Nevrosi

Claustrofobia - Paura degli spazi chiusi

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Salve sono una ragazza di 23 anni. Da 2 o tre anni soffro si claustrofobia almeno credo. Quando entro in un' ambiente chiuso senza alcun spiraglio di luce senza finestra non ci posso stare . In quel momento mi sento soffocare, sto per svenire, sudore freddo, palpitazioni a due mila ecc.. cosa posso fare per levarmi da questo incubo che ho ? E' claustrofobia o altro? poi ultimamente faccio incubi mentre dormo e mi vedo insetti che non esistono nella realtà giganti che volano nella mia stanza tipo ragni, zanzare, scarafaggi ecc... che cosa è questo? ho paura di tutto questo! Sto veramente male
Silvia


Risposte dei nostri esperti

Gentile Silvia, immagino e capisco il disagio che prova nelle situazioni che descrive. E' importante che sia consapevole del fatto che la claustrofobia, così come gli incubi con le allucinazioni (percepire oggetti, animali, ecc. che non esistono nella realtà), sono sintomi di un malessere più profondo. Ciò significa che per affrontare tali disturbi è necessario capire cosa nascondono, quali disagi ci sono dietro. E per fare questo è utile un percorso di psicoterapia che permette di far luce sulle sue emozioni, sui suoi pensieri e che arrivi a ridimensionare i sintomi di cui parla. Un percorso di questo genere può essere lungo e impegnativo (del resto non esistono "ricette" pronte all'uso), ma può valere la pena di intraprenderlo per acquisire delle nuove consapevolezze riguardo a se stessi e vivere meglio la propria vita. Augurandole di trovare la sua strada, la saluto cordialmente.
(11/03/2008) Dott.ssa Irina Boscagli




La sua domanda credo sia riferita alla difficoltà a dare senso a quello che le capita. Da una parte la sua paura per gli spazi chiusi dove non filtra luce ed aria e dall'altra sogni paurosi con insetti giganteschi. Le due cose mi fanno pensare alla paura della morte poichè la bara è uno spazio dove nulla filtra ne luce ne aria e nel quale si viene chiusi. Gli insetti sono parte dell'humus terrestre. Naturalmente è solo una ipotesi e va indagata perchè vi sarà sicuramente accanto ad una dimensione collettiva una dimensione sua privata, personale e storica degli eventi. Le consiglio sicuramente di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per poter affrontare le sue paure e poterne dare un significato. Buon lavoro. Cordiali saluti
(11/03/2008) Dott. Marco Ventola




Gentile Silvia , la Sua situazione di profondo malessere, merita di essere presa in seria considerazione. I sintomi riportati sono una modalità difensiva che Lei opera per proteggersi dal dolore di fondo, altrimenti intollerabile. Alla base c'è un conflitto che andrebbe individuato ed elaborato. Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapico al più presto. Cordialmente .
(11/03/2008) Dott.ssa Anna Maria Pisanello




Cara Silvia la tua domanda nasconde molte considerazioni che difficilmente si possono spiegare con poche righe, anche perchè già denunci in prima persona che soffri di claustrofobia. La domanda che sorge spontanea è in questi tre anni di sofferenza è stato consultato uno specialista? I sogni, gli incubi sono sintomi che vanno analizzati per capire se si tratta di altri disturbi psichici da identificare, quindi come consiglio, visto che sei anche giovane, ti invito a consultare uno psicologo psicoterapeuta per analizzare i processi che avvengono nel tuo inconscio. Auguri
(11/03/2008) Dott. Sergio Puggelli




Le cause delle fobie sono molteplici e difficili da riconoscere, possono essere riconducibili a diverse aree: distorsioni cognitive propriamente dette, problemi inerenti la libido, risposte disadattive a eccessive pressioni socio-ambientali (sognare insetti giganti): Le fobie peggiorano e i tempi per la cura aumentano se non sono trattate le consiglio di rivolgersi al più presto da uno psicologo.
(11/03/2008) Dott.ssa Carla Foletto




Gentile Silvia, è difficile dire qualche cosa senza aver fatto un colloquio approfondito. E' una descrizione troppo vaga per poter fare un'ipotesi. Visto il disagio che sta vivendo però le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per un incontro almeno per avere un parere di un esperto. Cordiali saluti
(12/03/2008) Dott.ssa Silvia Foschetti




