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Psicoanalisi: la prima consultazione

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Klauber ritiene che «la consultazione psicoanalitica  è  un evento  traumatico nella vita di un paziente» (1971, p. 148). Possiamo contrastare questi rischi, limitando il nostro lavoro interpretativo al contenuto immediato della conversazione e al disvelamento della scena nel ‘qui e ora’. In questo processo si deve essere guidati dalla domanda di Balint: «In che punto inizia la violazione ingiustificata dell’integrità di un paziente?».

Siamo in grado di mitigare gli eventuali effetti traumatici che può avere la consultazione sul paziente, se si tiene conto delle sue aspettative in questa situazione: esprimendo o interpretando, ad esempio, il suo desiderio di un trattamento più profondo, non appena questo desiderio si sia fatto evidente. Dunque, vi sarà una maggiore probabilità che il paziente si senta compreso e facilitato a mobilitare le proprie difese per affrontare posteriori tendenze regressive. Così l'analista ottiene, fin dal primo incontro, l'opportunità di osservare, insieme al paziente, la maniera che egli usa per affrontare le delusioni e le frustrazioni, così come la possibilità di esaminarla. Ciò si traduce in un approfondimento della comprensione e, al tempo stesso, i limiti della conversazione devono essere resi espliciti il più rapidamente possibile, in modo che il paziente possa esprimere e discutere le proprie reazioni, mentre è ancora in consultazione, così da non lasciarlo poi solo con tali sentimenti e fantasie, così significative per lui. Questo ci permetterà di cominciare a comprendere l'importanza che ha per il paziente la limitazione, la frustrazione e la separazione nella situazione in corso e, da questo, le sue manifestazioni dirette.

Un altro vantaggio della consultazione per entrambe le parti, è che il paziente può partecipare direttamente al processo di comprensione del significato inconscio. Resta coinvolto nel processo psicoanalitico dall'inizio: l'uso delle sue difese nel ‘qui e ora’, può essere riconosciuto e considerato da entrambe le parti.

Possiamo riferirci a questi movimenti difensivi direttamente e ottenere così un’osservazione immediata della rigidità o flessibilità dell’organizzazione difensiva, riguardo alla situazione di conflitto, attiva in quel dato nel momento. In questa relazione bi-personale, l'analista oscilla tra una identificazione contenitiva e le attitudini cognitive.

L’identificazione inizialmente inconscia con il paziente, con parti della sua personalità e con le sue immagini internalizzate nella forma di una accettazione inconscia dei ruoli (Sandler, 1976), mobilita nell’analista sentimenti, fantasie e modi difensivi che si possono usare, almeno parzialmente, insieme all'analisi del contro-transfert, per il processo di analisi. Obviously, l’analisi può essere pienamente colta solo attraverso l'esperienza concreta di analisi, mentre nel caso in esame, il paziente viene accolto soltanto per una consultazione.

Pertanto, egli deve ottenere un'esperienza di analisi nel quadro di una consultazione. Questa è l'essenza della consultazione, ed ottenerla costituisce un processo delicato: una consultazione riuscita è in grado di fornire già una sufficiente idea dei processi emotivi ed intellettuali in gioco (Klauber,  1971, p. 143). Allo stesso tempo credo che, sulla base dell'incontro inteso in questo modo, l'analista sia in grado di poter fare una riflessione adeguata su ciò che si potrà aspettare da un'analisi applicata al caso del paziente in questione. Freud ha scritto nel 1905: «Inizio con qualsiasi superficie che l'inconscio [del paziente] sta presentando alla vostra attenzione in quel momento» (p. 12).

 

CONCLUSIONI

Dunque, abbiamo delineato alcuni degli obiettivi della prima consultazione psicoanalitica. Eissler (1950) descrisse il cambiamento strutturale, come una componente critica della psicoanalisi. L'obiettivo del cambiamento strutturale nella prima consultazione psicoanalitica ha a che fare, anzitutto, con la struttura della relazione e del dialogo, che si lascia comprendere attraverso l'approccio psicoanalitico, per il fatto che l'analista si limita alla preparazione delle interpretazioni; e, infine, attraverso le proprie interpretazioni. Questo atteggiamento porta ad un cambiamento nella struttura del rapporto che il paziente tenta di imporre inconsciamente attraverso le sue presentazioni di transfert e la sua assegnazione di ruoli (Sandler, 1976), ma non necessariamente a un cambiamento nel paziente. Il cambiamento della struttura della relazione attraverso l'interpretazione della relazione nel ‘qui ed ora’ quindi, inibendo dunque l’obiettivo inconscio (il ripetere vecchi schemi di relazione e di appagamento del desiderio), apre la strada, fin dall'inizio dell’incontro, ai disvelamenti che emergeranno alla fine della prima consultazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

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Roberto Pasanisi

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