Bulimia

Mi sento inesistente, vorrei semplicemente scomparire

Anna

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Buongiorno. Sono Anna, ho 25 anni. Da quando mi sono iscritta all'università la mia vita è andata a rotoli: prima ero una persona abbastanza mediocre, ora non esisto più. Sono iscritta da 6 anni ad un corso di laurea triennale, in due anni avrò dato 2 esami. Ho il terrore di andare in università, mi sento una fallita dall'istante in cui metto il piede fuori di casa a quando ci faccio ritorno. Gli esami che devo dare sono abbastanza semplici (è un indirizzo scientifico), l'ultimo esame che ho dato l'ho studiato in una settimana nel panico totale scoppiando a piangere due volte al giorno, non volevo sostenerlo, mi sentivo una fallita, una parassita (dei miei genitori che mi mantengono) che invecchia in università. Alla fine non so perché l'ho dato e con un ottimo risultato (30 e lode), ma il voto non è altro che la conferma che ho qualcosa che non va, che non sono stupida, ma non ce la faccio. L'idea di andare a lavorare mi uccide perché so che non ne sarei mai e poi mai capace: chi mai assumerebbe una vecchia (perché in rapporto alle mie esperienze la mia età è un problema) senza esperienza? Ho fatto qualche lavoretto in passato, ma l'ho lasciato per dare tempo allo studio. Per lo studio ho lasciato anche la band in cui cantavo, lo sport che amavo, ma tutto ciò non è servito a niente, ha solo peggiorato la situazione. Mi sono annullata come persona, io non esisto più. Con tutti questi problemi ho abbandonato tutti gli amici che avevo, non sono mai stata un mostro sociale, anzi, ma ora sono proprio sola. Ho fatto piazza pulita, non voglio che mi vedano così, e anche se ci uscissi non saprei di cosa parlare con loro: che argomenti si possono avere in comune con una che sta chiusa in casa tutto il giorno? Sul piano emotivo sono completamente vuota: penso di non aver mai voluto bene a nessuno realmente, certo sono affezionata ai miei e a mia sorella, ma non sento un legame con loro, soprattutto ora che mi sento un parassita nei loro confronti. Loro mi hanno sempre dato tutto sul piano materiale, ma dal lato affettivo non ricordo una sola volta nella mia infanzia che mia madre mi abbia abbracciato o che mio papà mi abbia detto che mi vuole bene. E' successo la prima volta solo l'anno scorso: era un brutto periodo e ho avuto un crollo nervoso, piangevo tutte le notti per tutta la notte, pensavo al suicidio in continuazione, sono dimagrita 8 chili in 10 giorni e avevo il bisogno fisico che qualcuno mi volesse bene e che mi abbracciasse, per questo lo chiedevo in continuazione ai miei che, volenti o nolenti, vedendo in che stato ero, mi accontentavano. Mia sorella invece mi trattava malissimo, mi chiamava con epiteti che non mi va di ripetere, e so che aveva ragione, ma io non ero in me, avevo bisogno di lei e lei non c'era, ma come posso biasimarla? A questa situazione sopravvivo in un solo modo: abbuffandomi. Appena tutti escono la mattina io mi abbuffo, mangio e mangio fino a stare male, io DEVO stare male, così non penso a quello che mi circonda. Se ho mal di stomaco e devo stendermi per quella mezz'oretta io sono libera. Sono sempre stata un po'indietro su certe cose rispetto ai miei coetanei (ad esempio non ho mai neanche dato un bacio ad un ragazzo, figuriamoci il resto, e non sono inguardabile, ho qualche chilo di troppo ma niente di tragico) ma ora mi sento in un abisso rispetto a loro. Mi sento inesistente, vorrei semplicemente scomparire, ma poi penso alle mille cose che vorrei fare e non ce la faccio ad arrendermi così e farla finita. So di fare schifo, che la lettera di una bambocciona che si piange addosso può interessare a ben poche persone. Mi scuso della lunghezza e se nella foga dello sfogo sono stata poco chiara ma avevo bisogno per una volta di chiedere il parere di qualcuno dato che non parlo mai con nessuno di come sto. Vi auguro una buona giornata. Anna

21 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao Anna

non sei una fallita, un insetto da schiacciare, sei solo entrata in un vortice di insicurezza e di depressione, di ansia, credo che quello che ipotizzo dovresti fare cercare un terapeuta che ti ascolti che con cui poi raccontare come stai che cosa ti succede, come mai una ragazza con la tua voglia di fare abbia deciso di lasciarsi andare che cosa abbia scaturito tutto questo.

