Depressione

Aiuto

Mauro

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Buonasera a tutti coloro i quali spenderanno 5 minuti della propria esistenza per leggermi, e ringrazio anticipatamente chi si prenderà la briga di rispondere. Ho 27 anni, dovrei tenere il mondo per le palle (scusate il francesismo) e invece vivo una condizione di perenne apatia. Da una decina d'anni a questa parte alterno brevi momenti di tranquillità a lunghi e infiniti calvari di sofferenza. Nel mondo c'è gente che soffre sul serio (carestie, malattie, guerre) quindi sento la necessità di mettere la parola sofferenza tra virgolette, forse non è neanche la parola giusta, però non me la sento di dire che sto bene ecco. Premetto di essere una persona estremamente sensibile e so di non essere l'ultimo dei cretini (magari sarò il penultimo). Se mi si chiedesse di indicare il personaggio di un libro o di un film in cui, volente o nolente, mi rispecchio, molto probabilmente sarebbe Matteo, uno dei protagonisti del film "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana, interpretato dall'attore Boni, se non ricordo male (Lo conoscete?).

Da giovane ho vissuto/subito un trasferimento indesiderato all'estero, sono stato costretto a mettere radici in un posto che odio e per anni sono stato solo e incapace di reagire, un po' per debolezza, un po' perchè qui sono obiettivamente come un pinguino nel Sahara. Da quel momento qualunque cosa io abbia provato a fare nella mia vita non mi è riuscita. Se desidero una cosa (non in termini materiali, economicamente non ce la passiamo male) per quanto io possa lottare, ne ottengo sempre un'altra, l'opposta. Se amo una donna, ad esempio, e lotto per averla, non l'avrò mai (non dovrei poterlo sapere a priori, lo so, ma è così, fidatevi) in compenso ne avrò 10, per dire, che non amo, che non stimo, che non mi piacciono... Non mi si dicano cose tipo "Se non ci provi non lo sai", quello di prima è un esempio e potrei citarne 1000. Questo è un copione che si reitera da troppo tempo. La vita, Dio, il nostro tempo (comunque lo si voglia chiamare) mi obbliga costantemente, e a prescindere dal mio impegno e dalla mia determinazione, ad un compromesso che non voglio o non riesco ad accettare.
La mia vita è fatta di tantissimi secondi posti, premi di consolazione, sfighe, e non mi è mai stato possibile toccare con mano la soddisfazione o la felicità (non quella assoluta naturalmente), Faccio pensieri strani tipo: " Se dando 100 per avere 50 ottengo sempre e comunque 1, perchè dare 100?

Oggi mi sento spento di qualsiasi entusiasmo, mi sento solo anche quando sono in mezzo alla gente (amici, parenti, ragazze,), non ho più sogni ne aspirazioni, non desidero ne vivere ne morire (ho pensato spesso al suicidio ma non ci ho mai provato seriamente), non mi importa più niente di chi mi sta intorno, di chi mi vuole bene, etc... Faccio un pasto al giorno, a volte neanche quello. Il senso di angoscia e di solitudine sopracitato (dovuto al fatto di non essere capito, probabilmente, e che mi porto dietro da che ho memoria), mi ha portato a compiere svariate letture di carattere psicologico, filosofico, teologico ed esoterico, e più leggevo più volevo essere un'analfabeta funzionale. Ho da poco accettato ufficialmente il mio destino: ho smesso di desiderare, di sognare e quindi di vivere. Mi si dicesse "hai vinto 100 milioni" non me ne importerebbe nulla. Rifiuto eventuali inviti, invento scuse per non uscire. Passo le giornate da solo a bere e fumare canapa.

Non so perchè vi scrivo. Così di primo acchito direi che spero in un vostro aiuto, sia esso un metodo sicuro e indolore per suicidarsi o la ricetta per la felicità, per me è uguale.

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentilissimo sig. Mauro


Intanto grazie della fiducia che lei nutre negli psicologi. La sua lettera ha prodotto in me uno stato di dispiacere per ciò che racconta, oltre ad ironia per la freschezza con cui comunque ne parla. Voglio dirle subito che, rispetto ai pensieri suicidari, non è poi così facile attivarsi e produrre operazioni che la tolgano di mezzo con lo scopo di approdare nelle "praterie celesti". Anche in questo caso occorre "progettare a dovere" la propria modalità di dipartita, comprendendo però anche la possibilità di non riuscirci.


Interessante quando racconta del suo trasferimento non voluto in terra straniera, sembra l'inizio di una salita nella vita, che ancora non conosce un valico, un orizzonte da lei riconoscibile che la possa rassicurare e rasserenare. Di fatto gli spostamenti non voluti, generano spesso una moltitudine di problematicità, anche di tipo fisico che più o meno gradualmente si snocciolano lungo l'intera vita. L'identità che sentiamo di avere e/o di possedere coincide anche con il luogo "naturale" di vità che, se per qualche ragione, subisce una metamorfosi, anche la percezione di noi stessi può cambiare radicalmente e con modalità talvolta problematiche, foriere di fragilità, apatia. Difficile formulare un progetto di vita se non ci si sente abbastanza identificati in se stessi, con tutto ciò che ci definisce, luodo di vita compreso.


La scenza psicologica, al riguardo, offre una vasta costellazione di strumenti per poter leggere e rispondere ai propri bisogni. Parlo di ipnosi, di emdr, di metodiche strategiche, meditative, etc. etc. Le suggerisco pertanto di prendere coraggio e sentire un collega con fiducia. Molti percorsi, attualmente, possono essere sapientemente calibrati al bisogno specifico della persona e comportare un investimento, economico e temporale, contenuto e gestibile.


