Disturbi dell'eccitazione sessuale

Non riesco a mantenere l'erezione o addirittura ad averla

Giovanni

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Salve. Sono un uomo di 40 anni, separato e padre di 2 figli. Ho sempre avuto una vita sessuale normale, senza alcun problema. Tre mesi fa ho iniziato una relazione con una mia coetanea. Poichè la storia cominciava a coinvolgerci emotivamente, abbiamo deciso di avere dei rapporti. A quel punto, lei mi ha detto di essere vergine. Dopo un'iniziale stupore, abbiamo provato ad unirci. C'è stata anche una penetrazione, seppure parziale, ma lei, anche se involontariamente, per il dolore e la tensione, mi ha respinto. Da quel momento, nonostante sia sicuro del suo desiderio nei miei confronti, appena provo ad accoppiarmi, seppure tanto eccitato, non riesco a mantenere l'erezione o addirittura ad averla. Inoltre, temendo di non essere più in grado di avere rapporti, ho rivisto una mia ex con cui le cose sono andate normalmente. Vorrei aggiungere che in questa nuova storia stiamo crescendo molto come coppia, c'è intesa e dialogo e vorrei tanto potessimo completarci anche sessualmente. Cosa mi è successo? Ho tanto bisogno del vs. aiuto. Voglio uscire da questa situazione che mi avvilisce come uomo e non mi fa vivere appieno i miei sentimenti.

13 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

La sessualità implica non solo un coinvolgimento fisico e ormonale, ma soprattutto mentale, e quello che le sta succedendo lo dimostra esplicitamente. L'approccio sessuale necessità serenità e rilassatezza, e nel suo caso la preoccupazione per la situazione della partner molto probabilmente la mette in uno stato di tensione emotiva che risulta controproducente all'atto sessuale. D'altronde ha spontaneamente testato la sua virilità con la sua ex, e questo di per se dovrebbe tranquillizzarlo. Credo che la situazione dovrebbe risolversi spontaneamente se entrambi cercherete di assumere un atteggiamento più rilassato e consapevole del problema. L'importante è non avere fretta, e il momento più adatto di sicuro arriverà. Saluti.

Dott. Mauro Milardi Ancona (AN)

L'aspetto che risalta maggiormente è la differenza nella gestione dell'approccio sessuale con le due diverse partners. In un caso, senza alcun "problema". Come mai? Due possibili piste sulle quali aprire un dialogo in un'adeguata sede, sono: l'aspetto verginità è un problema? e l'altro: forse c'è un diverso "carico di valori" nella relazione più recente. In questo caso, sentendosi troppo impegnato ad essere "il meglio" potrebbe esserci un aumento dell'attivazione e quindi aspetti simili all'ansia da prestazione. Il primo consiglio è di vivere in modo più tranquillo l'aspetto della sessualità, magari dedicando dello spazio a qualche tecnica di rilassamento o di yoga.
Gentile Giovanni, quello che sta succedendo a lei accade purtroppo a molti uomini, sarà la società moderna, saranno i ritmi, saranno i sentimenti che contano sempre meno, sarà l'aggressività di alcune donne, sarà -come nel suo caso- il troppo investimento dato ad una cosa oggi quasi inesistente. Voglio dire che trovare una ragazza vergine alla sua età oggi è più unico che raro e questo le scatena paura e desiderio, una accoppiata che conosce bene tanta gente ma che spesso blocca e impedisce di agire. Ansia e null'altro che ansia, un pò trasmessale dal dolore che sentiva questa ragazza un pò per il troppo desiderio che, nel suo caso, è il rovescio della medaglia della paura. Non sarebbe male una attività sportiva ma anche una corsa leggera può bastare a sciogliere le tensioni, ha visto i calciatori, spesso peccano in tutto soprattutto in grammatica ma mai nelle performances sessuali e sono sempre circondati da stupende donne. L'intelligenza motoria ha i suoi codici. Provi a fare dei respiri profondi con la pancia ogni giorno, cerchi di ridimensionare la cosa, è molto bello e molto dolce ma non è la fine del Mondo, poi si rilassi e cerchi anche la tenerezza se le è possibile, la sua ragazza sentirà meno dolore e lei meno ansia e se non va bene per una o due volte poco male, ci riprovi. Considerato che in tutte le altre situazioni va bene non mi preoccupare più di tanto. Cordiali saluti
Gentile utente, e' possibile considerare una condizione di ansia da prestazione che puo' essere risolta con l'adatta introduzione di un trattamento farmacologico al bisogno.
Gent.mo Signore, sono la dott.sa Maria Mirabelli, purtroppo a volte capitano delle situazioni che non sempre si riescono a gestire facilmente. Come prima cosa bisogna considerare se è la prima volta che a lei capita questa difficoltà sessuale? Inoltre, va considerata la situazione della partner che essendo ancora vergine le aspettative sono più alte per entrambi. Per lei, in quanto se è arrivata a questa età significa ce ci sonno delle difficoltà a lasciarsi andare e dunque l'evento è di per se stressante e per lui che deve rispondere ad una situazione di alta prestazione per riuscire a rispondere alle esigenze e al rifiuto della partner. Alla base c'è una forte ansia da prestazione che va ad inficiare il rapporto sessuale della coppia, cosa non presente nei rapporti sessuali con le altre partners. Riuscire a parlarne tra di voi e valutare le aspettative di ognuno, imparando a giocare con la propria sessualità aiuta a relazionarvi meglio. Altrimenti è opportuno rivolgersi ad uno psicosessuologo per farsi aiutare a gestire la situazione.

