Sono in stallo e non riesco a scegliere

Adelaide

Salve, da anni sono in crisi con mio marito Io ho sempre desiderato un altro figlio ma lui non ha voluto perché dopo il primo ho avuto due aborti. Poi ho scoperto che era già padre di una donna che ha quasi la mia età anche se non lo sapeva e questo ci ha messo in ulteriore crisi Volevo lasciarlo dopo questa scoperta ma lui non me lo ha permesso per mantenere la famiglia però io sono insoddisfatta e in parte irrealizzata Ho provato a mettermi via il pensiero del secondo bambino con aiuto psicologico, ma non è bastato. Non so più neanche se sono innamorata, ma continua a riemergere il desiderio di maternità; anche se il bambino che abbiamo già è meraviglioso e dovrebbe bastarmi. Per averne un altro so già dai medici che andrei incontro a mille rischi perché sia io che lui siamo in là con l’età e dovremmo fare una fecondazione assistita . Lui è molto più grande di me e sarebbe un nonno più che un padre e io per le gravidanze passate ho avuto enormi difficoltà. L’età e le difficoltà ci fanno paura. Le persone vicine a me dicono di rassegnarmi però nonostante tutto, io non riesco a trovare pace.

8 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Adelaide, 

Ti trovi in un momento di stallo doloroso, incastrata tra un matrimonio che ha perso la sua linfa vitale e un desiderio di maternità, che continua a bussare alla porta della tua anima nonostante gli anni passati, i lutti biologici che hai attraversato (i due aborti) e i pareri contrari dei medici e delle persone vicine. Dire che il bambino meraviglioso che hai già "dovrebbe bastarti" è una forma di autocondanna dettata dal senso di colpa e dal giudizio esterno. Il desiderio di un secondo figlio non toglie nulla all'amore immenso che provi per il primo: è la spinta vitale verso la creazione, ed è legittimo che continui a riemergere, specialmente se senti che quel capitolo è stato chiuso a forza e non per una tua libera scelta. Molto spesso, quando ci si sente bloccate in un matrimonio insoddisfacente, spento e segnato da scoperte destabilizzanti (come la paternità segreta di tuo marito), il desiderio di un bambino diventa il simbolo di una rinascita, l'unico progetto capace di dare un senso nuovo a un futuro che altrimenti appare grigio.

Adelaide, a livello legale, esistenziale e umano, nessuno può "permettere" o "non permettere" a un'altra persona di andarsene. Se sei rimasta, lo hai fatto per proteggere tuo figlio, per paura del salto nel vuoto o per assecondare il bisogno di stabilità della famiglia. Ma subire una decisione altrui crea un risentimento sotterraneo che consuma l'amore. Scoprire che tuo marito era già padre di una donna quasi della tua età ha scardinato la fiducia e la mappa della tua vita di coppia. È del tutto normale che tu oggi non sappia se sei ancora innamorata: ti trovi accanto a un uomo che percepisci distante, molto più grande di te, e che ha messo un veto insindacabile sul tuo desiderio più grande. Arriviamo al dato di realtà che ti provoca così tanta paura e che le persone vicine ti dicono di accettare attraverso la "rassegnazione". La paura che provi di fronte a questo scenario non è un limite da superare con la forza di volontà: è un prezioso campanello d'allarme biologico del tuo corpo. Il tuo organismo ricorda il dolore e il trauma delle perdite passate e ti sta chiedendo protezione. La fecondazione assistita in tarda età è un percorso invasivo, dal carico ormonale ed emotivo devastante, che richiede una coppia incredibilmente unita, complice e solida per essere affrontato. Se la base della coppia vacilla ed è in crisi da anni, sottoporre te stessa e il vostro legame a questo stress rischia di essere un passo pericoloso.

Nella psicologia transpersonale, un desiderio che non si spegne mai non è necessariamente una richiesta della carne, ma una necessità dello Spirito. Tu ti senti «insoddisfatta e in parte irrealizzata». Chiediti: cos'altro, oltre a un neonato, potrebbe farti sentire realizzata come donna nel mondo oggi? Quale parte della tua vita professionale, dei tuoi hobby, della tua indipendenza o della tua creatività hai sacrificato per rimanere dentro questo matrimonio "per mantenere la famiglia"? È ora che tu prenda l'impegno e la responsabilità di far nascere e fiorire te stessa, senza delegare questo compito di rinascita a una nuova gravidanza. Non puoi continuare a vivere nel limbo dell'insoddisfazione. Hai il diritto e il dovere, verso te stessa e verso il figlio meraviglioso che hai già, di fare chiarezza con tuo marito. Prendetevi uno spazio adulto, se necessario supportati da una terapia di coppia (non per tornare insieme per forza, ma per capire se c'è ancora un noi). Devi potergli dire come ti senti, esprimere la tua insoddisfazione e capire se questo matrimonio ha ancora un senso basato sull'amore o se è rimasta solo una facciata burocratica. Riprenditi il potere di scegliere il tuo destino relazionale.

