Disturbi della personalità

Disturbo borderline e diagnosi

Francesca

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Buongiorno,
sono una ragazza di 26 anni che ha iniziato una terapia da circa un anno per problemi di ansia e depressione. Con la dottoressa che mi ha preso in cura si era instaurata una buona alleanza terapeutica e dopo le sedute mi sentivo più sollevata, anche se non avevo riscontrato miglioramenti, dato che i periodi critici hanno continuato a verificarsi.
Non ricordo bene come, ma sono incappata online in un sito che descriveva il disturbo borderline di personalità e mi sono riconosciuta immediatamente. Come se tutta la mia vita potesse ad un tratto essere spiegata: la sensazione di tradimento e di abbandono che provo nei confronti del mio partner, i repentini cambi di umore, l'impulsività, la dissocciazione, le abbuffate, la sensazione di essere in controllo e poi di perderlo completamente, la tendenza ad assolutizzare tutto, la profonda sensazione che tutti mi abbiano fatto qualcosa di brutto anche se so che non è così, i pianti, i pensieri di suicidio e soprattutto una grande rabbia, aggressiva che si scatena e non mi so spiegare.
Ho detto alla mia psicologa che ritenevo di poter avere questa sindrome, e lei, visibilmente spiazzata, dopo molti giri di parole mi ha detto che non ce l'ho, magari ho qualche tratto.
Mi sono sentita molto male perchè pensavo di aver trovato una spiegazione.
A questo punto mi chiedo cosa sia meglio fare, perchè anche se la dottoressa avesse ragione ho paura che la terapia potrebbe risentire del fatto che io sono convinta di una cosa diversa da quella che lei ritiene. Mi chiedo se sentire un diverso parere potrebbe essere sensato. Mi chiedo anche se magari riferirsi a tratti del disturbo invece che al disturbo sia un modo per evitare di incastrarmi in una diagnosi netta. So che può sembrare inutile soffermarsi sulle parole, ma io avevo provato grande sollievo nel riconoscermi in questa sindrome, come se il mio essere irrazionale e incontrollata e eccessivamente emotiva non fosse colpa mia (non nel senso che la diagnosi mi permetterebbe di sentirmi deresponsabilizzata delle mie azioni, ma mi aiuterebbe a giustificarne le cause).
Grazie a tutti dell'attenzione

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno, il fatto che lei (da come dice la sua Psicologa) ha qualche tratto che appartiene al Disturbo Borderline di Personalità, trova comunque una causa ai suoi comportamenti (e non una giustificazione, sono d'accordo con lei rispetto a questa acuta sottolineatura). Significa solamente che non è possibile diagnosticarlo, secondo le linee guida del DSM. Ovvero le caratteristiche sono quelle ma non sono così gravi da potersi considerare un disturbo o magari sono solamente alcune. Questa è un'ottima cosa perchè significa che lei con la terapia potrà raggiungere dei risultati che magari non potrebbe raggiungere altrimenti. E trova comunque spiegazione alla sua sofferenza. Se poi vuole a tutti i costi trovare una persona che lo diagnostichi, sicuramente a forza di cercare la troverà, ma non credo che sia una cosa che gioverebbe al suo percorso di psicoterapia. Cerchi invece di dare fiducia a chi già sta camminando al suo fianco e la tiene per mano.


Buona giornata.


 

Buona sera Francesca,allora innanzitutto tenga presente che in tutte le diagnosi troviamo dei tratti che ci possono somigliare o magari noi stessi siamo talmente ansiosi di cercare risposte che magari adattiamo le definizioni a noi stessi anche se non corrispondono esattamente. Comunque se vuole fugare il dubbio in molti centri ci sono i test per la personalità che possono rispondere in maniera precisa alla sua domande.


Un saluto 

Cara ragazza "borderline ipotetica" quello che mi sorprende delle tue parole è  proprio la correttezza, la precisione e il linguaggio accurato che tu usi per descrivere la tua situazione...quindi ti contraddico sul fatto che sia inutile soffermarsi sulle parole, perchè le tue parole dicono tanto... Esprimono un enorme bisogno di riconoscimento e accettazione a tal punto che andrebbe bene anche definirsi e rivedersi in un disturbo borderline per te pur di soddisfare questo bisogno...! Ti consiglierei di approfondire questo punto ed eventualmente provare con un altro professionista (possibilmente uno psicoterapeuta) dal momento che le tue idee e la tua incertezza rispetto alla tua diagnosi è una chiara dimostrazione di un rapporto terapeutico traballante e di una mancanza di fiducia nei confronti della psicologa che ti segue. Inoltre se sei così informata come sembra saprai che eventulamente, se vuoi toglierti ogni dubbio, molti psicologi/ psicoterapeuti hanno la possibilità di somministrare un test di personalità (MMPI) da cui si evince la presenza o meno di un disturbo e la tipologia di quest'ultimo, ma ci tengo a dirti...che nessun incasellamento ad una patologia, nessuna diagnosi o definizione di personalità sarà sufficente a farti sentire bene, finchè non ti guarderai allo specchio e sarai orgogliosa di te stessa...finchè non accetterai l'immagine che vedi riflessa, con le sue debolezze, con le sue forze e le sue particolarità che la rendono unica e degna di essere apprezzata per quello che è..... Buona vita


 

Gentile Francesca,


Aver trovato "la sua malattia" le ha procurato sollievo e questo è un bene.  Alcuni terapeuti partono proprio dalla chiarificazione delle diagnosi per poi impostare una terapia ma non è il caso della sua terapeuta.


