Attacchi d’ansia e pensieri bui

Marianna

Buonasera. È una situazione che va avanti da diversi mesi e probabilmente è ora che io l’affronti. Mi rendo conto che da un punto di vista esterno può sembrare esagerata o insensata, ma è così che mi sento e devo fare i conti con quello che provo. Ho una cagnolina di 15, quasi 16 anni. Super attiva, gioca, corre ed è in buona salute. Siamo insieme da quando avevo 10 anni. Ultimamente, mi capita di passare la notte a piangere perché capisco che prima o poi se ne andrà. Spesso, è una sensazione tremenda e mi sento fisicamente soffocare, mi manca l’aria e ho iniziato ad avere attacchi di panico dal nulla, e inizio a pensare che non sono sicura di voler affrontare il resto della mia vita senza di lei. È grazie a lei se ho superato in passato periodi molto bassi, dalla bulimia al farmi del male di proposito. L’idea un giorno di non averla più con me, mi sta logorando e portando a pensieri che preferirei non avere, ma che sembrano sensati quando penso a come sarebbe senza di lei. Ho terminato da poco gli studi e ho iniziato una carriera che mi piace molto, faccio sport e ho amici. Però quando ci penso crolla tutto e perdo interesse per ogni cosa. Non so cosa fare e ho paura che parlarne in famiglia non porti a nulla di buono, farei solo preoccupare tutti. Grazie

9 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Marianna,

la invito a cogliere questa sua breve condivisione come l’occasione per rivolgersi ad una professionista e chiedere aiuto per superare insieme questo momento difficile.

Posso riceverla in presenza in studio a Milano o in modalità on line.

Mi contatti in privato per fissare un primo colloquio già in questa settimana.

Un caro saluto

Dott.ssa Francesca Villa

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Milano

La Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa offre supporto psicologico anche online

Cara Marianna, 
grazie per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa che, da come lo descrive, sta diventando davvero faticoso da sostenere da sola. Quello che sta vivendo non è affatto “esagerato”: il legame con la sua cagnolina è profondo, radicato in molti anni della sua vita, e ha avuto un ruolo importante nei momenti più difficili. È quindi comprensibile che l’idea di perderla attivi emozioni intense e che il suo corpo reagisca con ansia e panico. Quando un animale diventa una figura di riferimento così significativa, spesso ci fa soffrire non solo l'idea di perderla ma anche tutto ciò che quella relazione rappresenta per noi e nel suo caso la sicurezza, la continuità e il conforto. Il fatto che lei abbia una vita piena, un lavoro che le piace, amici e attività, e allo stesso tempo si senta crollare quando pensa a questo tema, non significa che “non dovrebbe” stare così. Significa che c’è un nodo emotivo che merita spazio, ascolto e un contesto sicuro in cui essere elaborato.  Anche i pensieri che la spaventano non vanno giudicati in quanto rappresentano segnali di quanto bisogno ci sia di alleggerire questo carico. Le gioverebbe darsi la possibilità di intraprendere un percorso per dare un senso a ciò che sta accadendo, comprendere meglio le parti di sé che si attivano e aiutarle a trovare modi più stabili per sentirsi al sicuro. Cordiali saluti

