Il bisogno di comprare: l’omniomania
Un comportamento oggi molto frequente tra giovani e meno giovani è il bisogno di comprare, anche cose inutili, ma si sente proprio il bisogno, il desiderio di avere quella cosa, quell’oggetto. In periodi dell’anno, in particolare durante le festività o le vacanze le tentazioni aumentano e questo tipo di comportamento definito oggi “compulsivo” si accentua. Per alcune persone andare in giro per negozi a comprare regali è soltanto una festa, per altri si trasforma in un inferno mentale dal quale si riesce ad uscire solo dopo l’arrivo del saldo (con l’elenco delle spese) della carta di credito.
È piuttosto frequente che sono molte le donne attratte da oggetti assolutamente inutili che preferiscono evitare il contatto col denaro, soffrendo di questa particolare forma di disagio, intrisa di sensi di colpa e di stato ansioso per lo shopping e che prende il nome di “shopaholic”, anche se bisogna aggiungere che l’utilizzo delle carte di credito oggi è molto diffuso. In alcuni paesi come la Svezia, la Danimarca e la Norvegia la diffusione e il pagamento con le carte di credito sono notevoli, mentre in paesi come l’Iran, Cuba, la Russia, la Siria ed il Venezuela i pagamenti con carte di credito sono limitati a causa di restrizioni o sanzioni economiche.
Tuttavia, il denaro resta una misura precisa della realtà e queste persone che utilizzano le carte e basta, spesso rifuggono per sprofondare in un mondo privato di grande insoddisfazione.
Questo disagio potrebbe apparire prevalentemente femminile, ma ai nostri tempi l’aspetto vanesio presente anche negli uomini, conferma che c’è in entrambi i soggetti – uomini e donne – la stessa valenza.
Se l’uomo non si concede allo shopping compulsivo nei fine settimana, grazie oggi anche all’esistenza dei Centri commerciali che hanno incrementato gli acquisti, il suo bisogno di avere si sposta sulle automobili, gli orologi, e accessori vari tipo: pipe, cravatte, cinture, vini pregiati ecc. Molti sono i mezzi informatici che gli uomini possiedono: cellulari, pc, laptop e anche se qui la compulsione presenta un tono virile, la realtà non cambia in quanto la sostanza è identica.
In passato, si usava attribuire a questo bisogno una carenza affettiva da parte dei genitori che non avevano dato amore e protezione a sufficienza ai figli, se pur esiste una verità in tutto questo ancora oggi, bisogna però considerare che questa è un’epoca di transizione e si vive una dimensione frenetica con mutamenti continui. Basta riflettere sull’inversione del rapporto tra la società ed il suo ruolo che in precedenza risultava contenitivo ed educativo e noi tutti dovremmo accettare questa funzione “ordinata” che renderebbe tutti più sereni, invece l’ideologia del consumo ha sovvertito questo sistema spingendo oltre, verso questo sfrenato bisogno di avere.
La mente di fronte a questo squilibrio sociale che potrebbe sembrare un paradosso - ma tale non è - trova la sua guarigione nella compensazione, quasi a voler colmare le ferite infantili. In questa dimensione affettiva, antica che si riapre, si collocano questi stimoli compulsivi come pura illusione per la risoluzione di tale disagio.
Al di là di ogni conoscenza psicologica per il problema della compulsività non esistono risposte preconfezionate o pillole miracolose, se non un percorso terapeutico profondo nel mondo dell’inconscio per elaborare i traumi rimasti lì sotto. Bisogna riattivare la capacità di scelta, indagando tra le antiche insoddisfazioni infantili e suggellando una personalità adulta più matura e psichicamente stabile e serena. Questa presa di coscienza, attraverso una consapevolezza emergente, di sicuro, fa uscire dall’omniomania e fa star meglio.
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