Depressione

Come reagire a uno stato di immobilismo

Pietro

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Dottori, buonasera
Le scrivo per cercare di risolvere un problema che sembra senza soluzioni.
Mi trovo in uno stato di immobilismo, faccio un lavoro che non mi piace molto, vivo con i miei genitori e sento il bisogno di uscire, di essere autonomo, ma ogni volta che cerco la soluzione per raggiungere tale obiettivo, mi blocco, inizio a pormi domande del tipo " cosa devo fare?, "mi conviene"?
Tutto mi porta in uno stato di frustazione nei confronti dei miei amici, anche nei confronti del sesso femminile, mi sento troppo inferiore.
Dottoressa non so cosa fare più.

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno sig. Pietro, 


Qualsiasi cambiamento importante della vita è legato a dubbi ed incertezze sulla scelta giusta o sbagliata. Mi sembra che lei sia all'interno di un circolo vizioso che si autoperpetua e si autorinforza. È importante, anche, avere notizie della sua famiglia d'origine e avere particolari sulle sue relazioni interpersonali. Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia che l'aiuti ad uscire dall'empasse. 


Mi chiami se ha bisogno 

Buongiorno,


l’immobilismo è come una difesa, una protezione, un guscio. Nel mondo esterno immaginiamo pericoli. Ci difendiamo dalle nostre paure, quelle consapevoli e quelle sommerse.


le consiglio di iniziare un percorso di sostegno psicologico che possa aiutarla a motivarsi, alimentare il desiderio, stabilire degli obiettivi, costruire un progetto, e passo passo trovarsi in movimento... grazie alla condivisione e sopratutto a consigli ed esercizi pratici.


le auguro di cuore che questa esperienza faticosa e dolorosa la aiuti nella sua crescita e nel conoscere meglio se stesso e diventi un punto di partenza, una leva, un trampolino, per godersi il presente e relazionarmi con il proprio mondo interno e con quello esterno. Un caro saluto


 

Gentile Pietro, dalle sue parole si evince il forte disagio che prova n questo momento. Questo disagio che lei prova è il risultato di una serie di eventi, scelte magari condizionate dalla paura, dal senso di colpa o chissà da quale motore che, rivolto agli altri più che a noi stessi, finisce per generare immobilismo ed insoddisfazione. La cosa più utile che può fare adesso è porre un limite a tutto ciò e piano piano riprendere in mano la sua vita cambiando prospettiva. Una prospettiva che tenga in grande considerazione solo lei e i suoi desideri. Per fare questo percorso lento e graduale (non esistono bacchette magiche e soluzioni immediate che possano portare benefici) ha bisogno di una guida. Cerchi una/o Psicoterapeuta vicino a lei e inizi a pensare veramente a sè stesso. Non sarà facile e veloce ma sarà bello e se si impegna la sua vita cambierà totalmente.


Forza

Gentile Pietro,


dalle poche informazioni che dà si può dedurre che il suo problema principale è una insicurezza di base ed un discreto deficit di autostima che le crea difficoltà nelle relazioni.


Il suggerimento è di risolvere questo problema intraprendendo un percorso di psicoterapia ad orientamento preferibilmente cognitivo-comportamentale.


Cordiali saluti.


 

Gentile ragazzo,


la logica premessa di un distacco materiale dalla famiglia di origine è l'indipendenza economica. E' probabile che pertanto debba riflettere su questo punto. Se la situazione personale lavorativa ed emotiva non le sembrano chiare è opportuno che si faccia aiutare da uno psicologo psicoterapeuta. Le ripercussioni sulla sfera sentimentale e sessuale in genere sono logicamente conseguenti.


Esistono vari strumenti in psicoterapia che facilitano lo sviluppo dell'autonomia e dell'indipendenza; è indicata una terapia familiare ma nel suo caso potrebbe non essere necessaria perché ha già comunque un lavoro e perchè possono utilizzarsi tecniche che spesso riescono a fare a meno della terapia familiare.


Al riguardo le segnalo l'articolo al link


https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/psicoterapia-della-gestalt/articoli/MigliorarelerelazioniinterpersonaliconlaTerapiadellaGestalt.html


Cordiali saluti

Salve Pietro,


ci sono dei periodi nella propria vita in cui è anche utile rimanere fermi per "aggiustare il tiro" e proseguire la strada verso il proprio benessere. C'è una frase famosa di Roosevelt E. "Nessuno può farti sentire inferiore, senza il tuo permesso". Penso sia emblematica per sottolineare quanto la percezione che abbiamo di noi stessi influenzi così tanto la nostra vita, tanto da bloccarci ed inibire i nostri tentativi. "Di cosa ho bisogno?...Cosa desidero veramente? Cosa sto facendo per raggiungere il mio obiettivo?....Quali sono le mie risorse e i miei punti di debolezza?" Sono domande preziose su cui riflettere.
Quando sembra di non avere più una possibilità è proprio il momento per riprendere in mano la propria vita!Se non sappiamo verso quale meta dirigerci, ogni strada può essere ugualmente giusta o sbagliata per noi.


Rimango disponibile per dubbi o ulteriori domande.


 


 

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