Depressione

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Giacomo

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Scusate per il titolo, ma sono disperato.
Non so da dove iniziare non so nemmeno se mi risponderà qualcuno. Quello che starò per dire non voglio che sia preso come una crisi dell'adolescente medio drammatico.
Ho 22 anni, i rapporti con la mia famiglia sono tossici, non siamo una vera famiglia..solo di sangue ma non possiamo contare l un sull'altro perché abbiamo avuto passato che ci ha segnati a tutti, e non siamo in grado di sostenerci come fratelli normali. Ho chiuso con tutti loro (4) perché mi davano troppo per scontato. Vorrei allontanarmi anche da mia madre perché non si prende veramente la responsabilità di madre, quando le dico che sto male in pratica mi dice che sono affari miei, non ha voglia di ascoltarmi. O pure litighiamo tanto e lei pensa che io faccia scenate di rabbia come capricci, io invece mi arrabbio perché non ce la faccio più a viverci. Non crede davvero in me. Ripeto che non è una crisi adolescenziale ma un dato di fatto, so quello che dico.
Cosi, consapevole di non poter essere me stesso in questa famiglia mi sono rassegnato ed ho iniziato a farmi progetti per andare via da qui e non parlare più con loro. Non sono interessato a mantenerci i rapporti. Sono sicuro che la mia vita sarebbe molto più bella se non ci fossero. Sto cercando lavoro da un bel po' ma non lo trovo, sono senza diploma e senza esperienza. Mi sono iscritto ad un corso di formazione gratuito spero che mi prendano...prendono solo 3 persone. Da qualcosa dovrò pur iniziare.
Però tutta questa situazione mi taglia le ali, io di animo sono libero, sorridente... non mi ricordo neanche più cosa voglian dire queste parole. Essere circondato da persone che pensano di sapere qualcosa di te ma in realtà non sanno NIENTE è frustrante perché vorresti dimostrargli qualcosa, ma tanto la loro opinione non cambierebbe. Non mi da speranza il fatto che non trovo lavoro... sinceramente penso sempre al suicidio.
Inoltre 1 mese fa il mio terapeuta ha voluto interrompere le sedute perché dice che non sa più cosa fare con me, si è arrabbiato perché dopo 8 mesi di terapia ho confessato una cosa che ancora non mi sentivo di dire, e lui ha affermato che non mi crede, che faccio la vittima, che me ne devo andare da qualcun'altro, che l ho manipolato facendogli credere che stessi male per altro(tutte cose insensate) che praticamente ho compromesso sono tutto il lavoro che abbiamo fatto. Ma io sono consapevole di non avere colpe. In terapia ognuno dice ciò che vuole QUANDO VUOLE. e non ho finto di stare male per altro. Perché avrei dovuto!! Ho provato a spiegargli che mi aveva frainteso ma avete presente quelle persone che ogni cosa che dite ve la demoliscono? Era impossibile parlarci...
Da quando ho smesso con lui 1 mese fa, sto cadendo nuovamente in depressione. Insomma come dovrei sentirmi se anche il mio psicologo mi volta le spalle? Ci andavo 3 volte a settimana, per farvi capire quanto avessi bisogno di parlare. A me faceva benissimo. Quando mi ha detto quelle cose mi sono addirittura colpevolizzato. Poi ho capito che questo tipo è un po' di fuori e menomale che non ci vado più, mi fa solo SCHIFO il modo in cui se n è lavato le mani.
Vorrei cercare un altro terapeuta, ma non ho soldi. Possibile che non ci sia niente per chi ha bisogno di curare la propria salute mentale ma non ha soldi? Non posso neanche permettermi quelli dell'asl. Non sono esente e non mi concedono neanche il reddito di cittadinanza. E mia madre ha i soldi contati per l affitto e le bollette. Viviamo in 2. Ho provato a chiamare consulti psicologici trovati su internet ma erano solo per ansia da covid. Provai anche un percorso con psicofarmaci mesi fa, ma non mi trovai bene e smisi. Ho tanto bisogno di parlare con qualcuno, di dare voce al mio malessere che non tiro mai fuori se non con la mia migliore amica che è l'unica persona davvero presente. È una sorella. Vorrei conoscere tante nuove persone ragazzi della mia età, viaggiare vivere da un'altra parte e avere il mio stipendio non necessariamente alto per fare quello che mi piacerebbe fare, studiare, e poter essere felice. Ma temo che se continuo cosi io davvero mi ammazzo...è da tantissimo tempo che ci penso. non è per attirare l'attenzione. È perché davvero io penso che la mia vita non abbia senso se, che senso ha vivere se trovo solo porte chiuse o persone che me le sbattono in faccia. Ho bisogno di crescere di maturare diventare indipendente, non ci credo che è questo che mi merito. Ma in questo mondo c'è qualcuno che ti aiuta davvero se sei in difficoltà?
Aiutatemi per favore.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro Giacomo, accolgo il tuo malessere e il tuo senso di smarrimento.


