Depressione

Mi sento senza soluzioni

Gemma

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Salve. Non so che fare, mi sento senza soluzioni. Parto dall'inizio dicendo che i miei genitori quando avevo 9 anni divorziarono, e per me non fu brutto il pensiero che si lasciassero, ma quello che venne dopo. Mio padre voleva tornare alla sua città Natale a 800 km da dove abitavamo ora, città natale di mia madre e mio padre non voleva andarsene se entrambi i suoi figli (io e mio fratello maggiore) non fossimo andati con lui. Mio fratello ha sempre voluto trasferirsi, preferiva il mare alle montagne su cui stavamo prima, io invece il contrario, non parlando poi del fatto che avevo tutte le mie amichette lì . Ma io amavo con tutto il mio cuore mio padre, in più lo ho sempre percepito il più "debole" di carattere tra lui e mia madre, in più abitava in una casa vecchia e con la muffa, io non riuscivo a vederlo così. Iniziarono quindi ben 5 anni di enorme stress per me, che a 9 anni mi vidi sballottolata da vari psicologi per cercare di tirarmi fuori con chi volessi stare, ma la verità che io non lo so sapevo e rispondevo un po a casaccio alle domande che mi facevano le psicologhe (tra l'altro purtroppo ho avuto anche la sfortuna di incontrare anche psicologhe non molto brave con me). Infine a 14 anni presi la scelta così avventata solo per amor di mio padre che stava sempre peggio di andare con lui. Ci trasferimmo quindi io, mio fratello e mio padre lasciando mia madre sola, cosa per cui non penso potrò mai smettere di sentirmi in colpa. Trasferiti iniziarono i primi problemi, per i primi 6/7 mesi entrai proprio in un cerchio di depressione, non riuscivo da alzarmi dal letto sennò per non mangiare schifezze e fumare, mio padre continua a a rimproverarmi sul fatto che fossi pigra, non facessi niente e che ci stavano tante cose da fare a casa, mi sentivo sola visto che non conoscevo nessuno sennonché una ragazza che l'estate mi presentò mia cugina, a cui stavo particolarmente simpatica e a cui io non ricambiavo molto la simpatia. Però fu proprio lei che scrivendo al cellulare molto spesso, mi tirò fuori da quella situazione. Nonostante i miei rifiuti di uscire lei non smetteva mai di chiedermelo. E un giorno provai a uscirci. Mi trovai benissimo e ad oggi è ancora una delle persone a cui voglio più bene. Passato il tempo e recuperato la voglia di fare però a mio padre evidentemente non bastava quello che facessi, io non ho mai voluto fare il liceo e questa cosa lo faceva soffrire tanto, ma comunque ho scelto di fare l'alberghiero, perché prima di trasferirmi era la scuola che avrei dovuto andarci insieme alla mia amica del paese dove abitavo prima. Il primo anno andò così così, non ero la migliore ma nemmeno la peggiore. Ma non bastava, dovevo prendere voti alti perché mio padre non era felice. Iniziai anche a fumare più spesso e mio padre, sempre stato un vero odiatore del fumo, iniziò a non darmi più soldi, non farmi uscire e portandomi e vendendomi a prendere fuori scuola. La situazione peggiorò l'anno dopo, quando realizzati che io non volevo più fare quella scuola, non mi ci trovavo, sentivo che non era quello che faceva per me. Addirittura mi ricordo che quando ci andavo, li davanti all'entrata della scuola sentivo come un mal di pancia, io li non ci volevo entrare. Da sua parte mio padre non ha mai provato a chiedermi se volessi frequentare una altra scuola o se avessi avuto problemi in quella scuola, ma insisteva solamente che io dovevo andarci e prendere bei voti, a volte arrivava anche alle mani. Iniziai quindi a vagabondare in giro da sola per tutto l'orario scolastico non andando così mai a scuola. La situazione