Ancora grazie e buona vita, giulio

Gentile Mauro, a ventisette anni è davvero un peccato mollare la presa. E' comprensibile il suo vissuto: ha dovuto subire una scelta non sua trasferendosi all’estero e da allora ha la percezione ed anche prove evidenti che qualsiasi cosa faccia vada storto, ottiene poco oppure l’esatto contrario. Tanto da farle maturare l’idea che non ci possa essere nulla che la coinvolga profondamente. Bisognerebbe comprendere come mai lei ha accettato quella scelta e quali circostanze l’hanno portata ad andare, nonostante tutto. Con quali vantaggi? Fuggiva da qualcosa? Oppure non ha saputo o potuto dire di no… Il personaggio di Matteo in La meglio gioventù  ha in sé caratteristiche psicologiche opposte: deciso, a tratti irruento, ma con un cuore ”morbido”. Tende all’ordine, ma fugge. Credo che le sarebbe utilissimo iniziare a confrontarsi con un/una professionista che possa aiutarla a comprendere e a cercare una via più armoniosa che rispecchi maggiormente ciò che desidera fare veramente.  Se non trova sul posto, anche online con sedute concordate.  La saluto.

Gentile ragazzo


lei identifica un momento ben preciso della sua vita come punto di inizio dei suoi problemi, pertanto mi sembra probabile che debba ripartire da lì. Sentirsi come un pinguino n Sahara certamente non la può far stare bene e d'altra parte finora il processo di adattamento/ambientamento sembra fallito.


Penso che lei debba riprendere in mano la propria vita e uno psicologo psicoterapeuta può aiutarla. Cordiali saluti

Buonasera Mauro,


nello scorrere le varie richieste, mi colpì subito il titolo della sua: "aiuto" e da tutto quello che ci può essere dietro a questa parola e che può averla portata a scriverci. Tra le sue righe traspare la sofferenza che sta attraversando, io sono qui pronta ad accoglierla e a guardarla insieme a lei per trovare il modo di stare bene.


Se vuole possiamo sentirci via mail: luana.mazzeo@hotmail.com


Lei di che zona é? io ricevo in provincia di Varese e provincia di Milano, in alternativa anche su skype.


Un Caro Saluto

Gentile Mauro,


dalle sue parole traspare disagio e per affrontare questa condizione può essere utile comprendere da quando si sente così, cosa è successo alla base di questo malessere e accedere alla sua parte emotiva. Il senso di angoscia e solitudine avrà una origine e a partire da questa ricostruzione si può progressivamente accedere anche alle risorse che la caratterizzano, anche se al momento sembrano ininfluenti. Per scongiurare il rischio di analfabetismo funzionale è importante prima accedere ad un livello di accettazione di sè e cura che consentano poi di attivarsi rispetto a percorsi di formazione più specifici.


Cordiali saluti

Gent. Mauro,


noi tutti abbiamo bisogno degli altri, di essere riconosciuti, apprezzati e (perché no?) amati.  Per ottenere questo, fin dai primi anni di vita, modifichiamo e modelliamo li nostro modo di essere per avvicinare le persone che ci interessano. Ed è proprio la sofferenza che proviamo nel momento in cui veniamo rifiutati o siamo insoddisfatti dagli altri che costituisce la spinta a modificarci in meglio. Ma se non riusciamo in questa operazione rischiamo di “rassegnarci”, di auto-soddisfarci (canapa e alcool), di ritirarci nel nostro mondo solipsistico. Cercando di convincerci di star meglio in tal modo. Ma lei questa illusione non riesce proprio a viverla, e questo significa speranza, speranza non ancora del tutto abbandonata.


Perché non cercare di farsi aiutare da uno psicoterapeuta a comprendere i meccanismi disfunzionali che le portano non-speranza e così profondo scoraggiamento nei confronti della vita e di se stesso?


Un caro saluto.

Buonasera Mauro/Matteo (di La meglio gioventù),


Lei ci scrive una lunga lettera io scelgo di risponderle con poche parole. 


Parto dal titolo oggetto del suo scritto: Aiuto. 


Vede, credo che forse questo spazio virtuale è stato per lei il primo luogo in cui ha potuto allungare la mano... Credo il prossimo primo Passo potrebbe essere quello di scrivere/chiamare un professionista che possa incontrare e con cui possa capire come uscire da questo stato che si ripete da troppo tempo. 


Chiesa aiuto per farsi aiutare o meglio per aiutarsi a farsi aiutare. 


Con i miei migliori auguri perché questo nuovo anno che si affacci possa permetterle l'inizio di questo cammino. 


Saluti


 

Buonasera Mauro, non ho potuto fare a meno di risponderle perché è un tema con cui ho a che fare spesso. Lei in questo momento ha tirato i remi in barca probabilmente per non soffrire più immagino (osservazione perspicace). La fregatura di questo tipo di reazione difensiva è che si soffre lo stesso perché la morte emotiva è la più dura delle punizioni. Non so perché le cose sono andare male nè esattamente cosa la fa più soffrire. A volte semplicemente non dipende da noi, la si voglia chiamare sfortuna o altro, a volte invece ci mettiamo del nostro perché le cose non girino. In ogni caso nascondersi e rassegnarsi fa male perché isola da tutta la Vita potenziale e reale che c’è, al di là di quella che lei vivrebbe in relazione a qualcuno. Ho in mente la gioia fine a se stessa, di esserci, quella vivibile anche da soli. 


Le auguro di ricominciare a sentire, buona serata. 

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