Il tuo percorso non sarà facile ma sono sicura che con un terapeuta potrai affronatere le tue paure e rinascere devi solo volerti bene tu per prima ....forza Anna

Buongiorno, la situazione che lei descrive sembra riconducibile ad un episodio depressivo nel quale si è aggiunto anche il disordine alimentare. Il suo ritiro sociale, aver lasciato la band e le sue abbuffate non sono coerenti al suo benessere ed anzi contribuiscono a mantenerla in una marcata situazione di disagio. Sono le azioni che modificano le emozioni quindi, seppur faticosamente, è necessario che pian piano riprenda le attività che prima le generavano soddisfazione e benessere. Può anche valutare l'opportunità di assumere antidepressivi in concomitanza con l'avvio di una psicoterapia. Cordialità

Cara Anna, mi spiace per come si sente. Credo che abbia bisogno di una psicoterapia di sostegno. Di essere vista, visto che in casa mi sembra che questa parte sia completamente deficitaria. Uno spazio dove poter esprimere il suo disagio e di essere accolta. Lei non è stupida, lo dimostra il risultato dell'esame, però l'università per lei risulta uno scoglio insormontabile in questo momento. Questo perché la sua autostima é carente, probabilmente perché non supportata da sguardi amorevoli dei genitori. Tutto quello che sta passando, compreso il riempirsi di cibo, esprime chiaramente un disagio. Ma un disagio antico, mai lavorato. Le consiglio una terapia e le do'un abbraccio forte.

Buongiorno Anna. Un’esistenza mediocre, impoverita di esperienze e riempita soltanto di cibo è, pur sempre, l’esistenza di una persona. Il dolore non è l’unica possibilità per vivere. Si può “essere” e tutti abbiamo il diritto di provarci. Le consiglio di rivolgersi a un professionista per una psicoterapia. Se ritiene possa esserLe utile, sono disponibile.

Buonasera Anna,

ho letto attentamente la tua lettera e quello che posso dirti è che, per quanto la sofferenza che ti porti dietro sembra  molto grande, a partire dalla sensazione del tuo sentirti annullata o poco importante, nello scrivere la lettera e leggendo il tuo sfogo si nota la tua voglia di combattere:  scrivi e lanci una richiesta d’aiuto!

 Io penso tu sia stata molto brava a farlo e penso che un ulteriore passo che ora dovresti affrontare  sia contattare qualcuno che possa aiutarti a ritrovare le risorse che hai nascoste, comprendere quali possano essere le debolezze e le fragilità, intraprendere un percorso per riuscire a ri-trovare il “tuo modo” di essere ed esistere al mondo e poter essere un po’ più serena.

Se volessi contattarmi per un appuntamento ricevo a Bergamo.

Intanto fatti forza!

Cara Anna,

la Sua lunga lettera è una testimonianza appassionata e dolente della ricchezza del Suo mondo interno.

Avrà i Suoi motivi per averla affidata al grande mare del web in una sorta di bottiglia trasparente con la speranza che qualcuno la possa raccogliere. Forse però converrebbe che Lei come persona non perdesse la speranza di potersi fidare e affidare in un autentico rapporto personale. E forse una parte di Lei ha la segreta speranza che un buon professionista possa accompagnarla in questo percorso di rinascita. Tocca però a Lei prendere il coraggio di mettersi in discussione.

Ce la può fare.

Cara Anna, "buffate"

se rileggerà la sua lettera forse si accorgerà che sembra di potervi distinguere due persone molto diverse tra loro: una è ricca di risorse, di capacità e d'interessi (il canto, lo sport, gli amici, la riuscita nello studio, quando vi si applica); l'altra è invece tormentata, priva d autostima, convinta di non valere nulla. Non le sembra curioso che si tratti della stessa persona? Evidentemente ciò che lei pensa di se stessa non ha nulla a che fare con ciò che lei è nella realtà, anzi, per mantenere questa opinione di se stessa, sembra che lei abbia proprio bisogno di ignorare l'altra parte di se che smentirebbe il suo giudizio così severo. E' evidente che questa opinione di se è preesistetente rispetto a ciò che lei è diventata nel corso del tempo. Non a caso lei accenna alle sue esperienze affettive e familiari negative e dolorose...Sicuramente queste hanno lasciato delle ferite profonde in lei, oltre a sentimenti e vissuti emotivamente scomodi da esprimere. Sembra che le "abbuffate" le servano proprio a soffocare e a non sentire questi vissuti, come spesso accade a chi, come lei, si rifugia nel cibo.