Buonasera.
Ti rispondo con molta attenzione, perché quello che descrivi non è affatto banale né “esagerato”. È profondamente umano, e soprattutto ha una logica emotiva precisa, anche se ora ti sta facendo soffrire. Parto da una cosa chiara: non sei “strana” per quello che provi.
Stai vivendo un lutto anticipatorio, e nel tuo caso è amplificato dal fatto che la tua cagnolina non è solo un animale, ma è stata una figura di attaccamento fondamentale nella tua vita. Lei è arrivata quando avevi 10 anni. Ha attraversato con te: la crescita, momenti di fragilità profonda, il corpo che faceva male (bulimia, autolesionismo), momenti in cui probabilmente era lei a “tenerti in vita” emotivamente. Per il tuo sistema emotivo lei non è solo “compagnia”, è stata: una base sicura, una presenza regolatrice, un “ancoraggio” quando tutto il resto crollava. Quindi il tuo inconscio non sta pensando: “Un giorno morirà il mio cane”, ma sta pensando: “Un giorno perderò ciò che mi ha permesso di sopravvivere”. La differenza è enorme. E spiega perché il dolore è così fisico, così soffocante.
Gli attacchi di panico non nascono “dal nulla”, arrivano quando la mente prova a controllare l’incontrollabile. Di notte, quando le difese sono più basse, il pensiero diventa: “Come farò?”, “Chi sarò senza di lei?”, “Se ho retto grazie a lei… cosa succede quando non ci sarà?”. Il panico è il corpo che dice: “Questo pensiero è troppo grande da contenere da sola”. Non è un segno di follia, ma è un segnale di sovraccarico emotivo.
Questi pensieri: “Non sono sicura di voler affrontare il resto della mia vita senza di lei” e “Ho pensieri che preferirei non avere, ma che sembrano sensati quando penso a come sarebbe senza di lei” non vanno ignorati né tenuti segreti perché stanno dicendo che il dolore ha superato la soglia di ciò che puoi reggere da sola. E questo non è una colpa, è una richiesta di aiuto legittima.
Il fatto che tu lavori, abbia amici, faccia sport, abbia interessi non contraddice il tuo dolore, ma significa che hai delle ottime risorse che sono da tenere in considerazione. E queste due parti possono coesistere e stanno coesistendo. 
Capisco perfettamente la paura di “Far preoccupare la famiglia”. Ma c’è una differenza enorme tra: preoccuparli inutilmente e permettere a qualcuno di sostenerti. Il dolore non condiviso tende a diventare più cupo, più assoluto, più pericoloso. Non perché tu lo voglia, ma perché resta senza contenimento. Per questo è importante che non tenga tutto dentro da sola.
Quindi, ciò che ti suggerisco è di non restare sola con questi pensieri. Se non la famiglia, una persona adulta e affidabile. Ciò che ti consiglio caldamente è di rivolgerti ad un professionista (psicologo/psicoterapeuta). Un percorso terapeutico ti aiuta a capire ciò che stai vivendo e ti aiuta a comprendere in che modo puoi affrontarlo al meglio. Nominare il dolore aiuta, anche solo così: “Sto vivendo una paura fortissima legata alla possibilità di perdere la mia cagnolina, e mi sta provocando panico e pensieri che mi spaventano". Dirlo abbassa già l’intensità e ti permette di lavorarci già ora.
Il fatto che lei ti abbia aiutata a vivere non significa che senza di lei tu non possa vivere. Significa che ti ha insegnato, senza parole, come si sopravvive: nella fedeltà, nella presenza, nell’amore incondizionato. Quello che lei ti ha dato non scompare con lei. Ma per sentirlo, serve accompagnamento, non solitudine.
Credo che in questo momento sia quindi molto importante cercare aiuto, non rimanere sola, che sia una persona vicina, un professionista, o i servizi di emergenza. Questo non annulla il tuo amore per lei, lo protegge.
Non sei sola in questo, coraggio.

Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Milano

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Gent.le Marianna,

innanzitutto vorrei dirle che ciò che prova non è né esagerato né insensato ma un vissuto comprensibile, soprattutto considerando il legame profondo e continuativo che la unisce alla sua cagnolina fin dall’infanzia. Per lei non è “solo” un animale: è stata una presenza affettiva stabile, un sostegno nei momenti di maggiore fragilità, una figura che ha contribuito a mantenerla in vita quando la sofferenza era molto intensa. Sembra che stia vivendo una forma di lutto anticipatorio, in cui la paura della perdita futura diventa così intensa da invadere il presente, fino a manifestarsi con attacchi di panico e pensieri molto dolorosi. Non è che la sua vita attuale perda valore: è l’angoscia che, in certi momenti, prende il sopravvento e oscura tutto il resto (compresi interessi e relazioni che razionalmente riconosce come importanti).  
La sofferenza che vive è qualcosa che può essere affrontato in uno spazio protetto come quello terapeutico dove, senza forzature, poter mettere in parola i vissuti che sta attraversando, esplorare il significato profondo di questo legame importante ed essere aiutata a tollerare la paura della perdita senza restare sola con pensieri così pesanti.
Il suo dolore merita ascolto e non deve necessariamente affrontarlo da sola, perché chiedere aiuto è un atto di cura verso se stessa, non un segno di debolezza. 

Un caro saluto,

Dott.ssa Beatrice Conca 
Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Beatrice Conca

Dott.ssa Beatrice Conca

Milano

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Buonasera, la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così profondo e delicato. Quello che descrive non è affatto esagerato o insensato: il legame con la sua cagnolina è stato, ed è tuttora, un legame di attaccamento molto significativo, che l’ha accompagnata in momenti di grande sofferenza e l’ha aiutata a sopravvivere a fasi difficili della sua vita. È comprensibile che il pensiero della sua perdita attivi dolore, paura e un senso di vuoto anticipato.

Quello che sembra farla stare peggio, però, non è solo l’idea che un giorno la sua cagnolina non ci sarà più (evento naturale ma doloroso), bensì il fatto che quel legame oggi rappresenti una colonna portante del suo equilibrio emotivo. Quando la mente va lì, tutto il resto perde significato e compaiono ansia intensa, sensazioni fisiche molto forti e pensieri che la spaventano. Questo merita ascolto e cura.