Credo però che il fattore che le ha dato benessere non è il sapere di cosa si soffre ma l'aver meglio afferrato e capito qualcosa di sè, del suo modo di agire, reagire e "sentire" le emozioni e le cose che le accadono e aver capito che non è una condizione solo sua. 


A me pare che la sua terapeuta sia stata sincera parlando di tratti e soprattutto mi pare che questa scoperta potrebbe aprire nuove porte di comprensione di sè.


Proverei in ogni caso ad esporre il suo dubbio alla terapeuta stessa, con onestà.


Cordiali saluti

Buongiorno,


ho letto la sua richiesta e ho deciso di risponderle perché la sua descrizione corrisponde a qualcosa di tipico che tante persone che si trovano in una determinata difficoltà fanno, cioè l’autodiagnosi attraverso le ricerche in internet. Come mai succede questo? Spesso queste persone hanno bisogno di una descrizione di se stessi, cercano il perché, cercano altrove per poter incolpare un ipotetico “altro” del loro malessere. L’autodiagnosi è una pratica pericolosa sopratutto quando non si è esperti in questo ambito. La descrizione di un disturbo serve allo psicologo/psichiatra/psicoterapeuta come punto di partenza e non come punto di arrivo.  Le confesso che avere una diagnosi borderline va oltre a tutto ciò che lei possa immaginare o possa aver letto.


Partiamo dal fatto che lei afferma che ha istaurato una buona alleanza terapeutica con la sua psicoterapeuta. Se è d’accordo con me possiamo affermare che una buona alleanza si basa sulla fiducia tra le due parti.


ho paura che la terapia potrebbe risentire del fatto che io sono convinta di una cosa diversa da quella che lei ritiene” – questa sua frase mette in evidenza il fatto che l’autodiagnosi le serve per mettere distanza tra lei e la sua terapeuta. Questo fatto viene visto in psicologia come una resistenza al cambiamento che sicuramente impedirà che lei si senta meglio in seguito al percorso che ha scelto. Sembra che, in qualche modo, lei abbia scelto di essere borderline perché questo la rasserena e non le serve altro. Ma trovare un’etichetta spesso incastra e limita le persone a trovare vie alternative per il cambiamento e chiaramente a ricavare un miglioramento della propria vita.


 


il mio essere irrazionale e incontrollata e eccessivamente emotiva non fosse colpa mia (non nel senso che la diagnosi mi permetterebbe di sentirmi deresponsabilizzata delle mie azioni, ma mi aiuterebbe a giustificarne le cause)”. Questa sua affermazione conferma quello che ho sostenuto nella prima parte della mia risposta. Il suo essere “irrazionale e incontrollata e eccessivamente emotiva” non sarà del tutto colpa sua ma è responsabilità sua cambiare questo tipo di comportamento per stare meglio con se stessa e di conseguenza con gli altri. Mi spiego. Deresponsabilizzarsi, dare la colpa ad un altro, sia essa una sindrome o una persona non l’aiuterà a migliorare il suo stato, la sua sofferenza e tutto ciò che la allontana dall’altro. Lei dovrebbe lavorare con la sua psicoterapeuta sulle sue credenze, sentimenti e tutto ciò che lei utilizza per interpretare gli eventi della sua vita, la sua relazione amorosa ecc ecc.


Infine, il mio consiglio è di non soffermarsi alla diagnosi perché è come credere all’oroscopo. Come quando uno dice “sono impulsivo perché sono dell’ariete” e non va oltre quest’etichetta ma lo giustifica e basta. Trovi la via per aprirsi alla sua psicologa per farsi aiutare ad entrare veramente in contatto con se stessa e diventare più consapevole delle proprie difficoltà.


 


Un caro saluto

Buongiorno Francesca,


da quello che scrivi sembra che il trovare le cause dei tuoi comportamenti ti farebbe sentire sollevata dalle situazioni che vivi. Ora, però, c'è da dire che le spiegazioni di per sé non migliorano lo stato di salute di una persona. La diagnosi, infatti, non è la cura.


