Depressione

Penso ci sia qualcosa che non va in me

Paolo

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Ciao, mi chiamo Paolo, ho 20 anni e per me è la prima volta che scrivo in un forum, specialmente uno di psicologi, quindi per me è tutto nuovo e ho pensato questo fosse un modo abbastanza "utile" per cercare aiuto. Premetto che non sono quel tipo di ragazzo che si confida con i suoi amici, per vari motivi che ora spiegherò bene; sono un ragazzo introverso ma non lo sono sempre stato, una volta ero solare e allegro, un giocherellone in pratica. Però è da ormai troppo tempo che si è rotto qualcosa.
Partendo dal principio, non ricordo una cosa che mi sia andata bene nella mia vita: bullizzato all'asilo, sempre preso di mira da ragazzi più grandi, il divorzio dei miei genitori (ormai sono passati un bel po' di anni, quasi 14) e via via discorrendo.
Da parte della mia famiglia non ho mai avuto grande sostegno, se non da mia madre, lei è sempre stata la mia roccia...anche se a volte lei, così come mia nonna (vivo con i miei nonni e mia madre), trovavano in me una valvola di sfogo a cui urlare di tutto. In questa casa mi son sentito dire che sono un fallimento, che non andrò da nessuna parte, che non sono buono a niente, eccetera. Quindi capirete che per me parlare dei miei problemi in famiglia venga abbastanza difficile, anzi, mi viene abbastanza difficile pensare che queste persone siano la mia famiglia per come vengo trattato dalla maggior parte dei membri.
Per quanto riguarda mio padre, non c'è molto da dire, ha sempre anteposto gli amici di fronte alla famiglia (chissà perché i miei hanno divorziato...) e non è il modello di padre che avrei desiderato, della maggior parte delle cose che io reputo importante a lui frega poco o niente, non gli è mai importato un mio parere e devo riconoscere che purtroppo non è stato un buon padre, però io (così come a mia madre) gli voglio un bene dell'anima.
Voi direte "E scusa non hai amici con cui sfogarti?". Sì, ho degli amici, che mi hanno sempre preso in giro, che mi trattano quotidianamente come uno straccio, a cui non frega veramente nulla di me. Perché li frequento? Perché questi sono i miei amici, sono un introverso del ca**o che fatica a fare conoscenze, non mi fido più delle persone, nemmeno dei miei parenti.
Eccomi quindi arrivato al nocciolo della questione: è da un paio d'anni che ci penso, ci rifletto, ma non ho mai il coraggio di suicidarmi. È diventato un pensiero fisso per me, ci penso ogni giorno. 4 anni fa ci sono andato seriamente vicino dopo una delle mie crisi con un coltello, ma il solo pensiero di dover dire addio a mia madre mi ha fermato. Se ci penso è solo per lei che ancora non mi sono aperto le vene. Ma da 2 anni a questa parte non ce la faccio più...non me ne va bene una nel vero senso della parola: pochi giorni prima del mio diciottesimo compleanno a mio nonno hanno diagnosticato la sla e credetemi, meglio ammazzarsi che vivere in quel modo; la mia ex mi aveva lasciato dopo 7 mesi di relazione per mettersi con un altro, ormai non mi manca più, però ripensando alla forza mentale che riusciva a darmi e all'amore che almeno lei mi dava, ho realizzato da poco tempo che lei sia stata la prima persona che mi abbia amato per come sono, nonostante parecchi difetti e turbe interiori e per me quello voleva dire moltissimo; poi è arrivata l'erba (l'unica cosa in grado di calmarmi veramente ormai e distrarmi) e l'ultimo anno di scuola passato non proprio al meglio, ma della scuola mai me n'è importato.
Ultimamente avevo pensato di vedere uno psicologo, ma non vorrei mettere strani pensieri in testa a mia madre, dato che al momento da ormai 1 anno e mezzo lavora troppo lontano da casa in una struttura ospedaliera...mi mancano il suo conforto e i suoi abbracci ma non posso farla preoccupare, lei ha già le sue difficoltà e io non voglio addossarle i miei problemi. Ho deciso di scrivere qui dopo un'altra mia crisi stasera, dove per la prima volta mi sono inferto dolore (mi son dato dei pugni nelle costole) per calmarmi...e mi preoccupa il fatto che non solo abbia funzionato, ma me ne volessi dare altri.
Dopo ciò che avete letto, qual è il vostro parere? Rispondete per favore non so più cosa fare

11 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro Paolo, mi auguro che mentre rispondo alla tua richiesta di aiuto tu abbia già contattato qualche collega.


Provo molto rispetto e comprensione per la tua sofferenza e voglio complimentarmi con te, sei stato davvero coraggioso ad andare oltre la tua introversione e condividere una parte della tua storia con noi!


Credo che sia arrivato il momento giusto per prendere un impegno con te stesso, per iniziare a progettare una vita diversa da quella che hai vissuto finora.