Dott.ssa Carla Foletto Mantova (MN)

E’ normale che a fronte di un rifiuto più o meno esplicito della partner le manifestazioni fisiologiche della pulsione sessuale siano inibite infatti l’azione sessuale dovrebbe essere sostenuta da un atteggiamento pro-creativo (anche simbolicamente) e non distruttivo. Invece è patologico (anche se più diffuso e socialmente condiviso) che la pulsione sessuale si trasformi in aggressività traducendo a se stessi “la non disponibilità del/della partner” in frustrazione insostenibile; in quest’ultimo caso l’evidente egocentrismo è indice di immaturità affettiva di grave entità se l’aggressività è agita per un’impellente necessità di distruggere l’oggetto che causerebbe la frustrazione cioè violenza fisica sul/sulla partner.
Salve Giovanni, da quello che racconta sembra che il problema più che suo sia della sua partner attuale che probabilmente ancora vergine forse potrebbe soffrire di vaginismo che consiste in una contrazione involontaria dei muscoli pubo coccigei tale da impedire in parte o totalmente la penetrazione del pene in vagina, ma tornando a lei se con le sue ex non ha mai avuto disturbi di erezione forse sarebbe il caso di affrontare il problema direttamente con la sua compagna e magari grazie ad una terapia sessuale ad hoc capire in coppia e individualmente quale è il vostro blocco in modo da poter vivere finalmente insieme e totalmente la vostra bella relazione! Saluti
Salve Giovanni. Il rifiuto del rapporto lo trovo piuttosto normale, specialmente trattandosi del primo rapporto della sua compagna che sicuramente ha avuto un forte impatto emotivo e probabilmente anche fisico. Da come ne ha parlato mi è sembrato di capire che però questo rifiuto l'abbia messa in crisi come uomo, la sua virilità, tanto che ha avuto bisogno di testarne la potenza andando con un'altra donna. Questo evento ed alcune espressioni da lei usate riguardo ai rapporti sessuali, quali "unione" e "accoppiamento", mi fanno pensare ad una sua visione un pò rigida della sessualità, come se si toccasse un tassello scottante. Sicuramente confrontarsi su questa cosa le sarà di aiuto. Sperando di averle dato qualche utile spunto di riflessione la saluto.
Trovo la sua reazione piuttosto naturale. La situazione le appare incongrua e non riesce a comprenderla; per questo lei percepisce la reazione della partner come un "rifiuto". La sua compagna ha bisogno di accoglienza, comprensione e di essere aiutata a superare le sue difficoltà di abbandono e di relazione con il mondo maschile per poter vivere la vostra unione in modo sereno e completo. Le prove sessuali con altre partners occasionali, non credo possono agevolare la risoluzione del problema. Se c'è vero sentimento vale la pena investire nella relazione e saper attendere... Le faccio i miei auguri.
Caro Giovanni mi pare che dietro alla situazione ci sia una certa ansia o se preferisce un livello di incertezza, di timore, di tensione, di attivazione generalizzata, che ha guastato un po’ il piacere che si aspettava, sarebbe stato anomalo che non ci fosse stata un po’ di tensione, intendiamoci, ma andando oltre i limiti il risultato è stato poco gradito. Da ciò che scrive, ritrovo tracce dell’ansia o iperattivazione nei seguenti punti: - la sorpresa della scoperta “in estremis” della verginità della partner, - l’essere respinto (non è entrato) - la sua reazione all’impossibilità della penetrazione nel corpo di lei, - la sicurezza su ciò che la sua partner prova per lei, - il sentimento che prova quando sta preparandosi all’atto sessuale (successivo al primo evento), - il rifiuto di essere divenuto non più in grado di avere rapporti (l’idea non era tra le tante, era “troppo realistica” per lei), - la voglia di uscire in fretta dalla situazione in cui si sente ora: fisica e psicologica. Le emozioni ed i sentimenti che lei ha provato sono quelle giuste, ma a mio modo di vedere tradiscono un sovraccarico