Ciao Silvia, i sintomi che hai descritto riportano ad una diagnosi di Attacchi di Panico, la presenza di una forte ansia paralizzante. Il fatto che questi avvengano in luoghi chiusi fa pensare alla claustrofobia però sarebbe utile indagare se ci sono dei luoghi in particolare dove provi questi sintomi. Riguardo al sogno che hai raccontato, la paura di venir aggredita nella tua stanza, che solitamente rappresenta un posto sicuro, riporta la tua ansia nei confronti di pericoli che dici "non esistono nella realtà". Ti consiglio di approfondire questi tuoi sintomi, ricollocandoli al momento dell'insorgenza, 2 o 3 anni fa, e cercando di individuarne i significati. A volte l'ansia è un segnale d'allarme che ci segnala che è il momento di occuparci di noi stessi.
(12/03/2008) Dott.ssa Sara Breschi




Cara Silvia, il tuo problema si inquadra piuttosto bene nell'ambito dei disturbi fobici, per i quali esistono molti protocolli interessanti ed efficaci, per cui rivolgerti ad uno psicologo senz'altro può servire. Per quanto riguarda i sogni notturni la questione è un po più complessa, certamente è un segnale di disagio, ma è necessario un contatto più stretto, de visu, per dare qualche risposta. In bocca al lupo
(12/03/2008) Dott. Massimo Giusti




Gentile Silvia, sembrerebbe effettivamente presente un aspetto claustrofobico. Si tratta di un disturbo d'ansia. Per l'aspetto degli incubi notturni più recenti, sarebbe meglio che ti confrontassi con un "tecnico" per chiarire meglio la situazione. Potrebbe essere ancora una tua situazione ansiosa che si manifesta nel sognare. Saluti, Mauro
(13/03/2008) Dott. Mauro Milardi




Sono una ragazza di 29 anni. Per alcuni anni ho sofferto di una leggera forma di claustrofobia non invalidante, cioè l’unico “fastidio” che ricordo di aver avuto era in ascensore, ma senza gravi conseguenze. Da circa 3 anni a questa parte la mia claustrofobia ha cominciato ad aumentare, cioè ho cominciato a sentirmi insofferente oltre che in ascensore, anche in altre situazioni con tanta gente in cui non mi sentivo libera di muovermi, tipo luoghi molto affollati ecc. Alcuni mesi fa, dopo un periodo di stress lavorativo e non, ho sofferto di attacchi di panico, cioè tachicardia e ansia improvvisi senza motivo. Ho smesso di prendere l’ascensore e di fare altre cose per la paura di poter avere un altro attacco di panico e questo non ha fatto altro che peggiorare le cose. Ora la situazione è migliorata notevolmente, cioè gli attacchi di panico non si sono più presentati e forzandomi ho ricominciato a fare le cose normali, prendere ascensori, aerei ecc. Ma comunque ho ancora paura, in ascensore non sono mai tranquilla, ho paura dei posti troppo affollati e delle situazioni in cui mi sento “costretta”. Al momento pratico lo yoga. Forse è importante dire che da sempre soffro di mal di testa. Ho paura che presto o tardi gli attacchi di panico possano ricominciare. C’è qualcosa che potrei provare a fare per migliorare la qualità della mia vita? Dovrei andare in terapia? Grazie per l'attenzione.
Maria


Risposte dei nostri esperti

Ciao Maria, se provi a focalizzare i momenti di vita in cui si sono presentati in modo più acuto i disturbi d'ansia in generale, e gli attacchi di panico in particolare, molto probabilmente noterai che sono stati momenti "particolari", in cui sei stata sollecitata su tematiche di mancanza di libertà/costrizione o di mancanza di protezione/abbandono. Non conoscendoti, non posso dirti altro, ma in genere, nelle persone che vedo in terapia riscontro questo tipo di associazione e già il rendersi conto che gli attacchi di panico non sono casuali o scollegati e in realtà hanno poco a che fare con i luoghi chiusi, o con i luoghi aperti, ma piuttosto con tematiche relazionali che in quel momento ci stanno mettendo a dura prova, serve già ad alleviare di molto i sintomi. Il problema è che non è facile capire da soli che cos'è che ci sta "stringendo" in quel momento di vita o che cos'è che ci fa sentire come se "ci mancasse la terra sotto i piedi", soprattutto quando si entra in quello che noi cognitivisti chiamiamo "paura della paura", un po' ciò che sperimenti tu stessa: il timore che si verifichi un altro attacco di panico, il non fare più le cose allo stesso modo o peggio non farle per niente, pur di non provare ancora quell'esperienza paralizzante e terrifica. Il suggerimento che ti dò è pertanto quello di intraprendere una psicoterapia, anche perchè davvero i sintomi d'ansia sono tra le psicopatologie che regrediscono in un tempo relativamente breve, con una terapia mirata, capisco quanto sia difficile affidarsi, soprattutto per chi ha un tema d'ansia, ma è l'unico modo per poterne uscire davvero. I miei auguri.
(31/01/2008) Dott.ssa Anna La Prova