Per farlo è necessario affidarsi, almeno all'inizio. Quando si conosce una persona nuova, anche uno psicologo, all'inizio è come un salto nel buio, ed è normale provare un pò di diffidenza. 


Ma, credimi, è il regalo più bello che tu ti possa fare. Attraverso la  relazione con una persona che ti faccia da guida puoi uscire dal tunnel della sofferenza e vivere pienamente la tua vita.


Prenditi cura di te!


 

Salve, credo che la cosa essenziale da fare è iniziare subito un percorso psicologico. È necessario. Si attivi presto. Le cose che scrive sono molto forti...parla di continui fallimenti ma è molto giovane, è all'inizio della vita adulta, non può arrendersi così. A volte pensare che va tutto male e rimuginare di continuo fomenta la negatività. Spero che abbia un vero amico, se si cerchi di parlare con lui. Si allontani da chi lo prende in giro. Parli sinceramente con sua madre, senza vergogna. Le ribadisco la prima cosa che le ho detto: chieda aiuto ad uno psicologo o psicoterapeuta. Forza!

Buona sera Paolo e grazie per esserti aperto e parlato con noi delle tue difficoltà. Dentro di te c'è una gran voglia di vivere la tua vita  anche se difficile, è questa la tua forza; rimanere comunque attaccato ai tuoi affetti. Detto questo, cerca uno psicologo per aiutarti a tirare fuori la tua forza e poi usarla per aiutarti a rafforzare la tua personalità. Hai bisogno di fare un percorso di sostegno personale. Aiutati Paolo, prendi le redini della tua vita e vedrai che le cose andranno meglio. 


Un caro saluto


 

Paolo,


che ti devo dire, non è il caso che io faccia un'analisi psicologica di tipo professionale in questo frangente della tua vita e in un contesto web. Voglio solo dirti che la tua capacità di chiedere aiuto, che stai facendo adesso tramite questo sito, ma che potrai fare in mille altri modi una volta imparata la strada, ti porterà tanto amore che è quello di cui hai bisogno per allontanare i tuoi pensieri autolesionisti e iniziare un percorso di trasformazione. Sei molto arrabbiato, ne hai ben donde, ma se la rabbia la rivolti contro di te, come stai facendo e come fantastichi di fare in modo più drammatico cosa ne guadagni? La rabbia è un'alleata importante per uscire da situazioni difficili, purché governata e indirizzata a questo scopo. E per essere governata, occorre anzitutto non averne paura e imparare ad esprimerla senza far male, fisico, a nessuno, a cominciare da te stesso. Tu sei arrabbiato, ma allo stesso tempo preoccupato di non inquietare i genitori. Questo dualismo sento che è causa delle tue idee autolesioniste. E che questo è la prima, di tante altre cose, ma la più urgente da affrontare. Occorre lavorarci: dire alla mamma che vuoi incontrare uno psicologo può essere il primo passo verso la libertà, il primo passo per iniziare a smontare la rabbia, il primo passo per affermare che la tua vita non dipende solo dai tuoi genitori. Facile dirlo, meno facile farlo, comprendo le tue difficoltà e non vorrei nemmeno che ti condannassi se non riuscissi a farlo nell'immediato. Pertanto, Paolo, vorrei offrirti la mia disponibilità a darti una mano iniziale a distanza e senza alcun vincolo professionale, semplicemente, perchè sento di volerti bene, come se in te vedessi le possibili difficoltà di un figlio. Buone cose e, comunque, fammi sapere.

Ciao Paolo, la tua storia esprime tanto sconforto e desolazione, per un senso di mancanza che porti dentro, la mancanza del sentirsi amato. È da questa esperienza che non hai  potuto  "imparare" ad amare te stesso. invece di volerti bene, e di una sana comprensione verso di te, ti metti ad accusare te stesso, a percuoterti certe volte, fino a coltivare l'idea di ammazzarti. Questa sarebbe l'espressione del più alto livello di aggressività rivolta a te stesso. Ma hai solo 20 anni, non hai mai pensato che la vera vita deve ancora cominciare? Che tutte le delusioni e sofferenze sperimentate dentro, le puoi trasformare in qualcosa di positivo, in punti di forza, in autostima. È vero, direi, quando dici che non hai mai sentito il sostegno di una famiglia, e l'appoggio di un padre; indispensabile per sviluppare un certo senso di sicurezza di identità. Ma nonostante tutto, è sempre possibile ricostruire e ritrovare la propria identità, cioè capire meglio chi siamo e dove vorremmo andare nella vita (la progettualità). Tenersi per tanto tempo le cose dentro, le frustrazioni e i dolori, non aiuta ad affrontarli purtroppo. Ti posso garantire che se trovi il coraggio di parlare di te, di aprirti a qualcuno, o di fidarti di uno psicologo professionale, puoi trovare risposte e sostegni utili per uscire dalla tua spirale di pensieri negativi e senso depressivo. Sono convinto che ce la farai a riprenderti la vera vita, se solo lo vuoi. Tantissimi auguri.

