Attacchi di panico

Cos'è il panico e come funziona

Dott.ssa Giulia Zampoli contattami

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Immaginate  di essere soli in mezzo a tanta gente, sentite la vostra  mente sfuggirvi. Il cuore impazzito, la gola si riempe di aria e vi soffoca, la testa come sul ciglio di un precipizio oscilla di vertigine. La paura dilaga in voi, volete fuggire ma non si può fuggire da se stessi, dalle proprie sensazioni. La paura vi avvolge, vi strangola, cercate di controllarla ma è lei che controlla voi. Vi sembra di impazzire e di morire al tempo stesso.
Benvenuti nel mondo del panico.


Il panico puo' essere definito la forma estrema della paura. Si tratta di una reazione messa in moto dalla percezione attraverso i nostri sensi o da immagini mentali che coinvolgono tutto l'organismo. Tutti i parametri utilizzati per misurare l'attivazione dell'organismo come battito cardiaco, ritmo respiratorio, sudorazione, vanno alle stelle. Solitamente è proprio questa rapida  escalation di eventi che porta alla sensazione di perdita totale di controllo. Il fobico cerca continuamente di controllare o evitare le situazioni nelle quali si può scatenare l'escalation dalla paura al panico, ed è proprio questo tentativo di controllo che conduce alla perdita di controllo. La persona intrappolata nella paura patologica, tenta di limitarne gli effetti mettendo in atto una serie di scelte che finiscono per complicare ulteriormente il problema e gli effetti del disturbo. I due tipici copioni fondamentali che la persona mette in atto sono: tendenza a evitare le situazioni associate all'attacco di panico. Se una persona associa la paura dell'attacco di panico a una situazione (es. luoghi affollati,treno,macchina) di solito tende a evitarla. Ma il fatto stesso di aver evitato la situazione temuta conferma sia la sua pericolosità, sia la sensazione di incapacità del soggetto, aumentando la paura della volta successiva. Ciò significa che ogni evitamento ne prepara uno successivo, fino a costruirsi una catena di situazioni evitate che porta l'individuo alla completa incapacità di esporsi a situazioni ritenute come minacciose. E' proprio fuga dopo fuga che si produce una sfiducia generalizzata del soggetto rispetto le proprie risorse, così egli eviterà sempre di più di esporsi fino alla totale inazione. Il secondo copione che la persona mette in atto nel tentativo di risolvere il problema è la richiesta di aiuto. La costante e reiterata richiesta di aiuto alle persone ritenute fidate sino alla totale dipendenza da altri individui. Il soggetto che ha completamente perso la fiducia nelle proprie capacità di fronteggiare le situazioni che ritiene critiche addossa ad altri la responsabiltà di aiutarlo, intervenendo nel caso di un attacco di panico o rassicurandolo per prevenire l'innescarsi del fenomeno.
Se la persona procede per qualche mese con questa sequenza circolare di tentativo di controllo delle proprie reazioni-richiesta di aiuto e protezione -evitamento delle situazioni minacciose, giungerà alla costruzione della trappola dalla quale non potrà più uscire con le proprie forze. La mente intrappola se stessa, al punto che di solito dopo le prime esperienze di panico all'organismo non sono più necessari stimoli esterni per innescare quella catena di eventi psicofisiologici e la nostra mente può fare tutto da sola. E' sufficiente un'immagine mentale per indurre le emozioni e le reazioni fisiologiche che conducono all'attacco di panico. La mente scava la trappola nella quale poi ci si infila e dalla quale non riesce più a uscire.
Il più delle volte il trattamento iniziale di un disturbo da panico è il ricorso a farmaci tampone della reazione. L'uso del farmaco per l'ansia , dopo un pò di tempo si trasforma anch'esso in una tentata soluzione che alimenta piuttosto che ridurre il problema, poichè abitua la persona a delegare al farmaco la sua capacità di resistere alle reazioni da panico. La paura, o si supera in prima persona , o non si supera. Nessuno può affrontare la paura che proviamo al posto nostro, nemmeno un farmaco. Quindi ancora una volta, ciò che all'inizio riduce il disturbo, in seguito nel suo ripetersi nel tempo ne produce l'incremento.
Chi soffre di attacchi di panico è vittima dell'apparente successo delle sue strategie per combattere la paura. E' una persona che cade nella trappola costruita dalla sua intelligenza.

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