È importante che sappia che non è sola e che ciò che sta vivendo può essere affrontato in uno spazio protetto, senza doverlo minimizzare né affrontare da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a: dare un senso a questo attaccamento così profondo, lavorare sull’ansia e sugli attacchi di panico, rafforzare risorse interne e relazioni, in modo che la sua vita non dipenda da una sola presenza, per quanto amata.

Il fatto che lei abbia interessi, amicizie, un lavoro che le piace e che abbia già affrontato e superato momenti molto difficili è un segnale importante di forza, anche se ora fa fatica a sentirla. Se i pensieri “che preferirebbe non avere” dovessero diventare più frequenti o difficili da gestire, le suggerisco di chiedere aiuto tempestivamente, senza aspettare che la sofferenza aumenti. Parlare con un professionista non significa far preoccupare gli altri, ma prendersi cura di sé.

Resto a disposizione se desidera approfondire o valutare un percorso di supporto.

Un caro saluto.

Buongiorno Marianna, da quello che scrive si sente quanto questo legame sia profondo e quanto stia diventando doloroso da sostenere. E' importante dirlo con chiarezza: ciò che prova non è esagerato né insensato. E' una sofferenza reale, che nasce da un attaccamento molto significativo e da una paura che riguarda una perdita sentita come enorme.La sua cagnolina non è soltanto una presenza affettiva, ma una compagna di vita che l’ha accompagnata in momenti molto difficili, in cui lei stessa riconosce di aver fatto fatica a stare. Quando un legame ha avuto un ruolo così centrale, il pensiero di perderlo può diventare opprimente, quasi intollerabile. non si tratta di debolezza, ma di quanto quella relazione abbia rappresentato sicurezza, sostegno e continuità.

Il fatto che oggi la cagnolina stia bene, sia attiva e presente, rende la situazione ancora più complessa. Una parte di lei sa che è qui, un’altra vive costantemente proiettata in un futuro che spaventa. Questa tensione continua può spiegare anche le reazioni del corpo: il senso di soffocamento, il panico, l’aria che sembra mancare. Il corpo sta cercando di reggere qualcosa che emotivamente è molto pesante. E' comprensibile anche che, quando questo pensiero arriva, tutto il resto perda valore. Il lavoro, lo sport, gli amici non spariscono, ma in quei momenti il dolore occupa tutto lo spazio e rende difficile sentire interesse o piacere. Questo non significa che la sua vita non abbia basi solide, ma che la paura è diventata centrale.

Colpisce molto la sua preoccupazione di non voler allarmare la famiglia. Questo fa pensare a una grande abitudine a contenere da sola emozioni molto forti. Tuttavia, quando i pensieri diventano così invasivi e spaventosi, restare soli può aumentare il peso invece di ridurlo. Non perché lei non sia capace, ma perché alcune paure hanno bisogno di essere condivise. Non è necessario ora chiedersi se riuscirà ad affrontare la vita senza la sua cagnolina. Sono domande troppo grandi per questo momento. Il punto, adesso, è aiutarla a stare con quello che sente senza esserne travolta. Questo è un lavoro che può essere fatto con l’aiuto di un professionista, in uno spazio sicuro, dove poter parlare liberamente di questo legame, della paura della perdita e dei pensieri che la spaventano, senza giudizio.

Il fatto che la sua cagnolina l’abbia aiutata a superare momenti molto bui dice qualcosa di importante anche su di lei: sulla sua capacità di legarsi, di sentire profondamente e di trovare appigli per restare. Ora è lei ad avere bisogno di essere sostenuta.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buonasera, grazie per aver condiviso questo vissuto così profondo.

Ci tengo a dirle subito che il suo dolore non è affatto "esagerato". Questa cagnolina è stata la sua ancora nei momenti più bui della sua vita e oggi l'idea di perderla riattiva quella fragilità che pensava di aver superato. Quando l'angoscia diventa così forte da toglierle il respiro e l'interesse per i suoi traguardi, significa che il peso è diventato troppo grande per essere portato da soli.

Proprio perché questo legame è così vitale, le suggerisco di intraprendere un percorso terapeutico. Un supporto professionale la aiuterà a gestire l'ansia e a ritrovare in se stessa quella forza che la sua cagnolina le ha mostrato di avere in tutti questi anni. Merita di vivere il tempo presente con lei con serenità, anziché nel terrore del futuro.

Non affronti questa tempesta in solitudine, si conceda la possibilità di farsi aiutare.

Un caro saluto.

Dott. Marco Fusar Poli

Dott. Marco Fusar Poli

Dott. Marco Fusar Poli

Milano

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Salve Marianna,
leggo il suo messaggio con molta attenzione e sento il peso di quello che sta portando. Non è esagerato. È reale, è profondo, ed è il segnale che qualcosa di importante chiede di essere ascoltato.

