Psicologia del benessere

La psicologia del fumatore

21 Settembre 2013

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Chi ha il vizio del fumo ed ha tentato di smettere lo sa molto bene: dire stop al fumo non equivale semplicemente a decidere di non acquistare più sigarette dando un taglio netto ad una routine consolidata. Fumare riempie spazio e tempo, accompagna le attività e le conversazioni, colma il vuoto di quando non si fa nulla. Anche per questo motivo pensieri come: “oggi fumo l’ultima, domani prometto che smetto” molto spesso non trovano un vero fondamento nella realtà in quanto non se ne è pienamente convinti; tali cicli di pensieri possono ripetersi all’infinito, fino a che la persona si convince che ancora non è arrivato il momento giusto per smettere sul serio.

Come mai è così difficile smettere di fumare? Perché spesso, quando subentra il buon proposito di smettere, nella strenua lotta tra le sigarette e le loro vittime sono le prime ad avere la meglio? Cosa si nasconde in realtà dietro al vizio del fumo?

Non è un caso che quando una persona smette di fumare avverta un vuoto, le manca qualcosa mentre svolge le sue attività, mentre cammina, guida, conversa…può soffrire nel vedere gli altri che lo fanno e la sua identità consolidata da fumatore offre soluzioni immediate, a volte barcollanti, ma sufficienti a riprendere la sigaretta tra le dita: “ma chi me lo fa fare? tanto non riesco a smettere!”. Tutto ciò trova spiegazione nel fatto che il fumo crea assuefazione emozionale, ossia dipendenza, fisica e psicologica. I fumatori ci facciano caso: il più delle volte accendono una sigaretta (o una dopo l’altra) senza pensarci troppo su e senza avvertirne un vero desiderio. Vuol dire che è diventato un gesto automatico (si chiamano proprio sigarette automatiche quelle che si consumano senza avvertirne il bisogno, involontariamente) a cui non si riesce  a sottrarsi, quindi quello che un tempo era per il fumatore “il piacere di gustarsi una sigaretta” alla lunga può diventare una vera e propria schiavitù (la dipendenza) che mina il fisico, e la letteratura medica sull’argomento illustra ampiamente i danni spesso irreversibili provocati da questa dannoso comportamento, e la salute psicologica: questo tipo di dipendenza sviluppa assenza di libertà, blocchi emozionali, sabotaggi mentali, diminuzione dell’energia personale.

Sottostanti alla dipendenza, ci sono motivazioni emozionali ben precise che conducono la persona ad abbandonarsi al rituale della sigaretta: col passare del tempo s’inizia ad associare al fumo un senso di controllo degli eventi e delle emozioni che li accompagnano, si avvertono sicurezza, distensione, forza. Quante volte è capitato che in seguito ad un avvenimento stressante, per gestire la tensione, non si è potuto fare a meno di accendersi una o più sigarette automatiche, con la speranza inconscia di ottenere stabilità emozionale?

Ecco spiegato il motivo per cui quando si tenta di smettere ci si sente come se venisse tolto uno scudo protettivo, proprio quello che ha tenuto a bada per tanto tempo le emozioni soppresse mai fluite liberamente.

Ma smettere di fumare può diventare una missione possibile! Per affrontare al meglio il problema occorre trattarlo anche dal punto di vista psicologico e comportamentale, conoscendo meglio la causa che ha condotto alla dipendenza e che ha condizionato  le scelte di chi pensa che ormai non può farcela a vincere la propria battaglia col fumo. 

Un’occasione per poter chiudere finalmente il cerchio della dipendenza dal fumo e per poter assaporare la libertà di agire e scegliere di vivere una vita migliore. 

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