necessariamente che quella sia la soluzione migliore, ma indica che è importante comprendere cosa renda quell'ambiente così faticoso per te.

Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile chiederti se il disagio è legato agli esami, alla pressione delle aspettative, alla paura di fallire o ad altri aspetti della tua esperienza universitaria. Comprendere l'origine dell'ansia permette di individuare strategie più efficaci per affrontarla.

Poiché ti mancano pochi esami alla conclusione del percorso, potrebbe essere utile confrontarti con uno psicologo, che possa aiutarti a gestire l'ansia e a fare chiarezza su ciò che desideri davvero, distinguendo una scelta consapevole da una decisione presa sotto la spinta della sofferenza emotiva.

Prenditi il tempo necessario per ascoltare ciò che provi, senza sentirti obbligata a decidere nell'immediato. Il tuo benessere è importante quanto il raggiungimento di un obiettivo.

Virginia, quello che senti non è incoerenza.
È il corpo che ti sta dicendo che l’università, in questo momento, non è solo un luogo dove si danno esami: è un posto che ti attiva una tensione profonda, una pressione che ti accompagna da tempo e che oggi è diventata troppo grande da reggere da sola. Quando racconti che lontano da quell’ambiente ti senti più leggera, più serena, quasi sollevata, stai descrivendo una cosa molto chiara: l’università non è più solo un percorso, è diventata un contenitore di aspettative, paure, giudizi, responsabilità. E quando ti avvicini, il corpo reagisce prima della mente.

Le crisi di pianto, il peso sul cuore, la sensazione di stare meglio solo quando “ignori” tutto… non parlano di mancanza di volontà. Parlano di un sovraccarico emotivo che si è accumulato negli anni. È come se ogni esame fosse diventato una prova di valore, non un passaggio. E quando una persona vive così, anche pochi esami possono sembrare montagne.

Il punto non è che tu non voglia finire.
Il punto è che non riesci più a farlo dentro la stessa modalità che hai usato finora.

La paura di deludere i tuoi genitori aggiunge un peso ulteriore. È come se tu dovessi proteggere loro, mentre nessuno sta proteggendo te. E questo ti schiaccia. Ti fa sentire che non puoi fermarti, ma allo stesso tempo non puoi andare avanti. È una trappola emotiva, non una scelta.

La strada per uscirne non è costringerti a tornare lì dove stai male.
La strada è capire cosa ti sta succedendo davvero.
Perché questa ansia non nasce dagli esami: nasce dal significato che gli esami hanno assunto per te.

Parlarne con un professionista potrebbe aiutarti a sciogliere questo nodo, a separare ciò che è tuo da ciò che è degli altri, a ritrovare un modo di avvicinarti allo studio che non ti faccia sentire soffocata. Non devi farcela da sola. Non devi essere “forte”. Devi solo concederti uno spazio in cui questa paura possa essere ascoltata senza giudizio.

Virginia, non sei fragile.
Sei arrivata al limite di un percorso che hai portato avanti con più forza di quanto tu stessa riconosca.
E proprio da qui puoi ricominciare, con un passo alla volta, senza più sentirti sbagliata.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Cara Virginia,

capisco la tua sensazione di ansia.

Gli esami all’Università non sono quasi mai una passeggiata. Da quanto affermi, cioè che dare gli esami ti provoca ansia, capisco che la tua mente è continuamente focalizzata nel futuro rispetto ad un risultato da ottenere. Questo atteggiamento, in effetti, porta molta ansia: di fatto è come se dessi la tua vita in mano al “risultato”; è come se tutto il tuo valore dipendesse dall’esterno e non da quanto tu in effetti sei. Rimanere un po' con te stessa, coltivando anche degli hobby, forse ti aiuterebbe a staccare la mente dall’assillo dell’esito a tutti i costi, facendoti scoprire il piacere di stare con te stessa e con ciò che ti fa star bene. Nella vita non ci sono solo obblighi; pensando e vivendo in questo modo la vita diventa solo un peso e si perde tutta la bellezza delle piccole cose e del momento presente; prova a vivere indipendentemente dal risultato a tutti i costi e poi concludi gli esami che ti mancano portando a termine il tuo percorso universitario.

Ti auguro tutto il meglio.

Un caro saluto,

Lara

Dott.ssa Lara Termini

Dott.ssa Lara Termini

Venezia

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Ciao Virginia, grazie per aver condiviso la sua esperienza. La leggo e percepisco il peso di una fatica che forse porta da sola da troppo tempo. Una fatica che meriterebbe uno spazio tutto suo, non sole poche righe... 

Spesso il cambiamento non nasce da un consiglio, ma dalla possibilità di guardare le cose da un altro punto di vista.