Le persone intorno a te usano la parola rassegnazione, che ha un sapore amaro, di sconfitta e di sottomissione. Io ti invito a cercare l'accettazione del limite. Accettare il limite biologico dell'età e dei rischi medici non significa arrendersi: significa fare un atto di amore supremo verso il tuo corpo, verso la tua salute e verso il figlio che hai già, che ha bisogno di una madre sana, presente ed energica. Significa onorare le anime dei bambini che non sono potuti nascere, lasciandoli andare con amore, e scegliere di investire tutta la tua immensa capacità materna nell'accompagnare la crescita del tuo meraviglioso bambino. Adelaide, la pace non la troverai forzando il tuo corpo verso una gravidanza ad alto rischio in una coppia in crisi, e nemmeno fingendo che vada tutto bene. La troverai quando deciderai di ascoltare la tua insoddisfazione attuale e di usarla come spinta per fare scelte coraggiose, adulte e responsabili per la tua autorealizzazione.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno Adelaide, dal suo racconto sembra in atto un conflitto dentro sé che crea molta sofferenza. Aspettative, una relazione che non offre serenità o stimoli, una insoddisfazione che pesa sulla qualità della vita.

Il desiderio di un secondo figlio, pur sentito e profondo incontra ostacoli concreti ma forse non è questo il problema, la domanda da porsi è, questo è ciò che vuole davvero? Questo può renderla davvero felice?

È opportuno offrire a questa fase della sua vita, uno spazio dove finalmente dare voce a emozioni e sentimenti che vogliono essere ascoltati, dove raccontare i sogni ancora da realizzare e costruire nuovi obiettivi possibili, riscoprendo in un lavoro psicologico insieme, nuove risorse. Questo spazio non offre l'opportunità di attenzione che merita. Se desidera un colloquio mi trova online, può scrivermi o chiamarmi liberamente, le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Ciao Adelaide,
più che una difficoltà a scegliere, quello che emerge è un conflitto interno forte tra parti diverse di te: il desiderio di maternità, la realtà della relazione e i limiti concreti legati alla salute e all’età.

Quando queste dimensioni restano in tensione, è normale sentirsi bloccati e senza pace, perché nessuna scelta sembra davvero “giusta”.

Il lavoro, in questi casi, non è forzare una decisione, ma comprendere a fondo cosa rappresenta per te questo desiderio e come si intreccia con la tua storia, la relazione e il momento di vita che stai attraversando.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme questi aspetti per arrivare a una posizione più chiara e sostenibile per te.

Un saluto

Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Signora,

dal suo racconto emerge una sofferenza che va ben oltre il desiderio di avere un altro figlio. Sembra che negli anni si siano accumulate diverse ferite: gli aborti, la scoperta della figlia che suo marito aveva avuto in passato, la crisi di coppia, la sensazione di non essere stata libera di scegliere se restare o lasciare la relazione e, infine, il dolore di un progetto di vita che non si è realizzato come avrebbe desiderato.

È importante riconoscere che il desiderio di maternità non è qualcosa che si può semplicemente spegnere con la volontà. Per alcune persone rappresenta un bisogno molto profondo, legato non solo all'idea di avere un figlio, ma anche a sogni, aspettative, significati e immagini di sé costruite nel corso della vita. Per questo motivo sentirsi dire di "rassegnarsi" raramente porta pace; spesso aumenta soltanto il senso di incomprensione e solitudine.

Allo stesso tempo, dalle sue parole emerge una grande consapevolezza della realtà. Lei conosce i rischi medici, le difficoltà legate all'età, il percorso impegnativo della fecondazione assistita e le preoccupazioni rispetto al futuro. Non sembra quindi una persona che vive un desiderio ingenuo o irrealistico, ma una donna che si trova a confrontarsi con un conflitto doloroso tra ciò che desidera e ciò che ritiene possibile.

Forse la domanda centrale non è soltanto: "Posso ancora avere un altro figlio?" ma anche: "Che cosa rappresenta per me questo figlio che non è arrivato?"

Lei scrive inoltre: "Non so più neanche se sono innamorata." Questa frase merita attenzione. Potrebbe essere utile distinguere il dolore per il figlio desiderato dal dolore legato alla relazione di coppia. Sono due aspetti che spesso si intrecciano, ma non sempre coincidono.

La pace raramente arriva imponendosi di non desiderare più qualcosa. Più spesso nasce quando si riesce a dare un significato a quel desiderio, a riconoscere ciò che rappresenta e a elaborare il lutto di ciò che non è stato possibile realizzare, senza negarne l'importanza.

Il fatto che questo tema continui a riemergere dopo anni suggerisce che probabilmente c'è ancora qualcosa che chiede di essere ascoltato e compreso, non semplicemente messo a tacere.

A cura della Dott.ssa Lucia

Se desidera approfondire la sua situazione o avere uno spazio di ascolto e confronto, può contattarmi telefonicamente. Le consulenze online hanno un costo di 50 euro a seduta. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali saluti.

Cara Adelaide,

quello che stai vivendo non è indecisione.
È uno stallo emotivo che nasce da due desideri profondi e legittimi che però oggi si scontrano: da una parte la maternità che senti ancora viva, dall’altra una relazione che da anni non ti nutre più e che ti ha chiesto di rinunciare a parti importanti di te.

Quando dici che “non sai più neanche se sei innamorata”, stai già raccontando la verità che fa più paura: non è solo il desiderio di un secondo figlio a mancare di spazio, è la tua vita affettiva che da tempo non trova più un posto dove respirare.
E la scoperta della figlia adulta di tuo marito, una ferita enorme, destabilizzante, ha incrinato ancora di più la fiducia, la complicità, la visione del futuro.

Tu non sei bloccata perché non sai cosa scegliere.
Sei bloccata perché qualunque scelta comporta un dolore.

Se scegli di restare, devi rinunciare a un desiderio che per te non è un capriccio, ma una parte identitaria.
Se scegli di andare, devi affrontare la paura di ricominciare, l’età, l’incertezza, il giudizio degli altri.

E intanto ti dici che “dovrebbe bastarti” il figlio che hai, come se la maternità fosse un’equazione razionale. Ma il desiderio non funziona così: non si spegne perché non è conveniente, non è sicuro, non è approvato dagli altri.

Il punto non è decidere subito.
Il punto è capire cosa stai cercando davvero.

Perché oggi non stai chiedendo un secondo figlio.
Stai chiedendo una vita in cui tu possa sentirti di nuovo viva, scelta, vista, realizzata.
E questo può passare da un bambino, ma può anche passare da una separazione, da un nuovo equilibrio, da un modo diverso di stare al mondo.

La domanda che ti farà uscire dallo stallo non è:
“Posso permettermi un altro figlio?”
ma:
“Posso permettermi di restare dove non mi sento più me stessa?”

Adelaide, non c’è una scelta giusta in assoluto.
C’è la scelta che ti permette di tornare a respirare.

E tu lo sai già: la pace non arriverà rassegnandoti.
Arriverà quando smetterai di chiederti cosa è più facile e inizierai a chiederti cosa è più vero per te.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile Adelaide,
dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra accompagnarla da molto tempo e che, nonostante i tentativi di metterla da parte, continua a ripresentarsi. Questo ci dice che probabilmente il desiderio di un altro figlio non è qualcosa che lei possa semplicemente “convincersi” a non sentire.
Mi sembra importante considerare che, accanto al desiderio di maternità, nella vostra storia di coppia si siano intrecciate anche altre esperienze dolorose: le gravidanze interrotte, la scoperta della figlia di suo marito, la crisi coniugale e la sensazione di aver rinunciato a qualcosa di molto importante per sé. È comprensibile, quindi, che oggi faccia fatica a trovare pace. A volte, quando un desiderio rimane a lungo frustrato, il rischio è quello di vivere un conflitto continuo tra ciò che si desidera e ciò che si ritiene possibile o ragionevole. Da una parte c’è una parte di sé che continua a sperare, dall’altra ci sono i limiti imposti dall’età, dalla salute, dalla relazione e dalle paure legittime legate a una nuova gravidanza.

Mi chiedo se il nodo centrale, oggi, sia davvero decidere se avere o meno un altro figlio oppure comprendere cosa rappresenti per lei questo desiderio e quale significato abbia assunto nel corso degli anni. Talvolta il lavoro psicologico non consiste nel sopprimere un desiderio, ma nel dare un senso al dolore legato a ciò che non è stato possibile realizzare.
Credo inoltre che sia importante riconoscere che avere già un figlio amato e desiderato non annulla la sofferenza per il figlio che avrebbe voluto avere e che non è arrivato. Sono vissuti che possono coesistere e che meritano entrambi di essere accolti.