Gentile utente, la sua domanda è costellata da una serie di sintomi fisici che lei ha tradotto in maniera molto acuta attraverso una osservazione specifica: "Tutte le situazioni che mi fanno stare male sono situazioni in cui mi sento costretta". Sembra che a livello simbolico il sentire la dipendenza dei legami le causano angoscia, ansia. È interessante notare come la parola ansia possa essere collegata etimologicamente alla radice tedesca Angst cioè “soffocare nelle strettoie” (Rollo May), perché ci fornisce un utile indizio nella formulazione di ipotesi relative alla comprensione della dinamica dell’ansia. Da un punto di vista psicologico le strettoie sono quelle del legame che si crea con se stessi e con l’altro, ovvero con le rappresentazioni interne di ciò che ognuno porta dentro rispetto ai rapporti affettivi. Diventa a questo punto più evidente che le rappresentazioni interne non corrispondono alla realtà ma al modo in cui viene interpretata la realtà; funzionano, per usare una metafora, come una bussola interna che aiuta a trovare il giusto orientamento. Ed allora quando questa bussola è mal orientata si rischia di soffocare nelle strettoie non riuscendo a riconoscere, accettare ed esprimere la proprie emozioni. Quando si soffoca la propria individualità, il corpo viene in aiuto costringendo la persona a guardarsi, per prendere coscienza dei vissuti emotivi. Per inciso, si può dire che tradurre in parole quello che avviene dentro se stessi non è un compito semplice come non è facile il confronto con i propri limiti, o le proprie paure; quello che spinge la persona ad affrontare un percorso del genere è la necessità di trasformare queste parti scisse e cristallizzate;ricorrendo ad un coraggio insospettabile per la persona stessa: è un coraggio che proviene dalla capacità di evoluzione dell’essere umano, dal tendere alla costruzione della propria esistenza. Lo psicologo che analizza la dimensione emotiva dell’individuo non fa altro che aiutare il cliente a cogliere il senso del linguaggio ricollegandolo alla sfera emotiva relazionale, per sviluppare nuove “categorie” più flessibili ed utili. In questo senso il percorso terapeutico diviene un tramite per poter dispiegare aspetti della propria identità che erano nascosti ed azzardare nuove strade verso la comprensione della propria realtà psichica. Cordiali saluti
(31/01/2008) Dott. Marco Ventola




Cara Maria, in genere gli attacchi di panico hanno due effetti: da un lato limitano la vita di chi ne soffre, come anche lei ha potuto verificare nella sua esperienza, dall’altro proteggono la persona interessata dall’esporsi a situazioni sociali imbarazzanti, stressanti, o che non si sa come gestire o in cui, come lei dice, ci si sente “costretti” (a corrispondere a delle aspettative, per esempio). E’ possibile che gli attacchi di panico si ripresentino in coincidenza di un evento stressante, anche se non è detto che succeda. A questo punto, intraprendere una psicoterapia può essere importante non solo per affrontare gli attacchi di panico, ma anche per avviare una riflessione su se stessa e su cosa le va stretto di quello che fa o delle situazioni in cui si trova.
(31/01/2008) Dott.ssa Silvia Zuccaro




Cara Maria, innanzitutto complimenti per tutto quello che hai cercato di fare, con successo, per tirarti fuori dalla tua situazione. in merito alla tua richiesta, io ti consiglierei di parlare con qualcuno, con un serio professionista. credo che sia opportuno che tu possa approfondire la questione, gli attacchi di panico sono un sintomo molto serio: a volte causati da un periodo di grande stress, altre indice di qualcosa di sottostante che per anni la persona ha "tenuto a bada" ma che ora preme e rischia di emergere. se tu avessi bisogno del nome di un collega a roma che sia specialista di queste problematiche, non esitare a contattarmi. www.trasformazioni-studio.it un caro saluto,
(31/01/2008) Dott.ssa Alessandra Gabrielli




