Ansia

Come reagire all'ansia ?

Giuseppe

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Salve sono un ragazzo di 23 anni. Ho incominciato ad andare da una psicologa all'età di 19 anni per via della costante paura di morire. Da lì in poi la mia vita è cambiata molto interiormente e di conseguenza la mia quotidianità, riuscendo a superare ostacoli e raggiungere traguardi importanti, primo fra tutti entrare all'università di Medicina dopo svariati anni di tentavi e buoni risultati ottenuti frequentando l'università di Farmacia. Una volta entrato però l'entusiasmo ha fatto spazio all'angoscia e tantissima ansia, così ho deciso di affidarmi di nuovo alla mia psicologa, la quale dopo un sostegno iniziale mi ha indirizzato verso uno specialista per approfondire e fare psicoterapia. Dopo 20 sedute mi ritrovo a scrivere qui, avrei continuato il percorso ma per non chiedere soldi ai miei ho dovuto porgli termine ( la psicoterapia l'ho pagata personalmente ), ho capito molte cose su di me e le dinamiche familiari che ho vissuto con i miei genitori ( in particolare mia madre ) sono sempre stati oppressivi, molto esigenti e spesso irrispettosi con me e non mi hanno mai sostenuto emotivamente, il mio malessere nasce da questo: finché faccio tutto ciò che vogliono loro e nel modo in cui dicono loro va bene ma nel momento in cui ciò non accade mi distruggono psicologicamente e mentalmente. Io non voglio odiarli e vendicarmi, ho capito che questo non mi porterà mai da nessuna parte anche se i traumi e i dolori che mi hanno fatto vivere sono tanti . Voglio andarmene di casa e continuare a studiare con serenità e con i miei tempi, i loro comportamenti oramai sono sempre gli stessi e io sono stanco e non ancora pronto per affrontare mia madre quotidianamente visto che ho riconosciuto in me una dipendenza affettiva verso di lei e non ho avuto modo di lavorarci abbastanza perché ho dovuto porre fine prematuramente alla psicoterapia. In questo contesto qui nasce un problema economico dove dovrei continuare a dipendere da loro finanziariamente qualora volessi andare via, ciò mi toglierebbe serenità perché si sentirebbero sempre in diritto di giudicarmi e farmi sentire una persona manchevole. Non so se sia fattibile lavorare e studiare visto che la mia università richiede molto impegno e soprattutto una costante frequenza alle lezioni e dall'anno prossimo ai tirocini. Mi sento combattuto sebbene questa sia l'unica strada praticabile per ritrovare un po' di serenità e energia visto che stando a casa aumenta solo l'ansia e diminuiscono le energie. Vorrei sfruttare questa quarantena per progettare il mio futuro visto che non riesco a studiare come vorrei stando con loro 24 ore su 24. La mia domanda a questo punto è questa : Sto ragionando in modo troppo impulsivo in un momento di debolezza o si tratta di un modo di reagire concreto all'ansia? E se dovesse essere un modo di reagire all'ansia non avrò ancora più ansia nell'intraprendere una strada molto difficile? 

In caso di risposta vi sono molto grato !

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro Giuseppe, il tuo percorso psicologico e psicoterapico ti ha sicuramente fino ad oggi dato gli strumenti per comprendere l'origine di alcuni tuoi modi di leggere il mondo e le strategie per poter affrontare i pensieri che limitano il tuo vivere quotidiano.
purtroppo il carico economico di una psicoterapia può essere impegnativo e credo sia per te stato faticoso dover interrompere, soprattutto considerando questa fase così complicata che stiamo attraversando.
Lo stato di ansia che provi, certo non aiuta a scegliere la soluzione migliore è in realtà spesso in noi stessi. A volte cercare il luogo ideale, la persona giusta, l'indirizzo lavorativo corretto, ci sembra essere l'unica salvezza, ma in realtà è trovare lo stato emotivo dentro di noi che fa la differenza.


questo non vuol dire che trovare una soluzione d'indipendenza abitativa non sia utile, anzi rappresenta un'azione concreta dell'individuazione/separazione dai nostri genitori, ma ciò funziona solo se tale processo identitaria avviene, altrimenti risulterebbe solo un agìto che può originare ancor più dipendenza, anche solo economica.
pertanto Giuseppe credo assolutamente utile nel tuo caso lavorare sul processo d'individuazione per autorizzarti a vivere il giudizio materno e il compito familiare che ti è stato dato in modo più sereno e coerente con la tua personalità.
solo se lavorerai per esser sicuro di te, potrai 'separarti' dai tuoi senza strappi e dolori.
mi rendo conto della fatica economica, ma in questo periodo emergenza le molti colleghi hanno ridotto improprio costi e si stanno organizzando online, quindi può essere un'opportunità per continuare il buon lavoro che già hai iniziato.

Caro Giuseppe, quella che stai vivendo è un’esperienza soggettiva di stress. Nella tua domanda descrivi in modo ben chiaro le quattro variabili psicosociali da cui ha origine la situazione stressante. La tua richiesta interna, il tuo obiettivo, è studiare con serenità e le tue risorse interne, le capacità che possiedi, sono oggettivamente molto buone dato che sei riuscito ad entrare alla Facoltà di Medicina; le richieste esterne però, le pressioni che percepisci, sono eccessive e di ostacolo al tuo obiettivo (definisci i tuoi genitori oppressivi ed esigenti) inoltre le risorse esterne sono inesistenti, il sostegno emotivo che percepisci è nullo. Dalla descrizione di questo quadro è naturale che tu abbia pensato come soluzione per reagire allo stress quella di andartene di casa, qualcuno ti potrebbe chiedere perché non l’hai fatto prima e forse anche tu te lo sei chiesto. Ma voglio riflettere con te sull’utilità di questo comportamento: non potrebbe essere solo una forma di evitamento? Pensi davvero che i tuoi genitori smetteranno di essere oppressivi ed esigenti e di giudicarti? Non potrebbe essere più utile, pensando anche nel lungo termine, trovare il modo di farti pagare la psicoterapia (da cui hai già ottenuto ottimi risultati) e continuare il percorso iniziato, imparando a gestire meglio i comportamenti dei tuoi genitori?

Ciao Giuseppe, purtroppo il periodo di quarantena cui siamo obbligati tutti in questo periodo, tende ad amplificare i vissuti emotivi, specialmente quelli negativi come l'ansia. Dalla tua descrizione emerge una forte frustrazione e insofferenza nella condivisione e convivenza forzata con la tua famiglia legata alla situazione presente, che ti spinge a progettare almeno a livello immaginativo un ipotetico allontanamento da casa. Probabilmente vivere lontano dai tuoi genitori potrebbe ridurre le occasioni di scontro e ridurre le tensioni e facilitare la tua concentrazione allo studio, tuttavia come hai già ben anticipato l'assunzione di nuove responsabilità connesse ad una scelta comprensibile e audace potrebbe comunque determinare vissuti ansiosi secondari connessi a tale cambiamento. Lavorare e studiare lontano da casa è una scelta optata da diversi studenti e non impossibile, ma che tuttavia comporta responsabilità, rischi e impegni economici cui fare fronte. La risposta alla tua domanda pertanto, relativa alla possibilità che un allontanamento da casa possa costituire un ulteriore fonte di ansia, credo sia affermativa, perchè come ogni cambiamento implica una dose di ansia, sopratutto inizialmente. Mi sembri un ragazzo determinato e ricco di risorse, e quindi capace di prendere la giusta decisione. Allontanarsi da casa è una reazione alle tensioni familiari ma non una soluzione a lungo termine rispetto ai vissuti traumatici che ti porti ancora. Mi auguro che tu abbia la possibilità, il prima possibile, di continuare a lavorare su te stesso e riprendere il percorso di psicoterapia che hai temporaneamente dovuto sospendere, per avere la possibilità di affrontare quegli aspetti che non hai ancora avuto modo di elaborare e comprendere fino in fondo.


Questo periodo sta mettendo tutti un pò a dura prova, ma riusciremo a superare anche questa situazione di emergenza.


Cari saluti.

Buongiorno Giuseppe


Lei ha già compreso di sè molte cose, date dai percorsi precedenti, che l'hanno messa di fronte ad alcuni aspetti di sè e relazionali/familiari importanti. L'impegno che la sua università le richiede, è sicuramente molto importante, ma se è ciò che vuole non si arrenda. Non rinunci a ciò che potrebbe essere per lei un futuro migliore, nonostante le difficoltà e i possibili o probabili scontri con i suoi. Provi nuovamente a parlare coi suoi genitori, trovando un compromesso e cercando da loro una comunicazione e un parziale aiuto (che magari le potrà essere negato), dove mostra loro che desidera impegnarsi e realizzarsi nella vita. Se sarà necessario provi a fare sacrifici, ma non abbandoni il suo desiderio e cerchi di realizzarlo.


Auguro buona fortuna 

Gentile Giuseppe,


l'unico modo valido ed efficace per reagire all'ansia è fare psicoterapia. Non ce ne sono altri.


è chiaro che l’ansia, lo stress, lo stato di insicurezza, il senso costante di rabbia, il sentimento di isolamento, i diversi problemi psicologici sono propriamente non un disturbo, ma i sintomi di un disturbo, che riguarda chiaramente tutta la personalità, nel presente come nella Sua storia personale.


È possibile che, con un approccio specifico alla problematica, che potremmo presumibilmente chiamare psico-educativo, si potrebbe ottenere in tempi non lunghi sia una risoluzione della problematica in questione, sia un miglioramento, di riflesso, del più complessivo stato generale d’ansia e di insicurezza.


In tal senso, una focalizzazione strategica sul sintomo e una rieducazione psicologica appaiono senz’altro adeguati.


In alternativa, una soluzione più radicale sarebbe – su tempi più lunghi - affrontare una terapia del ‘profondo’, che risolva le radici dell’ansia e della depressione e, di conseguenza, anche i suoi sintomi.


Tale approccio potrebbe in tal caso essere valido per ristrutturare le parti immature e ancora infantili della Sua personalità ed eliminare dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e dello sviluppo adulto della Sua identità, oltre ogni psicopatologica insicurezza e disistima.


Le invio cordiali saluti.

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