Disturbi dell'alimentazione

Problemi alimentari

Sofia

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Salve a tutti,
Mi chiamo Sofia e ho 22 anni. Come la maggior parte delle adolescenti ho dei problemi ad accettare il mio peso e la mia struttura fisica. Circa 4 anni fa ho cominciato un percorso con un nutrizionista e sono arrivata al mio peso forma, ho cominciato a fare sport e a mangiare in modo salutare. Ma da un annetto a questa parte faccio molta fatica a seguire una dieta. Faccio sempre movimento,forse anche troppo (quasi tutti i giorni), ma con il cibo ho dei grossi problemi. Ci sono giorni in cui mangio normalmente e altri in cui mi abbuffo senza sosta di biscotti e di qualunque cosa dolce, trovi a casa. Ho parlato a mia madre di questo mio problema, ma non sembra dargli troppo peso. Io invece ogni volta che mi abbuffo provo un enorme senso di colpa, mi vedo abnorme e non riesco a guardarmi allo specchio, insomma non mi accetto. Ho bisogno di un consiglio per migliorare questa situazione. Vi ringrazio in anticipo.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Sofia,


innanzitutto è importante conoscere il suo peso e altezza per valutare il suo indice di massa corporea e l'eventuale entità del sovrappeso.


Siccome poi il comportamento alimentare è strettamente correlato a problemi emotivi, è necessario che oltre alla dieta e allo sport intraprenda un percorso di psicoterapia preferibilmente cognitivo-comportamentale.


Cordiali saluti.


 

Salve Sofia


per le proche cose che scrive credo che lei debba chiedere un aiuto psicologico o presso la sua asl di riferimento o nel privato. Le consiglio di rivolgersi ad un collega che abbia esperienza di dipendenze e disturbi alimentari.


Sua madre non da molto peso alle sue rimostranze perchè non ha consapevolezza in merito, occupandosi di altro.


Ha idea a chi si potrebbe rivolgere? Ha fiducia del suo medico di base? Ha contatti con la sua asl? Ha già provato a cercare su questo sito? Mi faccia sapere

Salve Sembra che lei sia affetta da anoressia nervosa in cui c' e' la dieta come soluzione dei problemi, non si riconosce la propria immagine  allo specchio, eccessiva attività  fisica e il proprio corpo viene visto come uno strumento da denutrire più che nutrire con sano nutrimento. Attraverso una psicoterapia si può, ripristinare il senso di fame e ritrovare il piacere di svolgere attività' quotidiane.

L'anoressia e la bulimia sono disturbi della condotta alimentare rispetto ad una normalità standard; il soggetto risponde per un certo periodo più o meno lungo della sua esistenza, a quanto di insostenibile lo confronta intorno a nodi strutturali, l'enigma del sesso e il rapporto del soggetto con la morte. La bulimia si configura come delle soluzioni, dei modi di trattamento inconsci, operati dal soggetto, dell'insostenibilità del desiderio sessuale, del trauma inaggirabile della morte. Nella bulimia la spinta incontenibile della divorazione bulimica, dove il desideriopunta a venire integralmente riassorbito in una spinta autistica al godimento senza limite.


Nella forma bulimica si assiste ad una frenetica saturazione di tutti i tempi della vita, spesso attraverso lo studio o il lavoro, al fine di arginare l'esperienza insostenibile del vuoto e lo spazio dell'incontro con l'altro. Anche la parola non si presenta per il soggetto nella sua funzione di evocazione, del rinvio ad altro da ciò che viene detto. Si manifesta il vuoto di soggettivazione della parola, che si presenta identica a se stessa. La bulimia costituiscono una difesa patologica che il soggetto mette in atto inconsciamente per arginare il trauma che il rapporto con l'altro comporta per lui. Infatti i sintomi si sviluppano spesso in adolescenza.L'adolescente, sotto la ripresa della spinta pulsionale che attraversa il suo corpo, il problema di soggettivare ciò che dall'altro, in primis dall'altro genitoriale, non può essere garantito, il suo desiderare, il suo dire, il suo essere per la morte.La soluzione anoressica-bulimica consiste nel gelare la ripresa pulsionale che orienta il corpo del soggetto verso l'altro.L'anestesia del corpo si accompagna ad un'anestesia della parola.Il trattamento orientato psicoanaliticamente può produrre l'effetto di risoggettivare il rapporto del paziente con la propria parola, riaprendo lo spazio per un risveglio del desiderio.Il lavoro analitico si centrerà sulla soggettivazione della parola e la riduzione della pinta autodistruttiva che lo porta a soddisfarsi della propria sofferenza sintomatica.

 Ciao Sofia,


il bello di essere grandi e' di potersi muovere in autonomia. La mamma evidentemente non riesce a comprendere l'entità del problema, oppure non ne ha forse abbastanza consapevolezza. Puoi fare due cose: 1) dire alla mamma (e papà?) che hai bisogno di un aiuto di un professionista competente; 2) qualora la mamma non comprendesse ancora, puoi andare da sola al tuo medico di base e farti fare la richiesta di una prima visita presso un servizio di psicologia della Asl presente nella tua zona.


E' importante che tu intraprenda un percorso di Psicoterapia (nel servizio pubblico Asl oppure privatamente, se la tua famiglia fosse disposta a contribuire economicamente). Tramite un ascolto attivo e all'interno della relazione psicoterapeutica tu potrai tirare fuori i tuoi bisogni e le tue difficoltà. Cio', Sofia, ti permetterà di comprendere sia le ragioni che ti inducono a perdere il controllo nell'alimentazione sia a scoprire modalità più soddisfacenti e adatte fronteggiare le situazioni che ti creano ansia e insoddisfazione. Ok? Non rinviare la richiesta di un aiuto esterno competente. È la scelta migliore e più adeguata che puoi fare per te stessa. 


Cari saluti

 Ciao Sofia,


il bello di essere grandi e' di potersi muovere in autonomia. La mamma evidentemente non riesce a comprendere l'entità del problema, oppure non ne ha forse neppure abbastanza consapevolezza. Puoi fare due cose: 1) dire alla mamma (e papà?) che hai bisogno di un aiuto di un professionista competente; 2) qualora la mamma non comprendesse ancora, puoi andare da sola al tuo medico di base e farti fare la richiesta di una prima visita presso un servizio di psicologia della Asl presente nella tua zona.


E' importante che tu intraprenda un percorso di Psicoterapia (nel servizio pubblico Asl oppure privatamente, se la tua famiglia fosse disposta a contribuire economicamente). Tramite un ascolto attivo e all'interno della relazione psicoterapeutica tu potrai tirare fuori i tuoi bisogni e le tue difficoltà. Cio', Sofia, ti permetterà di comprendere sia le ragioni che ti inducono a perdere il controllo nell'alimentazione sia a scoprire modalità più soddisfacenti e adatte fronteggiare le situazioni che ti creano ansia e insoddisfazione. Ok? Non rinviare la richiesta di un aiuto esterno competente. È la scelta migliore e più adeguata che puoi fare per te stessa. 


Cari saluti

Salve Sofia, per comprendere meglio la sua situazione è necessario avere molte più informazioni. Ad esempio, qual è l’alimentazione che lei definisce normale? Cosa mangia solitamente quando mangia normalmente? E in quali quantità? A volte le abbuffate sono la conseguenza di un regime alimentare troppo rigido, pensa che potrebbe essere il suo caso? Inoltre, al di là dei momenti nei quali si abbuffa, come vive il rapporto con il cibo? Lo considera solo una necessità o anche un piacere?

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