Cara Maria, sarebbe interessante poter capire cosa si nasconde dietro il sintomo claustrofobico e dietro le crisi di panico. Ogni sintomo psichico rappresenta un campanello d'allarme di un conflitto che affonda le proprie radici nell'inconscio. Lei accenna al problema della libertà, come se avesse dovuto compiere delle scelte (forse lavorative) che hanno sacrificato in parte la sua libertà e creatività. O forse, c'è una parte della sua personalità che non ha avuto modo di esprimersi pienamente. Una parte di se' vitale, che tenta di affermarsi, ma non vi riesce. E rimane imprigionata in un luogo mentale da cui è difficile scappare. Un luogo stretto ed angusto, che fa pensare alla morte. Dietro la claustrofobia si ritrova spesso la paura della morte. Una paura ancestrale, che hanno tutti gli esseri umani, nonostante i filosofi abbiano tentano di esorcizzarla ed i religiosi hanno proposto una speranza. C'è anche il mal di testa, credo dovuto a quei pensieri cosi' pesanti che si impongono, che lei tenta di affievolire sgomberando la mente con la pratica yoga. Penso che una psicoterapia di tipo psicoanalitico possa permetterle di restituirle quella sfera di libertà che sta cercando da molti anni. Saluti. (31/01/2008) Dott.ssa Mirella Caruso Gentile sig.ra, dalle sue parole emerge innanzitutto una forte motivazione ad uscirne. Non è da tutti sforzarsi e riuscire a dominare le paure. Ciò significa che probabilmente ha delle potenzialità per risolvere questo problema. E' anche vero che i sintomi da lei riportati sono parte del quadro a spettro fobico che si caratterizza per...la paura di avere paura... e può scivolare in stati ansiosi più cronici. Circa la psicoterapia, un qualunque professionista serio la inviterebbe ad un colloquio per una iniziale valutazione. Solo dopo si potrebbe capire meglio se e come iniziare un cammino insieme.
(31/01/2008) Dott.ssa Fernanda Cafarelli




Un percorso di terapia, preferibilmente di orientamento cognitivo, potrebbe essere di valido aiuto in un processo di autoconoscenza e lavoro su di sè al fine di convivere al meglio con le sue criticità. Gli attacchi di panico si possono in effetti ripresentare e anche i sintomi fobici, ed è questo momento di serenità utile per iniziare la psicoterapia più che l'urgenza dettata dagli attacchi di panico. Cordiali saluti.
(31/01/2008) Dott.ssa Lorena Ferrero




Gentile Maria, quello che lei descrive è un elenco di malesseri che associa a particolari condizioni esterne, come appunto i luoghi chiusi...lei stessa annota peggioramenti del suo stato in corrispondenza di periodi particolarmente impegnativi della sua vita. Credo che gli attacchi di panico siano un po' come il trillio della sveglia...dormiamo ed un suono, non sempre piacevole, ci strappa dal nostro stato di riposo...ecco penso che sia importante ascoltare questo segnale di avviso, potrebbe essere molto prezioso per la qualità della vita affettiva, relazionale e soprattutto per il nostro benessere. Potrebbe essere per lei maturato il momento di incontrare uno psicoterapeuta, se vuole può chiamarmi in studio allo 06 700 29 79 (S. Giovanni) o comunque può avere maggiori informazioni se si collega al sito www.arpit.it . Cordiali saluti
(31/01/2008) Dott.ssa Maria Grazia Antinori




