Come torno quella che ero?

Antonella

Buongiorno, sono davvero disperata, spero possiate darmi un consiglio. Sono una mamma di 36 anni, ho 3 bambini, uno di 6 anni e due gemelle di 1 anno e mezzo. Sono sempre stata molto attiva sessualmente con mio marito, avevamo una chimica e una connessione davvero speciale e bellissima, pero tutto é cambiato dall'arrivo delle gemelle. Questa situazione sta distruggendo la nostra relazione e soprattutto sta facendo del male a mio marito. Mi fa un male atroce sapere che lui soffre per causa mia. Lo amo come il primo giorno, lo vedo bellissimo e desidero tantissimo tornare a desiderarlo come prima. Una psicologa mi disse che sono gli ormoni, ma quando torneranno come prima?? Io mi impongo di avere rapporti perché non voglio ferire mio marito, ma giustamente non é sufficiente, perché non sono io, é come se qualcosa dentro di me si fosse rotto, ma come lo aggiusto? Mio marito é ormai arrivato allo stremo, e per lui é difficile comprendere la mia situazione, sta male e non si sente più felice con me. La prego di aiutarmi! Buona giornata saluti Antonella

9 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Antonella,

l’arrivo di un figlio porta con sé tanta gioia, ma anche profondi cambiamenti. Quello che sta vivendo non significa che lei sia sbagliata o che non stia facendo abbastanza. Il suo corpo e la sua quotidianità hanno attraversato una trasformazione importante, ed è del tutto normale che possano emergere cambiamenti sia a livello fisico che emotivo.
Probabilmente alla base di ciò che sente c’è anche una componente psicologica che meriterebbe di essere accolta e approfondita, così da poter intervenire in modo più mirato e aiutarla a ritrovare il suo equilibrio. Quando inizierà a stare meglio lei, ne beneficerà anche il rapporto di coppia.
Se desidera, può scrivermi: sarò felice di approfondire la situazione insieme a lei. Ricevo anche online.

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Buongiorno Antonella,
da quello che descrive non sembra che “si sia rotta”, ma che il suo corpo e la sua mente siano ancora in una fase di forte stanchezza e sovraccarico dopo una gravidanza molto impegnativa. Con tre bambini piccoli, soprattutto due gemelle, è molto frequente che il desiderio cambi anche profondamente per un periodo.

Più cerca di imporsi i rapporti per paura di far soffrire suo marito, più l’intimità rischia di diventare fonte di ansia e pressione, e questo può bloccare ulteriormente il desiderio. Non significa che non lo ami o che l’attrazione sia sparita per sempre.

La cosa più importante ora è togliersi dal peso del “dover tornare come prima subito” e provare a ricostruire vicinanza, dialogo e complicità senza sentirsi obbligata. Il fatto che lei soffra per questa distanza e desideri ritrovare quella connessione è già un segnale molto importante.

un caro saluto 

dott.ssa Rossi Greta

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Buon pomeriggio Antonella, quello che sta vivendo è molto comune dopo una gravidanza gemellare ed un anno e mezzo di carico fisico ed emotivo.Il desiderio può cambiare senza che questo significhi aver "perso"qualcosa o amare meno il proprio partner.

La sua preoccupazione rispetto alla relazione racconta un legame per lei molto importante. Potrebbe essere utile approfondire in uno spazio protetto il significato di queste emozioni, cosa sta accadendo e alla dinamica di coppia.

Dare significato a ciò che sta vivendo può ridurre ansia, ritrovare vicinanza e serenità. Mi trova online per un primo colloquio, supporto e orientamento. Un caro saluto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Cara Antonella,

Sento vibrare nelle tue parole tutto il dolore e il senso di colpa che stai provando, ma la prima cosa che voglio dirti, con estrema dolcezza e fermezza, è questa: non si è rotto nulla. Sei solo nel mezzo di una delle transizioni biologiche ed emotive più travolgenti che una donna possa vivere. Tre figli piccoli, di cui due gemelle di un anno e mezzo, richiedono un dispendio di energia vitale immenso. Dopo una giornata passata ad allattare, pulire, cullare e tenere in braccio tre bambini, il tuo corpo arriva a sera saturato dal contatto fisico. Non è che non desideri tuo marito; è che il tuo sistema nervoso sta chiedendo disperatamente uno spazio di "non-contatto" per rigenerarsi. Spesso pensiamo che il desiderio debba arrivare come un fulmine (desiderio spontaneo), come accadeva all'inizio. Ma per molte donne, specialmente in fasi di forte stress, il desiderio è reattivo: nasce solo se ci sono le condizioni di relax, assenza di pressione e connessione emotiva.

