Problemi relazionali

Sono nata sbagliata?

Erika

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Buonasera, vi contatto perché vorrei trovare una risposta ad una domanda che mi faccio da tanti anni a questa parte: sono nata sbagliata?
E' da tanto che mi sento così, sin da quando ero piccola perché mi sentivo evitata dai miei genitori per via di un piccolo disturbo dell'attenzione che avevo fino ai 12 anni; poi al liceo le cose sono peggiorate anche a causa del bullismo subito e ad un tentativo di suicidio mai realizzatosi fortunatamente per la quale, anche se avevo il loro supporto, mi sentivo sola.

Ora vi scrivo, dopo l'ennesima lite fatta con i miei genitori a causa del mio comportamento, a loro dire "sbagliato", nonostante io cerchi di cambiarlo, affinché possa avere una buona relazione con i miei.. Penso sempre di non essere abbastanza per loro e soprattutto non riesco a guardarli in faccia, forse per timore di un loro giudizio, non so.

So solo che così non posso andare avanti e ho bisogno del vostro aiuto per capire se c'è qualcosa di sbagliato in me o se è solo un'altalena che non ha voglia di fermarsi.

Vi ringrazio

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno. Vorrei da subito tranquillizzarla e dirle che ognuno di noi nasce perfetto così com’è e quindi anche lei, sicuramente, non è nata sbagliata! Il problema è che, come dice la Teoria dell’Attaccamento di Bolwby, noi siamo geneticamente programmati per venire al mondo e trovare figure accudenti, che ci accettano e ci amano profondamente esattamente per quello che siamo (Carl Rogers parlerebbe di “accettazione positiva incondizionata”) e che riescano ad entrare in sintonia con noi e i nostri bisogni. Purtroppo, per vari motivi, non sempre succede e il bambino, che centra tutto su di sé, pensa di essere sbagliato e non si sente né amato, né amabile e cerca all’infinito di cambiare nell’illusione che, se sarà abbastanza bravo, sarà amato come desidera…  di solito questo non accade…perché il problema non è il bambino, ma la relazione tra i genitori ed il figlio. La buona notizia è che con una psicoterapia adeguata lei potrebbe “sganciarsi” da questa dinamica che la fa tanto soffrire e potrebbe stare decisamente meglio. Coraggio!

È difficile dare una risposta a tutto quello che scrivi, mancano tanti contenuti che solo attraverso un consulto con uno psicologo possono emergere e fare maggior chiarezza. Le consiglio quindi di rivolgersi ad uno psicologo per almeno qualche colloqui di comprensione del suo vissuto. Per fare un esempio in cosa i suoi genitori le dicono che sbaglia? Come sono i rapporti coi coetanei?


Io sono disponibile per un colloquio conoscitivo


Cari saluti


 


 

Nessuno nasce sbagliato. Può essere sbagliato solo rispetto alle attese della famiglia e poi degli altri ambienti sociali. Ma per questo esiste la psicoterapia che, soprattutto nella sua versione psicoanalitica, aiuta a ricostruire la personalità naturale.


Parta dunque da questa considerazione di base. Invece di pensare se lei è sbagliata rispetto all'ambiente dica a se stessa in che cosa l'ambiente la delude o non le va bene o la condiziona troppo.


Poi ovviamente toccherà a lei cambiare quelle parti del suo carattere che sono state acquisite e che non son in accordo con la sua tendenza naturale

Cara Erika,


nessuno nasce sbagliato, neppure lei. Purtroppo capita di sentirsi sbagliati, quando ci vediamo diversi dagli altri o ci fanno sentire diversi dagli altri. Ma è proprio la diversità che ci rende unici.


Credo sia importante che lei si riferisca privatamente ad uno psicologo che possa aiutarla ad affrontare la sua situazione al meglio. 


Sono a disposizione, se volesse approfondire.


Le faccio i migliori auguri.

Gentile Erika,


La sensazione di essere sbagliata porta a grande disagio e sofferenza. Cercare un supporto potrebbe essere una strada per lavorare su pensieri ricorrenti e negativi che influenzano ogni nostra azione e esperienza. Abbiamo alternative e opportunità a partire da una maggiore consapevolezza di noi stessi. Approfondire la propria storia e comprendere cosa ha generato queste cognizioni rappresenta un primo passo per poi procedere verso una valorizzazione delle proprie risorse. 


Un caro saluto


 

Cara Erika,


dal suo messaggio emerge una grande angoscia, e una sicura tendenza a vivere la relazione coi suoi genitori come fosse ancora una bambina. Un disturbo d'apprendimento dovuto a qualsivoglia fattore, dovrebbe preoccupare i genitori, ma sicuramente non allontanarli nè renderli troppo critici, poichè ciò potrebbe minare le basi della fiducia nella vita dei propri figli. Lei quindi è cresciuta in un ambiente che le ha garantito solo una forma d'amore " condizionato", ossia, condizionato dai suoi successi , e, da una richiesta di perfezione che avrebbe permesso a mamma e papà, attraverso le loro proiezioni narcisistiche su di Lei cioè, attraverso la certezza di avere prodotto qualcosa di eccellente e non difettoso di sentirsi adeguati e soddisfatti, mentre i Suoi piccoli problemi. hanno ostacolato questo egoistico progetto. Ma lei non è " difettosa", semmai semplicemente un essere umano che in momenti delicati della crescita ha probabilmente espresso il suo disagio attraverso piccoli sintomi, che non sono stati presi in dovuta considerazione, nè dagli insegnanti , nè tantomeno dai suoi genitori e se non riesce a guardarli in faccia , forse non è solo a causa della paura del loro giudizio, ma anche in risposta alla loro costante mancanza di uno sguardo tenero e buono verso di lei. A 24 anni , se le cose non vanno in famiglia, è bene cominciare a pensare di costruirsi una vita propria il più distante possibile da ricordi e situazioni attuali troppo negative e pesanti da sostenere emotivamente. Se non si è in grado di farlo, occorrerà farsi aiutare da chi possa concorrere a sostenere una fragile autostima , a costruire una propria volontà, nonchè una maggiore sicurezza interiore e ad uscire quindi gradualmente dalla dipendenza dalle figure parentali e da timori ancora troppo infantili .


Cordiali e cari saluti

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