Lei dice che probabilmente è ora di affrontare questa situazione. Spesso non siamo noi a scegliere il momento. È il dolore stesso che, quando diventa troppo grande, ci costringe a fermarci e a guardare in faccia ciò che temiamo di più. E la sua paura è enorme. Non è solo la paura di perdere un animale, per quanto amato. È la paura di perdere un pilastro, un testimone silenzioso della sua stessa sopravvivenza. Quando dice che è grazie a lei che ha superato momenti bui, mi sta dicendo che questa creatura ha tenuto accesa una fiamma quando tutto intorno sembrava spento. Perdere lei, quindi, non è solo un lutto. Risveglia lo spettro di un passato che teme possa tornare, e la prospettiva di un futuro dove quella forza salvifica non ci sarà più.

Ecco il paradosso più crudele: la sua paura della perdita futura sta risucchiando via la vita che ha adesso. Sta morendo anticipatamente, privandosi della gioia per la carriera che ama, per lo sport, per gli amici, per gli stessi momenti con la sua cagnolina che ancora corre e gioca. Il panico che la soffoca è il segnale che sta vivendo la morte due volte: quella che verrà, e quella che si sta imponendo ora, nel presente.

Mi chiedo, e glielo chiedo, se riesce a guardare la sua amica a quattro zampe come un essere separato da sé. Oppure se, in questi anni di salvezza reciproca, le vostre identità si sono così intrecciate che la sua fine vi sembra la fine di una parte di voi. E mi chiedo anche se si è mai permessa di ringraziarla pienamente, di dirle quanto le deve, senza che a quel ringraziamento seguisse immediatamente il terrore del "dopo".

Lei ha costruito una vita: studi, lavoro, interessi. Questo è importante. È la prova che dentro di lei ci sono risorse, una persona capace di costruire. Forse quella persona ha paura di non essere abbastanza forte da stare al mondo senza la sua compagna pelosa. Forse teme che, con la sua partenza, crollerà di nuovo. Ma è proprio vero? O forse, senza nemmeno accorgersene, ha già iniziato a costruire i pilastri di quella forza dentro di sé?

La invito a considerare questo: il lutto più grande non sarà forse il giorno in cui lei se ne andrà. Il lutto più grande, e più subdolo, sta accadendo ora, mentre permette alla paura di rubarle ogni singolo giorno di gioia che potrebbero ancora condividere. C'è un compito di coraggio qui, e non è quello di prepararsi a non soffrire. È impossibile. Il compito è di vivere pienamente, con disperata gratitudine, ogni giorno che le resta insieme. Di trasformare l'ansia anticipatoria in presenza. In cura gioiosa. In memoria che si costruisce ora, nel presente.

Forse, onorare questa vita che sta per finire significa smettere di morire con lei in anticipo, e iniziare a vivere con lei, intensamente, fino all'ultimo respiro. Solo così, quando quel giorno arriverà, il dolore sarà puro, non contaminato dal rimpianto di aver sprecato il tempo che c'era.

Questo è un lavoro profondo. Non lo faccia da sola. La paura di preoccupare la famiglia è comprensibile, ma il peso che sta portando è troppo grande per le sue spalle. Cerchi uno spazio, con un professionista, dove possa deporre questo terrore e iniziare a separare due verità: la verità del suo amore per la sua compagna, e la verità della sua propria forza, che è cresciuta anche grazie a lei, ma che ora deve iniziare a riconoscere come sua.

Con rispetto,
Dr. Filippo Marongiu

Gentile Marianna,

quello che descrive non è affatto insensato: il legame con la sua cagnolina ha avuto e ha tuttora un significato profondo nella sua storia di vita, ed è comprensibile che il pensiero della perdita attivi emozioni molto intense, fino a manifestarsi anche a livello fisico. Più che la paura del futuro in sé, sembra emergere il timore di perdere una presenza che ha rappresentato sicurezza, sostegno e continuità nei momenti più difficili.

Quando questi pensieri iniziano a invadere il presente e a togliere spazio alle altre parti della vita, può essere utile fermarsi e dare senso a ciò che sta accadendo, senza giudicarsi e senza affrontarlo da sola. Un percorso di consulto psicologico potrebbe aiutarla a esplorare in un contesto protetto e riservato il significato di questo legame e a trovare modalità più sostenibili per stare con queste paure, tutelando il suo benessere.

Un cordiale saluto

Dott.ssa Alice Giulia Raspelli

Dott.ssa Alice Giulia Raspelli

Milano

La Dott.ssa Alice Giulia Raspelli offre supporto psicologico anche online