Salve, Giovanni, leggendo la Sua richiesta di consulenza mi ha colpito il fatto che si chieda "Cosa mi è successo?", attribuendo solo a se stesso la causa del disagio che adesso sta provando nella relazione con la sua compagna. La domanda giusta - che completa anche i suggerimenti dati precedentemente dai miei colleghi - forse sarebbe: "Cosa ci è successo?", considerando cioè che il disagio si manifesta nella coppia che avete formato e non in Lei come uomo (infatti ha potuto verificare che la mancanza di erezione si verifica solo con la nuova partner). Nelle relazioni familiari e di coppia si può verificare spesso che ci sia una certa protezione da parte di un membro su altri, nel senso che a volte il sintomo ha la funzione di proteggere qualcuno da una situazione emotivamente destabilizzante e ciò sicuramente si verifica fra persone legate da una grossa affettività . In altre parole credo che la disfunzione erettile che si sta manifestando nei rapporti sessuali con l'attuale partner sia da intendere come un sintomo utile alla coppia in quanto protegge la Sua compagna dal "pericolo" di un rapporto sessuale completo, fonte di dolore e tensione, come da Lei riferito. Tra l'altro, il fatto che la sua compagna sia ancora vergine potrebbe essere dovuto a difficoltà manifestatesi anche in passato. Secondo me è opportuno considerare la coppia nel suo insieme e non i singoli individui che ne fanno parte, sia per una migliore comprensione della dinamica relazionale, sia per una migliore risoluzione della difficoltà . Auguro a Lei e alla sua compagna che possiate crescere in una relazione duratura e profonda.
Dalla sua lettera sembra che il problema sessuale sia solo suo. Fino a 40 anni, dice di non aver avuto una vita sessuale normale e dopo il recente “fallimento”, ha verificato, con una sua ex, che era in grado di portare a termine un rapporto sessuale. Eppure i dubbi sulla sua mascolinità e efficienza sessuale sono solo suoi. Non le sembra un po’ strano? La sua nuova compagna, che “involontariamente l’ha respinta” durante il suo primo rapporto sessuale, come ha vissuto la sua “prima volta”? Ne avete parlato? Il fatto che a 40 anni fosse alla sua prima esperienza sessuale, è stato determinato da una scelta esistenziale, religiosa, sociale o è la manifestazione di un disturbo sessuale psicofisico? E’ interessante che solo con la sua nuova compagna, lei non riesca, seppur eccitato, a “mantenere l’erezione o addirittura a averla”. E’ come se lei abbia fatto proprie, tutte le paure, difficoltà e insicurezze della sua compagna. Se, come lei si augura, vorrebbe veder crescere questa nuova storia d’amore, allora la problematica sessuale che state vivendo, non può che essere analizzata e compresa insieme, ciascuno assumendosi la responsabilità di mettersi in discussione. Buona fortuna.
Integrazione della risposta del 07/01/2008 Egr. Sig. Giovanni, rileggendo sul sito la mia risposta al suo quesito, mi sono resa conto di aver fatto quello che nella comunicazione verbale, è chiamato “lapsus”. “

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