Non mi sento più la madre di mio figlio

Rosanna

Non so da quanto tempo ormai non riconosco più come figlio, il figlio che “vive” con me e suo padre da 29 anni! Da troppo tempo ormai i miei risentimenti nei suoi confronti sono sempre più forti, profondi, distruttivi!
Non tollero più i suoi comportamenti irrispettosi, nei miei confronti e in quelli della vita; le sue ansie, il suo attaccamento morboso alle cose, (ha una BMW e una moto in garage che ha fortemente voluto, praticamente nuove) la sua aggressività (alza la voce quando lo si tocca sul vivo) i suoi giudizi negativi nei confronti dell’altro, la sua rigidità, il suo razzismo, la sua chiusura mentale, il suo non esserci, il suo sfuggire alle responsabilità, la sua ingratitudine, i suoi pensieri infantili, il suo non voler crescere ! Ciò nonostante ha una relazione con una sua coetanea da un paio di anni (dopo 2 storie (d’amore?)importanti, finite perché lo hanno lasciato!)
Ragazzo intelligente, introverso, (l’impressione che si ha appena lo si conosce, è quella di un ragazzo serio e maturo!?) Si è inserito nel mondo del lavoro subito dopo il diploma di perito Chimico, tentando anche l’università, (ma perché “perdere” tempo nello studio quando si può lavorare e guadagnare subito? ) Da quanto tempo la situazione mi/ci è sfuggita di mano?
Ma, questo è il figlio che ho fatto nascere, quello che ho cresciuto nell’amore, cercando di educarlo e proteggerlo come meglio ne ero capace, cercando di fare del mio meglio certo, questo fino a 12 anni, questo succedeva fino a quando uno tsunami ha stravolto le nostre vite: la perdita del mio primogenito per un tumore a soli 17 anni ! Mi dispiace non essere riuscita a proteggerlo da questa tragedia immane, di non essere riuscita a “salvarlo”! Non è vero che l’amore salva, a volte l’amore non basta, non basta quando cerchi di salvare il salvabile, non basta quando per sopravvivere scendi a dei compromessi, non basta quando le distrazioni diventano illusioni, non basta a colmare quel buco nel cuore che fa male, tanto male ! Come dei sopravvissuti abbiamo gestito il nostro dolore ognuno come ne era capace, io rifugiandomi nella lettura, mio marito nel lavoro, mio figlio nei videogiochi! A distanza di “ormai” 17 anni mi dico che forse avrei potuto/dovuto fare di più, forse avrei potuto/dovuto impormi di più, forse avrei potuto/dovuto parlane di più, e non chiuderci in quei silenzi che se da un lato ci proteggevano dall’altro ci hanno allontanato ! Come naviganti senza rotta navighiamo in mare aperto, apparentemente forti e bravi a rimanere a galla ma temo che nessuna imbarcazione possa navigare per tanto tempo se comincia ad imbarcare acqua ! Un marito che alle discussioni preferisce il quieto vivere, alle imposizioni la resa, ai no i più comodi si ! ( Al figlio superstite non deve mancare niente, deve poter avere ciò che desidera (vuole!): questa la sua filosofia di vita, questo è stato il suo pensiero fisso, pensiero che solo da poco ha cominciato a elaborare e forse a mandarlo in “crisi” ! Si è annullato pur di esaudire ogni suo capriccio, pur di proteggerlo, senza rendersi conto di non fare il suo bene ! Ed io in mezzo, incapace di impormi, incapace di ribellarmi alla loro sempre più forte alleanza e complicità!
Un figlio si ama a prescindere, ma dove va a finire questo amore se l’altro non lo vuole? (O non lo comprende ?) Se i suoi pensieri e la sua logica sono distanti anni luce dai valori e stili di vita che mi appartengono ma che non sono riuscita a trasmettergli? So di aver sbagliato con lui , so che il nodo più difficile da sciogliere e’ quello di suo padre, un padre che si è sempre mostrato comprensivo, protettivo, fiducioso nei confronti del figlio (anche e soprattutto quando sbagliava) confidando nella crescita e nel buon esempio (mio marito è un uomo buono, onesto, generoso, di sani principi) evidentemente non sono bastati (o non sono stati compresi ?!) Ma quello che mi e vi chiedo, riuscirà a diventare un uomo??

2 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Rosanna, quella che hai esposto è una storia di vita molto importante carica di emozioni forti condivise da tutto il nucleo familiare.

Il tema centrale su cui ruotano poi tutti i comportamenti dei vari membri della famiglia, lo vedo molto collegato alla questione della perdita del figlio primogenito.
Il lutto di un figlio è un'esperienza estremamente scioccante dal punto di vista emotivo e cognitivo, potremmo definirla un'esperienza innaturale per un genitore.

Come si può capire dalla tua testimonianza, ciò che è venuto a mancare è stato proprio un rituale d'addio in grado di sintetizzare in voi un processo di avvio verso, purtroppo, questa nuova circostanza di vita.

I rituali, sono delle esperienze che permettono agli individui di abbandonare una determinata condizione o fase per perseguirne una nuova, senza così lasciare delle "situazioni" in sospeso.

Se non vengono utilizzati in maniera corretta, questi possono generare traumi, blocchi emotivi e condizioni di passività nell'azione. Un esempio potrebbe essere rappresentato dall'insorgere di una serie di insicurezze o paure riguardo la propria auto efficacia oppure proiettata verso un altro membro della famiglia come ad esempio il figlio; un altro esempio potrebbe essere legato al comportamento del marito diventato troppo permissivo quasi come a voler compensare tutta una serie di possibilità che non sono state adeguatamente utilizzate nei confronti del primo figlio.

I comportamenti dei genitori hanno ovviamente avuto delle ripercussioni sullo sviluppo del figlio che, durante il periodo dell'adolescenza e quindi nello sviluppo e nella ricerca della propria identità, ha acquisito una serie di esperienze relazionali disfunzionali che oggi utilizza durante la sua quotidianità nei confronti delle altre relazioni o vari contesti di vita.

Il dubbio se il proprio figlio possa o meno diventare un adulto adeguato, rappresenta il tormento di ogni genitore, tuttavia, in questo caso, il dubbio è ben giustificato.

Probabilmente, un percorso di sostegno psicologico di tipo familiare o individuale per i singoli componenti della famiglia, potrebbe essere un'ottima soluzione per affrontare determinate tematiche di natura emotiva ma anche comportamentale.

Buona fortuna Rosanna

Gentile signora Rosanna nelle sue parole traspare un vissuto molto forte di dolore e di tanti perché e preoccupazioni, come ha riportato tutta la famiglia ha vissuto un momento doloroso a cui ognuno ha reagito a modo suo. Probabilmente non si sente vista e ascoltata come vorrebbe da suo marito e suo figlio da un po' di tempo a questa parte, pare che non ci sia una comunicazione condivisa infatti lei soffre questa "alleanza - complicità" da cui si sente esclusa. Come naviganti in mare aperto capita di incontrare tempeste difficili da attraversare e questo é un momento (come accaduto in precedenza) in cui i remi e l ancora non riescono a trovare una roccia o  un porto.

Le consiglio un supporto psicologico che possa dare voce a suoi vissuti, trovare un senso e un porto che possa aiutarla ad ancorarsi nella tempesta. 

Dott. ssa M. Barbara Zottarelli