Quando ti "imponi" di avere rapporti per non ferirlo, trasformi l'intimità in un dovere. Il dovere è il nemico numero uno del piacere. Il tuo corpo lo percepisce come un'ulteriore richiesta di servizio, e si chiude ancora di più. È comprensibile che lui stia male; il sesso per molti uomini è il linguaggio principale per sentirsi amati e confermati. Ma il fatto che lui non si senta più felice mette su di te una pressione enorme che, paradossalmente, spegne ancora di più il tuo desiderio. Si è creato un circolo vizioso: lui preme → tu ti senti in colpa/ti sforzi → il sesso diventa stress → il desiderio scompare.

Antonella, non sei "sbagliata". Sei una donna che sta facendo un lavoro straordinario con tre bambini piccoli. La tua chimica speciale non è sparita, è solo sepolta sotto la stanchezza e la responsabilità. Siate gentili con voi stessi. Questa è una stagione della vita, non è il destino della vostra relazione. Se riuscite a parlarvi con onestà, senza accuse, scoprirete che l'amore che vi lega è molto più forte di questo momento di siccità sessuale.

C'è un momento della giornata in cui riesci a sentirti un po' più "donna" e meno "mamma", o la stanchezza copre ogni spazio dal mattino alla sera?

Un caro saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Antonella,

quello che stai vivendo non è una colpa, non è un difetto, non è una mancanza d’amore verso tuo marito. È il risultato di un corpo e di una mente che negli ultimi anni hanno attraversato un terremoto. Una gravidanza gemellare, il parto, l’allattamento, la deprivazione di sonno, la gestione di tre bambini piccoli… tutto questo non è “solo stanchezza”: è un cambiamento profondo, ormonale, emotivo, identitario. È come se il tuo sistema avesse dovuto spegnere alcune parti per sopravvivere al carico immenso che hai sostenuto.

Tu non sei “rotta”. Sei esausta. E l’esaustione, quando dura a lungo, spegne il desiderio. Non perché non ami, ma perché il corpo non ha più margini. Il desiderio non nasce dalla volontà, nasce dallo spazio interno. E tu, oggi, quello spazio non ce l’hai. Non perché non vuoi, ma perché non puoi.

Il dolore che provi nel vedere tuo marito soffrire è comprensibile, ma non può diventare un’arma contro di te. Tu non stai scegliendo di non desiderarlo. Non stai rifiutando lui. Stai attraversando una fase fisiologica, comune a moltissime donne dopo una gravidanza gemellare, ma di cui quasi nessuno parla. Gli ormoni c’entrano, certo, ma non sono solo loro: c’è la fatica, la perdita di tempo per te, la sensazione di essere sempre “in funzione”, il corpo che non è ancora tornato tuo, la mente che non ha un minuto di silenzio. Il desiderio non può vivere in un terreno così saturo.

E poi c’è un altro punto importante: tu ti stai forzando ad avere rapporti per non ferirlo. Ma questo, invece di avvicinarvi, vi allontana. Perché lui sente che non sei davvero lì, e tu ti senti sempre più inadeguata. È un circolo che fa male a entrambi. Il desiderio non torna con lo sforzo. Torna quando smetti di obbligarti.

Il tuo matrimonio non è in pericolo perché non lo ami più. È in difficoltà perché nessuno dei due sta guardando davvero ciò che sta accadendo: tu stai cercando di essere la donna di prima, lui sta cercando la moglie di prima, ma nessuno dei due sta accogliendo la donna che sei oggi. E quella donna ha bisogno di tempo, di cura, di riposo, di ascolto. Ha bisogno di sentirsi vista non solo come madre, ma come persona.

Il desiderio tornerà quando tornerai tu. E tu tornerai quando smetterai di chiederti “come faccio a essere quella di prima?” e inizierai a chiederti “di cosa ho bisogno adesso, per respirare di nuovo?”. Non devi aggiustarti. Devi ritrovarti.

Se vuoi, posso aiutarti a capire come parlarne con tuo marito in modo che non si senta rifiutato ma coinvolto, e come iniziare a ricostruire uno spazio tuo, fisico, mentale, emotivo, da cui il desiderio possa, piano piano, rinascere. Non sei sola, e non sei sbagliata. Sei solo stanca. E la stanchezza, quando viene accolta, smette di spegnere tutto.

Se vuoi posso aiutarti a ritrovarti

Un caro Saluto

Dottoressa Arianna Bagnini 

Psicologa Clinica, del Lavoro, Risorse Umane, Organizzazioni, In formazione continua: Ansia, problemi di Coppia, Problem Solving, Perinatalita’, Depressione.

