Ricordi di un disturbo del pensiero

valerio

Salve, la mia compagna circa un anno e mezzo fà ha avuto disturbo del pensiero con deliri nei quali pensava di essere spiata e in alcune circostanze le venivano fatti dispetti anche dalle persone care a lei (come da me, es. è convinta che le abbia fatto sparire una maglia), ad oggi la situazione è migliorata non ha piu' deliri ma non accetta che le venga detto che tutto quello che è accaduto in quel periodo sia frutto della situazione passata e non della realtà. E' seguita da una psicologa e da uno psichiatra. Chiedo anche a voi è possibile che ad oggi non riesca a capire che non era realtà? possibile che dopo circa due anni ancora pensi sia tutto vero non avendo nessuna prova reale di quel che dice? grazie

6 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno. Sì, è perfettamente normale: non è facile per nessuno ammettere di aver avuto un momento in cui si è completamente distorta la realtà, significherebbe ammettere  un proprio momento di perdita di sanità psicologica, e questo è difficile per chiunque. D'altra parte le suggerisco di non insistere su questo punto, è un lavoro che sono sicuro lo psicologo sta facendo con la sua compagna, e prima o poi porterà i suoi frutti. Metterle fretta creerebbe solo  ulteriori resistenze.

Resto a disposizione e le faccio i migliori auguri.

Prendendo per vera la psicodiagnosi di cui parla è bene che sia seguita da una figura psichiatrica e psicologica. È chiaro che i tempi siano lunghi, che debbano essere bravi entrambi oltre alla gravità del disturbo e che debbano collaborare e comunicare fra loro , oltreché con la principale perdona che si prende cura della paziente, che immagino sia lei. Spesso questa cooperazione è assente quindi se non esiste dovrà crearla e rinforzarla

Gentile utente,

capisco il suo smarrimento. È molto difficile convivere con una persona che oggi sta meglio, ma che continua a essere convinta che ciò che è accaduto in passato fosse reale, soprattutto quando quei vissuti la coinvolgevano direttamente.

Rispondendo in modo chiaro alla sua domanda: sì, è possibile. È una situazione più frequente di quanto si pensi.

Quando una persona attraversa un periodo con deliri o disturbi del pensiero, la remissione dei sintomi non coincide sempre con la capacità di riconoscerli come tali a posteriori. Può accadere che l’esperienza resti vissuta come “vera”, anche se oggi non è più attiva. Questo non significa che i deliri siano ancora presenti, ma che la rilettura critica di quel periodo richiede tempi lunghi, e a volte non avviene mai in modo completo.

Per molte persone, accettare che “non era reale” è emotivamente molto più difficile che accettare di stare meglio. Vorrebbe dire ammettere di essersi sentite confuse, vulnerabili, magari dipendenti dagli altri. Difendere la realtà di ciò che è stato diventa, inconsciamente, una forma di protezione dell’identità.

Il fatto che sia seguita da una psicologa e da uno psichiatra è un elemento molto importante e positivo. In questi percorsi, spesso non si lavora subito sulla convinzione del passato, ma sulla stabilità attuale, sulla fiducia, sul funzionamento quotidiano. Forzare una “presa di coscienza” può aumentare rigidità e tensioni.

Per quanto riguarda lei, come compagno, è comprensibile il bisogno di essere “assolto” o riconosciuto innocente rispetto a quelle accuse. Tuttavia, continuare a cercare di convincerla rischia di alimentare conflitto e distanza. In molti casi è più utile spostare il focus dal “chi ha ragione” al “come stiamo oggi”.

Se sente che questa situazione pesa molto anche su di lei, può essere utile trovare uno spazio di confronto personale, per capire come stare accanto a lei senza annullarsi, e come gestire il senso di ingiustizia che inevitabilmente può emergere.

La sua domanda è legittima. La risposta, purtroppo, non è immediata né netta: il miglioramento clinico non sempre porta automaticamente a una revisione completa del passato. Il lavoro che conta di più, ora, è proteggere l’equilibrio presente.

Un caro saluto.

   

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

Il Dott. Vincenzo Capretto offre supporto psicologico anche online

Buon pomeriggio 

Si, è assolutamente possibile. Il delirio nasce per spiegare un vissuto emotivo, intenso e reale, che non trova altra spiegazione. Ha una funzione, per questo nonostante noi, da esterni, possiamo notare incongruenze con la realtà, per chi vive il delirio è impossibile. 

