Tutti abbiamo la stessa missione in questa vita essere noi stessi.
Vivendo delle esperienze fino ad accettarle e ad amarci attraverso di esse.
Fino a quando un’esperienza viene vissuta nella non–accettazione e quindi nel giudizio, nel senso di colpa, nella paura, nel rimpianto, nella fuga, nell’evitamento o in altre forme di non accettazione l’essere umano continua ad attrarre a sé circostanze e persone che gli faranno rivivere quella stessa esperienza.
Accettare un’esperienza non significa che diventa la nostra preferita o che siamo d’accordo con essa. Si tratta invece di consentirci di sperimentare e imparare attraverso ciò che viviamo e soprattutto, di imparare a riconoscere che cosa è benefico per noi e che cosa non lo è.
L’unico modo per riuscirci è diventare consapevoli delle conseguenze dell’esperienza.
Anche se dici a te stesso “non voglio più vivere questa situazione”, essa si ripresenterà; bisogna consentire a sé stessi di poter ripetere più volte lo stesso errore, la stessa esperienza sgradevole, prima di riuscire a trovare la volontà e il coraggio necessari per trasformarsi.
Ciò che non è pienamente compreso, si ripete.
Cosa ci impedisce di essere noi stessi e accettarci così come siamo?
Le nostre credenze su noi stessi e sul mondo che ci circonda
Convinzioni negative che colpiscono direttamente:
Non valgo niente! Non mi vuole nessuno! Non sono il benvenuto! Non sono degno di essere amato! Sono cattivo! Sono troppo grasso! Non valgo abbastanza! E’ colpa mia! Sono insignificante! Sono stupido! Non sono importante! Non so fare niente! Non posso provare emozioni! Ci rimetto sempre io! Sono sempre la solita/il solito bambina/bambino! Sono un fallito! Sono sbagliata! ………..
Convinzioni negative a proposito della relazione che ho con chi mi accudisce o mi ha accudito:
Sono solo un peso! Sono responsabile del tuo umore! Non posso fidarmi di te! Devo stare sempre all’erta! Devo avere riguardo per i tuoi sentimenti! Sono inferiore! Devo adattarmi a te! Sono più forte di te! Sono un incapace! Sono inerme! Sono nelle tue mani! Non mi ami! Mi odi! Ti deludo! Sono indesiderato! ………..
Convinzioni negative che mi offrono una soluzione (strategia di difesa) ai problemi con le persone che mi accudiscono o mi hanno accudito:
Devo essere affettuoso e ubbidiente! Non mi posso difendere! Devo fare tutto nel modo giusto! Non posso avere una mia volontà! Mi devo adattare! Devo farcela da solo! Devo essere forte! Non posso mostrarmi debole! Devo essere il/la migliore! Devo portare a casa buoni risultati! Devo starti sempre vicino! Devo soddisfare le tue aspettative! Non mi posso staccare!
E tu? Con quale ti identifichi?
Poco dopo la nascita, ci rendiamo conto che quando osiamo essere noi stessi la cosa disturba il mondo degli adulti o quello delle persone che ci sono vicine.
Ne deduciamo che essere naturali non sia una buona cosa, non sia giusto.
Si tratta di una scoperta dolorosa, che in un bambino provoca soprattutto crisi di collera.
In genere i bambini passano attraverso quattro fasi:
dopo aver conosciuto la gioia di essere sé stesso (prima tappa dell’esistenza), il bambino scopre il dolore di non poter essere sé stesso (seconda fase).
A questo segue un periodo di crisi, di ribellione (terza fase).
Per ridurre il dolore il bambino si rassegna e finisce per crearsi una nuova personalità, in modo da diventare ciò che gli altri vogliono che sia ( quarta fase)
E’ nella terza e quarta fase che creiamo le maschere o “personalità, che servono a proteggerci dalla sofferenza vissuta nel corso della seconda fase.
Queste maschere sono cinque e corrispondono a cinque grandi ferite fondamentali vissute dall’essere umano:
- RIFIUTO
- ABBANDONO
- UMILIAZIONE
- TRADIMENTO
- INGIUSTIZIA
Queste ferite si originano dalla frustrazione, in infanzia e in adolescenza, di almeno uno dei 5 bisogni emotivi primari dell’essere umano, quali:
- bisogno di sicurezza, stabilità, cura e accettazione,
- bisogno di autonomia,
- bisogno di esprimere le proprie emozioni,
- bisogno di limiti realistici,
- bisogno di spontaneità e gioco
sono universali e vengono espressi nella relazione con le figure di accudimento e attaccamento.
Stabilità, cura e accettazione.
Questo bisogno è soddisfatto se sentiamo di poter contare su figure di riferimento stabilmente presenti, che si prendono cura in modo amorevole di noi, proteggendoci e rispettandoci.
L’accettazione equivale al bisogno di sentirsi amato a prescindere da ciò che si dice e si fa: l’altro ci ama e ci accoglie nella nostra unicità.
Autonomia, competenza e senso di identità.
Il bisogno di autonomia è soddisfatto se abbiamo la possibilità di percepirci autosufficienti: essere stimolati a provare sentendo che l’altro è vicino, ci sostiene, ma non si sostituisce nel fare.
Il bisogno di competenza riguarda il bisogno di poter trovare un riconoscimento positivo alle nostre prestazioni da parte degli altri significativi.
Il bisogno di costruirsi un senso di identità è soddisfatto quando si è in grado di percepirsi con un’identità propria rispetto alle figure di riferimento: una persona sente il diritto di vivere la “propria” vita, di fare le “sue” scelte, di avere spazi solo “suoi”.
Libertà di esprimere i propri bisogni e le emozioni.
Questo bisogno è soddisfatto quando l’espressione delle proprie emozioni e dei propri stati d’animo è incoraggiata, non è giudicata/punita.
Limiti realistici e autocontrollo.
Si tratta del bisogno che l’altro significativo dia regole, argini, modelli che insegnino a tollerare la frustrazione e a controllare gli impulsi.
Spontaneità e gioco.
Perché questo bisogno sia soddisfatto dobbiamo far esperienza di un contesto in cui siano valorizzati il gioco e lo svago, al di là di ogni obiettivo che non sia il puro e semplice diletto personale.
- FERITE
- FUGGITIVO
- DIPENDENTE
- MASOCHISTA
- CONTROLLORE
- RIGIDO
- MASCHERE
- RIFIUTO
- ABBANDONO
- UMILIAZIONE
- TRADIMENTO
- INGIUSTIZIA
Le maschere che indossiamo, quindi, sono strumenti che servono ad adattarci alle circostanze.
È uno dei modi che abbiamo per reinventarci e andare avanti.
Ci fanno sentire capaci di qualunque cosa e tengono lontano quello che, secondo la nostra convinzione, potrebbe danneggiarci.
Tendono a nascondere a noi stessi e agli altri ciò che non abbiamo ancora risolto.
Affrontando queste ferite, tutta l’energia che serviva per reprimere e nascondere il dolore, finalmente si libera e può essere impiegata per scopi molto più produttivi.
Tu non sei l’esperienza che vivi, sei una goccia di Dio che vive un’esperienza su un pianeta fatto di materia
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