Disturbi dell'alimentazione

BED - un circolo vizioso

claudia

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Buonasera, mi rivolgo a voi per un consiglio, perchè al momento mi trovo veramente atterrita.
Ho 26 anni, sono una ragazza sana, con una bella famiglia, un ragazzo, molti amici e tutto quello che serve per avere una vita felice e appagante. Eppure ho sempre avuto un rapporto molto complicato con la percezione che ho di me stessa, e con il costante sentore di essere imperfetta e "mai abbastanza".
Durante gli anni della crescita, imputavo questo malessere all'età e all'adolescenza, eppure il problema ha continuato a persistere e mi segue tutt'ora.
Il problema di cui parlo è il mio rapporto con il cibo, una relazione malsana e sbagliata.
I miei famigliari mi hanno sempre definito una "bambinona", una "donnona", dal momento che sono alta 1,63 per 63 kg (solitamente), con polpacci geneticamente muscolosi e una fisicità non proprio esile, e questa cosa mi ha sempre fatto soffrire, anche perchè si sa che uno vuole sempre ciò che non ha. Ed io volevo (voglio) essere minuta e leggiadra.
Questi desideri sono stati latenti fino circa ai 16/17 anni.
Durante la quarta liceo, dall'oggi al domani, avevo però iniziato a vedermi ENORME, dopo aver scoperto di essere 66kg; complice una forza di volontà ferrea, e il fatto che vedessi il cibo come l'unico luogo in cui potessi esercitare un controllo, avevo quindi preso a saltare la cena, a contare le calorie, a mangiare pochissimo a pranzo, a cercare di bruciare quanto più possibile (mi ricordo che sgattaiolavo nei bagni a metà lezione per poter fare dei jumpin jacks e della corsa sul posto) e provavo a vomitare con acqua calda salata, con gli spazzolini e altro (non riuscendoci però mai perchè evidentemente non ho il riflesso).
Ero riuscita così ad arrivare ai 54 kg, il peso che mi ero prefissata, e così come era arrivata, l'ossessione per il cibo se ne era anche andata: ripresi a mangiare in maniera più normale e non mi ossessionavo più.
Con il trasferimento fuori casa per l'università, avevo ripreso un paio di kg, ma nulla di particolarmente tragico; il secondo anno, spostandomi nuovamente di abitazione e iniziando una routine quasi di clausura con una coinquilina molto magra, ero riuscita a tornare a 57kg, per poi cominciare ad oscillare avanti e indietro.
Prima dell'erasmus, al terzo anno di corso, facevo quasi 12km al giorno, camminando a mezzogiorno sotto il sole per bruciare di più, bevendo soltanto bicchierini da caffè con succo a zero calorie e altre amenità varie; nel mio soggiorno estero, invece, mangiavo e bevevo in continuazione, e dopo soli sei mesi ero arrivata a pesare 75 kg.
Una volta tornata e ri-perso il peso (sempre con privazioni e macinando chilometri), ecco che è cominciato il calvario vero e proprio: sono stata da dietologi, nutrizionisti, ecc ma non sono mai riuscita a seguire una dieta.
Alterno periodi dove mangio pochissimo e dimagrisco (ma non abbastanza), ad altri momenti in cui mi abbuffo fino a stare male e a farmi schifo, per poi ripromettermi che sarà l'ultima volta.
Non riesco a capirne il motivo: sono perfettamente consapevole che se seguissi quelle diete, in tempi persino ragionevoli potrei arrivare al peso e alla figura che mi sono prospettata, inoltre man mano passano gli anni, più mi rendo conto che non c'è motivo di inseguire canoni irreali di bellezza (bellezza poi per chi? a chi cerco di piacere? per chi o cosa sto perdendo quei chili dal momento che sono normopeso?) e la mia motivazione diminuisce drasticamente.
Quello che rimane, però, è il malessere. Non riesco a fare una settimana filata di alimentazione sana, ad esempio stasera a cena, dopo 5 giorni in cui ero in carreggiata, ho mangiato (praticamente infilandomeli in bocca a forza perchè neanche mi andavano) 4 piadine farcite, due tazze di latte intero, biscotti e altro ancora, oltre che ai normali pranzo e colazione.
Perchè faccio così? Era stata una giornata assolutamente normale e avevo anche intravisto dei risultati dal punto di vista sia della mia tranquillità mentale che da quello estetico.
Sono arrivata a pesare 65kg, mentre a inizio estate ero sui 59.
Ho provato a consultare psicologi, a buttare via la bilancia, ma niente, è più forte di me. Questo disturbo mi condiziona la vita, spesso non esco perchè mi vedo schifosa, salto le cene e gli aperitivi per non finire a mangiare quando torno a casa la sera tardi, attraverso vere e proprie fasi depressive dove non rispondo ai messaggi di nessuno, ordino solo da asporto quantitativi disgustosi di cibo spazzatura e mi isolo completamente (vivo da sola, senza coinquilini).
Mi imbarazza molto scrivere anche solo questo papiro, ma spero che mi possiate dare nuove prospettive per affrontare il problema. Come posso spezzare questo circolo?
Grazie a chiunque risponderà e scusate se sono stata prolissa.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Lei ha descritto molto bene la sua situazione come un “circolo vizioso” perché ci sono vari fattori concomitanti che hanno creato questo disagio/disturbo e lo mantengono. La terapia per questo tipo di disturbi deve essere multidisciplinare per affrontare l’aspetto psichico, nutrizionale e medico se ci fossero eventuali disturbi organici collegati.