Sicuramente lei ha avuto delle situazioni difficili da affrontare e soprattutto le sono mancati sostegni caldi e contenenti lei dice che si è sentito amato pienamente, la prima volta nella vita, dalla sua ragazza. Mi racconta i suoi momenti difficili e le difficoltà affrontate ma non mi parla di se: che cosa fa, quali sono i suoi progetti, le sue aspettative, cosa le piace, cosa la fa sorridere e le dà piacere, ecc. Anche situazioni difficili se guardiamo bene ci sono degli spazzi di luce e noi possiamo contare su alcune nostre risorse che non pensavamo di avere. Penso che la sfera in cui ha trovato più difficoltà è quella delle relazioni. Anche in famiglia quella in cui vive, per quanto si senta amato, non  si sente pienamente compreso ed accolto. Proprio per questo motivo sarebbe molto utile per lei consultare uno psicoterapeuta. La consulenza psicoterapeutica è, oltre a molte altre cose, è la compensazione di relazioni passate insoddisfacenti ed è per questo che aiuta a riorganizzare l'esistenza. Si lasci aiutare: penso che ne abbia bisogno. D'altra parte lei è un adolescente e l'adolescenza è una fase della vita in cui molti nodi vengono al pettine ma che risolti consentono di riorganizzare e strutturare una personalità più matura e capace di andare avanti nella vita con tranquillità quello che accade a lei (momenti depressivi, scoraggiamento) accade a molti ragazzi della sua età. Non abbia paura di "pesare" su sua madre. E' compito delle madri sostenere i figli e non viceversa. Si fidi un pò di più di lei.

Gentile Paolo,


leggo nel suo racconto tanta sofferenza, che si protrae da diverso tempo, accanto ad un desiderio di superarla e stare bene. Mi pare di comprende anche che sua madre sia per lei un punto di riferimento forte e positivo e questo secondo me è un aspetto a favore per vedere con occhi nuovi la sua situazione, le sue scelte, e ripartire con slancio.


Pensieri di suicidio, uso di sostanze psicoattive ed autolesioni sono forti campanelli di allarme: li ascolti e non tema di farsi aiutare. Un percorso psicoterapeutico le potrebbe essere di grande giovamento e conforto. E se sta bene lei, stanno bene anche le persone a lei care.


Mi faccia sapere, se crede. Le auguro ogni bene.

Buonasera Paolo,


penso che il suo problema sia importante e in quanto tale meriti maggiore considerazione.


Io realizzo una prima seduta di valutazione della richiesta d'aiuto, della durata di almeno un ora, durante la quale, assieme alla persona focalizzo il problema e individuo le modalità più adeguate per un eventuale trattamento. 


Se desidera fissare un appuntamento per questa prima seduta (anche online tramite videochiamata wzp o Skype)


Cordiali saluti 

Caro Paolo, 
personalmente credo che in questo momento, più di tanti altri, ti possa aiutare incontrare un professionista. In questo momento molti psicologi e psicoterapeuti stanno fornendo un aiuto a distanza e sarebbe il caso che tu ne approfittassi. 
Potresti provare ad avere un primo contatto telefonico e capire insieme il tipo di percorso che sarebbe meglio iniziare. A Reggio Calabria gli specialisti sono veramente tanti. Chiedere aiuto non è un atto di debolezza! 

Caro Paolo nel tuo scrivere leggo di tutti quelli che ti stanno intorno ma leggo poco di te...quali sono i tuoi interessi, i tuoi progetti che cosa fai nella vita... Forse è arrivato il momento di pensare di più a te stesso e di costruire un tuo modo di essere saldo e definito. Rivolgiti ad un professionista che ti aiuti a sbocciare...e pensa che la tua vita vale la pena essere vissuta a pieno!


Buoni passi

Buongiorno Paolo, ho letto con interesse le tue parole che sin dalle prime righe mi hanno stimolata a continuare la lettura. Traspare molta sofferenza da ciò che scrivi ma anche tanta forza nel confidare delle cose molto intime e importanti della tua vita e della tua storia. Credo che fare questo primo passo di confronto e aiuto sia stata una cosa buona. Intraprendere un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti tanto se tu stesso senti la necessità di uscire da questa zona di stallo e di sofferenze nella quale ti trovi. I pensieri suicidari che accompagnano le tue giornate non sono da sottovalutare, anche se c'è il pensiero di tua madre che ti “frena”, meglio parlarne seriamente con un professionista che ti aiuti a lavorare su te stesso e sullo stare in relazione con gli altri. Non c'è niente di sbagliato in te, esiste solo un ragazzo in difficoltà e spero tu possa prendertene cura.

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