Disturbi della personalità

Presunto evitamento all’attaccamento

Giacomo

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Salve a tutti, buongiorno. Da qualche mese ho una frequentazione, per ora a distanza, con un ragazzo che conosco da molti anni. In passato ero solo io a piacergli e da qualche mese provo un forte interesse anche io.... che strana la vita :) Ho motivo di pensare che abbia un evitamento all’attaccamento (tra vari discorsi sono anche emersi una madre assente per lavoro e padre silenzioso) e che manifesta in alcune dinamiche, fortunatamente non in tutte poiché fisicamente sembra esserci molto affetto. I segnali non credo indichino presenza di un disturbo evitante invalidante, ma più uno stile, un atteggiamento che tende a non esplorare il rapporto/rapporti in genere, bassa autostima, minimizzazione, superficialità su alcuni temi, il tutto a intermittenza. Ci sono state aperture da parte sua, spesso richiuse, e non è propriamente all’oscuro della sua situazione in quanto avverte qualcosa di bloccante, dipeso spesso da fattori esterni che lui vede come ostacoli al raggiungimento della felicità/obiettivi e più raramente anche da qualcosa che viene da dentro. All’inizio della nostra frequentazione arrivò a dirmi “in passato la dipendenza che avevo per i partner mi spingeva ad attaccarmi e fare castelli in aria... ad oggi evito e cerco di mantenere i piedi a terra”. Detto ciò, non chiedo una soluzione per me che sto cercando di affrontare, ma la vorrei profondamente per lui sperando certo che un giorno si possa riflettere anche sul nostro rapporto (poiché la mancanza di progettualità spesso è debilitante) e mi stavo chiedendo come affrontare questo tema. Mi spiego meglio, con le dovute attenzioni di forma, evitando sovraccarichi ai suoi danni e cercando di stabilire un colloquio sereno, mi interesserebbe sapere fino a quanto posso spingermi nella descrizione di quello che penso di lui. Non intendo esporgli un quadro clinico, non ho le competenze e neanche interesse a presentagli una disamina fredda della situazione, però sono pronto e determinato ad avere un dialogo su questo aspetto, sperando venga preso in considerazione l’eventualità di un percorso terapeutico quantomeno per dissipare o confermare questi dubbi e garantirgli quel futuro che ogni tanto mi dice di sognare ma che per mille motivi non gli si prospetta mai... Ringrazio chiunque voglia darmi un aiuto. Buona giornata

1 risposta degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Giacomo,


la invito a rileggere la sua lettera (immagino che l’abbia fatto già prima di inviarla a noi), ma questa volta provando a mettersi nei panni della persona di cui parla e con cui ha interesse a costruire una relazione sentimentale. Se lei fosse l’altro, cosa la colpirebbe delle parole di Giacomo?


Le propongo di fare questo piccolo lavoro, provando ad immedesimarsi nell’altro e solo successivamente di proseguire con la lettura della mia risposta.


 … … …


Riflessioni


Nella sua lettera c'è tutta la sua testa (le analisi sull'altro) e nulla di quello che lei prova per l'altro.


Giacomo, si è accorto che lei ha evitato di parlare delle emozioni che prova per quest’uomo, delle sue difficoltà nella relazione con lui e ha spostato tutta l’attenzione da sé stesso sull’altro, creando un effetto paradosso? Chi evita chi, dunque?


Rispetto a quello che lei chiede, quindi, non possiamo esserle d’aiuto, poiché noi non facciamo diagnosi online senza conoscere le persone (tanto più basandoci sul racconto di terze persone), ma offriamo suggerimenti o riflessioni, come quelle appena espresse, nei limiti di questo contesto.  


Forse per lei è difficile parlare di sè e delle sue difficoltà. Per questo le faccio la proposta di riscriverci la lettera parlando di sé  stesso, descrivendoci le difficoltà che ha nella relazione con questa persona che le interessa tanto e di porci, quindi, domande che riguardino la sua persona. Ok?


Saluti

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