Per quanto riguarda l’aspetto psicologico bisognerebbe esaminare la storia del suo sviluppo psichico e relazionale, la storia del suo stile di alimentare e quali bisogni soddisfa, gli aspetti relativi all’autostima.


E’ un percorso impegnativo che non si risolve in pochi incontri: del resto la situazione si è consolidata nell’arco di diversi anni della sua vita e quindi bisogna darsi il tempo per affrontare e cambiare l’equilibrio che lei ha trovato a scapito però, di una sensazione più integra e duratura di benessere.


La saluto cordialmente


 

Buongiorno Claudia,  comprendo il suo disagio causato da questo prolungato e continuo alternarsi di abbuffate e condotte restrittive con conseguenze non solo sul suo aspetto fisico ma anche sulla sua socialità. Il circolo vizioso, come giustamente lo definisce lei, a mio avviso, potrebbe essere determinato dal fatto che lei proietta inconsciamente sul cibo un significato e una funzione che non gli appartiene: il cibo diviene amico, nemico, supporto, gratificazione, punizione, e tanto altro. In altri termini usa il cibo per punirsi o gratificarsi poiché il cibo è sempre disponibile e controllabile, a differenza degli altri e delle relazioni con gli altri che possono essere al di fuori del suo controllo, fonte potenziale di delusione e sofferenza. La inviato pertanto a riflettere su quanto,  investire e pensare al cibo, le permette di evitare in termini di investimento sulla propria crescita, sulle relazioni e così via. Un percorso psicoterapico ad indirizzo analitico potrebbe esserle utile per elaborare e risolvere tali dinamiche disfunzionali ed intraprendere un rapporto più corretto e meno distorto con il cibo e con il suo corpo. Disponibile per ulteriori chiarimenti.


 


 


 

Gentile Claudia,


come lei stessa sottolinea , non basta una bella cornice ( buona famiglia , amici , un fidanzato affettuoso) per fare un quadro di pregevole qualità .  E' evidente che qualcosa non ha funzionato nel mescolare i colori e nel disegnare le forme, e non sappiamo se sia perchè qualcosa è stato concesso in eccesso o sia mancato o,se ciò sia accaduto per chissà quale altro motivo . Per uscire dal linguaggio metaforico , quando si esagera in qualcosa, che sia l'alimentazione , la sessualità , lo shopping , l'alcol, e paradossalmente anche lo studio o lo sport , significa che qualcosa è saltato o non è ancora stato  conquistato e annesso all'interno della psiche della persona che lamenta quei sintomi, favorendo così una alterazione dell'equilibrio . Dice di avere consultato psicologi, ma non chiarisce quale sia stato il livello di approfondimento dei suoi problemi che non potranno sicuramente trovare soluzione in una risposta via mail  per quanto accurata, o, in un generico consiglio. Se è vero come dicevano i latini che" una volta l'anno si può impazzire", è altrettanto vero che farlo ogni giorno o ogni settimana può causare alla lunga seri problemi. Pertanto quale è realmente il suo cruccio, se non è nemmeno in grave sovrappeso? Io credo da quel poco che lascia intravedere , che la sua paura più grande abbia a che fare con la perdita totale di controllo su se stessa e su ciò che la circonda e che potrebbe renderla totalmente vulnerabile ed esposta alla critica, la qual cosa la porrebbe  drammaticamente di fronte ad una realtà, che è il contrario di quella perfezione alla quale ha aspirato per tanto tempo e alla quale forse ancora aspira . La psiche per sua natura esige e ricerca equilibrio, nel rispetto di ciò che la persona ha in dotazione ; bellezza , intelligenza , altezza , bassezza , tendenza all'esilità o alla formosità ecc... Credo che riprendere un percorso psicoterapeutico che consideri non solo il suo presente ma anche il suo passato remoto ed i nessi che possono legare l'uno all'altro ,per intenderci, una psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico, la potrebbe aiutare a comprendere meglio e a quindi superare gradualmente ma profondamente il suo disagio.


Cordiali saluti.

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