Descrivi una "nube grigia" che sembra aver avvolto non solo la tua sessualità, ma anche il modo in cui guardi te stessa e il mondo che ti circonda.
Non è affatto raro che in periodi di forte stress o in concomitanza con una frustrazione legata al piacere personale, la mente inizi a sollevare dubbi, proiettando il disagio verso direzioni che ci sembrano estranee o inaspettate.
Quando viviamo una difficoltà nel raggiungere l'apice — che tu stessa identifichi correttamente come legata a una specifica modalità di stimolazione (clitoridea) — è naturale che si crei una pressione psicologica. Se questa pressione non viene scaricata tramite un'intimità soddisfacente, il cervello cerca di "spostare" l'attenzione altrove.
Osservare i corpi delle altre donne in questo momento, soffermandosi su particolari anatomici, non equivale necessariamente a provare attrazione sessuale. Spesso, in una condizione di insicurezza, quello sguardo diventa un "confronto ossessivo": è il tuo modo di misurarti, di cercare conferme o di alimentare quel complesso di inferiorità che già ti accompagna. È un meccanismo di controllo, non di desiderio.
La preferenza per immagini che riflettono le tue proporzioni non è un segnale di confusione sessuale, ma può essere interpretata come un tentativo (inconscio) di "auto-riparazione". Spesso cerchiamo nei corpi altrui una sorta di rispecchiamento che possa validare la nostra fisicità, che in questo momento senti di non riuscire ad accettare appieno. È una dinamica che tende a placare l'ansia legata al proprio aspetto, anziché stimolare un orientamento verso l'altro sesso.
Il fatto che abbiate una foga che vi porta a saltare i preliminari — pur essendo una dinamica comune — sta diventando per te un ostacolo insormontabile. La tua difficoltà orgasmica non è un "guasto" nel tuo orientamento, ma una richiesta del tuo corpo di essere ascoltato in modo diverso.
Quando non ci sentiamo pienamente appagati, la nostra mente vaga per cercare colpe o spiegazioni alternative, e il dubbio sull'orientamento sessuale è una delle "scuse" più frequenti che la mente usa per gestire l'ansia di una prestazione che non ci soddisfa o che non ci rispecchia.
Per affrontare questo momento, ti suggerirei di lavorare su due binari paralleli:
Per qualche giorno, prova a essere molto gentile con te stessa. Quando ti sorprendi a osservare i corpi altrui, ricorda a te stessa: "Questo è il mio complesso che cerca conferme, non è il mio desiderio che parla". Non punirti per questo, è solo un segnale di stress.
Il tuo piacere è un tuo diritto. La tua consapevolezza di essere "clitoridea" è una risorsa preziosa. Prova a trasformare la "nube" in una conversazione: comunicare al tuo partner, in un momento di calma (non durante l'atto), che la tua sessualità ha bisogno di tempi e modalità diverse per accendersi, non è una critica a lui, ma un invito a conoscerti meglio.
Quello che stai vivendo sembra molto più legato a un momento critico di autostima e di espressione dei propri bisogni che a una reale messa in discussione della tua identità. Sei in una fase di transizione, in cui il corpo chiede di essere ascoltato e non solo "usato" per arrivare a una meta.
Ti chiedo, se ti va di approfondire: come ti senti quando immagini di condividere con il tuo ragazzo questa tua esigenza di "lentezza" e di focus diverso? Quale timore emerge, se ne emerge uno, al solo pensiero di questa conversazione?