Virginia, quello che senti non è incoerenza.
È il corpo che ti sta dicendo che l’università, in questo momento, non è solo un luogo dove si danno esami: è un posto che ti attiva una tensione profonda, una pressione che ti accompagna da tempo e che oggi è diventata troppo grande da reggere da sola. Quando racconti che lontano da quell’ambiente ti senti più leggera, più serena, quasi sollevata, stai descrivendo una cosa molto chiara: l’università non è più solo un percorso, è diventata un contenitore di aspettative, paure, giudizi, responsabilità. E quando ti avvicini, il corpo reagisce prima della mente.
Le crisi di pianto, il peso sul cuore, la sensazione di stare meglio solo quando “ignori” tutto… non parlano di mancanza di volontà. Parlano di un sovraccarico emotivo che si è accumulato negli anni. È come se ogni esame fosse diventato una prova di valore, non un passaggio. E quando una persona vive così, anche pochi esami possono sembrare montagne.
Il punto non è che tu non voglia finire.
Il punto è che non riesci più a farlo dentro la stessa modalità che hai usato finora.
La paura di deludere i tuoi genitori aggiunge un peso ulteriore. È come se tu dovessi proteggere loro, mentre nessuno sta proteggendo te. E questo ti schiaccia. Ti fa sentire che non puoi fermarti, ma allo stesso tempo non puoi andare avanti. È una trappola emotiva, non una scelta.
La strada per uscirne non è costringerti a tornare lì dove stai male.
La strada è capire cosa ti sta succedendo davvero.
Perché questa ansia non nasce dagli esami: nasce dal significato che gli esami hanno assunto per te.
Parlarne con un professionista potrebbe aiutarti a sciogliere questo nodo, a separare ciò che è tuo da ciò che è degli altri, a ritrovare un modo di avvicinarti allo studio che non ti faccia sentire soffocata. Non devi farcela da sola. Non devi essere “forte”. Devi solo concederti uno spazio in cui questa paura possa essere ascoltata senza giudizio.
Virginia, non sei fragile.
Sei arrivata al limite di un percorso che hai portato avanti con più forza di quanto tu stessa riconosca.
E proprio da qui puoi ricominciare, con un passo alla volta, senza più sentirti sbagliata.
Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
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