Psicologia del benessere

Quando la vacanza non va in vacanza...

28 Luglio 2017

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Tempo d'estate, tempo di vacanze!
Eppure non è sempre scontato che in estate arrivino le tante agognate vacanze e la possibilità di partire e staccare dalla quotidianità.
Questo può darci l'idea di non avere alcun modo per ricaricarci, per recuperare le forze di cui avremmo bisogno per affrontare un altro anno di lavoro.
Ecco allora che può subentrare una certa frustrazione dettata dalla stanchezza, dal caldo, dall'impossibilità di fare ciò che desideravamo tanto e forse dalla credenza che l'unico modo per fare esperienze, staccare e rigenerarsi davvero, sia andare lontano dai luoghi quotidiani.
Possiamo sperimentare rabbia, sconforto, sentirci quasi in gabbia per questo.
E allora cosa fare?
Sebbene sia fondamentale accogliere tutte le nostre emozioni, anche quelle più difficili da vivere, cedere ad un vissuto di frustrazione potrebbe essere controproducente e portarci a perdere il contatto con le possibilità di stare bene che abbiamo a disposizione, anche in quei pochi giorni liberi dal lavoro e con le risorse di cui disponiamo (che probabilmente sono limitate, ma che potrebbero esserlo meno di ciò che riusciamo a vedere !).
Per prima cosa, diamoci attenzione e proviamo a focalizzare il nostro obiettivo, possiamo ipotizzare che sia quello di riposarsi e ricaricarsi, fare nuove esperienze o più semplicemente stare bene.
A questo punto proviamo a scegliere lo strumento per raggiugerlo.
Passare del tempo immersi nella natura, cercare eventi culturali, dedicare del tempo ad interessi che non si possono coltivare in altri momenti, leggere un libro, ascoltare buona musica, suonare uno strumento, sperimentare pratiche per il benessere, sempre più diffuse, praticare attività fisica, sport, dedicarsi ad attività manuali o creative, sono solo alcune delle molteplici possibilità che abbiamo a disposizione per dedicarci del tempo.
Concediamoci la possibilità di ascoltarci e capire di cosa abbiamo bisogno in quel momento per stare meglio e semplicemente andiamo a cercarlo. Potremmo scoprire come già solo darsi attenzione ed assecondare quell'esigenza sia un passo verso il benessere. Ecco che avremo trasformato un ostacolo in una grande risorsa per allenarci ad avere nuovi occhi che ci permetteranno di fare un viaggio esperienziale diverso da quello che avevamo nelle nostre aspettative, ma non per questo, meno ricco. Potremmo davvero scoprire che, parafrasando Proust, il viaggio può non consistere nella scoperta di nuove terre, ma in quella di nuovi occhi, in questo caso rivolti verso le nostre esigenze e verso la ricerca di nuove possibilità di benessere.

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