Quello che deve essere chiaro a te è che la persona che ha un sintomo (qualsiasi stato psico-emotivo  che lo faccia  stare male) ne è sempre responsabile. In che senso? Noi siamo sempre responsabili di quello che decidiamo di fare di cio' che gli altri ci hanno fatto. La persona che ha subito un evento traumatico che gli ha prodotto una ferita non è certo responsabile della ferita che ha subito, ma è responsabile di quello che farà di ciò che ha subito. Questo è un aspetto assolutamente importante da tenere presente ed è un principio irriducibile da cui non ci si può sottrarre.


La psicoterapia, dunque, serve proprio a questo. Ad aiutare la persona non solo a leggere gli eventi che ha subito e a metabolizzarli, ma aiuta anche la persona a riprendersi la capacità naturale di rispondere (questo è il significato della parola responsabilità di cui ti parlo) al suo ambiente e a se' stesso. 


Francesca, alla luce di quanto scritto, ti suggerisco dunque di riflettere da sola e anche con l'aiuto della tua psicoterapeuta. Riflettere sul lavoro che finora hai fatto su di te rispetto al principio di responsabilità di cui ti ho parlato, ti permetterà di comprendere se e come tu stai affrontando le situazioni che ti creano disagio. Tale comprensione ti permetterà anche di ri-direzionare diversamente la tua vita, se ti dovessi accorgere che essa si discosta molto dai tuoi desideri più profondi. La terapia ti sarà utile dunque per esplorarli e per realizzarli attraverso azioni coerenti con essi. Ok?


Ti auguro un gioioso proseguo del tuo lavoro. Saluti 

Gentile Francesca,


sono molto colpita dalla sua richiesta, perchè leggo, accanto alla necessità di una diagnosi precisa, la necessità di un significato che possa fornirle la fiducia necessaria ad affrontare le sue difficoltà. Io credo che questo sia molto importante da affrontare con la sua Terapeuta, con la quale, come lei ha detto, c'è una buona alleanza terapeutica, perchè fa parte del suo percorso. Cara Francesca, sicuramente è importante capire per poter affrontare, ma ricordi che lei non è la sua diagnosi, è una persona unica che ha fatto la scelta coraggiosa di prendersi cura di se stessa. Non si scoraggi, prosegua con fiducia il suo cammino che, seppur difficile, le permetterà di riprendere in mano la sua vita. Tanti cari auguri,


 

Gentile Francesca,


se la sua Psicoterapeuta ha preferito evitare di etichettarLa con una diagnosi precisa, è probabilmente perchè ha ritenuto più importante concentrarsi sulla Sua sofferenza piuttosto che utilizzare un protocollo di cura standard, che ha sempre un effetto un pò spersonalizzante . Se le ha detto che lei presenta alcuni tratti del disturbo che ha menzionato , è perchè probabilmente è vero. Significa che lei presenta sintomi che sono curabili  e che non è così grave il suo quadro clinico. Il processo di cura inoltre, comporta purtroppo tempi piuttosto lunghi, e il ripristino di un buon equilibrio psichico , passa attraverso molte fasi. Il fatto che si sentisse sollevata ogni qualvolta usciva dagli incontri terapeutici rappresentava sicuramente un indizio di prognosi positivo, come quando, dopo l'inverno torna la primavera, poichè l' evento accade gradualmente : prima è solo qualche flebile raggio di sole ad annunciare il cambiamento, e poi ,via via le nubi scompaiono e il clima decisamente migliora. Il dato fondamentale nella sua relazione con la psicologa , è quella che lei definisce" alleanza terapeutica", che altro non rappresenta se non l'unione di intenti, l'accordo tra l'Io razionale del paziente( cioè la parte psichica sana che vuole curarsi) e la funzione terapeutica del clinico. La motivazione alla cura e al cambiamento da parte del paziente e la fiducia che il curante gli ispira , sono fattori importantissimi che incidono profondamente sulla evoluzione positiva del  trattamento psicologico.


Se si è trovata bene quindi , perchè non riprendere il dialogo?


Sperando d'esserle stata d'aiuto,


le invio cordiali saluti.

Carissima,


Da quello che scrivi sembrerebbe che per te riconoscerti in una diagnosi clinica sia rassicurante, sia come un contenitore che ti protegge e ti indica una strada. Comprendendo questo tuo sentire vorrei pero'anche metterti di fronte ad un possibile rischio che e' quello che tale atteggiamento possa causare in te la possibilta' di "delegare" ad una diagnosi le tue responsabilita' di essere attiva e protagonista della tua vita. Concordo con la tua terapeuta nel non averti mai fatto una diagnosi, anche io nel mio lavoro clinico mi muovo in questo modo questo perche' l'essere umano non puo'-farsi etichettare ed imbottigliare un una diagnosi che mette passivita'e senso di qualcosa di permanente e di non modificabile. La mia indicazione e 'di metterla da parte:hai riscontrato dei tratti che possono farti riflettere e muovere verso un cambiamento, il tuo cambiamento.


Spero di aver aggiunto qualcosa alla tue riflessioni. Un caro saluto e i migliori auguri per la tua vita.

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