Riceco Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Cara Antonella, la situazione è troppo complessa per esseree definita con una risposta. Penso che valga la pena parlarne con me, che saprò indirizzarla eventualmente su una collega sessuologa o una terapeuta di coppia.  Mi faccia sapere.

Buonasera Antonella, mi dispiace molto per la sofferenza che sente rispetto alla dinamica con suo marito. Mi sento però di dirle che la gravidanza e la maternità mettono in gioco tantissime variabili, gli ormoni sono solo uno degli aspetti. Tre figli piccoli, di cui due gemelli, sono un impegno fisico ed emotivo enorme. Dal mio punto di vista è assolutamente normale che lei fatichi a ritrovare un equilibrio, anche dal punto di vista sessuale, mi stupirei del contrario. E qui entra in gioco il ruolo fondamentale del suo compagno, perché non cambiamento, all’interno di una coppia, sono in gioco due persone. Non possiamo pretendere di ritrovare la situazione che abbiamo lasciato, perché adesso ci sono molti più elementi in gioco, dobbiamo pensare di ricostruire in modo nuovo e magari anche più funzionale per le dinamiche attuali. Io vi consiglierei di cercare un supporto come coppia, per poter imparare a leggere insieme i vissuti di ognuno senza che vi sia giudizio, ma con l’obiettivo di trovare nuove soluzioni. Poi, eventualmente, potrebbe essere utile anche uno spazio individuale, soprattutto perché la genitorialità smuove moltissimo il mondo interno, come giusto che sia. 

Dott.ssa Elena Ostani

Dott.ssa Elena Ostani

Pavia

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Cara Antonella, buon  pomeriggio. Sento forte e chiaro il tuo dolore e il senso di urgenza che porti. Vorrei prima di tutto farti fare un respiro profondo: quello che stai vivendo non è il segno che qualcosa in te si è "rotto", ma è la risposta fisiologica e psicologica di una donna che sta sostenendo un carico vitale immenso.

Come sessuologa e psicologa, vorrei aiutarti a spostare lo sguardo dal "problema" (la mancanza di desiderio) alla "persona" (chi è Antonella oggi). L'errore più comune e doloroso che facciamo è cercare di recuperare una versione di noi stessi che non esiste più. Tu non sei la donna di tre anni fa. Quella donna aveva un figlio solo e un corpo non ancora attraversato da una gravidanza gemellare.

Non sei rotta, sei trasformata.

Chiederti di desiderare tuo marito esattamente come facevi prima è come chiedere a un atleta che ha appena corso una maratona di mettersi a ballare il tango con la stessa energia: il corpo e la mente sono impegnati a "sopravvivere" e a nutrire la vita.

Nella psicologia sessuale, parliamo spesso di conflitto di ruolo. In questo momento, il ruolo di "Caregiver" (colei che accudisce) è ipertrofico: occupa il 99% del tuo spazio mentale e fisico.

Le gemelle di un anno e mezzo e un bimbo di sei richiedono una vigilanza costante. Il tuo corpo è costantemente "toccato", richiesto, usato per consolare e nutrire. Arrivi a sera con quello che chiamiamo overstimulation (sovrastimolazione sensoriale): l'ultima cosa che il tuo corpo desidera è un altro contatto fisico, anche se d'amore, perché ha bisogno di "tornare a se stesso".

Dici: "Mi impongo di avere rapporti". Antonella, l'imposizione è l'antidoto del desiderio. Il desiderio nasce dalla libertà e dallo spazio vuoto. Se il sesso diventa un compito (una task da spuntare per non far soffrire lui), il tuo cervello lo registrerà come un ulteriore carico di lavoro. Questo crea un corto circuito: più ti sforzi, più il tuo corpo si chiude per autodifesa.

Dimentichiamo per un attimo tuo marito e la sua sofferenza. Vorrei chiederti: Antonella, dove è finito il tuo piacere?

Spesso le donne in questa fase si sentono solo "contenitori di bisogni altrui". Per tornare a desiderare l'altro, devi tornare a sentire te stessa. 

 

Come vedi il tuo corpo oggi, dopo le gemelle? Lo senti ancora "tuo" o è proprietà dei bambini?

 

Riesci a concederti cinque minuti di piacere , sia esso auto erotico che di godimento del tempo, che non siano finalizzati a far star bene qualcun altro?