con mio padre peggiorò e una amica di famiglia mi ospitò a casa sua per vari mesi. La ringrazio ancora. In quei mesi stavo sicuramente meglio. Poi però, dovetti tornare, mio padre arrabbiatissimo e deluso da me per il fatto di essere stata bocciata, arrivò addirittura al punto di chiamarmi TD sul telefono (totale delusione). Gli dissi che avrei voluto cambiare scuola e fare la parrucchiera all'Enaip, lui si rifiutò dicendo che ero una vergogna. Andai io a prendere i fogli a scuola, poi portandoli a casa e dicendo a mio padre che o firmava, o avrei smesso completamente con gli studi. Firmò e iniziai andare all'Enaip, dove mi trovai benissimo e per la prima volta iniziavo ad avere bei voti. A papà però non bastava, perché iniziai ad avere più vita sociale (avevo 16/17 anni) e quindi volevo uscire un po' più spesso, ma non andava mai bene, dove pulire, sistemare casa ecc.. Anche qui, andai vari mesi da mia cugina che mi ospitò. Ritornai a fine scuola, promossa. L'estate la passai per di più da mia madre, perché visto che fumavo e mio padre non sapeva gestire la cosa, mi spedì lì. Tornai per iniziare scuola, l'ultimo anno. Mi fidanzai in quel periodo con una persona che amo con tutto il mio cuore e mi sta sempre accanto. Mio padre non va a genio che io non generale abbia un ragazzo. Non gli piace piace che io parli di lui, non lo fa dormire con me, nemmeno con la porta aperta, lo guarda sempre male perché non ha un diploma e ha due orecchini (cosa per mio padre orrenda, infatti io me ne sono fatta 7 su un solo orecchio). Ma nonostante questo il mio ragazzo è un ragazzo d'oro. È dolce, sensibile, intelligente, vorrei che mio padre smettesse di vedere solo le apparenze. Invece a casa del mio ragazzo mi trattano così bene, mi sento a disagio a farlo venire da me perché loro mi trattano come una principessa e mio padre semmai il contrario. Sempre rigido e severo. Ma in tutto ciò comunque vorrei ricordare che io amo mio padre e gli vorrò sempre bene, ma vorrei che andassi bene così. Comunque stava andando tutto bene, vado benissimo a scuola, ho il tempo per pulire e sistemare casa e ho anche il tempo di stare dal mio ragazzo. Ma questo non basta. Devo stare sempre a quello che dice lui. Non vuole che dormi qui o che io ci vada così spesso. Ieri mi manda un messaggio dove mi ha detto che dovrei ripensare di andare ad abitare da mia madre, o che dovrei cercare di andarmene altrimenti devo fare come dice lui, si esce tre volte alla settimana e non si dorme da nessuno, altrimenti posso anche non tornare, testuali parole. Io potrei capire se andassi a scuola, ma in questo periodo ci vado solo il lunedì. Ho fatto ad agosto i miei 18 anni, non so cosa fare. Mia cugina adesso sta in Francia e l'amica di famiglia lontana. Non so da chi potrei andare. Stare a casa mi fa solo che soffrire. Io voglio un bene dell'anima a mio padre ma non lo comprendo. Sta sempre e solo a vedere la negatività delle cose, in questi 4 anni in cui abitiamo cui ha saputo sempre e solo lamentarsi con me e mio fratello di quanto non siamo perfetti. Io non ce la faccio più vorrei scappare. Ma andare da mia madre non se ne parla io qui ho il ragazzo che amo. E trovare lavoro in questo periodo è difficilissimo, soprattutto nel mio settore (parrucchiera) che è a rischio di chiudere. A mio padre vengono spesso queste crisi di volere affermare la sua superiorità, lo ha sempre affermato quando provavo a parlargli che a lui non importava se capivo o no, perché la famiglia non è democratica a ci sta uno di "superiore" che decide, ovvero lui. Mi sento enormemente triste. Vorrei bastargli così ma non va mi bene, ci sarà sempre qualcosa che non va. Io non ce la faccio più....

