Problemi relazionali

Come riconoscere se un familiare soffre di ritiro sociale?

Enza

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Salve,
Vi scrivo per parlarvi di mio fratello che ha 23 anni. È l'ultimo figlio in casa, dopo di me che ho 32 anni che attualmente vivo in casa con lui e mia madre e dopo mia sorella di 30 anni che vive stabilmente a Roma. Fin da piccolo mio fratello è sempre stato molto intelligente ma anche abbastanza introverso, preferendo parlare e relazionarsi più con i grandi che con i suoi coetanei. I nostri genitori si sono separati quando lui aveva 5/6 anni e non è stata una separazione facile. In casa non c'è mai stato un grande dialogo, soprattutto sulla condivisione di sentimenti e dopo la loro separazione entrambi i genitori non sono riusciti a starci vicini quanto a noi sarebbe servito. Nostro padre, prima della separazione, ha sempre dato tutto per scontato e riteneva di essere un buon genitore per il solo fatto di accudirci nei nostri bisogni primari. Dopo la separazione diciamo che ha dovuto imparare un po' per volta a fare il padre e con mio fratello piano piano è riuscito ad instaurare un minimo di dialogo. Mia madre dopo la separazione si è buttata a capofitto nel lavoro e mio fratello ha iniziato a trascorrere i suoi pomeriggi e il tempo libero da solo a giocare soprattutto al computer, tempo che negli anni si è dilatato sempre di più al punto da mettersi da parte dei risparmi per comprarsi un computer scegliendosi i pezzi uno ad uno dal momento che nel frattempo aveva sviluppato una passione per l'informatica. Dal punto di vista scolastico, al liceo scientifico è sempre andato bene, eccellendo nelle materie scientifiche e in inglese. Tuttavia, una volta intrapreso il percorso di studi universitario triennale in informatica (Universita degli Studi di Salerno) si è demoralizzato sostenendo che si aspettava di più da questo percorso. Man mano ha perso sempre di più la voglia di studiare riuscendo a prendersi gli ultimi esami studiando il minimo indispensabile. Attualmente ha chiesto la tesi ma in realtà, così come ha sempre fatto, anche prima della pandemia, passa tutte le giornate in camera sua al computer a giocare, leggere manga o vedere anime e parlare in chat con i suoi amici, esce dal suo mondo virtuale e dalla sua camera solo per i pasti o se c'è da aiutare a fare qualcosa in casa. Anche prima della pandemia, le sue uniche, e comunque rare, uscite "sociali" erano con il solito gruppetto di amici che conosce fin dal liceo, lo stesso delle chat e dei giochi online. Ha la patente ma non guida perché dice che non gli piace e quindi è dipendente da me, nostra madre o dal passaggio degli amici per uscire di casa (viviamo in un paese di periferia dove l'unico mezzo per spostarsi è l'auto). Dal punto di vista sentimentale a me che sono la sorella, come si può ben immaginare, non dice nulla o quasi ma non ne ha mai parlato neanche con i nostri genitori, però per quanto il suo carattere è schivo e riservato se avesse avuto una relazione "seria" penso ce ne saremmo accorti...o forse no. Lui dice che gli piacerebbe molto vivere a Roma dove è andato qualche volta a trovare la sorella e quando ha provato a fare qualche concorso, purtroppo senza successo. Anche lì il suo impegno nello studio per le prove è stato il minimo indispensabile. Io ho il timore che ci sia qualcosa che lo blocca, frutto di un malessere profondo che noi della famiglia non riusciamo a decifrare. Secondo voi dovremmo preoccuparci seriamente? Potrebbero essere segnali di una qualche forma di personalità evitante o di ritiro sociale? E soprattutto secondo voi come potrei far capire a mia madre che potrebbe esserci un problema? Ho provato a parlarle di questi miei timori ma lei non crede siano segnali gravi e che passeranno una volta che mio fratello prenderà la sua strada lavorativa e si renderà autonomo. Potreste darmi un consiglio??
Enza

1 risposta degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Enza nella sua lettera ha fornito importanti elementi sul punto di rottura (la separazione dei vostri genitori) preceduto da una criticità nelle insufficienti cure del padre dal punto di vista dell’empatia.
La separazione dei propri genitori, pur essendo un evento stressante per ogni persona coinvolta, non è di per sé un evento dal quale facilmente derivererebbero profili psicopatologici, come riconosciuto dalla comunità scientifica.
Corrisponde senz’altro a un cambiamento spesso doloroso e come tale può produrre svariati effetti. Parimenti all’interno di alcuni nuclei familiari l’evento riesce addirittura a portare effetti benefici su ogni individuo.
 
Tra le espressioni di disagio emotivo possono esserci anche i fenomeni da lei descritti osservati negli anni tra i comportamenti di suo fratello, ma non sempre possono rientrare nei disturbi veri e propri.
Sicuramente il basso rendimento scolastico da Lei descritto può essere allineato alla vita emotiva del ragazzo, ma a volte alcune scuole sono molto richiestive e magari la scelta scolastica non rientra meramente nelle competenze del ragazzo, benchè questo non abbia a che vedere con le sue capacità intellettive.
Rileggendo la sua descrizione tendo ad orientarmi sul senso di vergogna, magari non percepito direttamente dal bambino/ragazzo/giovane adulto, ma da una sorta di apprendimento esterno, magari legato al mancato rispetto di una regola culturale e sociale che è quella della famiglia unità con tutte le figure al loro posto.
Forse per questo il bisogno di allontanarsi, di cambiare aria, di trasferirsi dove la propria storia non è conosciuta.


Spero di esserle stata utile


Cordiali Saluti


Dott.ssa Vecchiarini

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