Se quel "non so più cosa fare" fosse proprio il punto da cui partire, e non un limite?

Forse non ha bisogno di risposte subito. Forse ha solo bisogno di concedersi uno spazio di ascolto. 

Gentile Virginia,

da ciò che racconta sembra che il suo malessere non sia legato solo agli esami, ma che il contesto universitario sia diventato, nel tempo, una fonte di forte ansia. È comprensibile che, evitando quell’ambiente, lei provi un sollievo immediato; tuttavia, questa strategia, se da un lato riduce l’ansia nel breve periodo, dall’altro rischia di mantenerla e renderla sempre più intensa.

Essendo ormai vicina al termine del percorso, credo sia importante non affrontare questa difficoltà da sola. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere le cause del suo disagio, a gestire l’ansia e a ritrovare la serenità necessaria per concludere questo importante traguardo, nel rispetto dei suoi tempi e del suo benessere.

Resto a disposizione, qualora lo desiderasse, per un primo colloquio conoscitivo.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Noemi Marcoccia
Psicologa Clinica

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

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Cara Virginia, 

è evidente che stai soffrendo per questa situazione che porta un conflitto tra il dovere morale e la volontà personale. Bisognerebbe esplorare cosa l' ha permessa di superare gli esami precedenti e cosa invece è mutato, dentro o fuori di lei, tale sa giustificare lo stato di disagio attuale. Un percorso di psicoterapia potrebbe esserle utile in tal senso e supportarla nel procedere nella direzione più in linea con i suoi valori.

Resto a disposizione per qualsiasi info e in bocca al lupo 🙂

Dott.ssa F. Lovero

Dott.ssa Francesca Lovero

Dott.ssa Francesca Lovero

Bari

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Buongiorno Virginia

Grazie per aver condiviso qui la Sua fatica. 

Io mi sento di dirle di ascoltarsi  rispettando i suoi tempi e  non focalizzarsi solo sulla laurea e il dovere. Si metta in una condizione di ascolto di sé stessa.

Se ritiene opportuno potrebbe valutare anche un sostegno psicologico per farsi accompagnare e in questa sua fatica momentanea.

Ad maiora. Un caro saluto!

Dott.ssa Maria Alpino 

 

 

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

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Buongiorno Virginia, quello che racconti è un classico circolo evitamento-ansia: ogni volta che "metti in stand by" il pensiero dell'università, provi sollievo immediato, e questo insegna al cervello a ripetere l'evitamento sempre più spesso. Nel tempo, però, questo meccanismo alimenta l'ansia invece di ridurla, perché quell'ambiente resta nella tua mente qualcosa da cui scappare, mentre la scadenza si avvicina. Le crisi di pianto probabilmente non riguardano solo lo studio, ma anche il peso di non deludere i tuoi genitori, la paura di non farcela così vicina alla fine e tanti altri fattori che solo tu puoi conoscere davvero. Un buon primo passo è spezzare l'ultimo tratto in azioni piccolissime e concrete, invece di pensare al traguardo intero. Un lavoro più approfondito con un professionista può però aiutarti a capire cosa c'è davvero dietro questo evitamento e a uscirne in modo più stabile. Se vuoi, sono a disposizione per parlarne insieme.

Ciao Virginia,

la sensazione che provi per la fine del percorso accademico è molto comune e spesso legata all'ansia da prestazione o alla paura del futuro. Anche il sollievo che provi quando ti allontani dall'ambiente universitario è del tutto naturale: la mente cerca di proteggersi da ciò che percepisce come una minaccia o una fonte di forte stress. Tuttavia, rimandare non fa che prolungare questo stato di tensione, trasformando l'università in un "mostro" sempre più grande da affrontare, così come non ridimensionare le aspettative familiari.

Se vuoi possiamo valutare insieme un percorso di coach strategico per alleggerire l'ansia e il carico mentale con esercizi mirati, adottare una tecnica per concludere in serenità il percorso accademico ed effettuare una consulenza di orientamento lavorativo.

Resto a disposizione

Farinelli Fabiana Maria

Cara Virginia, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così importante; ritengo che le emozioni da lei raccontate abbiano bisogno di uno spazio sicuro dove poterle osservare, comprendere e rielaborare. Quello che lei vive deve avere un peso significativo sulla sua vita. Ritengo che ascoltare e restare con le nostre emozioni sia un punto di partenza importante per vivere in maniera più consapevole ed è, d'altronde, quello che sta già coraggiosamente facendo. Il peso dettato dalle emozioni da lei vissute può essere reinterpretato come una risorsa per conoscersi meglio e un punto di svolta per vivere diversamente la propria storia. 

Dott.ssa Madalina Sandu

Dott.ssa Madalina Sandu

Bari

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