Se ritiene di non essere stata sufficientemente amata,  inizi lei a volersi bene, con un atto d'amore verso se stessa: chieda aiuto a un bravo psicoterapeuta,  sarà forse faticoso, ma con un po' di pazienza vedrà che ne uscirà. 

Se crede mi contatti, per un consulto.

Cordialmente

Cara Anna, il deserto che ti sei fatta intorno, il peso di esistere, la solitudine , un’ansia enorme, la paura di non farcela, la vergogna ed il timore del giudizio; quanta sofferenza e quanta angoscia. A ciò aggiungi delle autocritiche: “vecchia”, “bambocciona”…questo sguardo malevolo su di te ti blocca e non ti permette nemmeno di provare ad affrontare ciò che ti fa paura. Così ti trovi impantanata in balia di ansia e tristezza con il pensiero fisso all’università, il timore di sbagliare, di essere rifiutata. Di nuovo ti scusi per aver invece giustamente condiviso le tue emozioni in un timido tentativo di chiedere aiuto. Hai incanalato l’ansia ed i pensieri negativi sul cibo, prova ad osservare cosa accade, quali riflessioni, quali emozioni hai prima dell’abbuffata o quando non ti abbuffi. Dici che “devi star male” per distrarti da ciò che ti circonda, per interrompere quel turbinio di pensieri, per sfuggire a ciò che ti fa soffrire, ma in tal modo rimandi il problema che ti si ripresenta successivamente. Perché non provare qualcosa di alternativo? Credimi, non sei la sola ad attraversare/aver attraversato momenti così desolanti, ma se ne esce. Forse in questo momento hai bisogno di un professionista accanto a te con cui condividere le tue emozioni e che ti aiuti a prendere consapevolezza di alcuni pensieri e comportamenti che fai o che agisci in maniera automatica e che ti aggravano la sofferenza per poter innescare un processo che evolva positivamente. Disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari non significano che c’è qualcosa di sbagliato in te; significa che stai attraversando un difficile momento della tua vita, sei arrivata persino a pensare di farla finita. Ti chiedi mai se c’è qualcosa di sbagliato in te quando hai mal di testa? Io credo che tu cerchi di porvi rimedio, no? Tra l’altro, anche se a te non pare, hai un sacco di risorse: sembri una persona che vuol fare le cose al meglio, tenace, disposta a rinunciare a qualcosa per raggiungere obiettivi a lungo termine e… sei anche giovane! (Anche se a te non sembra) Proprio perché credo che tu ce la possa fare a star meglio, ti suggerirei di non perdere altro tempo e di farti aiutare.

Gentile Anna,

sarò volutamente breve e non userò tanti "fronzoli". Le tue parole esprimono con profondità il forte malessere che ti schiaccia da molto, troppo tempo. Questo dolore ha bisogno di essere decifrato e compreso, gli va data voce, la "tua" voce, per dare spazio a ciò che tu davvero vuoi, a ciò che davvero tu sei. Dipende solo da te avere il coraggio di prendere in mano il telefono e contattare chi ti possa guidare in questo viaggio di conoscenza di te stessa e dare una svolta alla tua vita. Non avere paura. Io sono qui.

Gentile Anna,

leggendo la Sua accorata lettera mi sono soffermata su questa frase: "Loro mi hanno sempre dato tutto sul piano materiale, ma dal lato affettivo non ricordo una sola volta nella mia infanzia che mia madre mi abbia abbracciato o che mio papà mi abbia detto che mi vuole bene" .

Sento forte nelle Sue parole la carenza di affetto e il dovere di essere qualcuno.. è un peccato che una ragazza piena di risorse come Lei possa arenarsi.. Ha già fatto un ottimo passo avanti! Ha scritto ad un sito al quale rispondono psicologi.

Ha mai contattato qualcuno, anche un medico, per i suoi problemi di alimentazione? 

Ha iniziato a prendere consapevolezza delle Sue difficoltà: è il momento giusto per affronatre la situazione!