È un calderone di fatiche che non devono essere gestite tutte insieme, dovresti lavorare a piccoli passi concentrandoti su una questione per volta.


ti suggerirei di trovare uno spiraglio per dialogare con la tua famiglia e piano piano fargli comprendere i tuoi stati d'animo e presentargli le tue volontà di autonomia e indipendenza. Alcune volte capita che pretendiamo comprensione del malessere senza averlo manifestato davvero. 


Purtroppo non esistono professioni sanitarie gratuite potresti chiedere al tuo medico curante di segnalarti servizi a cui potresti accedere con il sistema sanitario. 

Gentilissimo, 


Mi dispiace davvero per la sua situazione. Non essendo all'interno di un'istituzione (tipo ASL o centri di igiene mentale) non conosco bene la situazione per quanto riguarda le eventuali cure a carico del sistema sanitario. Credo però che  attraverso il medico di base possa chiedere di seguire per qualche tempo un percorso psicologico, sia pure breve, a carico del sistema sanitario. Si informi. 


Per quanto riguarda la sua situazione, da come l'ha narrata, forse sarebbe opportuno continuare a considerare la ricerca di un lavoro e non demordere. Non dovrà per ora essere il lavoro dei suoi sogni, ma semplicemente un lavoro per sopravvivere e per rendersi indipendente. 


Un ragazzo di 22 anni non si può più definire un adolescente. In realtà in letteratura viene definito un 'giovane adulto'. Un giovane adulto deve smettere di tenere se stesso sotto scacco o gli altri sotto scacco. A volte pensiamo che i nostri genitori debbano farsi carico di noi in eterno, o pagare per ciò che ci hanno dato o non dato.


L'autonomia non ha prezzo, e ci permette di crescere, di staccarci dalle dinamiche tossiche familiari che ci tengono fermi nel passato. Si cerchi un lavoro. Non chieda aiuto. Si aiuti. 


Con schiettezza


Saluti


Dott. ssa A. G. Carnovali

Caro Giacomo,


la sua descrizione fa intendere, credo, una situazione molto complessa a livello familiare.


E da psicoterapeuta sistemico relazionale ad indirizzo familiare non potrei che consigliarle di provare a ricominciare una terapia ma questa volta coinvolgendo tutti i membri della sua famiglia di origine.


In questo modo avrà modo di confrontare due percorsi di aiuto che devono avere lo stesso obiettivo anche se lavorano in modo diverso. Il suo impegno finora è stato molto ma ha bisogno probabilmente di mettersi ancora in gioco.


A disposizione. 


Dr. Giovanni Tempesti

Se vuoi io ci sono come terapeuta e rispetterò quello che vuoi dirmi come tu rispetterai il mio lavoro pagando quanto concordato. I rapporti che escono da questa reciprocità prima o poi fanno molto male e purtroppo ho sentito che tu lo sai molto bene. Hai bisogno di credere in questo se vuoi io sono una possibilità, cerca pure il mio contatto e ci mettiamo d'accordo. Ti aspetto.

Buongiorno Giacomo,


non essere creduti può segnare in modo radicale il proprio vissuto esistenziale e il rapporto con l'Altro. Ci si orienta sempre a partire da una parola creduta e una parola che viene dall'Altro su cui poter contare. Un Altro su cui poter contare è il ponte che consente di attraversare il percorso di vita. È importante che lei continui a cercare. 


Sono disponibile, quando vuole mi contatti pure.


Un caro saluto,


Dr.ssa Veronica Rinaldo 

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