Depersonalizzazione?

Fabio

Buongiorno
Ho 21 anni, ho sempre sofferto di difficoltà a socializzare.
Prima di descrivere il mio problema vorrei fare una premessa sulle mie condizioni di vita:
Mia madre è schizoaffettiva, mio padre è sempre stato sospettato da me di essere narcisista e che questo abbia influenzato il mio modo di essere.
Anticipo solo che i dottori di mia madre hanno suggerito a mia madre che io possa essere narcisista.

La mia vita si può dividere in 2 periodi:
Prima dei 16 anni avevo grandi difficoltà a mostrarmi vulnerabile a gli altri, cercavo di prevaricare, ero insensibile al dolore altrui, ero dipendente dal giudizio altrui, cercavo di ostentare perfezione, mentivo ogni volta che mi faceva fare bella figura.
In seguito ho affrontato un rigido cambiamento motivato dalla mia fede.
Non mento più (ho lottato molto per questo), non ostento perfezione, non ho fantasie di grandezza, non prevarico se non spingendomi un po' troppo in alcune circostanze ma riottenendo subito il rispetto per l'altro, considero il prossimo come se potesse essere superiore a me, non mi sento più turbato dal giudizio altrui anche se soffro un disinteresse generale verso di me per via del fatto che nessuno si interessa di me e nelle conversazioni ascolto quattro quinti del tempo.
Ho una percezione concreta delle emozioni, la tristezza è solo un prurito invasivo al naso.
Non ho evidenti problemi sociali con il prossimo se non la tendenza non cogliere i ritmi di socializzazione altrui.

Il problema che vivo è la totale assenza di piaceri, di hobby e altro in cui dovrebbe giocare un ruolo la mia personalità.
Ho praticato scherma, pallanuoto, calcio e nuoto ma nulla mi piace ora.
Di recente ho realizzato che non conosco i miei bisogni emotivi.
A volte provo un gran piacere a stare solo, ma non mi isolo mai volontariamente.
Ho sempre represso volontariamente le mie emozioni, a volte non sono neanche più sicuro di cosa provo

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve Fabio, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL