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                                                                Autostima      

Nell’autostima, come elemento valutativo e di giudizio , confluiscono due percezioni: l’opinione, l’idea che gli

altri hanno di te (come mi vedono gli altri) e l’idea che tu hai di te stesso (come mi vedo).

La risultante è una considerazione buona o cattiva di sé stessi.   

 

Cirotondo

Ciro: il mio corpo grasso, obeso, tondo, mi ha sempre fatto soffrire. Io ero il mio corpo e i compagni mi

chiamavano: Cirotondo.

La mia autostima era molto bassa, direi inesistente. Non ero avvicinabile a loro, loro i fichi, i magri, quelli sempre vestiti alla moda. Ammirati dalle ragazze, invidiati dai ragazzi, erano nel club dei vincenti ed io ero l’escluso, ero Cirotondo, una nullità visibile, meglio che niente. Ho fatto amicizia con Alfredo, lo chiamavano lo stecchino, per la sua magrezza, Alfredo lo stecchino, ragazzo intelligente e sensibile. L’unione fa la forza, pensavo, invece è stato un inferno: ci chiamavano Stanlio e Ollio.

E’ un passato che per me è presente, vive nel mio presente. Sento ancora i commenti, i sorrisini, gli sguardi

impietosi, come una condanna, un giudizio inappellabile: sei una nullità e sarai sempre una nullità

 

La tessitrice

Anna: di notte faccio la tessitrice. Intreccio e ricamo storie a lieto fine, dove sono ammirata, considerata,

corteggiata, amata, invidiata. Lì mi sento sicura, con una buona considerazione di me stessa, mi sento forte.

Al mattino, con la mia tela sottobraccio, vado al lavoro. Nessuno si accorge di me, le colleghe ridono e parlano tra di loro, i colleghi maschi hanno occhi solo per loro. Mi sento esclusa, non vista, non considerata.

Sento il mio nome … finalmente una voce maschile, un uomo si è accorto che esisto: è il mio capo che mi dice se gli porto un caffè. La mia tela si disfa velocemente e aspetto la notte per tessere di nuovo.

 

Tracce sulla sabbia

Roberto: da piccolo mi piaceva mettere i miei piedi sulle orme lasciate dagli altri sulla sabbia. Un gioco che è diventato parte della mia vita, cerco sempre di mettere i miei piedi sopra le orme vincenti lasciate dai vincenti, con il risultato di essere una fotocopia sbiadita di originali altrui, una brutta copia perdente.

Questo gioco mi ha allontanato da me stesso e mi sono perso. Non ho perso l’idea che mi ha sempre accompagnato, che valevo poco, che ero un perdente e che potevo solo camaleonticamente diventare un vincente, prendendo la forma del vincente, così magicamente lo ero anch’io.

Sono qui per trovare Roberto, rintracciarlo dove si è smarrito, seguendo seguendo tracce non sue sulla sabbia.

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