Comprendere che quello che si sentiva, percepiva e viveva era una realtà soggettiva e non oggettiva richiede molto tempo, ed un percorso terapeutico piuttosto lungo e complesso. 

Dott.ssa Valeria Manni

Dott.ssa Valeria Manni

Roma

La Dott.ssa Valeria Manni offre supporto psicologico anche online

Salve Sig.Valerio, capisco la preoccupazione per la sua compagna e mi rendo conto che due anni sono un arco temporale interminabile, soprattutto se vissuto quotidianamente. Il disturbo di cui soffre la Sua Signora è di tipo psichiatrico e le terapie farmacologiche sono indispensabili e anche se coadiuvate da quelle psicologiche spesso richiedono molti aggiustamenti che lo psichiatra di riferimento senz'altro attuerà. Per lei invece le suggerisco di  rivolgere richiesta di supporto psicologico proprio per essere aiutato a prendersi cura di sé stesso e trovare risposte ai suoi dubbi. Vi auguro il meglio. 

Dott. Fulvio Perilli

Dott. Fulvio Perilli

Roma

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Buongiorno Valerio,

la situazione che descrivi è purtroppo abbastanza frequente dopo un episodio di tipo delirante o psicotico, e può essere molto faticosa per chi sta accanto alla persona che ne ha sofferto.

È importante sapere che la remissione dei sintomi non coincide sempre con la piena consapevolezza di malattia. In altre parole, una persona può non avere più deliri attivi, comportarsi in modo più stabile e funzionale, ma continuare a ritenere “vere” le interpretazioni avute in passato. Questo fenomeno è noto come scarso insight (o insight parziale): non è una scelta volontaria né una forma di ostinazione, ma una difficoltà neuro-psicologica a rielaborare criticamente quanto vissuto.

Durante un episodio di disturbo del pensiero, le convinzioni deliranti vengono vissute con assoluta certezza emotiva, spesso accompagnate da paura, angoscia o senso di minaccia. Anche quando l’episodio si attenua, quella traccia emotiva può restare molto viva, e la mente tende a difenderla per evitare il crollo di significato (“se non era vero, allora cosa mi è successo?”). Per alcune persone ammettere che non fosse reale è troppo destabilizzante, perché significherebbe confrontarsi con la fragilità vissuta in quel periodo.

Il fatto che non ci siano più deliri attivi è un segnale positivo, ma il percorso di rielaborazione può richiedere molto tempo, talvolta anni, e non sempre arriva a una piena revisione critica di ciò che è accaduto. In alcuni casi l’obiettivo terapeutico non è tanto farle “ammettere” che non era reale, quanto aiutarla a vivere serenamente il presente senza che quelle convinzioni guidino più il suo comportamento o danneggino le relazioni.

Per te, come partner, è comprensibile provare frustrazione e smarrimento, soprattutto quando senti che il tuo ruolo viene ancora messo in dubbio. In genere è sconsigliato insistere nel “convincerla” che non fosse vero: questo rischia di irrigidire le difese o riattivare conflitti. È più utile mantenere una posizione ferma ma non conflittuale, del tipo: “Io so di non averti fatto del male, ma capisco che tu lo abbia vissuto così in quel momento”, lasciando che il lavoro di rielaborazione resti nel contesto terapeutico.

Il fatto che sia seguita sia da una psicologa sia da uno psichiatra è molto importante e indica che il caso è già preso in carico in modo adeguato. Se senti che questa difficoltà sta pesando molto sulla vostra relazione, può essere utile anche chiedere uno spazio di confronto per te (individuale o di coppia), per non restare solo nel sostenere qualcosa che emotivamente è complesso.

In sintesi: sì, è possibile che dopo due anni una persona continui a credere vere alcune convinzioni del periodo delirante; non è un segno di fallimento della cura, ma una caratteristica del decorso di questi disturbi. La stabilità attuale conta più della completa “ammissione” del passato. Anche tu, però, hai diritto a essere sostenuto in questo percorso.

Un saluto,

Dott.ssa Valeria Di Stasi

Psicologa clinica

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