Buongiorno Valerio,
la situazione che descrivi è purtroppo abbastanza frequente dopo un episodio di tipo delirante o psicotico, e può essere molto faticosa per chi sta accanto alla persona che ne ha sofferto.
È importante sapere che la remissione dei sintomi non coincide sempre con la piena consapevolezza di malattia. In altre parole, una persona può non avere più deliri attivi, comportarsi in modo più stabile e funzionale, ma continuare a ritenere “vere” le interpretazioni avute in passato. Questo fenomeno è noto come scarso insight (o insight parziale): non è una scelta volontaria né una forma di ostinazione, ma una difficoltà neuro-psicologica a rielaborare criticamente quanto vissuto.
Durante un episodio di disturbo del pensiero, le convinzioni deliranti vengono vissute con assoluta certezza emotiva, spesso accompagnate da paura, angoscia o senso di minaccia. Anche quando l’episodio si attenua, quella traccia emotiva può restare molto viva, e la mente tende a difenderla per evitare il crollo di significato (“se non era vero, allora cosa mi è successo?”). Per alcune persone ammettere che non fosse reale è troppo destabilizzante, perché significherebbe confrontarsi con la fragilità vissuta in quel periodo.
Il fatto che non ci siano più deliri attivi è un segnale positivo, ma il percorso di rielaborazione può richiedere molto tempo, talvolta anni, e non sempre arriva a una piena revisione critica di ciò che è accaduto. In alcuni casi l’obiettivo terapeutico non è tanto farle “ammettere” che non era reale, quanto aiutarla a vivere serenamente il presente senza che quelle convinzioni guidino più il suo comportamento o danneggino le relazioni.
Per te, come partner, è comprensibile provare frustrazione e smarrimento, soprattutto quando senti che il tuo ruolo viene ancora messo in dubbio. In genere è sconsigliato insistere nel “convincerla” che non fosse vero: questo rischia di irrigidire le difese o riattivare conflitti. È più utile mantenere una posizione ferma ma non conflittuale, del tipo: “Io so di non averti fatto del male, ma capisco che tu lo abbia vissuto così in quel momento”, lasciando che il lavoro di rielaborazione resti nel contesto terapeutico.
Il fatto che sia seguita sia da una psicologa sia da uno psichiatra è molto importante e indica che il caso è già preso in carico in modo adeguato. Se senti che questa difficoltà sta pesando molto sulla vostra relazione, può essere utile anche chiedere uno spazio di confronto per te (individuale o di coppia), per non restare solo nel sostenere qualcosa che emotivamente è complesso.
In sintesi: sì, è possibile che dopo due anni una persona continui a credere vere alcune convinzioni del periodo delirante; non è un segno di fallimento della cura, ma una caratteristica del decorso di questi disturbi. La stabilità attuale conta più della completa “ammissione” del passato. Anche tu, però, hai diritto a essere sostenuto in questo percorso.
Un saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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