Psicoanalisi

Domanda sul comportamento di una ragazzina bulla

Karoly ssjL

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Salve, psicologi, ho per voi un caso, di cui gradirei la risposta:

Vorrei avere un chiarimento in merito al comportamento di una ragazzina (13 anni, 12 nella storia), figlia di un'amico..

Vi spiego, questa ragazza ha genitori separati ed aveva un'amica del cuore che l'ha molto aiutata durante questo periodo. Nel corso delle medie però, sono entrambe state soggette a bullismo fortissimo, e lei ha reagito contro il bullo, picchiandolo sonoramente, e rischiando l'espulsione per questo (lei ha chiesto aiuto ai genitori, ma non le hanno creduto).. Tornata a scuola, il gruppo di bulli le propone di unirsi a loro, cancellano le foto imbarazzanti che le hanno fatto, e lei diviene loro amica..

Inizia a tormentare i coetanei, amica compresa, e quando usciva col gruppetto di bulli rubavano, picchiavano, etc.. Lei da timida era diventata arrogante e diretta (Jeckill e Hyde), nonché la capa indiscussa dei bulli..

Diceva che stava bene.. Spesso pestava la sua amica, ed ogni volta era furiosa con tutti (amica, forse se stessa e i bulli suoi nuovi amici)..

Ad una certa, lei aggredisce l'amica e le spezza il naso, e solo allora i suoi genitori comprendono la situazione, la mandano da uno psichiatra, la barricano in casa e le proibiscono di continuare a frequentate i bulli..

Poi, calmatasi grazie penso ad aiuto psichiatrico, la prima cosa fatta è stata chiedere perdono all'amica, quale le ha risposto che va bene..

Perciò la mia domanda è:
Mentre pestava la sua migliore amica, che a detta di lei al momento della sua pazzia non la considerava tale, inconsciamente la amava ancora?
Inoltre, che pensieri aveva quando pestava a sangue i più deboli?
Terzo, verso il gruppetto di bulli che prima la tormentava, e con cui ha fatto poi comunella, si può parlare di sindrome di Stoccolma?

Adesso spiega che si vergogna profondamente di ciò che ha fatto, che sono cose assurde, ed è spaventata schifata dal fatto che ha picchiato la sua amica fino a romperle il naso..

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve, mi ricollego con quanto detto giustamente dal mio collega, la ragazza si è identificata con l'aggressore.


La ragazza ha introiettato l'aggressività dei bulli, assimilando così un'esperienza angosciante appena provata per trasformarsi da minacciata a minacciante.


Purtroppo incontrare la violenza significa a volte avere a che fare con l'inspiegabile, con aree cieche della personalità e per non sentirsi vittime si diventa aggressori.


Le consiglio di indirizzare la giovane ragazza da un terapeuta per lavorare sull'aggressività.


Buona giornata.


Dott. Fiori

Buongiorno, ho letto la storia riassunta degli avvenimenti della ragazzina 13enne. Potrei dirle che questa ragazzina ha avuto un momento di grande disagio quando è stata bullizzata la prima volta dal gruppetto. Nel senso che da quel momento lei cambia comportamento, si difende prima di tutto con   aggressività e poi accetta l'invito a far parte della banda. Questi atteggiamenti lasciano pensare che lei ha scelto quella che viene  chiamata in psicologia clinica " identificazione con l'aggressore", non perché sia aggressiva di natura o cattiva, ma perché in qualche modo non si può permettere di essere vittima, fragile, di subire. Per motivi sia caratteriali, che probabilmente  legati alla sua storia evolutiva.I sentimenti per l'amica ci sono sempre stati direi. È consigliabile seguirla la ragazzina, attraverso qualche colloquio psicologico, per conoscere meglio le cause di alcuni comportamenti.


Saluti


dr.Cameriero Vittorio 

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