Mio figlio di 25 anni sta manifestando sempre più odio nei miei confronti.

Giovanna

Buonasera, sono una mamma e mio figlio di 25 anni sta manifestando sempre più odio nei miei confronti. Mi sono separata da mio marito dodici anni fa ed ho avuto due compagni. Con il primo aveva stabilito un buon rapporto, la storia è durata sette anni, però quest'uomo è andato via all'improvviso, senza spiegazioni, lasciando molta delusione nel ragazzo. Con l'attuale compagno non ha stretto legami, ma ha solo contatti superficiali. Il padre è stato piuttosto assente negli anni e mio figlio, ultimamente evita di avere contatti con lui. Da due settimane mio figlio ha iniziato una terapia psicologica, ma sembra aver sviluppato una forte rabbia. Mi ha chiesto di andare via di casa per un mese, ha bisogno di allontanarsi da me perché lo irrito. Cosa mi consiglia di fare?

1 risposta degli esperti per questa domanda

Lo lasci andare.
Ha 25 anni e ha raggiunto l’età della maturità da tempo, ma quello che più conta è che ha anche raggiunto la conclusione del pruning cerebrale.
Questo è quello che succede agli adolescenti all’uscita dall’infanzia: il cervello viene sfoltito (pruning)  dalle sinapsi non più funzionali e riorganizza il sistema dei neurotrasmettitori, questo serve ad adeguarsi alle responsabilità e a saper affrontare le difficoltà che li circondano.

Il termine ultimo per il pruning è l’età di 24 anni.
Sembra un po' assurdo che una persona diventando adulta perda la maggior parte delle connessioni sinaptiche, proprio in un momento in cui gli servirebbe il massimo potenziale, vero? Ma non è così.

Il pruning migliora l’efficienza cerebrale, gli equilibri precedenti vengono persi per crearne di nuovi; studi recenti indicano come importanti aspetti di crescitala capacità di pensiero astratto e di giudizio razionale,il ragionamento e la valutazione morale vengano maturati proprio grazie a questa potatura sinaptica.
Sembra che i giovani adulti imparno grazie al pruning ad immedesimarsi nella prospettiva degli altri e a capire che è necessario tenerne conto nelle relazioni interpersonali.
 
Compare l’interesse per i temi sociali, viene consolidato il senso di sé, si rinforza e/o si definisce l’identità sessuale; il punto di vista dei coetanei è preso in maggior considerazione rispetto a quello del mondo dei grandi e, contemporaneamente, cresce l’autonomia rispetto alle opinioni dei familiari.
Gli schemi precedenti si rompono, c’è la sfida a distruggere le barriere protettive per poter andare verso il mondo con le proprie gambe.
 
Non sono in grado di dirle cosa sia venuto fuori ai colloqui con la psicologa, la rabbia però è venuta fuori di recente mentre già qualcosa lo aveva mosso a rivolgersi ad uno psicoterapeuta e non è chiaro di cosa si tratti.
Nel suo scritto ci riferisce relativamente alle figure maschili che hanno transitato nella vostra vita, come mai si sofferma su questo? E' forse spinta da un senso di responsabilità e il timore di aver sbagliato qualcosa?
Vedere come “errore” il desiderio di cercarsi un compagno dopo una separazione corrisponde a un cliquè culturale, quello che conta e che voi due ci siate sempre stati l’una per l’altro.
Potremmo continuare a domandarci tante cose in questa lettera alle quali non è possibile rispondere se non in un setting psicoterapeutico strutturato con i tempi idonei, quindi sospendo le ipotesi e mi soffermo solo sul primo punto.
Se suo figlio vuole sperimentarsi in un mese di autonomia o di allontanamento da LEI che è IL GENITORE (l’unico che c’è sempre stato), allora lo aiuti a farlo, sostenendo questa sua scelta, tollerando che non approvi i suoi consigli e rendendosi comunque sempre disponibile.
Gli permetta inoltre di esprimere la sua rabbia perché deve sapere che anche arrabbiandosi non la perderà.
 Sperando di esserle stata utile le auguro di trovare un nuovo equilibrio.

Restando dispobile le invio i miei saluti

Dott.ssa Tiziana Vecchiarini