Salve Anna, di chi è stata la scelta di andare all'università? Mi sembra che da quando l'ha iniziata è stata peggio. La scelta di lasciare poi i suoi hobby e passioni hanno contribuito a riempire il suo tempo solo con i “devo“ lasciando poco spazio ai “voglio“. È questo che succede quando dice che si è annullata e non esiste più. Ha annullato la sua parte vitale, quella bisognosa e desiderosa. Le suggerisco di nutrire maggiormente la sua parte viva, quella che scorre e le fa vibrare il cuore. Cosa c'è nella vita e in particolare nella sua esistenza che le fa quest'effetto? Lo cerchi, se lo procuri, lo insegua. Un abbraccio, quello che lei ha cercato, a volte ci serve per non cadere a pezzi, e la sensazione fisica di un corpo che ci avvolge dà una sensazione molto contenitiva. Spesso basta quello a nutrirci. Ma non sempre. A volte sentiamo un vuoto dentro talmente profondo che saremmo disposti a riempire con qualsiasi cosa. Se non capiamo di cosa abbiamo bisogno capita di riempirlo con il cibo, che però viene investito di proprietà che non corrispondono a quello di cui davvero avremmo bisogno. E si sta sempre peggio. Mi colpisce che non si permette di condividere questo suo stato, pensando di non essere interessante o di non avere niente da raccontare, o di dare fastidio. Se anche non esce e non vive una vita fuori casa, il suo mondo interno è molto ricco ed è arrivato il momento di autorizzarsi ad esprimerlo e a farsi aiutare a rintracciare le sue risorse. Forse è arrivato il momento di parlare con qualcuno? Ci pensi. Un caro saluto.

Cara Anna,

Le esperienze che stai attraversando sono importanti. Importanti? Perché mai? Ti starai chiedendo. Perché sono un segnale che rivela molto di te e della tua interiorità. Sono un modo per comunicare al mondo le tue sofferenze e i tuoi dubbi, i tuoi “non posso farcela”.

Per queste ed altre ragioni, tutte le cose di cui parli sono da intendere come un “linguaggio”, da capire e da interpretare. Alle domande poste tramite questo linguaggio, fatto di gesti, impulsi, rimpianti e paure, è opportuno rispondere nel modo giusto, tramite anche l’aiuto di un esperto che possa guidarti nella “traduzione” in qualche “lingua” che tu comprendi bene e alle quali una ragazza giovanissima con le tue capacità saprà esattamente rispondere nel modo giusto.

Trovo questa metafora calzante perché nella vita l’importante è capire gli altri e capirsi: gran parte dei problemi con noi stessi deriva dalla scarsa attenzione che poniamo alle nostre esigenze e alla  valutazione non obiettiva delle nostre capacità. E’ importante, in questa fase della tua vita fatta di naturali perplessità dovute all’ambiente universitario spesso decontestualizzante,  che qualcuno sappia guidarti proprio nella riscoperta delle tue grandi - ne sono sicuro da come parli-  sensibilità e capacità intellettuali e relazionali.

Cordiali Saluti

Lei deve avere una grande forza per sostenere una situazione così complessa, contraddittoria e inevitabilmente stressante. Un insieme di sintomi, i suoi,  che lasciano intravvedere dentro la giovane adulta che lei è, una bambina determinata,  pur con grandi sacrifici,  a rimanere piccina, probabilmente  in attesa che il sistema familiare si evolva e risponda ai legittimi bisogni di accudimento, amorevolezza, incoraggiamenti e fiducia. Gioia   possibile là dove si accetti di non essere perfetti e al contempo degni di amore? Forse sì, In questo caso  la esorto a mettersi in contatto con un buon professionista che la aiuti ad uscire da questo incantesimo in cui lei si è infilata nel tentativo di far accadere miracoli. Il miracolo possibile è incamminarsi in un percorso di incontro felice con se stessa, liberando la famiglia dal compito di darle qualcosa che lei desidera e al contempo combatte. E' giovane, si alzi e cammini verso la sua autodeterminazione e la regalità perduta nell'illusione di far muovere gli altri verso di sé, invece che il contrario, per poi incontrarsi a metà strada.

Tanti auguri di buon risveglio e ritrovata fiducia nelle sue capacità di resilienza: trasformare il dolore in nuova sapienza e creatività.

Carissima Anna,

questa richiesta di aiuto è un primo passo, lei non è una bambocciona, ma una persona che vale, devo solo scoprirlo prima di tutto lei e crederci. Chiedere è il primo passo, per risalire, scoprendo, sono sicura, tante risorse in lei, che non crede neanche di avere. Nella mia esperienza clinica ho conosciuto altre persone come lei, che ora stanno meglio, quindi non è l'unica. La invito a rivolgersi a qualcuno che la possa aiutare, io sono a Milano, ma troverà, spero anche tra queste risposte, qualcuno anche a Bergamo, quindi coraggio, il passo che ha fatto con questa richiesta è importante, ora deve continuare a camminare!