Forse, prima ancora di trovare una risposta definitiva, potrebbe essere utile concedersi uno spazio per ascoltare questa parte di sé senza giudicarla e senza sentirsi obbligata a “rassegnarsi”.

Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire questa situazione.

Cordialmente 

Dott.ssa Rosina Motta
Psicologa Clinica

Dott.ssa Rosina Motta

Dott.ssa Rosina Motta

Catanzaro

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Perché rassegnarsi? Se entrambi lo volete è giusto lottare ma se uno dei due non lo vuole sarebbe utile, a mio avviso, seguire  un percorso di terapia individuale e/o di coppia che ti aiuti ad accettare la sua decisione e ad acquisire consapevolezza di quelli che sono i tuoi reali sentimenti nei confronti del tuo compagno di vita. Una percorso di coppia sarebbe utile ad entrambi perché vi permetterebbe di migliorare gli aspetti della relazione che ti stanno facendo mettere in dubbio quello che provi per lui. Perché non valutate assieme questa possibilità? Resto a disposizione.

 

Cordialità! 

Dott.ssa Maria Eleonora Cuttone

Dott.ssa Maria Eleonora Cuttone

Catania

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Gentile Adelaide,

dal suo racconto non ho avuto l'impressione di una donna incapace di scegliere. Ho avuto piuttosto la sensazione di una donna che, da anni, sta cercando di trovare un equilibrio tra desideri profondi, eventi dolorosi e una realtà che continua a riportarla davanti a limiti molto difficili da accettare.

Mi ha colpito un particolare: lei parla del desiderio di un secondo figlio, ma nel suo racconto trovano spazio anche due aborti, una crisi di coppia, la scoperta di una parte importante della storia di suo marito che le era stata nascosta e la sensazione di non essersi sentita libera di scegliere se restare o andare via. Tutti questi eventi hanno probabilmente lasciato ferite che non riguardano soltanto la maternità.

Per questo mi chiedo se oggi il desiderio di un altro figlio rappresenti esclusivamente il desiderio di diventare nuovamente madre oppure anche il bisogno di recuperare un progetto di vita che sente essersi interrotto troppo presto.

Quando nella stessa fase della vita si accumulano più perdite, può accadere che la mente rimanga in una condizione di stallo. Non perché non sappia quale strada prendere, ma perché ogni strada comporta una rinuncia dolorosa. Se prova a immaginare una nuova gravidanza, incontra la paura legata alla salute, all'età e alla situazione della coppia. Se immagina di rinunciare definitivamente a quel progetto, entra in contatto con il dolore di lasciare andare un sogno coltivato per molti anni. È comprensibile che nessuna delle due possibilità le restituisca serenità.

Vorrei soffermarmi anche su un altro aspetto. Lei scrive: "Non so più neanche se sono innamorata." Questa frase, nel suo racconto, sembra quasi passare in secondo piano, eppure potrebbe essere una delle domande più importanti. A volte un desiderio molto intenso rischia di occupare tutto lo spazio mentale, rendendo più difficile ascoltare altre parti di sé che chiedono attenzione.

Credo che il punto, oggi, non sia convincersi ad avere un altro figlio né costringersi a rinunciarvi. Sarebbe importante, piuttosto, comprendere quale significato abbia assunto questo desiderio nella sua storia personale e quale posto occupi rispetto alla relazione di coppia, all'immagine che ha di sé come donna e ai progetti che immaginava per il suo futuro.

Mi sembra significativo anche il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso psicologico. Questo dimostra quanto abbia cercato di affrontare la situazione in modo consapevole. Tuttavia, alcuni conflitti richiedono tempi diversi e, talvolta, un lavoro più specifico sul vissuto di perdita, sulla delusione e sulla possibilità di costruire nuovi significati, senza che questo implichi cancellare ciò che è stato desiderato.

Vorrei lasciarle una riflessione finale. Forse oggi non è tanto la scelta a impedirle di trovare pace, quanto il fatto che nessuna scelta possa restituirle ciò che sente di aver perduto lungo il cammino. Riconoscere questo dolore non significa arrendersi, ma iniziare a distinguere ciò che può ancora essere costruito da ciò che, purtroppo, non può essere cambiato. È spesso da questa distinzione che nasce una decisione realmente libera.

Le auguro di trovare uno spazio in cui poter dare voce a tutte queste parti di sé, senza sentirsi costretta a scegliere troppo in fretta. Alcune decisioni diventano più chiare quando prima ci si prende cura del dolore che le rende così difficili.

Dott.ssa Claudia Campisi

Dott.ssa Claudia Campisi

Roma

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