Strategie per ripartire (non per tornare indietro)

L'Erotismo non è solo penetrazione: Spiega a tuo marito che l'intimità deve ripartire dalle basi, senza l'obiettivo del rapporto completo. Abbiamo bisogno di "carezze disinteressate": abbracci, baci, massaggi che non debbano per forza finire a letto. Questo toglie l'ansia da prestazione a te e ridà connessione a lui.

La delega è un afrodisiaco: Il desiderio ha bisogno di energia. Se sei esausta, gli ormoni (che sì, giocano un ruolo, ma non sono gli unici colpevoli) non troveranno mai spazio. Tuo marito può aiutarti a "ritrovare l'amante" solita in te sollevandoti dal carico mentale e fisico, non aspettando solo il momento del letto.

Comunicazione Onesta (Grounding di coppia): Siediti con lui. Digli: "Ti amo come il primo giorno, ma il mio corpo è in modalità protezione. Ho bisogno che tu sia mio complice nel ritrovarmi, non il giudice della mia mancanza".

Antonella, la sessualità nelle coppie con figli piccoli è una danza che cambia ritmo. Non forzare il passo veloce se la musica ora è lenta. Il "guasto" non è in te, è nelle aspettative irrealistiche che state nutrendo entrambi.

Ti senti di poter condividere con lui l'idea che non si può tornare al passato, ma si deve costruire un "nuovo modo" di stare insieme che rispetti la tua stanchezza attuale?

Se vuoi sono in ascolto ed una terapia di coppia potrebbe essere utile in questo caso. 

Un caro saluto dottoressa Giusi Vicino 

Dott.ssa Giusi Vicino

Dott.ssa Giusi Vicino

Catania

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Buongiorno Antonella, nelle sue parole si sente tutta la fatica, ma soprattutto tutto l’amore che prova per suo marito. E proprio per questo mi colpisce una cosa: lei non è indifferente, non è distante emotivamente, non ha smesso di amarlo. Anzi. Sta soffrendo profondamente perché vede la sofferenza dell’uomo che ama e non riesce a ritrovare spontaneamente quella parte di sé che prima viveva con naturalezza. Vorrei dirle con molta sincerità che ciò che sta vivendo è molto più comune di quanto immagini, soprattutto dopo una maternità intensa come la sua. Una gravidanza gemellare, due bambine così piccole, un figlio di sei anni… il suo corpo e la sua mente probabilmente non hanno ancora avuto davvero il tempo di “tornare a sé”. Molte donne, dopo anni vissuti quasi esclusivamente nell’accudimento, raccontano di sentirsi come spente sul piano del desiderio, pur continuando ad amare profondamente il proprio partner.Il desiderio femminile non funziona come un interruttore. È molto sensibile alla stanchezza, al carico mentale, allo stress continuo, alla sensazione di non avere più uno spazio personale. A volte una donna ama, ammira, trova ancora bello il proprio compagno… ma il corpo non riesce a seguirla, perché è come se fosse rimasto per troppo tempo in una modalità di tensione e sopravvivenza. C’è poi un aspetto che sento importante dirle con delicatezza: quando lei si “impone” i rapporti per paura di ferire suo marito, sta facendo un gesto d’amore, ma rischia anche di aumentare il suo malessere. Perché lentamente la sessualità smette di essere un luogo spontaneo di incontro e diventa qualcosa che pesa, che genera ansia, senso di colpa, pressione. E più ci si sente sotto pressione, più il desiderio tende a spegnersi.
Capisco anche suo marito. Per chi vive il rifiuto dall’altra parte può essere molto doloroso, e spesso si finisce per interpretarlo come una mancanza d’amore o di attrazione. Ma da quello che lei racconta, qui non manca l’amore. Manca forse la possibilità, per lei, di sentirsi di nuovo donna oltre che madre.
Non cerchi però di “aggiustarsi” come se fosse sbagliata. Lei non è sbagliata. È probabilmente esausta, carica di responsabilità, e spaventata all’idea che questa situazione possa allontanarvi. Io credo che questa sia una difficoltà da affrontare insieme, non un problema “solo suo”. Potrebbe essere molto utile un percorso di coppia o con un terapeuta sessuologo, non perché il vostro rapporto sia finito, ma perché avete bisogno di uno spazio in cui poter parlare di questo dolore senza accuse, senza vergogna e senza sentirvi soli. E vorrei lasciarle un pensiero finale: il fatto che lei desideri così tanto ritrovare quella connessione, il fatto che ne soffra, che ne senta la mancanza… significa che quella parte di lei non è sparita. Probabilmente è solo sommersa dalla stanchezza e dal peso di questi anni così intensi. Si dia tempo, e soprattutto un po’ della comprensione che oggi sta dando soltanto agli altri.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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