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Gemma,


ho letto con attenzione il tuo lungo racconto. Ho sentito molta delusione e dolore perchè ti sembra che tuo padre non abbia compreso per nulla quello che hai fatto per lui, trasferirti così lontano per non lasciarlo da solo. Non solo, ma si dimostra incapace di accettarti per come sei, con le tue scelte, le tue preferenze. E' comprensibile che tu non possa pensare di andare da tua madre per non lasciare il tuo ragazzo che per fortuna è una figura molto positiva nella tua vita. Devo dirti che secondo me sei stata bravissima, nonostante l'opposizione di tuo padre, a difendere la tua scelta di fare la parrucchiera. In realtà, a pensarci bene, pare che tuo padre non abbia molto successo nell'importi ciò che per lui è giusto per te. Tu comunque fumi e hai 7 buchi in un solo orecchio... Lui non ti accetta, tu non glielo rendi facile per nulla! Forse, anche se è molto distante, puoi contare su tua madre, sulla sua comprensione...Inoltre, forse sbaglio, ma se provassi ad essere un poco più morbida con tuo padre, un poco più accomodante, senza rinunciare a ciò che per te è essenziale, pensi che potrebbe anche lui guardarti con occhi diversi? In attesa di poterti rendere indipendente puoi provare a vivere il conflitto con lui in modo costruttivo e c'è un solo modo per farlo, comunicargli non solo la tua rabbia ma il tuo dolore, i tuoi bisogni e i tuoi sogni.


Ti auguro buone riflessioni


Dott.ssa Franca Vocaturi

Gentile Gemma,


dalla descrizione che ha riportato sembra una ragazza molto sensibile, determinata nei suoi sogni e molto attenta ai propri pensieri (forse in generale al suo mondo interiore: parte emotiva e cognitiva).


Sono qualità che le possono essere molto d’aiuto non solo in riferimento ad una sua felicità come giovane donna e lavoratrice ma in generale nella vita di tutti i giorni. Sapere cosa si vuole, cosa piace, chi ci procura "benessere" o "malessere", ecc.


Le descrizioni dalla sua richiesta, inoltre, sono molto dettagliate, come già affermato nelle righe precedenti, ma sembrerebbe emergere anche importante sofferenza, forse anche frustrazione e voglia di “RI”nascita personale.


Da come descrive papà, sembrerebbe che lui non abbia mai saputo apprezzarla ed elogiarla nei vari obiettivi raggiunti: voti, apprendimenti in generale, scelta di studi (voluta e sognata), ecc.


Si ricordi che non è il voto che fa la persona, la sapienza e la cultura personale. Il voto può dipendere da molti fattori: stanchezza, ansia, paura, malessere, distrazioni esterne, professore più o meno severo, ecc.


Com’è, invece, la relazione con mamma? Ogni quanto vi sentite o vedete in videochiamata? Come reagisce e come le dimostra la sua “gratitudine” o felicità?


Non deve giudicarsi per il suo comportamento e/o per alcuni pensieri emersi. Da quanto si osserva, in conclusione, mi permetto di consigliarle di richiedere una consulenza individuale dove osservare, poter descrivere e focalizzarsi sulle emozioni negative e "rivalutare" il suo rapporto con papà in un luogo protetto e senza giudizio. Avendo, inoltre, compiuto i 18 anni lei ha la completa privacy negli argomenti trattati, non sono nemmeno più richiesti eventuali colloqui di restituzione alla famiglia.


Spero che riformulando alcune sofferenze e alcuni pensieri, rivalutando determinati aspetti di vita e forse anche “giudizi” ricevuti da terzi lei possa presto ritrovare la sua serenità e riscoprirsi più forte di prima.


Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, consulenza online o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

Salve Gemma, essendo giovane mi permetto di darti del tu.


La storia che hai descritto è ricca di particolari che meriterebbero un ulteriore approfondimento. Quando scrivi che ti senti "enormemente triste" cosa intendi nello specifico? Quali sono i sintomi principali? 


Se non ce la fai più è perchè probabilmente hai resistito fin troppo, credo che per te sia arrivato il momento di sfogarti con un professionista e fare chiarezza su alcune idee. Vedrai che le cose miglioreranno.


Hai mai pensato ad un consulto psicologico?


Rimango a tua disposizione.


Buona giornata.


Dott. Fiori

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