Buon giorno Maria, mi complimento perchè leggendo la sua mail percepisco subito in lei una gran forza nella personalità , nel cercare di superare i sintomi fastidiosi legati alla claustrofobia; Riferisce un pò di tempo fà di averne sofferto in forma leggera, mentre da qualche anno, ha sentito riaumentare certi sintomi e non solo in ascensore ma anche in ambienti affollati, gli attacchi di panico, limitano parecchio la libertà d'azione e fanno vivere la situazione come una paura improvvisa di cui non siamo consapevoli. Dovrebbe ripensare al periodo esatto quando sono cominciati questi spiacevoli sintomi e ricollegarli a un qualche evento significante negativo della sua vita e magari cercare di rielaborarlo un pò, forse potrebbe anche arrivare ad una leggera diminuzione del disturbo; La nostra mente, come lei sa, registra tutto e anche le sensazioni spiacevoli ricordandoci ogni volta che ci ritroviamo nelle stesse circostanze i sintomi collegati all'evento, tachicardia, sudorazione, quella che viene definita "ansia anticipatoria"; Ha fatto benissimo cercare di combatterla e sforzandosi ha ricominciato a rifare tutte le cose che faceva prima, prendere l'ascensore, l' aereo, ma tutto sommato nulla di pericoloso le è successo come vede, direi che hai agito nel modo migliore, con l'uso della fantasia e di certe immagini potrebbe anche ridicolizzare l'evento riuscendo a togliere l'energia che le causa questo malessere, ci provi, sà il nostro cervello è anche dotato di tantissime potenzialità che anche noi delle volte non conosciamo, credo che anche il corso di yoga probabilmente l' ha aiutata molto, nel mantenimento della calma in questi particolari momenti.. Se i sintomi dovessero persistere le consiglio un corso di Training Autogeno somatico all'interno di una psicoterapia breve, per poter spezzare il ciclo dell'ansia ed eliminare gli attacchi di panico definitivamente e farle riacquistare completamente la libertà migliorando la qualità della sua vita; Sperando di esserle stata utile, le auguro benessere, serenità e felicità arrivederci
(01/02/2008) Dott. Andrea Anedda




Gentile Maria L'ansia, la paura degli spazi chiusi e di stare in luoghi affollati rappresentano la superficie sintomatica di qualcosa di più profondo. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che la aiuti ad affrontare la situazione sostenendola in un percorso di analisi personale. Nel caso in cui sentisse che il disagio diventa invalidante è probabile che le venga consigliato anche un supporto farmacologico che la porti ad una condizione ottimale per affrontare un lavoro di conoscenza di sè.
(01/02/2008) Dott.ssa Simona Martini




Gentilissima Maria, Mi chiedo cosa sia successo 3 anni fa... Consultare uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla a comprendere meglio il suo problema e a gestirlo, magari apprendendo anche delle tecniche di rilassamento o antistress. Se ha voglia di parlarne (senza impegno: la prima seduta è gratuita) io lavoro a Roma. le auguro Buona giornata
(01/02/2008) Dott.ssa Laura Bongiorno




In prevalenza io tratto ansie e attacchi di panico non è un percorso facile, ma bisogna affrontare quasi per forza, perchè così ricompare tutto. Bisognerebbe cercare un professionista nelle sue zone che cerchino di togliere subito il sintomo e focalizzare l'attenzione sul contenuto dell'ansia. Più cerchi di controllare meno ottieni. Ripeto L'AIUTO E' FONDAMENTALE E INDISPENSABILE.
(01/02/2008) Dott.ssa Elena Conter




Cara Maria, non sia troppo preoccupata per gli stati di tensione che ogni tanto riaffiorano, è riuscita a superare con grande successo (e da sola!) i momenti della sua vita in cui si è sentita maggiormente in ansia e questo indica che ha grandi risorse personali. E' anche vero che situazioni di "stress" possono minare la tranquillità conquistata tanto faticosamente, in questi casi potrebbe essere opportuno rivolgersi ad un terapeuta competente perchè possa aiutarla a far emergere quelle risorse che lei già possiede, ma che in alcuni momenti della vita non sono immediatamente a disposizione, magari proprio perchè l'ansia ci blocca. Se poi lei sente il desiderio di conoscersi meglio e di capire di più le sue reazioni/emozioni fin da adesso, non ci trovo nessuna controindicazione! Cari saluti
(02/02/2008) Dott.ssa Lucia Ricci




...fare delle sedute di psicoterapia sono utili per capire cosa si nasconde dietro quel sintomo e cercare di eliminare l'aspetto fobico innescato, la tua preoccupazione già mi indica che c'è un aspetto fobico in atto. un abbraccio
(18/02/2008) Dott.ssa Silvana Valerio




Gentile Maria, mi è molto piaciuta la sua definizione "migliorare la qualità della mia vita". E' proprio a questo che serve la psicoterapia, almeno il mio approccio. Tuttavia la decisione di intraprendere o meno un percorso terapeutico spetta solo ed esclusivamente a lei, nessun altro può decidere se il disagio che vive adesso è sopportabile o meno. La terapia può aiutarla? in linea di massima si, tuttavia il suo esito è legato a svariati fattori, diffidi di qualunque terapeuta le dia garanzie. Nel mentre vorrei darle un'indicazione di massima: non eviti nessuna situazione che le genera ansia, più EVITA più la paura cresce. Un caro saluto
(18/02/2008) Dott.ssa Barbara Florenzano

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