Dipendenze

Quando e perché giocare d’azzardo diventa un problema?

14 Giugno 2018

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Il gioco d’azzardo è un divertimento, in realtà si dovrebbe spendere una cifra in denaro per divertirsi con quel gioco (gratta e vinci, lotterie, totocalcio, scommesse sportive, scommesse su partite virtuali, 10 e lotto etc…). Non certo si spende una cifra in denaro per vincere, perché questo è statisticamente perdente!

Fino al 1992 il gioco d’azzardo è considerato dallo Stato Italiano un rischio sociale e quindi è illegale, salvo pochissimi esercizi autorizzati.

Dal 2003 al 2009, con il governo Berlusconi, c’è il boom del gioco d’azzardo e diventa una vera e propria “industria”, ovvero c’è un’economia che si sviluppa, basata sul gioco d’azzardo, quindi la diffusione a dismisura delle slot – machine. Dal 2009 in poi nascono anche le VLT ed i casinò online.

L’Italia vanta un primato europeo poco felice: una slot machine ogni 143 abitanti, lontanissima da Spagna (una per 245 abitanti) e Germania (una per 261). E’ un settore fiorente quello del gioco d’azzardo, tanto da raggiungere nel 2016 i 96 miliardi di euro di raccolta. 

Dalla mia esperienza clinica e sociale (progetti di cura e prevenzione di tipo regionale) le slot machine (e poi VLT) sono in assoluto il gioco d’azzardo che crea maggiore dipendenza, per le sue caratteristiche: velocità, colori. suoni, nessun impegno intellettivo, ripetitività, isolamento.

Il gioco d’azzardo inizia a non essere più un divertimento ma un problema quando?

Quando siamo avvolti o assaliti dal cosiddetto pensiero magico, ovvero cominciamo a ragionare in modo del tutto irrazionale e pensiamo di avere delle competenze su un gioco che è esclusivamente un gioco di alea o fortuna, quando pensiamo di avere dei giorni fortunati da dedicare al gioco, quando immaginiamo di avere una strategia vincente che dobbiamo adottare, quando immaginiamo il gioco d’azzardo come un investimento o un lavoro e non un passatempo divertente.

Assunto fondamentale del pensiero magico è l'idea di poter influenzare la realtà secondo i pensieri e i desideri personali (studiosi come Malinowski avevano studiato il pensiero magico già dagli anni ’30 soprattutto in quelle comunità in cui le credenze magiche si strutturavano profondamente nel tessuto sociale).

Essere invasi quotidianamente dal pensiero magico, con false credenze, crea una patologia. A ciò si aggiunge un pensiero “ossessivo” continuativo e ripetitivo rivolto all’attività di gioco, al desiderio di giocare, la difficoltà a mantenere impegni lavorativi, familiari e sociali, l’isolamento e la dedizione solo ad attività di gioco d’azzardo perché null’altro è altrettanto interessante.

Cosa accade a livello cerebrale?

Nell’attività di gioco d’azzardo è interessato il circuito della gratificazione. Questo circuito comprende il nucleo accumbens con il core e la conchiglia. Il core è responsabile dell’espressione motoria del comportamento motivato; la conchiglia, che è un’ espansione dell’amigdala, evidenzia la connessione con il sistema limbico e permette la creazione di un ricordo emotivo positivo dell’evento che ha generato la sensazione di benessere.  Più un’esperienza è piacevole, maggiore è la possibilità che essa venga memorizzata e successivamente ripetuta.

L’attivazione naturale di questo circuito serve a rendere appetibili comportamenti strategici per la sopravvivenza dell’individuo come mangiare, bere e dormire, e della specie come l’accoppiamento, e quindi l’attività sessuale. E’ lo stesso circuito che si attiva nell’assunzione di sostanze psicotrope.

Ora, nell’assunzione di droghe, subentra la componente chimica ovvero la struttura chimica della sostanza psicotropa somiglia a quella di molecole endogene che l’organismo produce normalmente per esaudire i suoi scopi, e grazie a tale somiglianza possono impegnare dei recettori che i neuroni del sistema nervoso centrale (SNC) hanno in realtà esposto per intercettare le altre sostanze, quindi modifica il funzionamento della cellula.

Oltre alla via biochimica, l’esperienza che vive chi assume sostanze per alterare il suo stato psico-fisico ha a che fare con altri fattori importantissimi, quali il contesto nel quale avviene l’assunzione e lo stato mentale ed emotivo dell’interessato. Questi fattori sono molto complessi ed interessanti, e vengono ampiamente valutati ed utilizzati nelle terapie.

Nel comportamento di gioco d’azzardo compulsivo, pur non essendoci una sostanza chimica ad alterare il funzionamento del circuito della gratificazione, i processi sono simili. L’attività compulsiva diventa un rinforzo positivo di se stessa e progressivamente si altera il funzionamento del circuito e dei suoi neurotrasmettitori.

E’ stato rilevato che i giocatori patologici hanno livelli di dopamina maggiori già durante l’anticipazione e l’attesa della ricompensa ma questi livelli divengono minori in caso di vincita, al contrario dei soggetti sani. La perdita al gioco, inoltre, causa un minor abbassamento dei livelli di ricompensa rispetto ai soggetti normali che, in tal caso, vengono disincentivati al gioco (Clark 2009 – Dipartimento politiche antidroga 2013).

Cosa fare?

E’ necessario ripristinare una situazione conrollo o auto – controllo, può essere utile un periodo di sospensione dal gioco d’azzardo o di riduzione di esso. Esistono numerose strategie cognitive e relazionali, costruite ad hoc sulla situazione specifica, che possono essere messe in atto ed apprese. Mentre non è dimostrata scientificamente l’efficacia di nessun trattamento psicofarmacologico.

 

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