Le faccio i migliori auguri

Buongiorno Anna, la sua difficoltà probabilmente e' riconducibile ai suoi vissuti, alle relazioni con i suoi genitori o le figure di accudimento, il suo IO al momento non e' stabile, e' oppresso da vincoli e "chiusure" imposte dal suo contesto. La sua percezione di se' probabilmente è distorta. Sarebbe molto importante inoltre poter esplorare i suoi lutti e come ha vissuto l'infanzia. Data la sua giovane età, ritengo abbia tutte le risorse e possibilità per risolvere la sua difficoltà. Se vuole fare un primo colloquio gratuito nel mio studio a Bergamo non esiti a contattarmi. Cordialità

Carissima Anna.. Di cosa si sta abbuffando? O di cosa veramente vorrebbe abbuffarsi? Dietro una grande abbuffata si nasconde quasi sempre una grande perdita, senso di abbandono, sofferenza! Lei ha 25 anni non è una vecchia, ci sono persone che iniziano a 40 anni a vivere veramente e a capire che dalla vita si possono anche ricevere cose buone buone! Forse l'università non va bene.  Cerchi di capire cosa le piacerebbe. 

Buongiorno Anna.

Ho letto quanto hai scritto, e credo che non sia per niente facile essere dentro la tua situazione. Ammiro che tu sia riuscita a scriverne, a mostrare la volontà di farti vedere, farti sentire, un po' come se dovessi urlare al mondo, attraverso la tastiera, il tuo dolore e, immagino, la tua rabbia.

Non ti reputo nè bambocciona nè una che fa schifo, anzi, apprezzo la tua schiettezza nel dire ciò di cui hai bisogno.

Ben vengano le abbuffate, ben vengano i pianti notturni, se ti aiutano a stare bene e a ricevere abbracci. Anche questo è un modo per curare il proprio male, sai? Certo, magari non è il metodo più efficace, ma per il momento sembra essere quello che dà almeno qualche risultato, non credi?

L'università forse è stata la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso e ti ha spinto nel vortice in cui sei immersa adesso; non voglio entrare in argomenti troppo specifici, però mi sento di dirti che in questo momento, per come stanno le cose, la priorità sei tu, più che gli esami. 

Se hai scritto qui, probabilmente è stato perchè la parte più vitale di te ha deciso di dire, anzi di gridare, BASTA! e a reagire, a ripartire.  Ci vorrà tempo, fatica, impegno, ma, come tutte le cose belle, bisogna un po' sudarsela! Un abbraccio.

Buongiorno. Da quanto mi descrive ha una situazione di disagio che, a mio avviso, non può essere sottovalutata. Innanzitutto è necessario un approfondimento diagnostico, dopodichè si può valutare l'approccio psicoterapico più indicato( psicoterapia psicoanalitica o cognitivo-comportamentale o ipnosi, ecc..). Se desidera un primo colloquio per una valutazione può chiamarmi.   Grazie 

Cara Anna,

la sento davvero angosciata e sofferente. Credo che alla sua giovane età debba esserci ampio spazio per poter pensare a se stessi anche in modo ludico e piacevole, e riflettendo sulle possibilità di scelta per il futuro. Da ciò che racconta forse il malessere che ha è un qualcosa di antico che poi ha preso forma negli ultimi anni. Mi pare sia stata una buona idea scriverci, dunque perchè non parlare direttamente con uno psicologo? Credo le gioverebbe. Rimango a sua disposizione. A presto. 

Salve Anna, sei come un fiume in piena che sta cercando di sgorgare in qualche mare ma non trova via d'uscita. Anche se ti sembrerà strano puoi trovare la luce in questo buio profondo in cui stai vivendo ma hai bisogno di una luce, una torcia che ti indichi la strada da seguire. Il mio consiglio è quello di cercare uno psicoterapeuta e iniziare un percorso...come dici tu non sei ne così brutta e ne così stupida e sono sicura che hai tutte le risorse che ti servono per superare questo momento...sono dentro di te e bisogna solo cercarle bene. Un abbraccio

L'iscrizione all'università è uno di quei momenti soglia della vita (altri possono esserre la maternità, un nuovo lavoro, una nuova relazione) che possono avere effetto scatenatne su una situazione che fino a quel momento è rimasta compressa o accantonata. Tutto il senso di vavuità o di inesistenza che provi era forse velato prima, e questo passaggio lo ha messo in luce. Da dove viene dunque in effetti il disagio in cui versi ora? La crisi che ti investe può essere loccasione positiva per interrogarti su questo, affrontando, in una psicoterapia, le questioni che, pur avendo probabilmente davanti agli occhi, non avevi mai potuto prima vedere.

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